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Uso di filgrastim biosimilare

Data pubblicazione: 11 Agosto 2026

La commercializzazione dei biosimilari ha modificato il pattern prescrittivo dei fattori di crescita granulocitari?

Contesto della domanda

L’aumento della spesa farmaceutica, soprattutto quella correlata ai farmaci biologici, rappresenta oggi una delle maggiori preoccupazioni del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Alla scadenza del brevetto dei farmaci biologici, i corrispondenti biosimilari possono essere immessi in commercio, dopo aver ottenuto l’approvazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA). I biosimilari vengono definiti come farmaci biologici simili a un farmaco biologico già autorizzato (prodotto di riferimento), nei confronti del quale è stata dimonstrata la comparabilità in termini di caratteristiche qualitative, attività biologica, efficacia e sicurezza. Inoltre, i biosimilari garantiscono una riduzione del prezzo d’acquisto pari al 20-30% rispetto al prodotto di riferimento. I biosimilari disponibili in Europa sono attualmente 36, il primo dei quali è stato approvato nel 2006.

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha definito i biosimilari come valide alternative terapeutiche che andrebbero preferite ogni qualvolta rappresentano un vantaggio economico, soprattutto nei pazienti naive (mai trattati o con una precedente esposizione al farmaco sufficientemente lontana nel tempo). D’altro canto, la prescrizione di un farmaco biologico rimane una decisione clinica affidata al clinico prescrittore.

Il filgrastim è un fattore stimolante la crescita granulocitaria (G-CSF) ed è uno dei farmaci biologici per i quali il corrispondente biosimilare è attualmente disponibile in Italia, oltre al biosimilare di somatropina, epoetina a, follitropina a, insulina glargine, infliximab, etanercept e rituximab. Si stima che in Europa il biosimilare del filgrastim possa garantire un risparmio tra 0,7 e 1,8 miliardi di Euro entro il 2020.

Oltre al prodotto di riferimento e al biosimilare del filgrastim, altri G-CSF disponibili in Italia sono: lenograstim, pegfilgrastim e lipegfilgrastim. Le principali differenze tra i G-CSF riguardano le indicazioni d’uso (filgrastim è approvato per il trattamento di un più ampio range di condizioni cliniche), il regime posologico, la via di somministrazione e il costo. filgrastim, pegfilgrastim, lenograstim e lipegfilgrastim sono approvati per ridurre l’incidenza della neutropenia indotta da chemioterapia. Filgrastim e lenograstim sono anche indicati nel ridurre la durata della neutropenia in pazienti sottoposti a trapianto del midollo osseo o per la mobilizzazione delle cellule progenitrici del sangue periferico. Inoltre, filgrastim è approvato nel trattamento della neutropenia in pazienti con HIV o con neutropenia grave congenita, ciclica o idiopatica. Il costo di filgrastim e lenograstim per trattare la neutropenia in pazienti con cirrosi epatica o sottoposti a trapianto di fegato o rene è rimborsato dal SSN, secondo il regime della L. 648/96.

Negli ultimi anni, l’uso dei biosimilari è aumentato sul territorio nazionale, seppure in misura diversa nelle varie Regioni italiane, come descritto dal Rapporto nazionale sull’uso dei farmaci in Italia (OsMed), probabilmente come conseguenza di diversi interventi di politica sanitaria adottati a livello loco-regionale per promuovere l’uso dei biosimilari, soprattutto nei pazienti incidenti. Considerando i G-CSF, i Rapporti OsMed hanno riportato un trend in crescita nell’uso del biosimilare del filgrastim fino al 2015 (nel 2015, +16,5% per il biosimilare del filgrastim rispetto all’anno precedente), con una successiva riduzione nel 2016.

Solo pochi studi osservazionali hanno valutato il pattern prescrittivo dei G-CSF in pratica clinica. Due studi hanno esplorato il pattern prescrittivo dei G-CSF disponibili in commercio, esaminando gli outcome clinici relativi all’uso del filgrastim biosimilare per la profilassi della neutropenia indotta da chemioterapia in pratica clinica. Tali studi forniscono dati rassicuranti circa l’effectiveness e la sicurezza del filgrastim biosimilare, ma hanno evidenziato anche una variabilità nei pattern d’uso dei G-CSF tra i diversi Paesi europei considerati. In Italia, uno studio del 2017, condotto sulle banche dati amministrative della Regione Lazio ha inoltre mostrato un trend in crescita nell’uso del filgrastim biosimilare (circa il 50% di tutte le prescrizioni di G-CSF) a seguito di politiche sanitarie mirate alla promozione dell’uso di tali farmaci.

Risposta alla domanda 

Il presente studio ha evidenziato che, negli anni 2009-2014, l’uso del filgrastim biosimilare è aumentato in maniera rilevante, soprattutto nei pazienti incidenti, ma è stata osservata una eterogeneità considerevole nei cinque centri italiani considerati. Tale variabilità geografica è probabilmente legata ai diversi interventi di politica sanitaria adottati a livello loco-regionale, atti a promuovere l’uso dei biosimilari. La pratica dello switch è risultata frequente, soprattutto verso pegfilgrastim e lenograstim rispetto al filgrastim biosimilare, riaprendo la discussione circa l’intercambiabilità dei diversi G-CSF. Il presente studio sottolinea la necessità che vengano adottate le più efficaci strategie per promuovere l’uso dei farmaci biologici a minor costo e garantire la sostenibilità del SSN.

 

Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:

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Autori 

Ylenia Ingrasciotta2, Francesco Giorgianni1, Jenny Bolcato3, Alessandro Chinellato3, Roberta Pirolo3, Michele Tari4, Valentina Ientile1, Rosa Gini5, Maria Carmela Santarpia1, Armando Genazzani6, Ilaria Uomo7, Maurizio Pastorello7, Walter Sebastiano Pollina Addario8, Salvatore Scondotto8, Pasquale Cananzi9, R. Da Cas10, G. Traversa10, M. Rossi11, Achille Patrizio Caputi1,2, Gianluca Trifirò1

1Università di Messina, Messina; 2AOU Policlinico G. Martino, Messina; 3ULSS9, Treviso; 4ASL Caserta; 5ARS Toscana; 6Università A. Avogadro, Novara; 7ASL Palermo; 8Osservatorio di Epidemiologia, Palermo; 9Servizio Regionale Siciliano di Farmacovigilanza, Palermo; 10Istituto Superiore di Sanità; 11Regione Umbria


Per approfondire

Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del II Rapporto sui farmaci in Toscana