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Farmaci antidiabetici

Data pubblicazione: 09 Agosto 2026

Nei pazienti con diabete tipo 2 da quattro diverse regioni italiane, l’aggiunta di una gliptina alla monoterapia con metformina può ritardare la successiva intensificazione del trattamento se comparata all’aggiunta di una sulfonilurea?

Contesto della domanda

Il diabete mellito tipo 2 (DMT2) è una malattia metabolica cronica di cui è affetto il 5% circa della popolazione generale italiana. Il DMT2 causa una condizione patologica d’iperglicemia che nel lungo periodo può causare l’insorgenza di gravi complicanze, talvolta fatali, di natura sia metabolica sia micro- e macrovascolare.

Il trattamento del DMT2 ha come obbiettivo quello di mantenere i livelli glicemici al di sotto di determinati valori soglia. A tale scopo, quando la dieta e la modifica dello stile di vita da soli non sono più sufficienti, il trattamento farmacologico è fortemente raccomandato.

La metformina (MET) è generalmente considerata il farmaco di prima scelta per pazienti con DMT2. Tuttavia, a causa della natura progressiva della malattia, la MET, come qualsiasi altro farmaco antidiabetico non insulinico, tende a perdere la sua efficacia ipoglicemizzante nel corso del tempo, per cui una graduale intensificazione della terapia può rendersi necessaria. Questo fenomeno, definito fallimento terapeutico secondario, generalmente richiede il passaggio ad una duplice terapia con MET in associazione a un antidiabetico non insulinico di seconda linea e/o insulina al fine di riportare i livelli glicemici entro i valori di riferimento. Ciò nonostante, anche la duplice terapia può perdere la sua efficacia ipoglicemizzante nel corso del tempo, rendendo quindi necessaria una successiva intensificazione del trattamento farmacologico. Pertanto, la durata dell’efficacia ipoglicemizzante, dall’inglese durability, può rappresentare un parametro fondamentale al momento della scelta del farmaco da aggiungere alla MET.

Attualmente, le sulfaniluree e gli inibitori dell’enzima dypeptidyl-peptidase 4 (iDPP4) rappresentano gli ipoglicemizzanti non insulinici di seconda linea più comunemente utilizzati. Questi ultimi, comunemente chiamati “gliptine”, in particolare, appartengono ad una delle classi farmacologiche più recentemente introdotte in terapia: gli incretino-mimetici. Sulla base dei risultati di alcuni studi preclinici che hanno suggerito un possibile effetto favorevole degli iDPP4 sulle cellule beta pancreatiche, era stata ipotizzata la possibilità che questi farmaci potessero essere in grado di rallentare il decorso della malattia stessa e fornire un vantaggio in termini di durability dell’effetto ipoglicemizzante rispetto alle alternative terapeutiche disponibili. Ad oggi, però, le evidenze cliniche disponibili a tal riguardo sono ancora scarse e in conflitto tra loro.

Nel precedente rapporto sull’uso dei farmaci in Toscana, attraverso l’analisi dei dati amministrativi regionali toscani, era stata osservata l’assenza di una differenza in termini di tempo all’intensificazione del trattamento, utilizzato come proxy della durability dell’efficacia ipoglicemizzante, nei pazienti in monoterapia con metformina che avevano ricevuto l’aggiunta di una gliptina (iDPP4) rispetto a chi aveva ricevuto una sulfonilurea. Tuttavia, replicare lo studio in un campione della popolazione italiana maggiormente ampio e proveniente da aree geografiche diverse risultava essere di fondamentale importanza per rendere i risultati dallo studio più precisi e maggiormente generalizzabili rispetto all’intera popolazione italiana.

Risposta alla domanda 

I risultati di questo studio suggeriscono che, in quattro regioni italiane, l’aggiunta di una gliptina alla monoterapia con metformina non abbia ritardato la successiva intensificazione del trattamento se comparata all’aggiunta di una sulfonilurea. Di conseguenza, l’ipotesi di un’aumentata durability dell’efficacia ipoglicemizzante degli iDPP4 rispetto a SU non appare supportata da questo studio.

 

Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:

scarica il capitolo completo in PDF

Autori 

Giuseppe Roberto, Claudia Bartolini, Paolo Francesconi, Rosa Gini - Osservatorio di epidemiologia, Agenzia regionale di sanità della Toscana

Francesco Barone Adesi, Corrado Magnani - Dipartimento di medicina traslazionale, Università del Piemonte orientale

Valentina Ientile, Gianluca Trifirò - Dipartimento di scienze biomediche, odontoiatriche e delle immagini morfologiche e funzionali, Università degli Studi di Messina

Marina Maggini, Roberto Da Cas, Stefania Spila Alegiani - Centro nazionale per la ricerca e la valutazione preclinica e clinica dei farmaci, Istituto superiore di sanità

Carmen Ferrajolo - Dipartimento di medicina sperimentale, Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli” e Centro regionale di farmacovigilanza, Regione Campania

Elisabetta Poluzzi - Unità di farmacologia, Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche, Università di Bologna

Fabio Baccetti - Unità operativa di diabetologia Massa-Carrara, ASL Toscana Nord-ovest


Per approfondire

Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2019