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Adolescenti, una generazione in trasformazione. Episodio 3

A cura di: F. Profili, F. Voller


Prosegue sul nostro sito web il percorso di approfondimento dei risultati dell’indagine EDIT 2025, che da vent’anni rappresenta uno strumento fondamentale per leggere l’evoluzione degli stili di vita e dei comportamenti a rischio delle ragazze e dei ragazzi toscani.

Comportamenti alla guida

La sicurezza stradale rappresenta il fulcro originario dell’indagine EDIT, che nel tempo si è poi ampliata per esplorare diversi aspetti della vita adolescenziale. In questo terzo appuntamento ci concentriamo appunto sui comportamenti alla guida, un ambito cruciale per la sicurezza e la prevenzione: grazie al confronto su un arco temporale ventennale, l’indagine consente di cogliere con maggiore profondità i cambiamenti in atto e le nuove vulnerabilità. Comprendere come i più giovani vivono oggi la mobilità significa infatti porre basi solide per politiche di prevenzione efficaci e per la tutela della salute futura dell’intera popolazione. I paragrafi che seguono approfondiscono i vari aspetti della mobilità adolescenziale, oggi in forte trasformazione.


I principali aspetti analizzati in questo terzo approfondimento:


Sempre meno adolescenti alla guida: patenti dimezzate in vent’anni e forti differenze di genere

Nel 2025 meno di un terzo delle ragazze e dei ragazzi toscani (31,1%) possiede una patente di guida, una quota dimezzata rispetto al 2005, quando raggiungeva il 62,5%. Questo calo dei patentati riflette un cambiamento culturale strutturale, già osservato anche a livello europeo: diminuisce l’interesse verso la guida, aumentano le alternative di mobilità e incidono in modo significativo anche i costi economici necessari per conseguire la patente.

La differenza di genere resta marcata: è patentato il 39,8% dei maschi, contro il 22% delle ragazze. La riduzione riguarda tutte le fasce d’età e tutti i tipi di patente – auto, ciclomotori e moto – e segnala una trasformazione complessiva della mobilità giovanile. Un cambiamento che non può essere letto solo in chiave economica, ma anche in relazione agli stili di vita, all’autonomia percepita e alle opportunità di trasporto offerte dai territori.

Adolescenti con patente di guida, per genere - Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

EDIT tab 12 1 comportamenti guida ragazzi

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 Benessere emotivo e relazioni: fattori chiave per la mobilità giovanile

La scelta – o la possibilità – di conseguire la patente risulta associata al benessere emotivo e relazionale delle ragazze e dei ragazzi. La quota di patentati scende al 26,3% tra chi presenta un livello elevato di distress psicologico e diminuisce anche tra chi riferisce rapporti familiari fragili (27,5%) o relazioni deboli con i pari (24,9%).

Questi dati suggeriscono che i comportamenti di mobilità siano strettamente connessi alla percezione di autonomia, al supporto ricevuto e al grado di integrazione sociale. Non emergono invece differenze legate all’uso intensivo dei dispositivi digitali, indicando che l’isolamento tecnologico non influisce direttamente sulla decisione di prendere la patente.

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Frequenza di guida: maschi al volante più spesso e più a rischio

Tra chi possiede la patente, i maschi si mettono alla guida più spesso: solo l’8,5% guida meno di una volta a settimana, contro il 12,5% delle ragazze.

La maggiore esposizione maschile alla guida comporta un rischiostrutturalmente più elevato, già osservato nei dati nazionali. Le differenze aumentano dopo i 17 anni, quando i ragazzi assumono ruoli di guida più frequenti, anche per motivi di socialità e autonomia individuale.

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Scooter e moto: due ruote il pericolo maggiore

Le scelte dei mezzi di trasporto cambiano drasticamente tra i 14 e i 19 anni. Le ragazze utilizzano più spesso minicar e auto, mentre i ragazzi prediligono scooter e moto, mezzi notoriamente più rischiosi.

Dal 2015 al 2025 emergono due tendenze opposte: le minicar passano dal 3,7% al 10,4%, mentre gli scooter fino a 50cc diminuiscono dal 47,7% al 26,9%. Al contrario, motocicli e scooter sopra i 50cc raddoppiano, passando dal 13,7% al 26,7%.

Questi cambiamenti influenzano direttamente l’incidentalità: i mezzi a due ruote restano infatti il principale fattore di rischio meccanico.  

Mezzo di trasporto prevalente, per genere - Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni con patente di guida

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Meno incidenti ma criticità residue

Nel 2025, una persona giovane su tre (34,7%) ha avuto almeno un incidente nella vita, in diminuzione costante rispetto alla prima edizione 2005 dell’indagine (48,1%).

Gli incidenti gravi, che richiedono accesso al pronto soccorso o ricovero, riguardano il 12% delle ragazze e dei ragazzi alla guida, la metà rispetto ai primi anni osservati.

Il rischio varia con l’età: cresce rapidamente tra i 15 e i 17 anni (fino al 42,3%) e diminuisce tra i 18 e i 19 anni (32,2%), anche grazie a un uso più frequente dell’auto, mezzo più protettivo.

Le differenze territoriali sono contenute e non statisticamente significative.

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Maschi più coinvolti negli incidenti, ma gravità simile tra i generi

I maschi hanno riportato più incidenti nella vita (37,2% contro 29,9% delle femmine), coerentemente con la loro maggiore esposizione alla guida e con la preferenza per mezzi più pericolosi.

Tuttavia, il rischio di incidente grave non presenta differenze significative tra i generi, confermando che la gravità dipende più dal tipo di mezzo e dai comportamenti adottati che dal genere.

Tra i ragazzi coinvolti in incidenti, circa la metà ha avuto un solo episodio, mentre poco meno di un terzo (30% circa) ha avuto due incidenti.

