Uso oncoematologico di rituximab
Come viene utilizzato il rituximab nel primo anno di cura dei pazienti con patologie oncoematologiche?
Contesto della domanda
Il rituximab è un anticorpo monoclonale attualmente autorizzato per il trattamento di neoplasie ematologiche (linfoma non-Hodgkin, leucemia linfatica cronica), malattie autoimmuni (artrite reumatoide) e alcuni tipi di vasculiti (MabThera®). Il meccanismo d’azione cui si deve l’efficacia terapeutica di questo farmaco si basa sulla deplezione dei linfociti B mediata dal legame selettivo dei recettori CD20 espressi da queste cellule.
Per il trattamento delle varie forme di linfoma non-Hodgkin per cui il rituximab è indicato si raccomanda la somministrazione di 375 mg/m2 di superficie corporea sia per il trattamento d’induzione sia per il mantenimento, mentre il numero totale di somministrazioni può variare tra 4 e 12 a seconda dello specifico sotto-tipo di linfoma non-Hodgkin da trattare. Nel caso della leucemia linfatica cronica il dosaggio raccomandato è di 375 mg/m2 di superficie corporea somministrato il al primo ciclo di trattamento seguito da 500 mg/m2 di superficie corporea per i cicli successivi, per un totale di 6 cicli (MabThera®). Ad oggi, le evidenze di natura osservazionale circa l’utilizzo di rituximab nella pratica clinica reale sono limitate, particolarmente per quanto riguarda l’utilizzo in ampi campioni di pazienti con patologie oncoematologiche per cui questo farmaco è indicato (Kavcic, 2013). Ciò è in buona parte da ricondursi all’uso esclusivo di rituximab in ambiente ospedaliero o ad esso assimilabile dove le grandi banche dati elettroniche generalmente utilizzate per studiare i farmaci all’interno di grandi popolazioni, come ad esempio i flussi amministrativi, non sono in grado di tracciare l’utilizzo dei farmaci a livello di paziente e/o d’indicazione d’uso in maniera accurata.
Il monitoraggio della farmacoutilizzazione nella pratica clinica è fondamentale per generare evidenze utili a indirizzare medici e pazienti verso comportamenti di maggiore appropriatezza prescrittiva e di consumo, fornendo inoltre le basi per contestualizzare e quantificare l’entità di possibili problematiche associate all’uso dei farmaci stessi. Nel caso dei farmaci oncologici come il rituximab, ciò diviene ancora più rilevante non solo dal punto di vista del paziente, vista la gravità delle patologie trattate e dei possibili effetti avversi associati alla terapia stessa, ma anche ai fini della sostenibilità del servizio sanitario, a causa degli elevati costi associati al trattamento con questo farmaco.
L’obiettivo di questo studio è stato quello di descrivere l’utilizzo di rituximab per indicazioni oncoematologiche nei pazienti afferenti l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AUOS) sperimentando la possibilità di utilizzare in maniera combinata le informazioni contenute nei flussi di dati amministrativi regionali a disposizione di ARS e la banca dati della Farmacia Ospedaliera di Siena.
Risposta alla domanda
I risultati ottenuti dal presente studio suggeriscono che, durante il periodo di osservazione in analisi, le modalità di utilizzo del rituximab per il trattamento della leucemia linfatica cronica e il linfoma non-Hodgkin nei pazienti trattati presso l’AUOS sono state in linea con le attuali raccomandazioni e linee guida di trattamento. L’uso combinato dei flussi amministrativi regionali con le banche dati intra-ospedaliere esistenti, come quelle della Farmacia ospedaliera di Siena, si è dimostrato uno strumento estremamente promettente per il monitoraggio di farmaci ad uso ospedaliero come il rituximab. Sulla base di questa prima esperienza, è auspicabile lo svolgimento di ulteriori studi per esplorare la possibilità di riutilizzare altre fonti di dati informatizzati intra-ospedaliere (es. anatomia patologica, cartelle, cliniche elettroniche), provenienti non soltanto dall’AUOS. Ciò permetterà di monitorare l’utilizzo dei farmaci oncologici a uso ospedaliero nella reale pratica clinica all’interno di ampie popolazioni e in associazione a esiti clinici a lungo termine.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Giuseppe Roberto, Rosa Gini, Claudia Bartolini - ARS Toscana
Sandra Donnini, Marina Ziche, Andrea Spini, Valentino Moscatelli - Università di Siena
Monica Bocchia, Alberto Fabbri - Università di Siena e Azienda Ospedaliera Universitaria Senese
Alessandro Barchielli - Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica
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Presentazione del II Rapporto sui farmaci in Toscana