Pattern di utilizzo dei farmaci biologici per la psoriasi
Esistono delle differenze nella modalità d’uso dei farmaci biologici PSObio indicati per il trattamento dei pazienti affetti da psoriasi della regione Toscana?
Contesto della domanda
La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica di natura autoimmune, che si manifesta con aree cutanee ispessite, caratterizzate da lesioni rosse, secche, pruriginose e squamose. In Italia, si stima una prevalenza di psoriasi all’incirca del 2,9% ed una incidenza compresa tra 230-321 casi su 100mila abitanti. Colpisce sia uomini che donne con diverse età di esordio: nelle donne più frequentemente intorno ai 20-29 e 50-59 anni di età, mentre negli uomini si registrano maggiori casi intorno ai 30-39 e 60-79 anni di età. La complessità dei meccanismi immunologici che caratterizzano la psoriasi e la mancanza di una completa comprensione della sua patogenesi rendono la malattia psoriasica una malattia che non va incontro a remissione; pertanto, la gestione delle manifestazioni cliniche gioca un ruolo fondamentale nella sua storia naturale. La gravità della malattia è generalmente misurata attraverso il Psoriasis Area and Severity Index (PASI), la superficie corporea (BSA) e il Dermatology Life Quality Index (DLQI), ossia un questionario che valuta l’impatto della malattia sulla qualità della vita. Tuttavia, secondo le linee guida europee, in assenza di categorie di gravità comunemente riconosciute, ogni società scientifica nazionale dovrebbe definire il proprio metodo di classificazione, tenendo conto di tutti i diversi aspetti legati alla malattia: estensione, localizzazione delle lesioni, grado di infiammazione, risposta al trattamento ed effetto sulla qualità della vita. Le forme gravi di psoriasi sono generalmente associate ad artrite psoriasica, malattie cardiovascolari, disturbi psicologici e malattie infiammatorie intestinali, con effetti importanti sulla qualità della vita dei pazienti. Le forme di malattia lievi sono generalmente trattate con farmaci topici (contenenti derivati della vitamina A e D, corticosteroidi) oppure con il trattamento P-UVA (che prevede l’assunzione orale di psoraleni seguita da esposizione a radiazioni UVA). Nei soggetti con forme moderate-gravi si propone un trattamento sistemico: in prima linea, l’utilizzo di DMARDs convenzionali (ossia farmaci antireumatici modificatori del decorso della malattia, tra cui metotrexato, ciclosporina e tacrolimus), mentre in caso di mancanza di efficacia o intolleranza ai farmaci di prima linea, si suggerisce il trattamento con farmaci biologici PSObio. Le famiglie di farmaci biologici sistemici sono molteplici, perciò la loro classificazione si basa sui loro bersagli molecolari: anti-TNF alfa (adalimumab, infliximab, etanercept), anti-IL-12/23 (ustekinumab), anti-IL-17 (brodalumab, ixekizumab, secukinumab) e anti-IL-23 (guselkumab, risankizumab, tildrakizumab).
I motivi per interrompere il primo biologico o passare a un altro possono essere: fallimento primario o secondario del primo biologico, intolleranza o insorgenza di eventi avversi. In letteratura sono presenti studi osservazionali che valutano lo switch da un biologico ad un altro nei soggetti affetti da psoriasi, con risultati contrastanti. Inoltre, non esistono raccomandazioni chiare sulle transizioni ottimali dei principi attivi in termini di efficacia e sicurezza. Lo studio, pertanto, si focalizza sulla frequenza di switch nei soggetti psoriasici in trattamento con biologici, nonché sulle caratteristiche di tali soggetti in base alla tipologia di switch.
Risposta alla domanda
Dall’analisi dello switch nei pazienti affetti da psoriasi in Toscana, che hanno iniziato per la prima volta un trattamento con farmaco biologico tra il 2011 e il 2016, emerge che i gruppi di nuovi utilizzatori di infliximab e di etanercept presentano una maggiore tendenza a cambiare terapia, mentre i nuovi utilizzatori di ustekinumab adottano un comportamento più continuativo. Questo è confermato anche da una precedente analisi sulle traiettorie di aderenza al trattamento ai farmaci biologici condotta sulla medesima coorte, dove si è osservato che l’inizio del trattamento biologico con etanercept risulta essere un possibile predittore di bassa aderenza, mentre ustekinumab sembra esserlo di alta aderenza. Esiste un’ampia variabilità nei valori di aderenza, dove ustekinumab presenta generalmente valori elevati a medio-lungo termine, mentre etanercept mostra un calo di aderenza nei primi anni di trattamento, con alti tassi di interruzione e passaggio a diversi biologici, analogamente ad adalimumab e infliximab.
Inoltre, per quanto riguarda il passaggio da un biologico all’altro, il principio attivo al quale si passa più frequentemente è adalimumab, indipendentemente dal tipo di farmaco con cui è stata iniziata la terapia.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Silvia Tillati, Sabrina Giometto, Davide Petri, Marco Tuccori, Ersilia Lucenteforte, Università di Pisa
Rosa Gini, Agenzia Regionale di Sanità della Toscana
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Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2021