Incidenti nella vita, nell’ultimo anno e incidenti gravi, per genere - Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni con patente di guida

EDIT tab 12 5 comportamenti guida ragazzi

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Distrazioni alla guida: smartphone, musica e chiacchiere le più comuni

L’uso dello smartphone alla guidaè fra i comportamenti più diffusi e più rischiosi: lo riferisce il 42,3% delle ragazze e dei ragazzi con patente. Anche le telefonate senza auricolari (31,5%) e l’interazione con passeggeri(66,9%) risultano molto comuni. L’ascolto di musica ad alto volume (55,9%) contribuisce ulteriormente alla perdita di attenzione, specialmente tra i maschi.

Queste abitudini sono normalizzate e percepite come innocue, nonostante rappresentino – in tutte le analisi di rischio – fattori rilevanti di incidentalità.

Fattori di rischio alla guida (almeno una volta nell'ultimo anno), per genere - Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni con patente di guida

EDIT tab 12 6 comportamenti guida ragazzi

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Guida alterata da alcol o sostanze: in sensibile calo dopo le nuove norme

Nel 2025, il 13,3% delle ragazze e dei ragazzi con patente ha guidato almeno una volta dopo aver bevuto troppo, in diminuzione rispetto al 19,7% del 2022. Per quanto riguarda le sostanze, la quota scende dal 13,9% al 9,2%.

La riduzione è probabilmente legata al nuovo Codice della strada, entrato in vigore nel dicembre 2024, che ha inasprito controlli e sanzioni. Anche tra le persone adolescenti senza patente diminuisce chi è salito su un mezzo guidato da una persona alterata, passando dal 23% al 18,3%, segnalando un miglioramento complessivo del contesto sociale.

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Comportamenti alla guida e incidenti: cosa aumenta davvero il pericolo

I dati mostrano chiaramente quali comportamenti aumentano maggiormente la probabilità di incidente, anche grave. Tra i principali:

  • guida sotto effetto di sostanze (+127% per incidenti gravi)
  • guida dopo alcol (+81%)
  • guida in condizioni di ritardo (+115%)
  • stanchezza (+129%)
  • uso del telefono senza auricolari (+55%)
  • fumo alla guida (+95%)

L’uso dello smartphone, in particolare, aumenta del 41% il rischio di incidente grave ed è tra i comportamenti più diffusi.

Questi risultati evidenziano come abitudini più comuni e normalizzate – come stanchezza, velocità e distrazione digitale – possano oggi essere più influenti del comportamento meno frequente ma più stigmatizzato, come l’uso di alcol o droghe.

I dati emersi dall’indagine EDIT mostrano che anche la mobilità adolescenziale sta attraversando una trasformazione profonda: diminuisce il numero delle ragazze e dei ragazzi con patente, cambiano i mezzi utilizzati e l’incidentalità si riduce progressivamente.

Tuttavia, questi miglioramenti non eliminano le criticità: i comportamenti a rischio restano molto diffusi e continuano a rappresentare una minaccia significativa per la sicurezza stradale, soprattutto in presenza di inesperienza alla guida e uso di mezzi a due ruote. La distrazione digitale emerge come il principale fattore di rischio, oggi più rilevante di alcol e sostanze.

Servono politiche integrate che combinino educazione stradale, promozione del benessere psicologico, contrasto alle distrazioni digitali e interventi mirati ai gruppi più vulnerabili, in particolare maschi, 15–17enni e guidatori di moto e scooter.

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Alcuni dati in sintesi nelle nostre video interviste

Come sono cambiati i comportamenti alla guida dei ragazzi toscani?

 

Invecchiamento e benessere: stato di salute degli anziani in Toscana

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Prevenzione e sicurezza degli incidenti in ambienti vita: analisi degli incidenti stradali, domestici e sul lavoro in Toscana negli ultimi 5 anni

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A cura di: F. Profili, S. Olivadoti, F. Voller


Il rapporto Welfare e salute 2025, presentato lo scorso 25 giugno, fornisce una prospettiva quinquennale dell’evoluzione del sistema regionale toscano e rappresenta il principale strumento conoscitivo a disposizione della Regione Toscana nell’ambito della salute, intesa tanto nella componente sanitaria, che in quella sociale. Il lavoro integra relazione sanitaria, profilo sociale e valutazione del servizio sanitario regionale.

Nel corso delle settimane presenteremo alcune sintesi dei singoli capitoli per tematiche, quelle più significative, ma rimandiamo alla lettura completa del rapporto per maggiori approfondimenti.

Per rivedere il convegno di presentazione e scaricare le slide, clicca qui



Qui di seguito i temi affrontati in questo approfondimento:

Incidenti stradali in Toscana: la situazione dopo il lockdown 
L’incidentalità stradale nel mondo 
La situazione italiana 
L’incidentalità in Toscana negli ultimi anni 
Caratteristiche degli incidentati in Toscana 
L’incidentalità stradale nel Piano regionale della prevenzione 
Suggerimenti per contrastare gli incidenti stradali

Incidenti domestici 
Accessi in Pronto soccorso 
Ricoveri ospedalieri 
Mortalità per incidenti domestici 
Azioni per contrastare gli incidenti domestici nel Piano regionale della prevenzione

Incidenti sul lavoro 
Infortuni sul lavoro nel mondo 
L’Archivio flussi INAIL-Regioni 
Trend dell’infortunistica lavorativa in Toscana 
Accessi in Pronto soccorso e ricoveri ospedalieri

Conclusioni

Incidenti stradali in Toscana: la situazione dopo il lockdown

Gli incidenti stradali rappresentano una problematica di salute pubblica che coinvolge principalmente le fasce giovanili della popolazione. La pandemia da COVID-19 e i conseguenti periodi di lockdown, con le restrizioni negli spostamenti e l’introduzione dello smart working per molti lavoratori, hanno portato allo storico minimo del numero degli incidenti stradali. Con il ritorno alle normali attività e ai frequenti spostamenti, sono tornati ad aumentare anche gli incidenti. Anche i numeri toscani sugli incidenti stanno tornando ai livelli pre-pandemia, mentre sono in diminuzione i decessi.

