Farmaco-utilizzazione nei pazienti diabetici di tipo 2 nella regione Veneto ed impatto della nota 100: focus sui new users
Con quale farmaco iniziano la terapia i pazienti con diabete mellito di tipo 2?
Contesto della domanda
Il diabete mellito è una malattia cronica, caratterizzata da alterazioni del metabolismo del glucosio, con conseguente iperglicemia, dovute a difetti nell’azione o nella secrezione dell’insulina. La prevalenza del diabete è in aumento in tutto il mondo. L’International Diabetes Federation (IDF) ha stimato circa 536 milioni di diabetici nel 2021, numero che potrebbe aumentare del 46%, raggiungendo circa 783 milioni nel 2045. In Italia, la prevalenza del diabete è di circa il 6%; il diabete mellito di tipo 2 (DM tipo 2)) è il tipo di diabete più comune e rappresenta oltre il 90% di tutti i casi di diabete.
Il numero crescente di persone affette da T2DM ha un grande impatto in termini di effetti clinici e di oneri economici per i sistemi sanitari. Il paziente diabetico può sviluppare complicanze croniche, come retinopatia, nefropatia, neuropatia, malattia vascolare periferica (PVD) che porta al cosiddetto “piede diabetico” e malattie cardiovascolari (CV).
Le linee guida italiane per il trattamento del diabete mellito, in accordo con le linee guida americane ed europee sulla gestione del DM tipo 2, raccomandano l’uso della metformina come terapia di prima linea per il trattamento a lungo termine dei pazienti diabetici senza precedenti eventi CV, in aggiunta a modifiche dello stile di vita; nei pazienti diabetici con pregressa malattia cardiovascolare aterosclerotica o in quelli in cui è necessario ridurre al minimo l’aumento di peso, si raccomanda l’uso di un inibitore del trasportatore 2 legato al sodio-glucosio (SGLT2i) o di agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP1-RA). Nei pazienti con insufficienza cardiaca o malattia renale cronica, si raccomanda l’uso di SGLT2i. Nei pazienti senza le condizioni clinico sopra menzionate, se è necessario ridurre al minimo il rischio di ipoglicemia, alla metformina vanno aggiunti gli inibitori della dipeptidilpeptidasi-4 (DPP4i), GLP-1RA, SGLT2i o glitazoni. Quando il controllo glicemico non viene raggiunto con i farmaci antidiabetici orali, le linee guida raccomandano l’aggiunta o il passaggio alla terapia insulinica.
Per incrementare l’utilizzo di SGLT2i e GLP1-RA, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato, il 25 gennaio 2022, la “Nota 100”, estendendo l’autorità prescrittiva ai medici di medicina generale, facilitando così un più ampio accesso a questi farmaci. Tuttavia, nella pratica clinica, il trattamento del DM tipo 2 non sempre è appropriato: contrariamente alle raccomandazioni delle linee guida, la terapia di prima linea non è rappresentata dalla metformina . Inoltre, nonostante di recente siano stati resi disponibili nuovi trattamenti antidiabetici con effetti benefici sulla funzione CV, come GLP1-RA e SGLT2i, il loro utilizzo nei pazienti candidati al trattamento resta limitato. L’obiettivo dello studio è stato quello di analizzare la farmaco-utilizzazione nei pazienti con DM tipo 2 della Regione Veneto, in particolare nei pazienti che iniziano la terapia con farmaci antidiabetici (New Users); inoltre, è stato approfondito l’impatto della nota 100, in termini di incremento di prescrizioni dei nuovi farmaci, con un particolare focus ai pazienti con le patologie: malattia coronarica (CAD), Arteriopatia periferica degli arti inferiori (PAD), scompenso cardiaco, malattia cerebrovascolare e nefropatia.
Risposta alla domanda
Nel periodo 2020-2024, tra tutti i diabetici di tipo II new users, la Metformina rimane il farmaco di prima scelta, ma viene prescritta sempre meno, a vantaggio dei farmaci SGLT2. In presenza di comorbidità o complicanze, soprattutto cardiache, si prediligono i nuovi farmaci SGLT2, arrivando nel 2024 ad essere la terapia iniziale più utilizzata. Per i pazienti con nefropatia cronica aumenta l’uso dei farmaci SGLT2 e DPP4i. Nei cinque anni considerati aumenta lievemente l’utilizzo dei farmaci GLP1-RA, rimanendo sempre una scelta marginale tra le terapie iniziali ai pazienti con pregressa malattia cardiovascolare aterosclerotica o con insufficienza cardiaca o malattia renale cronica.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Elisabetta Pinato, Eliana Ferroni, Manuel Zorzi – Servizio epidemiologico regionale, Azienda Zero del Veneto
Giacomo Vitturi, Ylenia Ingrasciotta, Gianluca Trifirò – Università di Verona
Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2025