L’impatto del lockdown sull’utilizzo dei farmaci antidepressivi in Toscana
Le misure di restrizione applicate durante il lockdown hanno modificato le modalità di utilizzo degli antidepressivi nella popolazione generale?
Contesto della domanda
Con il termine depressione maggiore ci si riferisce ad una serie di sintomi che interessano la sfera psichica, fisica e sociale con conseguente perdita di interesse nelle normali attività quotidiane e nel peggiore dei casi di ritiro sociale. La psicoterapia unita ai trattamenti farmacologici, quali antidepressivi (AD) e non solo, rappresentano le strategie più utilizzate per trattare tale disturbo. Negli anni il numero di antidepressivi disponibili in commercio è aumentato notevolmente con nuove molecole che presentano un profilo beneficio-rischio positivo per il paziente. Tuttavia, il management di tale patologia è ancora complesso perché in tali pazienti diventa quasi impossibile predire nuove ricadute e soprattutto la gravità con la quale queste si presenteranno. Ad oggi diversi fattori di rischio sono stati associati con l’insorgenza e il peggioramento di tale patologia come ad esempio: insonnia, la presenza di malattie fortemente invalidanti (ictus e cancro), lo stile di vita ed eventi traumatici.
La recente situazione mondiale causata dalla rapida diffusione del virus SARS-Cov-2, responsabile della sindrome respiratoria acuta COVID-19, può considerarsi a tutti gli effetti un evento traumatico. Le misure adottate dai vari governi tra cui quello italiano per limitare la diffusione del virus hanno costretto la maggior parte della popolazione ad isolarsi in casa limitando i contatti con altri individui. Diversi studi hanno evidenziato come tali misure siano state associate ad un’aumentata incidenza di sintomatologie e patologie di natura psichica quali stress, ansia, disturbo ossessivo - compulsivo e depressione, eventi che hanno interessato sia la popolazione generale che determinate fasce di lavoratori.
In una situazione d’emergenza come quella attuale, è possibile ipotizzare che le misure adottate per contenere la diffusione del virus abbiano esacerbato o slatentizzato alcune patologie psichiatriche quali ansia e depressione. Tale fenomeno potrebbe essere riscontrabile soprattutto nelle cosiddette zone ad alto rischio (zone rosse) ma è altresì plausibile ipotizzare che i soggetti psichiatrici già in trattamento abbiano riscontrato dei problemi a gestire la terapia autonomamente con un conseguente aumentato rischio di interruzione della stessa.
Lo scopo del presente lavoro, quindi, è descrivere l’utilizzo di farmaci antidepressivi nella popolazione toscana durante lockdown.
Risposta alla domanda
Nelle prime settimane di lockdown nella regione Toscana si è registrata una lieve diminuzione della prevalenza ed incidenza di utilizzatori di farmaci antidepressivi nella popolazione generale. Tale riduzione è stata seguita da un incremento, soprattutto tra i nuovi utilizzatori, nelle settimane a ridosso delle fasi 2 e 3. Tali dati suggeriscono una possibile diminuzione della compliance al trattamento da parte dei soggetti già in trattamento a cui si aggiunge probabilmente sia un ritardo diagnostico tra i nuovi utilizzatori sia nuovi eventi depressivi in soggetti che hanno mostrato una buona resilienza nelle prime fasi di lockdown per poi sviluppare la sintomatologia in concomitanza con il ritorno alla “normalità” (es. stress, elaborazione del lutto e contatto con altri individui dopo mesi di isolamento). Nuove analisi attraverso l’inclusione di un periodo di osservazione più lungo saranno necessarie per confermare il trend in aumento osservato tra i nuovi utilizzatori a ridosso delle fasi 2 e 3 e che probabilmente ha interessato anche il periodo estivo. L’andamento dell’incidenza del numero di soggetti che interrompevano la terapia durante il lockdown potrebbe indicare: 1) una possibile esacerbazione dei sintomi che ha compromesso la gestione della terapia, 2) l’impossibilità dei pazienti d’acquistare il farmaco e 3) in alternativa, una riduzione dei dosaggi che ha alterato le modalità con cui questi farmaci venivano prescritti.
Studi futuri si rendono necessari al fine di valutare se simili alterazioni nell’utilizzo dei farmaci siano riscontrabili anche in altre classi terapeutiche che richiedono un monitoraggio continuo del paziente come i farmaci oncologici, neurologici e dell’apparato cardiocircolatorio.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Ippazio Cosimo Antonazzo, Carla Fornari, Sara Conti, Arianna Fornari, Lorenzo Giovanni Mantovani, Giampiero Mazzaglia - Centro di Studio e Ricerca sulla Sanità Pubblica, Università degli studi di Milano-Bicocca, Monza, Italia
Olga Paoletti, Claudia Bartolini, Rosa Gini - Agenzia regionale di sanità della Toscana, Firenze, Italia
Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2020