L’incidentalità stradale nel mondo

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte per le persone tra i 5 e 29 anni d’età a livello globale. In Europa e in Italia, i dati confermano che adolescenti e giovani adulti, in particolare nella fascia d’età 15-24 anni, sono tra i soggetti più esposti al rischio di lesioni gravi o mortali sulla strada. Oltre alla perdita di vite umane, gli incidenti stradali portano con sé un elevato costo economico, dalle spese per le cure delle persone coinvolte ai giorni di lavoro persi. La sicurezza stradale è una delle maggiori criticità che i Paesi europei devono affrontare, e l’impegno di tutti è quello di ridurre del 50% il numero delle vittime e dei feriti gravi entro il 2030 e di azzerare il numero delle vittime della strada entro il 2050.

Nella sola Unione europea, nel 2024 sono rimaste uccise in incidenti stradali circa 19.800 persone, con un calo del 3% rispetto al 2023. Negli ultimi cinque anni l’Italia, insieme a Grecia, Spagna e Francia ha registrato solo un modesto calo (-5%), probabilmente favorito dalla pandemia da Covid-19.

La situazione italiana

In Italia, la principale rilevazione sugli incidenti stradali viene svolta dall’ISTAT che conteggia i sinistri in cui sia coinvolto almeno un veicolo ed almeno una persona abbia riportato lesioni (morti entro 30 giorni e/o feriti), cioè la stessa casistica che è oggetto dell’intervento delle forze dell’ordine e di redazione del modello ISTAT di incidente.

Sul fronte dell’incidentalità stradale, il numero delle vittime è rimasto pressoché stabile rispetto al 2023, mentre si registra un aumento degli incidenti e dei feriti. Il numero dei morti in incidenti stradali ammonta a 3.030 (-0,3% rispetto al 2023), quello dei feriti a 233.853 (+4,1%), per un totale di 173.364 incidenti stradali (+4,1%). Rispetto al 2019, le vittime e i feriti sono diminuiti (rispettivamente del -4,5% e -3,1%), mentre gli incidenti stradali mostrano un leggero aumento (+0,7%), in particolare sono aumentati gli incidenti che coinvolgono motocicli e monopattini, con questi ultimi che, dall’essere molto rari prima della pandemia, sono ormai diventati un mezzo di trasporto molto utilizzato.

Guardando la distribuzione per età, il numero di vittime risulta più elevato nella classe di età 20-24 anni, sebbene tra le donne le classi più numerose siano quelle delle over70. Rispetto al 2023 gli aumenti più consistenti si registrano proprio tra i più giovani: per le classi di età 20-24 e 25-29 anni l’aumento è del +23% nel complesso e tra i 15-17enni il numero delle vittime passa da 51 a 80. Aumenti marcati caratterizzano tuttavia anche le classi di età 40-44 (+14,7%), 50-54 (+14,1%) e 60-64 anni (+14,6%).

L’incidentalità in Toscana negli ultimi anni

Per quanto riguarda i confronti fra regioni, va fatta una precisazione importante. L’unico modo per confrontare la Toscana con le altre regioni è quello di rapportare i volumi (incidenti, morti e feriti) alla popolazione residente, pur consapevoli che non si tratti del denominatore ideale. Per valutare correttamente il rischio di incidente si dovrebbe considerare il numero di veicoli che effettivamente transitano sulle strade, ma questa informazione non è disponibile in nessuna banca dati in modo completo.

Nel 2024 gli incidenti stradali con lesioni alle persone in Toscana sono stati 15.174, leggermente superiori ai 14.933 del 2023, quasi in linea con l’ultimo dato pre-pandemico (furono 15.525 nel 2019). Il dato italiano conta 173.364 sinistri, in aumento rispetto ai 166.525 dell’anno precedente.

La nostra regione è la seconda in Italia per incidenza (incidenti stradali in un anno rispetto alla popolazione residente), seconda solo alla Liguria e ben al di sopra della media italiana (282,3 per 100mila). Questo indicatore è però influenzato dalla reale intensità del traffico veicolare che attraversa ogni regione, al di là del numero di abitanti. Le regioni che guidano la graduatoria, infatti, sono anche quelle caratterizzate da un maggior tessuto produttivo e industriale, oltre che da importanti arterie di comunicazione, tutti fattori che fanno aumentare i veicoli in circolazione.

Figura 1. Incidenti stradali – Tasso grezzo per 100.000 abitanti – Regioni e Italia, anno 2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati ISTAT.

I feriti e i decessi a seguito degli incidenti che si sono verificati in Toscana nel 2024 sono stati rispettivamente 19.465 e 188, erano 19.099 feriti e 202 decessi del 2023. I dati del 2024 sono ancora al di sotto dei valori pre pandemici del 2019 (20.378 feriti e 209 decessi) anche se come visto i feriti dal 2023 tornano a salire. Anche in Italia si rileva una diminuzione dei decessi (da 3.159 nel 2022 a 3.030 nel 2024), ma un aumento dei feriti (da 223.475 a 233.853). Il tasso di mortalità della Toscana coincide con quello nazionale: 5,1 decessi ogni 100mila abitanti (nel 2023 era 5,5 per la Toscana e 5,2 a livello nazionale). Nella classifica delle Regioni, la Toscana si colloca nella parte inferiore. Sono invece ben 13 le Regioni che hanno un tasso più elevato della media nazionale, viceversa, il tasso di mortalità è più basso della media nazionale in Lombardia, Piemonte, Liguria, Molise, Campania, Marche, Sicilia. Il trend della mortalità è quindi in diminuzione, in Toscana come in Italia, anche senza considerare la forte riduzione osservata durante i primi due anni di pandemia. La mortalità toscana nel 2019 era pari a 5,6 decessi ogni 100mila abitanti (5,3 per 100mila in Italia) ed era scesa a 4,1 decessi per 100mila nel 2020 (4 per 100mila in Italia). Sulla riduzione degli eventi mortali può esserci anche un effetto legato alla maggiore tempestività ed efficacia del servizio sanitario regionale, in particolare del 118 e dei dipartimenti di emergenza e urgenza, nell’intervento di cura.

