Terapia immunosoppressiva di mantenimento prescritta ai pazienti con trapianto solido nella regione Lazio
Qual è la terapia immunosoppressiva di mantenimento prescritta ai pazienti con trapianto solido nella regione Lazio?
Contesto della domanda
I pazienti che si sottopongono ad un trapianto di organo devono assumere quotidianamente farmaci immunosoppressori per la prevenzione del rigetto acuto e cronico. L’uso di questi farmaci, se da un lato risulta fondamentale per la sopravvivenza stessa del paziente, dall’altro può essere responsabile di diversi tipi di esiti avversi quali: la mancanza di efficacia (rigetto o fallimento dell’organo), l’insorgenza di malattie (diabete, ipertensione) e possibili disturbi iatrogeni (cancro, infezioni).
La disponibilità di diversi regimi di trattamento aumenta ulteriormente la complessità della gestione dei pazienti trapiantati.
Nei pazienti che si sottopongono a trapianto di rene, l’attuale terapia immunosoppressiva di mantenimento raccomandata nella maggior parte dei protocolli comprende l’assunzione di un inibitore della calcineurina-CNI (Ciclosporina-CsA o tacrolimus-TAC) in combinazione con un antimetabolite (micofenolato mofetile o acido micofenolico-MMF o azatioprina AZA) o con un inibitore del segnale di proliferazione-mTOR (cioè sirolimus- SIR o everolimus-EVE); con o senza corticosteroidi (cioè Prednisone-PRED) (Figura 1).
Nel caso del trapianto di fegato, non esiste un protocollo standard per la scelta della terapia immunosoppressiva, sebbene la pratica clinica corrente includa regimi basati sugli inibitori della calcineurina. Per il cuore, i polmoni e altri trapianti la scelta della terapia immunosoppressiva è affidata al singolo centro.
Sebbene in diversi paesi, per la maggior parte dei setting clinici, la terapia più utilizzata sia la triplice in termini di tacrolimus, micofenolato e prednisone (Tac+MMF+Pred), in Italia i dati sul trattamento farmacologico di mantenimento nella fase iniziale post-trapianto per i diversi setting (rene, cuore e fegato) sono scarsi, e le possibili variazioni di terapia osservate negli anni o legate al centro prescrittore sono poco indagate.
Inoltre, la disponibilità sul mercato di diverse formulazioni per il tacrolimus (rilascio lento-ER o immediato-IR) e delle versioni generiche per gli inibitori della calcineurina e per il micofenolato amplia lo spettro delle opzioni terapeutiche.
Il presente lavoro ha lo scopo di descrivere la terapia immunosoppressiva di mantenimento prescritta ai pazienti con trapianto solido nella regione Lazio, mostrando la variabilità per setting, per anno e per centro prescrittore e indagando i possibili cambi di terapia nei due anni post-trapianto.
Questo studio nasce nell’ambito del progetto multiregionale di farmacovigilanza sulla valutazione comparativa di efficacia e la sicurezza degli immunosoppressori nei pazienti trapiantati, CESIT-project, e l’analisi presentata verrà presto estesa utilizzando i dati disponibili nelle altre tre regioni (Veneto, Lombardia e Sardegna) coinvolte nel progetto.
Figura 1. Terapia immunosoppressiva di mantenimento post trapianto di organo solido

Risposta alla domanda
Nel decennio in studio, si è osservato un aumento della terapia di mantenimento basata sul tacrolimus nei pazienti dimessi dopo trapianto di rene e fegato, mentre la terapia maggiormente prescritta per i trapiantati di cuore è risultata ciclosporina. Indipendentemente dall’organo trapiantato la combinazione di farmaci più frequente è stata la triplice terapia a base di inibitore della calcineurina, micofenolato e steroidi. Nel trapianto renale si è osservata una forte variabilità prescrittiva nella terapia immunosoppressiva di mantenimento post-dimissione legata alla struttura di dimissione. Inoltre, tra gli utilizzatori di tacrolimus la formulazione prevalente risulta essere a lento rilascio mentre l’utilizzo della versione generica risulta limitato. Non si osservano particolari cambiamenti di terapia nel corso del tempo ad eccezione dello switch tra terapia combinata a base di tacrolimus verso monoteapia.
Sono necessarie ulteriori analisi per esplorare la terapia di mantenimento e le caratteristiche potenzialmente in grado di influenzare il ricorso ai diversi schemi terapeutici mediante l’osservazione di un campione multicentrico più ampio.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Alessandro Cesare Rosa, Marino Maria Lucia, Finocchietti Marco, Poggi Francesca Romana, Ursula Kirchmayer, Claudia Marino, Nera Agabiti, Marina Davoli, Addis Antonio, Valeria Belleudi – Dipartimento di Epidemiologia, ASL Roma 1, SSR Regione Lazio
Marco Massari, Stefania Spila Alegiani- Centro nazionale per la ricerca e la valutazione pre-clinica e clinica dei farmaci, Istituto Superiore di Sanità, Roma
Masiero Lucia, Ricci Andrea, Cardillo Massimo-Centro nazionale trapianti, Istituto Superiore di Sanità, Roma
Gruppo di Lavoro del Progetto CESIT: DEP Lazio, Istituto Superiore di Sanità, Centro Nazionale Trapianti, Regione Veneto, Università degli studi di Verona, Regione Lombardia, Regione Sardegna, Registri Dialisi e Trapianto regionali
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Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2021