Aderenza al trattamento con farmaci antiosteoporotici
Premessa
L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da una aumentata fragilità cui si associa un maggior rischio di fratture, principalmente a carico delle ossa del polso, delle vertebre e del femore prossimale. Lo “Studio epidemiologico sulla prevalenza di osteoporosi” ha stimato che, in Italia, il 23% delle donne oltre i 40 anni e il 14% degli uomini oltre i 60 è affetto da osteoporosi. Il 50% delle donne e il 12,5% degli uomini di età superiore a 50 anni ha riportato almeno una frattura da fragilità ossea nel corso della propria vita. Pertanto, la malattia osteoporotica costituisce un problema di sanità pubblica rilevante poiché, a seguito del progressivo invecchiamento della popolazione, le fratture osteoporotiche sono diventate una delle maggiori cause di disabilità, con un conseguente aumento della spesa sanitaria a esse associata.
Numerosi trial clinici hanno confermato l’efficacia del trattamento con farmaci antiosteoporotici, principalmente i bisfosfonati, nel ridurre il rischio di fratture. Tuttavia, come dimostrato da diversi studi osservazionali pubblicati nel corso degli ultimi 10 anni, la scarsa aderenza alla terapia farmacologica rimane un problema rilevante, dato che la proporzione dei soggetti non aderenti permane tra il 35 ed il 65% ad un anno dall’inizio del trattamento. Inoltre, i soggetti non aderenti hanno mostrato un aumento del rischio di fratture del 30-45% rispetto agli aderenti a partire dal sesto mese di terapia.
Commento
L’aderenza al trattamento con farmaci antiosteoporotici in Toscana risulta in linea con quanto riportato sia da precedenti studi italiani che nella letteratura medica internazionale. Per Casula e collaboratori, utilizzando dati provenienti dai flussi amministrativi di 10 ASL italiane, il 75,1% dei pazienti in terapia con farmaci antiosteoporotici risultava non adeguatamente aderente al trattamento. Nella regione Lombardia soltanto il 33% dei pazienti in trattamento con bisfosfonati, i farmaci antiosteoporotici maggiormente prescritti, presentava un accettabile livello di aderenza al trattamento farmacologico. Tarantino e collaboratori, sempre tramite l’impiego di database amministrativi, hanno riportato che soltanto il 21,1% delle donne in trattamento con bisfosfonati a seguito della frattura dell’anca risultava aderente alla terapia. Risultati analoghi, come precedentemente indicato nella premessa, sono stati ottenuti a livello internazionale.
Le differenze osservate tra i nostri risultati e quelli ottenuti dagli studi precedenti, come anche tra gli stessi studi precedenti, sono attribuibili alle diverse metodologie di selezione della popolazione (pazienti in prevenzione primaria e secondaria del rischio di frattura da fragilità ossea, utilizzatori incidenti o prevalenti del trattamento farmacologico). Anche in questa analisi è stata osservata una maggiore aderenza nei casi in trattamento prevalente: il fenomeno è da ricondursi alla tendenza già acquisita di alcuni soggetti a mantenere la terapia nel corso del tempo. Possiamo presumere che si tratti di soggetti clinicamente monitorati in modo più adeguato e con una minore tendenza ad avere effetti collaterali.
La più alta aderenza alla terapia osteoporotica osservata per il genere femminile è da ricondurre alla maggiore prevalenza e, conseguentemente, alla maggiore percezione della malattia osteoporotica tra donne. La maggiore prevalenza nelle donne è dovuta alle alterazioni ormonali legate alla menopausa e alla terapia farmacologica di altre condizioni cliniche femminili, quali il tumore della mammella.
La variabilità della proporzione dei pazienti aderenti tra le diverse ASL, particolarmente elevata nei pazienti in trattamento incidente, fornisce interessanti elementi di riflessione. Certamente, assumendo che l’impatto dell’osteoporosi nelle diverse ASL toscane sia sovrapponibile, è probabile che alcune ASL abbiano intrapreso delle iniziative di promozione dell’aderenza del trattamento ai farmaci antiosteoporotici, in particolare per le donne. In tal senso, in realtà come quella dell’ASL di Prato, il maggior investimento nella distribuzione diretta dei farmaci antiosteoporotici, favorendo la continuità ospedale-territorio, potrebbe aver contribuito anche ad un miglioramento dell’appropriatezza d’uso della terapia.
Nonostante alcune realtà locali mostrino livelli più elevati di aderenza alla terapia antiosteoporotica, il fenomeno della scarsa aderenza continua a essere importante a livello regionale, sì da suggerire la necessità di iniziative volte ad incrementare l’appropriatezza d’uso di questi farmaci e ridurre la variabilità osservata per le diverse ASL.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Filippo Bardelli - Dirigente UO Farmaceutica, Azienda USL Toscana Centro (Pistoia)
Rosa Gini - Responsabile PO Informatica medica e farmacoepidemiologia. Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana
Milena Martigli Jiang - Università degli Studi di Firenze
Francesco Lapi - PO Informatica medica e farmacoepidemiologia, Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana
Giuseppe Roberto - PO Informatica medica e farmacoepidemiologia, Osservatorio di Epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana
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Uso di farmaci in Toscana: il primo report ARS