Figura 2. Morti in incidenti stradali – Tasso grezzo per 100.000 abitanti – Regioni e Italia, anno 2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati ISTAT.

Caratteristiche degli incidentati in Toscana

Il 71% dei conducenti toscani coinvolti in un incidente è rappresentato da uomini (76% in Italia), con un tasso di incidenza più che doppia rispetto alle donne: 1.078,1 incidenti per 100mila uomini rispetto ai 412,4 per 100mila donne (fonte: elaborazioni ARS su dati ISTAT 2022). Queste differenze di genere dipendono dal fatto che, mediamente, gli uomini guidano molto di più rispetto alle donne, ma tendono anche ad assumere più comportamenti a rischio.

Gli ultimi dati della sorveglianza EDIT 2022 sui determinanti dell’infortunistica stradale tra gli adolescenti toscani, ad esempio, stimano che, tra i guidatori abituali, il 20% dei maschi si sia messo alla guida stanco almeno una volta nell’anno (vs 18% tra le femmine), il 51% abbia guidato almeno una volta in ritardo (49% tra le femmine), il 10% dopo aver bevuto (vs 6%), il 9% dopo aver assunto sostanze (vs 3%).

Inoltre, con l’obiettivo di valutare la possibile associazione tra i fattori di rischio e l’evento incidente stradale, sono stati calcolati alcuni Odds Ratios (ORs), aggiustati per età e genere. La variabile di outcome scelta è “aver avuto almeno un incidente nella vita” mentre le covariate sono rappresentate dai comportamenti che gli studenti e le studentesse hanno dichiarato di aver adottato durante la guida “Una volta al mese o più”. Viene confermato il ruolo della guida in condizioni di ritardo, adottata da un’elevata quota di soggetti guidatori abituali (51,1%; OR=2,2).  Frequentemente è stata riportata anche la guida in condizioni di stanchezza, riferita dal 21,5% dei soggetti guidatori abituali (OR=1,7) mentre risultano meno ricorrenti altri comportamenti che rivelano ORs più elevati: si tratta della guida dopo aver assunto droghe (7,5%; OR=3), seguita dalla guida dopo aver bevuto troppo alcol (9%; OR=2,7), infine dall’aver avuto un colpo di sonno (4,3%; OR=2,4).

Passando all’analisi dei dati regionali di accesso al Pronto soccorso, questi rappresentano forse i dati più completi per raffigurare la problematica dell’incidentalità stradale e registrano tutte le persone che hanno avuto un incidente stradale al quale è conseguito un accesso ai PS per problematiche di salute: nel 2024 nella nostra regione gli accessi con diagnosi di tipo traumatico a seguito di un incidente stradale sono stati 67.746, dei quali il 13% riguardava cittadini non residenti in Toscana, a conferma dell’impatto che hanno i volumi di traffico veicolare di passaggio nella nostra regione. Limitandoci ai soli residenti, sono 59.193 gli accessi (pari al 21% del totale dei traumatismi arrivati in Pronto soccorso), con un tasso di accesso standardizzato per età pari a 16 per 1.000 abitanti, esattamente lo stesso dell’anno precedente, inferiore al 18,3 per 1.000 del 2019, ma sostanzialmente in linea con il periodo pre pandemico. Il tasso maschile si conferma più alto di quello femminile: 17,8 vs 14,2 accessi per 1.000. La diagnosi prevalente è rappresentata dalle contusioni (34%), seguita dalle fratture (26%). Al 72% degli accessi è stato attribuito un triage di urgenza differibile. I casi arrivati con un triage di emergenza o urgenza indifferibile rappresentano invece il 6,2%, sostanzialmente in linea con il 5,9% rilevato tra tutti gli accessi per trauma (tra gli accessi totali le emergenze e le urgenze indifferibili sono il 7,5%).

Figura 3. Accessi al Pronto soccorso per incidente stradale con diagnosi di dimissione traumatica, per genere – Tasso standardizzato per età per 1.000 abitanti – Toscana, periodo 2015-2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati Flusso informativo Pronto soccorso.

In conclusione, i principali indicatori ISTAT confermano un riavvicinamento, non ancora completato, ai livelli pre-pandemici. La Toscana, nel contesto italiano, continua ad avere livelli di incidentalità maggiori della media, plausibilmente a causa della maggiore presenza di veicoli in circolazione sulle proprie strade.

L’incidentalità stradale nel Piano regionale della prevenzione

Il Programma predefinito 5 “Sicurezza negli ambienti di vita” ha tra i suoi macro-obiettivi anche gli incidenti stradali.

Le azioni previste per il raggiungimento di tale obiettivo includono azioni trasversali come il favorire e sviluppare forme di mobilità sostenibile, promuovere politiche intersettoriali mirate a migliorare la sicurezza delle strade e dei veicoli, ma anche lavorare negli ambienti scolastici rafforzando le competenze e le conoscenze sui rischi. Le azioni sono indirizzate a sensibilizzare la comunità, a partire dai più piccoli, promuovendo una cultura della sicurezza fondata su una corretta percezione del rischio e che abbia come conseguenza l’adozione di comportamenti e accorgimenti corretti.

Il programma suggerisce 3 aree specifiche di lavoro:

  • Advocay: per coordinare e gestire la messa in rete di tutti gli attori coinvolti, al fine di promuovere politiche per la sicurezza della popolazione in generale;
  • Promozione di comportamenti sicuri: attraverso la realizzazione di interventi educativi in ambito scolastico e nella comunità e la formazione degli operatori socio sanitari e le associazioni di categoria;
  • Comunicazione: campagne di sensibilizzazione alla popolazione.

