Ritardo diagnostico, farmacoutilizzazione ed esiti di efficacia e sicurezza in pazienti con malattia di Crohn
Quanti pazienti con malattia di Crohn stimiamo ricevano la loro diagnosi in ritardo? In questi pazienti, quanto è stato lungo il ritardo? Che impatto può avere un potenziale ritardo diagnostico sulla persistenza al trattamento iniziale con budesonide e su esiti di efficacia e di sicurezza?
Contesto della domanda
La malattia di Crohn è una patologia riconosciuta fra le malattie croniche infiammatorie intestinali (MICI), La prevalenza stimata delle MICI supera lo 0,3 in America del Nord e in molti paesi occidentali, e la più alta incidenza per la malattia di Crohn è riportata in Canada.
La malattia di Crohn può coinvolgere l’intero tratto gastrointestinale attraverso un’infiammazione transmurale asimmetrica. La malattia di Crohn può condurre allo sviluppo di sintomi severi che spesso richiedono ospedalizzazioni e/o intervento chirurgico.
Il trattamento standard di prima linea della malattia di Crohn prevede l’impiego di budesonide, e, in presenza di uno stato di avanzamento della malattia, i pazienti possono essere trattati con diversi approcci terapeutici, che comprendono sia la terapia con farmaci biologici, sia l’intervento chirurgico.
Nel contesto clinico della malattia di Crohn, e in generale delle MICI, il ritardo diagnostico identifica una comune realtà, causata principalmente dalla difficoltà nel riconoscere la malattia durante il lungo periodo prodromico in cui il paziente manifesta sintomi addominali aspecifici e spesso confusi. Il ritardo diagnostico potrebbe determinare l’aumento del rischio di intervento chirurgico, mentre una puntuale diagnosi della malattia permetterebbe il ricorso a trattamenti farmacologici in tempi ristretti, rallentando il processo infiammatorio degenerativo responsabile della severità delle complicazioni. Di fatto, la diagnosi tempestiva è cruciale per una gestione ottimale dei pazienti affetti da malattia di Crohn.
Fattori quali le differenze fra sistemi sanitari, le caratteristiche dei pazienti e il grado della malattia possono influenzare la variabilità del tempo alla diagnosi. Tuttavia la correlazione fra ritardo diagnostico e decorso della malattia necessita di ulteriori approfondimenti.
Risposta alla domanda
Un precedente accesso al pronto soccorso o ospedalizzazione per sintomi gastrointestinali, che potrebbe rappresentare un potenziale ritardo diagnostico, è stato osservato in una percentuale maggiore del 60% dei pazienti inclusi nello studio.
Le traiettorie di aderenza a budesonide hanno definito tre diversi cluster. Il cluster 1 ha descritto un’aderenza più elevata, che probabilmente identifica pazienti con un trattamento prolungato con budesonide che potrebbe rivelare un uso non appropriato del farmaco. Al contrario, i cluster 2 e 3 hanno evidenziato bassa aderenza e potrebbero rappresentare pazienti con trattamento acuto, come previsto dalle linee guida. Non sono state osservate differenze significative per la distribuzione del sospetto ritardo diagnostico nei tre cluster.
L’analisi di efficacia ha rivelato una differenza significativa tra pazienti con potenziale ritardo diagnostico e controlli nel tempo all’utilizzo del primo farmaco biologico. Inoltre, è stato individuato un maggior rischio di trattamento con biologico in pazienti con potenziale ritardo diagnostico superiore a un anno, rispetto a quelli con ritardo minore. Non sono state osservate differenze nel tempo all’inizio di trattamento con azatioprina o all’intervento chirurgico.
L’analisi relativa agli esiti di sicurezza ha evidenziato una differenza significativa nel tempo al primo ricovero o accesso al pronto soccorso per tutte le cause tra pazienti con potenziale ritardo diagnostico e controlli.
In conclusione, il ritardo diagnostico è stato riscontrato nella coorte in studio e potrebbe essere un determinante associato ad un aumento del trattamento con biologico e ad una minor sicurezza nella popolazione toscana con Morbo di Crohn.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Irma Convertino, Sara Ferraro, Giulia Valdiserra, Emiliano Cappello, Sabrina Giometto, Ersilia Lucenteforte, Lorenzo Bertani, Corrado Blandizzi - Università di Pisa
Claudia Bartolini, Rosa Gini - Agenzia regionale di sanità della Toscana
Francesco Costa, Marco Tuccori - Azienda ospedaliero-universitaria Pisana, Pisa
Francesco Salvo - University of Bordeaux
Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2020