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Qualità dell’aria nelle città italiane: i risultati del rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente

Data pubblicazione: 17 Febbraio 2026

L’inquinamento atmosferico rimane il principale rischio ambientale per la salute, causando malattie, peggiorando la qualità della vita e portando a morti premature.

Gli argomenti trattati in questa news:


Prima notizia positiva dal report di LegambienteMal’aria di città”: la qualità dell’aria nelle città italiane migliora, anche se si è ancora lontani dai parametri UE.
Secondo i dati del report di Legambiente sono solo 13 i capoluoghi di provincia che nel 2025 hanno superato il limite giornaliero di Pm10 (non è presente nessuna provincia toscana), in diminuzione rispetto al 2024. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma che non deve far abbassare la guardia.
Nel 2030 entreranno in vigore nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria: 20 µg/m3 per il PM10, 20 µg/m3 per l’NO2, 10 µg/m3 per il PM2.5. Se tali parametri fossero in vigore attualmente, il 53% delle città italiane sarebbe fuorilegge per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO2.

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La situazione nelle città italiane per il PM10

Come anticipato, sono solo 13 i capoluoghi di provincia che, nel corso del 2025, hanno superato il limite giornaliero di PM10, fissato dalla normativa europea a 50 microgrammi per metro cubo e consentito per un massimo di 35 giorni all’anno. Ad aver superato tale soglia sono Palermo, con 89 giorni oltre il limite, seguita da Milano con 66 sforamenti, Napoli con 64 e Ragusa con 61.

Il 2025 è stato un anno particolarmente favorevole dal punto di vista meteoclimatico, essendo stato caratterizzato da un inverno mite e da numerose giornate di pioggia. Tutti elementi che favoriscono la dispersione degli inquinanti.

Legambiente, nel suo ultimo report, ha analizzato i dati PM10 degli ultimi quindici anni, stimando la traiettoria della media annuale di PM10 nel prossimo quinquennio. Delle 89 città di cui si dispongono i dati, ben 33 potrebbero non raggiungere l’obiettivo dei 20 microgrammi per metro cubo. Tra le città che potrebbero farcela ci sono Firenze e Lucca, ad oggi sopra la soglia dei 20 microgrammi per metro cubo, ma che in un orizzonte al 2030, potrebbero rientrare tra i 18 e i 20 microgrammi per metro cubo (Tabella1).

Tab. 1. Proiezione al 2030 della concentrazione media annuale di PM10 delle 49 città capoluogo di provincia che nel 2025 non hanno rispettato valore limite previsto a partire dal 2030 di 20 microgrammi per metro cubo.

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Normative europee

L’Unione Europea, da decenni, stabilisce standard di qualità dell’aria per ridurre i rischi dall’inquinamento atmosferico. Recentemente ha rivisto i valori standard, da raggiungere entro il 2030, proprio per contribuire a ridurre gli impatti sulla salute.

La nuova direttiva UE sulla qualità dell’aria stabilisce limiti più rigorosi da raggiungere entro il 1° gennaio 2030, allineandosi maggiormente alle raccomandazioni dell’OMS per ridurre l’inquinamento entro il 2050. I target principali includono la riduzione significativa di PM10, PM2.5 e NO2, puntando a diminuire del 55% le morti premature causate dall’inquinamento.

Dal 2030 la soglia di PM10 sarà portata a 20 microgrammi per metro cubo. Il nuovo valore dimezza il valore attuale e si avvicina sensibilmente a quanto indicato dall’OMS. Analizzando i dati delle città con questo nuovo parametro emerge chiaramente come ci sia ancora molto da fare per abbassare ulteriormente le concentrazioni nelle nostre aree urbane. Ad oggi, il 53% delle città hanno una media annuale superiore a 20 microgrammi per metro cubo.