Suggerimenti per contrastare gli incidenti stradali

Secondo le principali organizzazioni internazionali come l’OMS, la Commissione europea e l'ETSC (European Transport Safety Council) i determinanti fondamentali su cui dobbiamo continuare ad intervenire per diminuire gli incidenti stradali sono:

  1. comportamenti individuali sicuri: la maggior parte degli incidenti stradali è causata da comportamenti scorretti del guidatore;
  2. infrastrutture stradali sicure: strade progettate e manutenute secondo criteri di sicurezza riducono significativamente il rischio di incidenti;
  3. veicoli sicuri e tecnologie di prevenzione: l’introduzione di tecnologie avanzate nei veicoli riduce sia la probabilità che l’incidente avvenga, sia la gravità delle conseguenze.

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Incidenti domestici

Gli incidenti domestici sono eventi accidentali che avvengono nelle abitazioni, verificandosi prevalentemente in conseguenza di cadute o, in misura minore, di avvelenamenti, ustioni, tagli e ferite, comportando la compromissione temporanea o definitiva delle condizioni di salute. Le persone maggiormente esposte sono coloro che trascorrono molto tempo in casa: le popolazioni anziane, gli under 6 e le casalinghe.

I fattori di rischio possono essere suddivisi in fattori individuali e fattori ambientali:

  • i fattori individuali includono incidenti legati alle attività lavorative in ambito domestico e alle condizioni di comorbidità, deficit neuromotori e cognitivi, fragilità e scarsa attività fisica e allo sviluppo psicomotorio dei primi anni di vita;
  • i fattori ambientali sono legati alle caratteristiche strutturali della casa, degli arredi, degli impianti, delle pertinenze e alla presenza di farmaci e prodotti di uso comune che possono contenere sostanze chimiche tossiche.

L’OMS stima ogni anno 684mila cadute fatali nel mondo (seconda causa di morte per infortunio non intenzionale, dopo gli incidenti stradali). In totale, sono oltre 37 milioni le cadute che, per la loro gravità, richiedono cure mediche e causano 38 milioni di DALY (anni di vita persi a causa di decesso o disabilità).

I dati italiani e toscani: un confronto 
L’Indagine Multiscopo sugli aspetti della vita quotidiana dell’ISTAT rileva quante persone hanno dichiarato di aver avuto un incidente in ambiente domestico nei 3 mesi precedenti l’intervista. Ovviamente è un dato di natura campionaria che considera ogni evento che la persona intervistata ha percepito come un incidente, qualunque sia stata l’entità.

Nel 2023 i toscani che hanno avuto almeno un incidente domestico sono stati 26mila, pari a 7,1 ogni 1.000 abitanti (9,1 per 1.000 in Italia). Nel confronto con le altre regioni, la nostra si colloca al 6° tra quelle con i valori più bassi, con una graduatoria guidata da Sicilia (4,9 per 1.000), Calabria (5,5 per 1.000) e Campania (6,2 per 1.000).   

Il 2018 è stato l’anno in cui si è raggiunto il picco di incidenti erano stati 69mila, pari a 18,5 ogni 1.000 abitanti (13,4 per 1.000 in Italia nello stesso anno), dal 2019, invece, si rileva una riduzione (63mila persone con almeno un incidente, 17 ogni 1.000 abitanti) e prosegue durante gli anni della pandemia da COVID-19, nonostante in quel periodo fosse aumentato il tempo di esposizione al rischio di incidente domestico, a causa delle restrizioni adottate nel nostro Paese.

Figura 4. Persone che hanno subito incidenti in ambiente domestico negli ultimi tre mesi – Tasso standardizzato per età per 1.000 abitanti – Toscana e Italia, periodo 2011-2023 – Fonte: ISTAT



Accessi in Pronto soccorso

I dati dei flussi informativi regionali ci permettono di allungare la serie storica fino al 2024. In questo caso, si tratta degli eventi più severi dal punto di vista delle conseguenze, che hanno spinto le persone a recarsi presso un presidio sanitario.

Nel 2024 gli accessi ai Pronto soccorso regionali per incidente domestico con diagnosi traumatica, da parte di residenti toscani, sono stati circa 110mila, in linea con l’anno precedente (108mila) e tornati ormai stabilmente sui livelli degli anni precedenti alla pandemia.

Entrando nel dettaglio delle caratteristiche dei soggetti, il tasso standardizzato per età è pari a 27,2 accessi ogni 1.000 abitanti, nel 2019 era pari a 28,2 per 1.000. I valori per genere sono leggermente superiori tra le donne, mediamente più esposte al rischio perché trascorrono più tempo in ambiente domestico. Il tasso femminile, nel 2024, è pari a 27,4 accessi ogni 1.000 donne, rispetto ai 26,6 accessi ogni 1.000 uomini.

Le principali cause di accesso al Pronto soccorso a seguito di incidente domestico sono le fratture (30%), le contusioni (23%), le ferite aperte ed i traumatismi intracranici (entrambi al 16%).

Figura 5. Accessi al Pronto soccorso per incidente domestico con diagnosi di dimissione traumatica, per genere – Tasso standardizzato per età per 1.000 abitanti – Toscana, periodo 2015-2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati Flusso informativo Pronto soccorso

Ricoveri ospedalieri

I ricoveri per incidente domestico con diagnosi traumatica effettuati nel 2024 sono stati circa 7.300, di poco inferiori ai 7.600 del 2023, molti meno dei 10.450 che si erano osservati nel 2019 (fonte: elaborazioni ARS su dati flusso Schede di dimissione ospedaliera). Il tasso di ospedalizzazione standardizzato per età è pari a 1,4 ricoveri ogni 1.000 abitanti, in continua diminuzione a partire dal primo anno di pandemia.

Le differenze di genere sono in linea con i dati del Pronto soccorso, con il tasso di 1,6 ricoveri ogni 1.000 donne e 1,3 ogni 1.000 uomini. Dal trend emerge come la diminuzione di questi ricoveri sia partita in realtà già dal 2019, un anno prima dell’avvento della pandemia, per poi proseguire fino all’ultimo anno.

