Strumenti di Accessibilità

Skip to main content

Misure di restrizione applicate durante la pandemia SARS-CoV-2 e impatto sulla salute mentale dei giovani in termini di accesso ai servizi e utilizzo dei farmaci antipsicotici e antidepressivi

Data pubblicazione: 19 Maggio 2026

Le misure di restrizione applicate durante la pandemia da COVID-19 hanno influenzato la salute mentale della popolazione minorenne?

Contesto della domanda

L’epidemia di COVID-19 ha provocato enormi cambiamenti nella vita di giovani ed adulti per via del suo forte impatto sia sulla vita pubblica che privata (es. istruzione, lavoro, finanza, rapporti sociali etc.). Da marzo 2020 e nei mesi successivi diverse sono state le misure adottate in Italia per cercare di limitare la diffusione del virus SARS-CoV-2. Tra le misure più importanti si annovera, sicuramente, l’introduzione di periodi di lockdown. L’implementazione di questa misura, soprattutto nella fase iniziale della pandemia, ha portato ad un aumento dei disturbi psichiatrici e neuropsichiatrici, tra cui depressione, ansia e deficit cognitivi nella popolazione generale.

Studi recenti hanno evidenziato problemi di salute mentale potenzialmente associati al periodo d’isolamento forzato o alla quarantena avvenuti durante le prime ondate di SARS-CoV-2 anche nella popolazione pediatrica. Nello specifico, è stato suggerito che tale fetta della popolazione abbia un rischio maggiore, rispetto al periodo pre-lockdown, di soffrire di disturbi psichiatrici quali disturbi d’ansia, disturbi da stress post-traumatico e disturbi depressivi maggiori.

Nelle prime fasi della pandemia si è assistito ad una contrazione dell’utilizzo dei servizi per via delle restrizioni imposte dai periodi di lockdown e della paura di essere contagiati da parte dei cittadini. I dati riferiti ai primi mesi successivi all’introduzione del primo lockdown sull’uso dei servizi psichiatrici nella popolazione giovane sono contrastanti. Se da un lato alcuni studi evidenziano un aumento dell’utilizzo dei servizi di salute mentale tra gli adolescenti altri al contrario ne sottolineano una continua riduzione nel tempo. Inoltre, alcuni studi hanno evidenziato come l’introduzione del primo lockdown sia stato associato ad un aumento dell’utilizzo di farmaci utilizzati per il trattamento di patologie psichiatriche quali antidepressivi (AD) ed antipsicotici (AP) nei soggetti di età compresa tra i 12 ed i 18 anni.

Tuttavia, sebbene diversi studi abbiano indagato gli effetti a breve termine dell’introduzione del primo lockdown tra i giovani, l’impatto a lungo termine di tali misure di sanità pubblica è ancora poco conosciuto. Per tale motivo, lo scopo del presente lavoro è stato quello di valutare l’impatto a breve e lungo termine dei diversi lockdown introdotti in Italia durante le diverse fasi della pandemia, sulla popolazione minorenne.

Risposta alla domanda

Sulla base dell’analisi condotta si può evincere che a seguito dell’introduzione del primo lockdown si è assistito ad una riduzione dell’incidenza d’uso dei farmaci antidepressivi e antipsicotici nonché ad una rapida riduzione di accesso in pronto soccorso/ospedalizzazioni per patologie psichiatriche nella popolazione minorenne. Inoltre, per quanto concerne l’utilizzo dei farmaci antidepressivi e antipsicotici il periodo post-primo lockdown ed i periodi successivi sono stati caratterizzati da un aumento continuo dell’incidenza d’uso di tali farmaci. Al contrario nelle settimane successive all’introduzione del primo lockdown si è assistito ad un graduale aumento dell’accesso in pronto /ospedalizzazioni per patologie psichiatriche che ha raggiunto un plateau nel periodo post-primo lockdown e che non ha evidenziato variazioni statisticamente significative nei periodi successivi.

Tali dati si uniscono a quelli esistenti in letteratura sulla popolazione adulta e sottolineano come il primo lockdown abbia impattato negativamente anche la salute mentale dei più giovani. I risultati suggeriscono altresì che il secondo lockdown abbia contribuito ad esacerbare tale fenomeno nella popolazione studiata. Le evidenze sui farmaci unite a quelle sugli accessi in pronto soccorso/ospedalizzazioni per patologie psichiatriche ci consentono di supporre che, nei periodi successivi al primo lockdown, la diagnosi e cura di tali patologie avvenisse prevalentemente sul territorio/privatamente e che probabilmente i soggetti venivano trattati sin dalle fasi precoci della malattia riducendo di fatto l’accesso in pronto soccorso/ospedalizzazioni per eventi acuti e gravi. Inoltre, la riduzione degli accessi in PS/ospedalizzazioni potrebbe dipendere in parte anche dalla paura della popolazione di contagiarsi con il virus SARS-CoV-2 che ha avuto come conseguenza un uso di tali servizi solo da parte dei soggetti che presentavano un evento grave.

I risultati del presente studio sottolineano come la salute mentale dei giovani sia stata negativamente impattata dalla pandemia e come le diverse ondate SARS-CoV-2 abbiano in qualche modo esacerbato il fenomeno. Questo porta ad interrogarsi sull’effetto di nuove ondate pandemiche o di nuovi fenomeni catastrofici su tale popolazione. In tale contesto, sarebbe auspicabile condurre nuovi studi per valutare come tale fenomeno abbia impattato ed impatterà sulla qualità di vita, sull’utilizzo di terapie psichiatriche e dei servizi psichiatrici nel corso della vita di tale fascia della popolazione. Inoltre, si rendono necessari nuovi studi per valutare i pattern di trattamento con farmaci antidepressivi e antipsicotici dei soggetti che iniziavano una terapia durante il periodo pandemico in modo da evidenziare eventuali differenze con quanto accadeva nel periodo pre-pandemico. Tali dati potrebbero essere utilizzati per introdurre politiche sanitarie volte a migliorare la salute mentale dei giovani.

Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:

scarica il capitolo completo in PDF

Autori

Ippazio Cosimo Antonazzo, Carla Fornari, Manuel Zamparini, Pietro Ferrara, Alexandra Piraino, Lorenzo Giovanni Mantovani, Giampiero Mazzaglia – Centro di Studio e ricerca sulla Sanità pubblica, Università di Milano-Bicocca, Monza
Giacomo Crotti, Alberto Zucchi – Servizio Epidemiologia, Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, Bergamo


Per approfondire

Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2025