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Incidenza e consumo dei farmaci antidepressivi in 5 anni d’utilizzo: uno studio osservazionale comparativo tra Firenze e Bologna

Data pubblicazione: 08 Agosto 2026

Tra il 2009 e il 2013 che effetto differenziale hanno avuto età e sesso della popolazione sull’incidenza d’uso e sul consumo di farmaci antidepressivi nelle aziende territoriali di Firenze e Bologna?

Contesto della domanda

La depressione è un’importante causa di disabilità nella società moderna che può manifestarsi in qualsiasi momento della vita. Con il termine depressione ci si riferisce ad una vasta gamma di sindromi psichiatriche il cui nucleo psicopatologico fondamentale è rappresentato dall’umore depresso, dalla bassa stima di sé, il ridotto o assente piacere per quello che abitualmente è vissuto come gratificante e dalla concezione negativa del futuro. A questi elementi nucleari si possono aggiungere in vario modo, con notevoli differenze tra i pazienti, sintomi somatici e comportamentali.

Ad oggi i farmaci d’elezione per il trattamento della depressione comprendono varie sostanze che differiscono per struttura chimica, meccanismo d’azione ed effetti farmacologici. Tra i diversi farmaci commercializzati gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRi) sono tra le molecole più utilizzate soprattutto perché responsabili di un minor numero di eventi avversi rispetto ai loro predecessori (triciclici). Tali farmaci sono ampiamente raccomandati dalle diverse linee guida come prima scelta terapeutica per i soggetti che devono iniziare un trattamento con AD. Solitamente per il trattamento delle sindromi depressive si raccomandano cicli di terapia per un periodo non inferiore ai sei mesi e generalmente non superiore ai due anni. Periodi di trattamento superiori a quanto descritto sono consentiti solo se clinicamente motivati come nel caso di un evidente rischio clinico di recidiva, di persistenti e rilevanti sintomi o sindromi ansiose in comorbidità, e in soggetti affetti da depressione farmaco-resistente. Questo permette di trattare dapprima la fase acuta della patologia/recidiva e poi di stabilizzare il paziente nel lungo periodo.

In letteratura è riconosciuto l’utilizzo di tali farmaci anche per il trattamento dei disturbi d’ansia, sindromi che possono essere presenti in comorbidità con i disturbi depressivi o rappresentare essi stessi il quadro clinico principale del paziente. La prevalenza di tali disturbi, tra cui disturbo di panico, agorafobia, fobia specifica e disturbo d’ansia generalizzato è pari al 7,3% nella popolazione generale. Queste molecole rappresentano il trattamento di prima scelta per il disturbo ossessivo-compulsivo, la cui prevalenza nella popolazione generale è pari all’1-2%, e per il disturbo da stress post-traumatico; sono frequentemente utilizzate per il trattamento della comorbidità depressiva che molto spesso è presente nei soggetti con disturbi dell’alimentazione, ed inoltre vengono largamente impiegate nel trattamento dei disturbi da sintomi somatici. È importante sottolineare come alcuni SSRI sono molto utilizzati per la gestione dello stress, tale per cui il loro impiego è spesso consigliato per quelle condizioni mediche in cui una non adeguata risposta a situazioni stressanti può rappresentare un fattore di rischio per la patologia organica di base, quali ad esempio le patologie cardiovascolari e le sindromi infiammatorie croniche dell’apparato digerente. L’impiego di tali farmaci trova il suo razionale nel fatto che, per tali condizioni mediche, una abnorme stimolazione del sistema dello stress può determinare una riacutizzazione sintomatologica clinicamente rilevante.

Infine, va sottolineato che i farmaci AD sono utilizzati anche per il trattamento di patologie diverse dai disturbi mentali, quali dolore cronico e dolore neuropatico, emicrania, incontinenza urinaria e disturbi del sonno. Per tali indicazioni, le evidenze scientifiche sono più limitate e i tempi e le modalità di utilizzo degli AD possono essere diversi e fortemente condizionati dalla gravità della patologia stessa e dalla risposta al trattamento da parte dei pazienti.