Un aspetto che influisce molto è l’età, infatti i tassi di accesso al Pronto soccorso o di ricovero aumentano a partire dai 65 anni, fino a superare ampiamente i 100 accessi al Pronto soccorso e i 10 ricoveri per 1.000 abitanti dopo gli 85 anni d’età. Anche i bambini e le bambine nei primi anni di vita sono più esposti al rischio, rispetto al resto della fascia d’età pediatrica.

Figura 6. Accessi al Pronto soccorso e ricoveri ospedalieri per incidente domestico con diagnosi di dimissione traumatica, per classa d’età – Tasso grezzo per 1.000 abitanti – Toscana, anno 2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati Flusso informativo Pronto soccorso e Schede di dimissione ospedaliera

Mortalità per incidenti domestici

L’ultima fonte che possiamo consultare è quella della mortalità regionale, aggiornata all’anno 2021, quando si contavano 240 toscani deceduti a seguito di un trauma avvenuto in ambiente domestico. Il tasso di mortalità standardizzato per età è pari a 4,3 decessi ogni 100mila abitanti. Gli uomini, diversamente da quanto visto finora, hanno un maggiore rischio di morte rispetto alle donne: 5,6 decessi per 100mila abitanti vs 3,5 per 100mila donne.

In generale, gli incidenti domestici con esito mortale rappresentano circa lo 0,2% del totale degli accessi in Pronto Soccorso e si concentrano nelle fasce d’età più anziane (l’89% ha più di 64 anni). Sui circa 47mila decessi che si sono verificati in Toscana nel 2021, gli incidenti domestici ne hanno causato lo 0,5%.

Azioni per contrastare gli incidenti domestici nel Piano regionale della prevenzione

Lo sviluppo della cultura della sicurezza degli ambienti domestici è uno degli obiettivi strategici del Piano regionale della prevenzione 2020-2025. Nello specifico, il programma 5 “Sicurezza negli ambienti di vita” ha definito azioni di formazione, intersettorialità ed equità, volte a diminuire l’incidenza degli infortuni domestici.

Inoltre, la Regione Toscana ha sottoscritto accordi di collaborazione con soggetti pubblici, come l’INAIL, e soggetti privati per promuovere incontri informativi rivolti alla popolazione. È stato anche creato un gruppo di lavoro (decreto n.9756 del 8/5/2024) “Prevenzione degli incidenti domestici”, formato dai referenti di ciascuna delle tre AUSL e da un referente del Settore regionale “Prevenzione, salute e sicurezza, veterinaria”, con l’obiettivo di identificare le dimensioni e le cause principali degli incidenti domestici, le azioni di prevenzione più efficaci, contribuire alla progettazione di campagne di informazione e comunicazione rivolte alla cittadinanza, individuare e sviluppare azioni volte alla crescita delle competenze genitoriali.

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Incidenti sul lavoro

L’infortunistica lavorativa toscana mostra, al netto delle anomalie del periodo pandemico, un trend in diminuzione nel medio-lungo periodo, con una tendenza alla stabilizzazione negli ultimi anni, mantenendo, però, importanti differenze di genere.

Infortuni sul lavoro nel mondo

Gli infortuni sul lavoro hanno un costo umano, sociale ed economico significativo, che i Paesi dovrebbero impegnarsi ad eliminare, garantendo la sicurezza di tutti i luoghi di lavoro.

L’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), agenzia specializzata delle Nazioni Unite sui temi del lavoro e della politica sociale, stima che oltre 395 milioni di lavoratori in tutto il mondo hanno subito un infortunio sul lavoro non mortale nel 2019 e circa 2,93 milioni sono deceduti a causa di fattori correlati al lavoro, con un aumento di oltre il 12% rispetto a 20 anni prima.

Il tasso di mortalità maschile (108,3 per 100mila occupati) è significativamente più alto di quello femminile (48,4 per 100mila) per differenze legate ai diversi settori lavorativi dove sono impiegati. In termini relativi, i decessi correlati al lavoro hanno rappresentato il 6,7% di tutti i decessi a livello globale. La stragrande maggioranza di questi decessi correlati al lavoro, 2,6 milioni, è stata attribuita a malattie professionali, mentre gli incidenti sul lavoro hanno causato 330mila decessi.

L'Archivio flussi INAIL-Regioni

La fonte dati più attendibile a livello italiano è l’Archivio flussi INAIL-Regioni, regolamentato da opportuna convenzione.

I dati sono aggiornati al 2023, anno nel quale all’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL) sono state inoltrate 42.548 denunce di infortuni sul lavoro avvenuti in Toscana (escludendo studenti, sportivi e colf), di cui 27.984 sono stati riconosciuti come correlati al lavoro dall’Ente. L’83% di questi è accaduto in “occasione di lavoro” (23.189, pari a 22,1 per 1.000 occupati d’età 15-64 anni), il resto in itinere, cioè durante il percorso tra casa e luogo di lavoro, o viceversa, oppure mentre il lavoratore si è spostato tra due sedi aziendali o ha compiuto tragitti legati all’attività lavorativa.

Nel 2023 gli infortuni mortali sono stati 31 (pari a 1,9 per 100mila occupati d’età 15-64 anni), di cui 22 in occasione di lavoro e 9 (pari al 30%) in itinere, spesso come conseguenza di incidenti stradali.

Trend dell’infortunistica lavorativa in Toscana

Il trend dell’infortunistica lavorativa mostra una diminuzione nel periodo 2013-2023, anche se tendente alla stabilizzazione negli ultimi 5 anni: gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro si riducono di circa il 20% (da 29.242 a 23.189). Rispetto all’anno precedente, nel 2023 si osserva una diminuzione del 12% degli infortuni in occasione di lavoro (26.417 nel 2022) e del 26% dei decessi (42 nel 2022).

