Strumenti di Accessibilità

Skip to main content

Pattern di utilizzo di idarucizumab in toscana: record-linkage probabilistico di database amministrativi negli anni 2015-2020

Data pubblicazione: 06 Agosto 2026

Qual è stato il pattern di utilizzo del trattamento antidotale a base di idarucizumab negli utilizzatori toscani di dabigatran in termini di frequenza, indicazione d’uso ed esiti clinici?

Contesto della domanda

Dabigatran rappresenta il capostipite degli anticoagulanti orali diretti (DOAC, direct oral anticoagulants) approvati nel corso degli ultimi anni come alternativa più sicura rispetto ai vecchi inibitori della vitamina K epossido reduttasi, come warfarin o acenocumarolo.

Idarucizumab è un inattivatore specifico di dabigatran ed è indicato nei pazienti adulti trattati con questo anticoagulante orale, nei casi in cui si renda necessaria l’inattivazione rapida dei suoi effetti anticoagulanti. In particolare, la somministrazione di idarucizumab è indicata negli interventi chirurgici di emergenza/nelle procedure urgenti, e nel sanguinamento potenzialmente fatale o non controllato.

Da un punto di vista farmacologico, idarucizumab è un frammento di anticorpo monoclonale umanizzato (Fab, fragments antigen-binding) che si lega a dabigatran con elevata affinità, neutralizzandone l’effetto anticoagulante.

Nel 2015 idarucizumab è stato approvato in Europa per trattare pazienti adulti esposti a dabigatran, e la sua somministrazione è limitata esclusivamente all’ambiente ospedaliero. Come riportato in scheda tecnica, la dose raccomandata è di 5 g, costituiti dalla somministrazione di due fiale da 2,5 g/50 ml ciascuna. La somministrazione di una seconda dose di 5 g di idarucizumab può essere presa in considerazione in presenza di recidiva di sanguinamento clinicamente rilevante, ovvero se i pazienti dovessero avere necessità di un secondo intervento chirurgico di emergenza o procedura d’urgenza.

Sebbene idarucizumab non sia più soggetto a monitoraggio addizionale a livello Europeo, il suo potenziale effetto tromboembolico è ancora in fase di approfondimento sia a livello nazionale che internazionale. Infatti, recenti revisioni sistematiche e meta-analisi hanno mostrato che si sono verificati eventi tromboembolici nel 5,5% dei soggetti trattati per raggiungere l’emostasi. Il rischio di morte dopo un grave sanguinamento correlato a DOAC rimane significativo nonostante un alto tasso di emostasi efficace ottenuto con i trattamenti antidotali. La relazione di causalità del rischio tromboembolico associato all’utilizzo di antidoti quali idarucizumab resta ancora da stabilire tramite studi osservazionali ad hoc che prendano in considerazione anche un gruppo di controllo.

Risposta alla domanda

Tra il 2015 e il 2020, nel database della Regione Toscana sono state registrate 249 somministrazioni di idarucizumab, corrispondenti a un’incidenza d’uso di 5,1 casi per 1.000 anni-persona di esposizione a dabigatran.

È stato identificato un campione di 126 pazienti trattati con idarucizumab. L’età media è risultata di 79 anni, e l’indicazione è stata nella maggioranza dei casi (N = 83, 65,9%) un sanguinamento incontrollato, mentre negli altri (N = 43, 34,1%) è stato un intervento chirurgico d’urgenza. Il campione presentava un’alta comorbidità. In questo campione, 29 (23,0%) soggetti sono deceduti entro trenta giorni dall’utilizzo di idarucizumab.

 

Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:

scarica il capitolo completo in PDF

Autori 

Niccolò Lombardi, Giada Crescioli, Alfredo Vannacci, Università di Firenze

Valentina Brilli, Guido Mannaioni, Stefano Fumagalli, Università di Firenze e Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi

Rosa Gini, ARS Toscana

Ippazio Cosimo Antonazzo, Giampiero Mazzaglia, Università di Milano-Bicocca


Per approfondire

Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2021