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Utilizzo di epoetine biosimilari

Data pubblicazione: 12 Agosto 2026

Premessa

Negli ultimi dieci anni, a seguito della scadenza del brevetto di alcuni di questi farmaci, lo sviluppo e l’introduzione sul mercato dei biosimilari (farmaci contenenti una versione del pricipio attivo contenuto in un farmaco biologico a brevetto scaduto, quest’ultimo detto originator) ha introdotto la possibilità di agire sulla spesa farmaceutica in modo rilevante. Infatti, in Italia, dove l’elevato costo dei farmaci biologici ha un forte impatto sulla spesa farmaceutica, l’introduzione sul mercato dei biosimilari ha portato una riduzione della spesa per questa categoria di farmaci di circa il 20-30%.

In base a quanto definito dalla Food and Drug Administration (FDA – Agenzia per gli alimenti e i medicinali) e dalla European Medicines Agency (EMA – Agenzia europea per i medicinali) i prodotti biosimilari devono possedere determinate caratteristiche di purezza, sicurezza e potenza d’azione farmacologia, che, insieme a specifici studi clinici, dimostrino l’equivalenza terapeutica rispetto al farmaco biologico di riferimento per le medesime indicazioni d’uso. Sono tuttavia numerosi i position paper di società scientifiche che hanno sollevato criticità sulle modalità di impiego dei biosimilari, data l’assenza di informazioni sulla loro efficacia e sicurezza nel contesto post-marketing. Ciò ha portato l’AIFA a raccomandare la prescrizione dei biosimilari di epoetina solo nei pazienti naïve al trattamento con questo farmaco o comunque in coloro non esposti al trattamento con l’originator per periodi di tempo sufficientemente prolungati.

In tale contesto, la valutazione della farmacoutilizzazione delle epoetine (EPO), fra i primi medicinali biologici disponibili in Europa anche sotto forma di biosimilari, costituisce uno strumento importante per testare le modalità di penetrazione sul mercato dei biosimilari. In generale, in Italia, la farmacoutilizzazione delle EPO risente certamente sia delle direttive regionali già in essere sia del contributo decisionale del singolo medico prescrittore. Per quanto concerne la direttiva 592 attuata dalla Toscana nel 2010, l’utilizzo delle EPO biosimilari è disciplinato dalla presenza di un piano terapeutico indicato dal medico specialista e periodicamente valutato dall’unità di appropriatezza prescrittiva dell’Azienda sanitaria locale di riferimento. Le indicazioni d’uso delle EPO devono comprendere, come espressamente indicato dallo specialista, le medesime indicazioni degli originators, vale a dire l’insufficienza renale cronica (IRC) nei pazienti adulti/pediatrici, l’anemia indotta dalla chemioterapia nei pazienti adulti con tumore, e la sindrome mielodisplasica (solo per le EPO alfa e beta).

In questo approfondimento sono riportati i contenuti principali di uno studio recentemente pubblicato a cura del Dipartimento di epidemiologia clinica dell’Università di Messina, frutto di un progetto a cui l’ARS ha partecipato e che ha avuto come oggetto la farmacoutilizzazione delle EPO in Toscana e in altre realtà italiane.

Commento

Per quanto riguarda la Toscana, nonostante negli anni successivi al 2011 la prevalenza d’uso di EPO in Toscana abbia subito un calo sensibile, la percentuale di utilizzatori di biosimilari sul totale dei trattati con EPO è cresciuta in maniera costante durante tutto il periodo compreso tra il 2009 e il 2013 (0,7-37,6%), indipendentemente dall’indicazione d’uso. Cifre analoghe riguardanti le modalità d’utilizzo delle EPO a livello nazionale sono state riportate dal Rapporto OsMed 2013 sebbene queste ultime non siano direttamente confrontabili con i risultati della presente analisi. Infatti, l’OsMed ha riportato tra il 2011 e il 2013 un sensibile aumento della percentuale di soggetti in trattamento incidente con EPO alfa biosimilare rispetto al totale di nuovi utilizzatori di EPO alfa con più di 18 anni (12,7 - 41%).

Per quanto riguarda la Toscana, l’aumento del consumo di EPO biosimilare è da ricondursi principalmente agli effetti della deliberazione n. 592 del 2010 che, relativamente alla prescrizione di farmaci biologici a brevetto scaduto, ha introdotto l’obbligo per i medici prescrittori di indicare esclusivamente la composizione del medicinale e di giustificare l’eventuale scelta di un farmaco diverso da quello aggiudicato con la procedura pubblica di acquisto presso la ASL di appartenenza. La stessa deliberazione 592 del 2010 ha reso anche obbligatoria la produzione di una relazione sulle motivazioni alla base di un eventuale passaggio da un medicinale biologico ad altro nei pazienti già in trattamento, ovvero lo switch terapeutico tra farmaci biologici contenenti la stessa molecola. A questo intervento regolatorio, perciò, è rinconducibile anche la costante riduzione della percentuale di switcher sul totale degli utilizzatori di EPO biosimilari osservata in Toscana tra il 2010 e il 2013.

Fra le diverse indicazioni d’uso, in Toscana, la maggior parte degli utilizzatori prevalenti di EPO riceveva il farmaco per il trattamento dell’anemia secondaria ad IRC. Risultati simili erano stati riportati in uno studio di farmacoutilizzazione effettuato sui dati della sola ASL di Messina relativi al periodo gennaio 2010-maggio 2011. Nello stesso studio, la percentuale di switcher durante il primo anno di trattamento con EPO era pari al 21%. In Toscana, la percentuale di switcher sul totale di utilizzatori prevalenti di EPO biosimilari si attestava nel 2013 a circa il 15%, sebbene in diminuzione costante nell’ultimo quinquennio.

A causa delle possibili implicazioni in termini di sicurezza ed efficacia, e delle ancora limitate evidenze disponbili al riguardo, lo switching terapeutico rappresenta un argomento di particolare rilevanza circa l’uso di questi farmaci nella pratica clinica. A tal proposito, tuttavia, risultati rassicuranti, sia dal punto di vista della sicurezza sia dal punto di vista dell’efficacia, sono stati forniti da un’analisi post-hoc di 3 trial randomizzati, i cui risultati hanno mostrato l’assenza di differenze cliniche significative nei pazienti dializzati con IRC che passavano da epoetina alfa a epoetina zeta e viceversa. La sostituibilità dei farmaci biologici nei soggetti già in trattamento è stata a lungo oggetto di dibattito in ambito scientifico. Il position paper dell’AIFA esclude la sostituzione automatica del farmaco originator con il rispettivo bosimilare, o viceversa, in quanto non possono essere considerati semplici prodotti equivalenti. Secondo la Medicines Evaluation Board (MEB) olandese, invece, lo switch tra farmaci biologici contenti la stessa molecola, indipendentemente dal fatto che siano biosimilari oppure originator, può essere consentito, sebbene solo in presenza di adeguato monitoraggio clinico e dopo aver istruito correttamente il paziente.

 

Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:

scarica il capitolo completo in PDF

Autori 

Filippo Bardelli - Dirigente UO Farmaceutica, Azienda USL Toscana Centro (Pistoia)

Rosa Gini - Responsabile PO Informatica medica e farmacoepidemiologia. Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana

Milena Martigli Jiang - Università degli Studi di Firenze

Francesco Lapi - PO Informatica medica e farmacoepidemiologia, Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana

Giuseppe Roberto - PO Informatica medica e farmacoepidemiologia, Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana


Per approfondire

Consulta il documento e scarica le slide:
Uso di farmaci in Toscana: il primo report ARS