Il 2020 è stato un anno particolare, con la chiusura di molte aziende durante il lockdown e l’introduzione dello smart working, ed infatti si rileva una riduzione del fenomeno infortunistico.

Rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia da COVID-19, nel 2023 c’è stata una riduzione del 7% circa degli infortuni totali e del 30% per i mortali (rispettivamente 30.117 e 46 nel 2019). Considerando in particolare gli infortuni mortali, trattandosi di piccoli numeri, è evidente un trend irregolare e più soggetto ad oscillazioni.

Figura 7. Infortuni totali e infortuni mortali in occasione di lavoro riconosciuti – Tasso per 1.000 (totali) e per 100.000 (mortali) occupati d’età 15-64 anni – Toscana, periodo 2011-2024* - Fonte: Flussi INAIL-Regioni, rilevazione Forze di Lavoro ISTAT
Approfondimento WES traumatologia fig. 7

Per quanto riguarda le differenze di genere, sempre facendo riferimento ai dati dei flussi INAIL-Regioni, l’andamento degli infortuni riconosciuti mostra (senza fare distinzioni per settori produttivi) per gli uomini un rischio maggiore delle donne. In Toscana, sempre escludendo gli infortuni in itinere, non correlabili all’ambiente di lavoro, nel 2023 il 69% degli infortuni riconosciuti (18.036 su 23.189) sono a carico degli uomini. Solo nel 2020 la percentuale è scesa al 60%, ciò per il contributo dei casi COVID-19 tra gli operatori del settore sanitario e socio-sanitario, a maggioranza femminile.

Figura 8. Infortuni sul luogo di lavoro, per genere – Tasso infortunistico per 1.000 occupati d’età 15-64 anni – Toscana e Italia, periodo 2013-2023 – Fonte: Flussi INAIL-Regioni, rilevazione Forze di lavoro ISTAT
Approfondimento WES traumatologia fig. 8

Accessi in Pronto soccorso e ricoveri ospedalieri

Nel 2024 gli accessi al Pronto soccorso per traumi avvenuti sul luogo di lavoro sono stati 23.600, per un tasso standardizzato per età pari a 14,4 ogni 1.000 15-64enni occupati e i ricoveri 409 (25,4 ogni 100mila). Entrambi sono in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, quando erano avvenuti 23.714 accessi al Pronto soccorso e 439 ricoveri. L’analisi per genere ci conferma i maggiori rischi per gli uomini, il cui tasso di accesso al Pronto soccorso è quasi il doppio di quello delle donne (17,9 vs 10,2 per 1.000 occupati), mentre il tasso di ricovero (proxy della casistica più grave) è quasi 4 volte: 37,5 vs 10,7 per 100mila occupati.

Per quanto riguarda le fasce d’età, le più coinvolte sono le fasce dai 45 ai 59 anni.

Per i ricoveri la fascia d’età più colpita è quella 55-59 anni con 17,1% (23 per 100mila abitanti), seguiti dal 16,4% dei 50-54enni, mentre le fasce giovanili, fino ai 34 anni si attestano sotto il 10%, per gli accessi in Pronto soccorso, la fascia d’età 50-59 copre il 30% degli accessi.

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Conclusioni

Il quadro complessivo che emerge dall’analisi sugli incidenti stradali, domestici e sul lavoro in Toscana evidenzia un andamento in parte divergente tra fenomeni: gli incidenti stradali, dopo la forte flessione dovuta alla pandemia, sono tornati a crescere e riportano la Toscana su valori superiori alla media nazionale, pur con una riduzione della mortalità; gli incidenti domestici mostrano un’incidenza più bassa della media italiana, ma rappresentano ancora un rilevante problema di salute pubblica, soprattutto per anziani e bambini; l’infortunistica sul lavoro mantiene un trend in calo nel lungo periodo, anche se persistono differenze di genere e criticità in alcune fasce d’età. Nel complesso, i dati confermano la necessità di consolidare e rafforzare le azioni del Piano regionale della prevenzione, orientate a promuovere comportamenti sicuri, migliorare le condizioni ambientali e infrastrutturali e sviluppare una più diffusa cultura della sicurezza in tutti i contesti di vita e lavoro.

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Infortunistica stradale: nel 2024 incidenti in leggero aumento, ma i deceduti diminuiscono

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Il 24 luglio scorso ISTAT ha pubblicato l’aggiornamento 2024 della serie storica degli incidenti stradali in Italia, certificando, a fronte di una ripresa ormai consolidata della mobilità dopo le limitazioni dovute alla pandemia da COVID-19, l’aumento del numero di incidenti e feriti rispetto al 2023, ma non dei decessi.

Monitoraggio dell’attività del network ospedaliero del Servizio sanitario regionale nel 2024

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A distanza di cinque anni dall’impatto iniziale della pandemia, è ormai evidente che il sistema ospedaliero toscano ha intrapreso un percorso di adattamento, i cui effetti non si misurano solo in termini di volumi recuperati, ma anche di cambiamento nelle modalità di accesso ad alcuni setting assistenziali, nei tempi di degenza e nelle relazioni tra ospedale e territorio.

Il 2024 sembra indicare un ulteriore passo verso il ritorno ai volumi di attività pre-pandemici: i ricoveri crescono rispetto al 2023, così come gli accessi in pronto soccorso, pur mantenendosi ancora al di sotto dei valori del 2019. Più che una ripresa lineare, si osserva un panorama non del tutto omogeneo, dove ad esempio le attività chirurgiche hanno sostanzialmente colmato il divario con l’epoca pre-COVID, mentre i ricoveri medici e di riabilitazione restano su volumi sensibilmente inferiori rispetto al periodo pre-pandemico.

Oggi ci chiediamo non più soltanto se il sistema stia recuperando i volumi pre-pandemici, ma anche se le tendenze che osserviamo nei vari setting assistenziali indichino l’affermarsi di nuovi equilibri.