Secondo l’ultimo rapporto Osmed, gli AD rappresentano il 3,7% del consumo di farmaci nel Paese con una media di circa 42,4 dosi medie giornaliere (DDD) per 1000 abitanti die. Tra tutti gli AD, gli SSRI sono stati i farmaci più utilizzati nel 2019 (71%) con un incremento rispetto all’anno precedente di circa lo 0,9%. Dallo stesso report, si evince che il consumo di AD varia in modo considerevole tra le varie regioni italiane e che la Toscana, con 63,1 DDD per 1000 abitanti die, è la regione con il consumo più elevato se paragonato ad altre regioni, quali Emilia-Romagna (53,3 DDD), Lombardia (39,9) e Lazio (37,7), regioni che per struttura territoriale e di popolazione possono considerarsi affini (Osmed, 2020).

Negli ultimi anni in Toscana è in corso uno studio che ha come obiettivo principale quello di identificare i fattori associati al maggior uso di AD. Questa scheda rappresenta il terzo rapporto su questo studio: i due precedenti sono contenuti nei “Rapporti farmaci in Toscana 2018 e 2019”. Per la realizzazione di questo studio sono stati analizzati i dati contenuti nei flussi amministrativi sanitari di due realtà simili sia territorialmente che demograficamente: l’area fiorentina e quella bolognese, rappresentate rispettivamente dal territorio della Azienda USL Toscana Centro, che comprende la città di Firenze, e dalla Azienda USL di Bologna.

La prima parte dello studio ha avuto lo scopo di valutare possibili differenze nella distribuzione dei cluster di trattamento nelle due realtà. Quindi sono stati analizzati 5 anni di trattamento suddivisi in 20 trimestri e per ognuno di essi è stata valutata la presenza di almeno una dispensazione di AD. Le traiettorie d’utilizzo così ottenute sono state poi raggruppate in 7 cluster di trattamento: 3 dei quali includevano cicli di trattamento brevi e 4 cicli di trattamento duraturi nel tempo. Questi cluster sono risultati distribuiti in maniera sostanzialmente simile tra le due aree. Le differenze più rilevanti si sono osservate nella maggior frequenza di cicli prolungati e nella minor frequenza di abbandono dopo una sola dispensazione osservate nel territorio toscano, e più accentuate tra gli utilizzatori anziani.

Con quest’ultimo gruppo di analisi siamo quindi andati ad esplorare l’incidenza d’uso e il consumo rapportati all’intera popolazione dei due territori.

Risposta alla domanda 

Nelle precedenti analisi abbiamo osservato che gli utilizzatori di farmaci antidepressivi dei territori delle aziende fiorentina e bolognese hanno pattern di utilizzo a lungo termine molto simili. In questa analisi abbiamo osservato che il maggior consumo nell’area toscana, che è notevole, come notato dal rapporto Osmed, è equamente distribuito tra i due sessi, ma varia tra le fasce d’età: è più marcato tra i giovani, meno evidente nelle fasce d’età intermedie e nella fascia molto anziana si inverte. L’analisi d’incidenza ha il medesimo pattern. Questo pattern corrisponde all’occorrenza del disturbo d’ansia rispetto alla depressione: il primo è più prevalente tra i giovani, il secondo maggiormente tra gli anziani. Questo suggerisce che il disturbo d’ansia porti più spesso alla prescrizione di antidepressivi nell’area toscana rispetto all’area bolognese. Il maggior consumo nel territorio toscano potrebbe quindi essere attribuibile a questa preferenza, accompagnata dal ricorso a terapie croniche lievemente più frequente nei pazienti anziani.

 

Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:

scarica il capitolo completo in PDF

Autori 

Olga Paoletti, Claudia Bartolini, Giuseppe Roberto, Rosa Gini - Agenzia regionale di sanità della Toscana

Ippazio Cosimo Antonazzo, Giampiero Mazzaglia - Università di Milano-Bicocca

Rossella Miglio, Marco Menchetti, Elisabetta Poluzzi - Università di Bologna

Giovanni Castellini, Valdo Ricca, Università di Firenze


Per approfondire

Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2020