Aderenza al trattamento con farmaci per l’ipertensione e lo scompenso cardiaco
Premessa
L’ipertensione arteriosa e lo scompenso cardiaco rientrano tra le patologie croniche cardiovascolari di maggiore impatto sanitario sia per quanto concerne la loro influenza sulla qualità ed aspettativa di vita dei pazienti che ne sono affetti sia relativamente ai costi assistenziali a queste associati. L’ipertensione costituisce infatti il più importante fattore di rischio modificabile per malattie coronariche, ictus cerebrale, scompenso cardiaco e insufficienza renale. Lo scompenso cardiaco, d’altro canto, è responsabile di 250.000 decessi annui in Europa e di 300.000 negli Stati Uniti, oltre a coprire tra l’1 ed il 2% dell’intera spesa sanitaria in numerosi paesi europei. In Italia, l’onere finanziario per il Sistema sanitario nazionale connesso con le patologie cardiovascolari è stato di circa 17 miliardi di euro nel 2003, dovuti per il 69% ai costi sanitari (circa 12 miliardi, di cui 4,5 associati ai farmaci), per il 14% alla produttività persa e per il 17% alle cure informali. Ciò equivale a un costo pro capite di 293 euro l’anno, pari a circa il 15% della spesa sanitaria complessiva italiana.
Sebbene vi siano numerosi studi clinici che hanno evidenziato nella pratica clinica un adeguato profilo di efficacia dei farmaci antiipertensivi sia per il trattamento dell’ipertensione che dello scompenso cardiaco, l’aderenza a queste terapie non è ancora soddisfacente. In particolare, la mancata aderenza alla terapia pare essere ancora più rilevante nelle popolazione ad alto rischio cardiovascolare. Infatti, lo studio osservazionale EUROASPIRE III ha mostrato che soltanto il 26% dei pazienti ad alto rischio cardiovascolare in trattamento antipertensivo raggiungeva il target pressorio, mentre il 30% dei pazienti ipertesi riceveva una terapia inadeguata o addirittura nessun trattamento farmacologico. Per quanto concerne lo scompenso cardiaco, la percentuale di pazienti con livelli di aderenza alla terapia antiipertensiva da considerarsi accettabili oscilla tra il 30 ed il 70% nel primo anno di trattamento.
Commento
Nel contesto italiano, gli studi precedentemente condotti per descrivere i livelli di aderenza al trattamento con farmaci antiipertensivi hanno mostrato una certa variabilità dei risultati ottenuti, principalmente riconducibile ai diversi approcci metodologici impiegati. Infatti, differenze relative sia ai metodi di selezione della coorte (es.: soggetti incidenti o prevalenti al trattamento con antiipertensivi e/o in prevenzione cardiovascolare primaria o secondaria) sia al tipo di fonte di dati utilizzata (amministrativo o clinico di medicina generale) spiegherebbero queste differenze. Mazzaglia e collaboratori hanno riportato che soltanto l’8% dei pazienti con ipertensione arteriosa registrati nel database italiano di medicina generale Health Search risultavano aderenti (PDC ≥80%) al trattamento con antiipertensivi durante primi sei mesi di terapia; Corrao e collaboratori hanno riportato invece che il 24,3% dei soggetti residenti in Regione Lombardia ed in trattamento con antiipertesivi risultava adeguatamente aderente (PDC ≥75%) alla terapia. Poluzzi e collaboratori hanno riportato valori di aderenza tra il 41 ed il 52%, qualora in monoterapia o in terapia combinata con antiipertensivi, ad un anno dall’inizio del trattamento. Di Martino e collaboratori hanno invece osservato, in una coorte di soggetti con ipertensione in trattamento incidente con antiipertensivi, valori pari al 25% di pazienti non aderenti. Infine, i livelli di aderenza sulla popolazione registrata in Health Search con ipertensione ed in trattamento prevalente con antiipertensivi risultano superiori al 60%, considerando tutti i soggetti con differente grado di comorbosità. Anche nel contesto internazionale le percentuali di pazienti in trattamento con antiipertensivi considerati aderenti alla terapia oscillano tra il 34 ed il 78%.
I valori osservati per la Regione Toscana risultano in linea sia con i dati del rapporto di Health Search, che è caratterizzato da un approccio analitico simile, sia, per quanto riguarda le analisi sugli utilizzatori incidenti, con gran parte degli altri lavori italiani già pubblicati. Tuttavia, alcune differenze dei risultati ottenuti in questa analisi rispetto a quelli riportati dagli studi citati sono da ascrivere all’impossibilità di distinguere nel database ARS sia le diverse indicazioni d’uso dei farmaci antiipertensivi (ipertensione o scompenso cardiaco) sia i soggetti in prevenzione cardiovascolare primaria e secondaria o con diversa gravità della malattia: questi potrebbero avere una percezione differente della patologia e dei rischi ad essa associati e conseguentemente una diversa aderenza al trattamento.
Come osservato per le altre categorie di farmaci, i livelli inferiori di aderenza stimati nelle donne rispetto agli uomini sono dovuti alle ragioni già discusse nel capitolo precedente e legate sia al sesso sia al genere femminile.
Certamente, assumendo una prevalenza e una distribuzione della gravità della patologia simile tra le realtà locali, le differenze osservate tra le ASL riflettono una modesta variabilità dell’appropriatezza nella prescrizione, dispensazione ed utilizzo dei farmaci antiipertensivi. Inoltre, a livello regionale sono stati osservati livelli di aderenza pressoché costanti negli anni in analisi. Infine, per quanto riguarda la popolazione in trattamento incidente, i livelli di aderenza osservati sono stati spesso inferiori al 30%, soprattutto nella popolazione femminile. Valori di aderenza alla terapia antiipertensiva inferiori a tale soglia sono da considerarsi insoddisfacenti e suggeriscono la necessità di investire in interventi formativi finalizzati ad aumentare l’appropriatezza.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Filippo Bardelli - Dirigente UO Farmaceutica, Azienda USL Toscana Centro (Pistoia)
Rosa Gini - Responsabile PO Informatica medica e farmacoepidemiologia. Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana
Milena Martigli Jiang - Università degli Studi di Firenze
Francesco Lapi - PO Informatica medica e farmacoepidemiologia, Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana
Giuseppe Roberto - PO Informatica medica e farmacoepidemiologia, Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana
Consulta il documento e scarica le slide:
Uso di farmaci in Toscana: il primo report ARS