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Profilo degli utilizzatori di antidepressivi in Toscana

Data pubblicazione: 10 Agosto 2026

Come vengono utilizzati i farmaci antidepressivi in Toscana?

Contesto della domanda

Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), più di 300 milioni di persone nel mondo soffrono di depressione, patologia a cui si associano circa 800.000 morti ogni anno per suicidio. Lo studio ESEMed ha stimato che l’11% della popolazione italiana sperimenta almeno un episodio depressivo nell’arco della vita. Le cause scatenanti di tale patologia possono essere le più disparate, come la perdita di una persona cara o del lavoro, un dissesto finanziario o la presenza di patologie croniche; tuttavia in alcuni casi il disturbo depressivo può insorgere senza che vi sia una causa apparente.

I pazienti affetti da depressione sono solitamente trattati con interventi non farmacologici, come la psicoterapia individuale o di gruppo o il counseling familiare, e/o con farmaci ad azione antidepressiva. Questi ultimi si sono rivelati molto efficaci nel trattamento della depressione maggiore di grado moderato e grave con o senza stati d’ansia, mentre risultano essere meno utili nella depressione minore. I farmaci antidepressivi (AD) attualmente disponibili comprendono una grande varietà di molecole caratterizzate da meccanismi d’azione diversi, che dipendono dal tipo di molecola stessa e dal bersaglio su cui agiscono. L’effetto terapeutico di tali farmaci è raggiunto grazie alla modulazione dei neurotrasmettitori serotonina, norepinefrina e dopamina. I primi antidepressivi commercializzati sono stati i triciclici, così denominati per la loro particolare struttura chimica. Essi sono stati nel tempo affiancati, e poi quasi definitivamente soppiantati, dai farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), i quali mostrano un’efficacia sovrapponibile ai primi ma presentano un profilo di sicurezza e di tollerabilità più favorevole. Oltre agli SSRI e ai triciclici, esistono anche altri farmaci per il trattamento della depressione che agiscono attraverso meccanismi d’azione diversi ed eterogenei tra loro (es. buproprione, mirtazapina, duloxetina ecc.). Le linee guida NICE consigliano un loro utilizzo come prima scelta di terapia nei soggetti naïve ad antidepressivi. Secondo le stesse linee guida, gli AD dovrebbero essere utilizzati per un periodo minimo di sei mesi, necessario ad evitare ricadute depressive, e massimo di 2 anni; un loro utilizzo per periodi superiori a quelli raccomandati, potrebbe essere indice di un possibile uso inappropriato laddove non sussista una motivazione clinica valida. Infatti, un uso prolungato oltre i due anni potrebbe esporre i pazienti a possibili effetti avversi a lungo termine non del tutto accertati per tali sostanze.

Oltre alla depressione, i farmaci AD, soprattutto gli SSRI, sono utilizzati per il trattamento del disturbo d’ansia generalizzato. Tale condizione include diversi disordini quali: attacco di panico, il disturbo da stress post traumatico e i disturbi ossessivo-compulsivi; tuttavia, non di rado questa condizione si manifesta nei soggetti con una precedente diagnosi di depressione. In letteratura è inoltre documentato l’uso off-label (ovvero per indicazioni non approvate dalle autorità regolatorie) di questi farmaci, come per la cura dei disturbi del sonno, emicrania o dolore neuropatico.

Negli ultimi anni si è registrato un costante aumento dell’utilizzo di antidepressivi soprattutto nei paesi economicamente più avanzati, inclusa l’Italia. In particolare, la Toscana risulta essere la regione italiana con il più alto consumo di antidepressivi nel tempo, pari a 6 dosi giornaliere di AD ogni 100 abitanti. Dal rapporto OSmed si evince che tale valore è nettamente superiore alla media nazionale che vede un consumo medio di sole 4 dosi giornaliere ogni 100 abitanti.

Per questo motivo, lo scopo del presente studio è stato quello di analizzare i flussi di dati amministrativi della Toscana per descrivere in maggior dettaglio le modalità di utilizzo degli antidepressivi e le caratteristiche dei pazienti trattati, al fine di generare evidenze che potranno essere utilizzate per meglio comprendere le ragioni alla base degli elevati consumi osservati in questa regione.

Risposta alla domanda 

In linea con l’epidemiologia della malattia depressiva e le raccomandazioni sul trattamento farmacologico, nel periodo di osservazione considerato, il trattamento con farmaci antidepressivi è stato iniziato in Toscana più frequentemente in pazienti di sesso femminile e gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina sono risultati essere i farmaci di prima scelta per quasi i due terzi dei pazienti. La maggior parte dei pazienti non utilizzava i farmaci antidepressivi con continuità durante i primi sei mesi (85% circa) e circa la metà di questi interrompeva il trattamento dopo la prima dispensazione di farmaco. Tuttavia, parte di chi non era persistente durante i primi sei mesi riprendeva successivamente la terapia nel corso del primo, secondo o terzo anno. Queste modalità d’utilizzo potrebbero essere riconducibili a un uso inappropriato dei farmaci antidepressivi in pazienti che non necessitavano realmente di tali farmaci, a una possibile ricaduta successiva ad un periodo iniziale di miglioramento del quadro clinico, o a un utilizzo off-label. Infine, solo una percentuale molto piccola di soggetti risultava essere stata persistente al trattamento per due anni, ma quasi tutti costoro avevano ulteriori prescrizioni durante il terzo anno, un comportamento che potrebbe rispecchiare una condizione di possibile cronicizzazione della patologia depressiva.

 

Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:

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Autori 

Ippazio Cosimo Antonazzo, Giuseppe Roberto, Rosa Gini, Agenzia regionale di sanità della Toscana

Elisabetta Poluzzi, Università di Bologna


Per approfondire

Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2018