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Traiettorie di aderenza ai farmaci biologici nei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali: uno studio multiregionale del progetto VALORE

Data pubblicazione: 19 Maggio 2026

Quali sono i comportamenti nel tempo, in termini di aderenza al trattamento con farmaci biologici, nei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) in Italia? Quali sono le caratteristiche associate a tali comportamenti?

Contesto della domanda

Le MICI, che includono colite ulcerosa e morbo di Crohn, sono condizioni progressive che aumentano il rischio di mortalità e riducono la qualità di vita, causando dolore addominale, diarrea, febbre e stanchezza cronica.

Ad oggi non è ancora disponibile una terapia risolutiva e il trattamento farmacologico mira a prevenire le ricadute e a ottenere una remissione precoce. Il trattamento convenzionale prevede mesalazina, cortisone e immunosoppressori; in caso di mancata risposta o intolleranza alla terapia convenzionale, solitamente è indicato l’uso di farmaci biologici.

Come nel caso della maggior parte delle patologie croniche, la scarsa aderenza al trattamento è un fenomeno comune e può rappresentare un ostacolo al raggiungimento dei target di salute, comportando complicazioni nel decorso della malattia. È quindi importante studiare l’aderenza e individuare i fattori associati ai vari comportamenti al fine di orientare interventi mirati al suo miglioramento.

I metodi comunemente utilizzati per stimare l’aderenza al trattamento sono la proportion of days covered (PDC) e il medication possession ratio (MPR). Si tratta di misure che non colgono variazioni nel tempo; infatti traducono l’aderenza in un singolo valore, spesso con una classificazione dicotomica, cioè fissando un valore soglia che definisce aderenti gli individui con valori maggiori di esso e non aderenti gli individui con valori minori. Metodi longitudinali, come le traiettorie di aderenza, sono più appropriati per catturare le variazioni individuali nel tempo. L’aderenza ai farmaci biologici in pazienti con MICI è già stata indagata in letteratura, sebbene su numerosità limitate e riportandola con un singolo valore per un intero periodo di osservazione, mostrando percentuali di individui aderenti al trattamento che variavano dal 66% al 94%. A nostra conoscenza, un solo studio ha valutato l’aderenza ai biologici nel tempo, seguendo una coorte di circa 400 pazienti per due anni. In questo studio è stato osservato che il 36% degli individui erano aderenti al trattamento biologico mentre i restanti presentavano un lento o rapido declino. Inoltre, nello stesso studio, si è osservato che gli individui di sesso femminile avevano una minor aderenza ai biologici. Infine, i pazienti con MICI che presentavano anche disturbi d’ansia e di comportamento nei due anni precedenti l’inizio della terapia biologica avevano un maggior rischio di interrompere la terapia.

Il nostro studio ha quindi l’obiettivo di indagare l’aderenza nel tempo ai biologici nei pazienti con MICI e di individuare i fattori associati a una scarsa aderenza.

Risposta alla domanda

Abbiamo osservato tre diversi pattern di aderenza ai biologici per MICI nei primi tre anni di utilizzo in una coorte di nuovi utilizzatori in Italia. La maggior parte ha mostrato un’aderenza media subottimale nei tre anni di follow-up, con valori pari a circa il 70%. Un quinto della coorte mostra un’aderenza perfetta, mentre un terzo una riduzione durante il periodo di osservazione fino a un livello di circa il 20%. Il sesso femminile, avere più di 65 anni e iniziare il trattamento con originator, sono risultati predittori di bassa aderenza. Sono risultati invece predittori di alta aderenza l’uso di anticoagulanti e farmaci per l’ulcera peptica e una diagnosi di spondilite nell’anno precedente la data indice, che possono essere proxy di maggiore costanza da parte del paziente nel contatto con il sistema sanitario.

Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:

scarica il capitolo completo in PDF

Autori

Sabrina Giometto – Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale, Università di Pisa
Andrea Spini, Giorgia Pellegrini, Chiara Bellitto, Federica Soardo, Luca L’Abbate, Ylenia Ingrasciotta, Marco Tuccori, Gianluca Trifirò – Dipartimento di Diagnostica e Sanità pubblica, Università di Verona
Olivia Leoni – Centro regionale lombardo di Farmacovigilanza e Osservatorio epidemiologico regionale
Arianna Mazzone – Azienda regionale per l’Innovazione e gli acquisti
Domenica Ancona, Paolo Stella – Dipartimento di Sanità della Regione Puglia
Anna Cavazzana, Angela Scapin – Azienda Zero, Regione Veneto
Sara Lopes, Valeria Belleudi – Servizio sanitario regionale del Lazio, Dipartimento di Epidemiologia
Stefano Ledda, Paolo Carta – Regione autonoma della Sardegna
Paola Rossi, Lucian Ejlli – Centro regionale Farmacovigilanza Friuli-Venezia Giulia
Ester Sapigni, Aurora Puccini – Centro regionale Farmacovigilanza Emilia-Romagna
Alessandra Allotta, Sebastiano Addario Pollina – Osservatorio epidemiologico della Regione Sicilia
Giampaolo Bucaneve – Centro regionale Farmacovigilanza Umbria
Antea Maria Pia Mangano, Francesco Balducci – Agenzia regionale sanitaria della Regione Marche
Carla Sorrentino – Ufficio Monitoraggio spesa farmaci e dispositivi medici, Regione Abruzzo
Ilenia Senesi – Centro regionale Farmacovigilanza Abruzzo
Rosa Gini – Agenzia regionale di Sanità Toscana
Roberto Da Cas, Stefania Spila Alegiani, Marco Massari – Istituto superiore di Sanità
Ersilia Lucenteforte – Dipartimento di Statistica, informatica e applicazioni “G. Parenti”, Università di Firenze


Per approfondire

Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2025