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L’impegno dell’Italia

Nell’agosto 2025 l’Italia ha approvato il Piano d’azione per il Miglioramento della qualità dell’aria 2025-2027, con una durata iniziale di 24 mesi, prorogabile per altri 2 anni.

Il Piano rappresenta un approccio integrato e coordinato per affrontare l’inquinamento atmosferico in Italia, combinando regole più stringenti, incentivi economici, informazione ai cittadini e collaborazione tra istituzioni, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria e la salute pubblica nel medio periodo.

Tra gli obiettivi principali ci sono la riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici in linea con le direttive UE; la chiusura delle procedure di infrazione avviate contro l’Italia per il superamento dei limiti PM10, PM2.5 e NO2; evitare sanzioni economiche e possibili riduzioni dei fondi europei.

Le misure previste riguardano cinque ambiti principali: misure trasversali, agricoltura, mobilità, riscaldamento civile e azioni complementari. Per ogni ambito sono definite azioni concrete, con soggetti responsabili, tempi di attuazione e risorse economiche.

Accanto agli interventi tecnici, il Piano prevede anche una campagna informativa nazionale per sensibilizzare i cittadini sui comportamenti che influenzano la qualità dell’aria; nuovi accordi con le Regioni per obiettivi territoriali condivisi e il sostegno alla ricerca applicata sul legame tra salute, ambiente e clima.

Nonostante una maggiore attenzione a questi temi, anche a livello politico, l’Italia continua a pagare l’assenza di una strategia forte su ambiti cruciali come il trasporto collettivo, l’elettrificazione dei veicoli, l’efficientamento energetico degli edifici, lo sviluppo dell’agroecologia e della conseguente riduzione dell’allevamento e dell’agricoltura intensivi.

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Scheda di sintesi dei dati toscani

Il report conclude con delle schede dettagliate per ogni regione in cui sono calcolate la media annuale dei capoluoghi di provincia, calcolata a partire dalle medie annuali delle singole centraline di monitoraggio ufficiale delle Arpe classificate come urbana.

Di seguito la situazione toscana:

La “riduzione delle concentrazioni necessaria” (valore negativo) indica, per ciascun parametro, di quanto dovrà diminuire la concentrazione attuale, in percentuale, per raggiungere i valori normativi che entreranno in vigore a partire dal 2030.

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Le richieste di Legambiente

Le richieste dell’associazione ambientalista al Governo italiano vanno nella direzione di un rafforzamento delle politiche per la qualità dell’aria, intervenendo su tutte le principali fonti emissive, ma anche politiche più incisive sulla mobilità sostenibile e l’elettrificazione e contro il riscaldamento globale.

Per invertire la rotta e raggiungere gli obiettivi europei del 2030, Legambiente chiede azioni precise, che riguardano:

  • La mobilità sostenibile: accelerare gli investimenti nel trasporto pubblico locale e regionale, estendere le zone a traffico limitato e a basse emissioni, espandere le reti ciclo-pedonali e diffondere la “Città 30”
  • Riscaldamento e edifici: istituire Low Emission Zone specifiche per il riscaldamento, superare progressivamente l’uso della biomassa nei territori più critici, vietare caldaie inquinanti nelle aree più esposte e avviare programmi di riqualificazione energetica degli edifici
  • Riduzione emissioni industriali: servono dei piani di bonifica per i siti inquinanti e restrizioni severe per gli impianti industriali in aree urbane
  • Agricoltura e allevamenti: ridurre l’intensità di allevamento nelle aree in cui il numero di capi è eccessivo, rafforzare le buone pratiche agricole sullo spandimento dei liquami, incentivare gli investimenti per l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca e vietare le combustioni agricole all’aperto
  • Monitoraggio: aggiornare la rete territoriale delle centraline di monitoraggio per coprire anche aree oggi sguarnite e attivare un sistema sensoristico per inquinanti come metano e ammoniaca, che esalano dagli allevamenti e fungono da precursori nella formazione di polveri sottili e ozono.

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