Nel rispondere a questa domanda ci concentreremo principalmente sull’analisi degli andamenti dei volumi delle diverse specialità, rappresentati dai rispettivi grafici, corredati da tabelle che faciliteranno i confronti tra il 2024 con il 2023 e il 2019. L’intento è chiaro, ovvero di cogliere la variazione dei volumi 2024 non solo rispetto all’anno precedente ma anche rispetto ai valori pre-pandemici.
A completezza dell’informazione, in appendice saranno disponibili le tabelle analitiche sui volumi di ogni specialità considerata, anno dopo anno.

Tutti i dati presentati sono stati elaborati dalle schede di dimissione ospedaliera (SDO), da quelle relative alle prestazioni ambulatoriali (SPA) e dai flussi dati dei pronto soccorso della Regione Toscana.


Accessi in Pronto soccorso

Nel 2024 si registrano 1.472.374 accessi in Pronto soccorso, con un incremento del 3,9% rispetto al 2023 (Tabella 1). La crescita, avviata nel 2021 dopo il netto calo del 2020, continua in modo progressivo, nonostante i volumi restino ancora inferiori (-4,2%) rispetto ai livelli del 2019 (Figura 1).

Gli accessi che esitano in ricovero risultano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente (+0,4%), mostrando però una riduzione significativa rispetto al 2019 (-15,2%). Anche la percentuale di ricoveri da PS rispetto agli accessi totali continua a diminuire nel tempo, passando dal 17,3% del 2019 al 15,7% nel 2024, il che potrebbe mostrare un aumento della “funzione filtro” dei Dipartimenti di emergenza, dopo il picco anomalo del 21,4% osservato nel 2020 (Tabella 9 in appendice).

Figura 1. Andamento degli accessi in Pronto Soccorso e degli accessi in Pronto Soccorso che esitano in ricovero in Toscana, 2019-2024
Figura 1  Accessi in Pronto soccorso

Tabella 1. Accessi in Pronto Soccorso e accessi in Pronto Soccorso che esitano in ricovero in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 1  Accessi in PS

 
Analizzando la distribuzione degli accessi in Pronto soccorso per codice triage nel periodo 2021-2024, si vede come questi aumentino tra le diverse classi di priorità anche se in modo non omogeneo (Figura 2). Infatti i codici a bassa priorità (4 e 5) mostrano l’incremento più marcato rispetto al 2021 (+34,4% e +30,6%) (Tabella 2). Anche i codici 3, associati a urgenze differibili, mostrano un aumento costante (+22,3% dal 2021 e +2,9% dal 2023), mentre restano pressoché stabili i codici a maggiore gravità (1 e 2), con variazioni minime rispetto al 2023. Questo andamento, insieme alla progressiva riduzione della quota di accessi con esito di ricovero, conferma che l’aumento complessivo degli accessi interessa principalmente situazioni a bassa complessità clinica.

Questi dati evidenziano come una quota crescente di bisogni a bassa complessità confluisca sul pronto soccorso, segnalando una possibile difficoltà del sistema territoriale nell’intercettarli tempestivamente. Tale dinamica pone interrogativi sull’appropriatezza del ricorso al pronto soccorso e sulle ricadute in termini di sovraccarico organizzativo per i servizi di emergenza-urgenza, mettendo in luce la difficoltà del sistema territoriale nel farsi carico di questi bisogni e la necessità di approfondire le cause di questa carenza.

Figura 2. Andamento degli accessi in Pronto soccorsi suddivisi per codice triage in Toscana, 2021-2024
Figura 2   Accessi per codice triage

 Tabella 2. Accessi in Pronto Soccorso suddivisi per codice triage in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2019 e al 2023
Tabella 2  Accessi in PS per codice triage


I ricoveri ospedalieri

I ricoveri per acuti

I volumi totali dei ricoveri ospedalieri per acuti, esclusi cioè quelli di riabilitazione e lungodegenza, sono stati calcolati tra il 2019 e il 2024 includendo i ricoveri medici e chirurgici, ed escludendo ricoveri per parto e quelli dei neonati sani.

I ricoveri registrati nel 2024 ammontano a quasi 458.807, in aumento dello 0,7% rispetto al 2023. Se guardiamo l’andamento delle attività di ricovero dal 2019 al 2024, come indicato nella figura 3, si nota la tendenza ad un graduale ritorno ai volumi pre-pandemici.

Figura 3. Andamento dei ricoveri per acuti in Toscana tra 2019 e 2024
Figura 3   Ricoveri

Guardando agli andamenti secondo quanto riportato in figura 4 e in tabella 3, possiamo individuare due categorie di specialità.
La prima raggruppa quelli per cui sembra evidente un ritorno ai livelli pre-pandemici.
Il numero complessivo dei ricoveri chirurgici è sostanzialmente tornato ai livelli numerici del 2019, con uno scarto dell'1% (questo vale sia per i ricoveri ordinari - programmati e urgenti - sia per la chirurgia diurna - day surgery).

Se a questi ricoveri chirurgici si somma l’andamento particolarmente incrementale della chirurgia ambulatoriale complessa si registra un netto aumento dell’attività chirurgica complessiva. Infatti, la chirurgia ambulatoriale dopo la riduzione delle prestazioni del 2020, già nel 2021 aveva superato sensibilmente i volumi del 2019, per poi mantenere in modo sostenuto la crescita negli anni successivi, tanto da portare il 2024 a registrare un numero di prestazioni superiore del 30% al dato pre-pandemico.

La seconda categoria rappresenta le tipologie di ricovero che, pur mostrando un aumento dei volumi, dopo il calo del 2020 non ritornano ai livelli pre-pandemici, come i ricoveri medici diurni (-9% rispetto al 2019) e ordinari (-14%).

I ricoveri di riabilitazione

Anche i ricoveri in riabilitazione nel 2024 non sono tornati ai volumi del 2019 (-20%); da dopo il 2020 in poi, con la sola esclusione del 2021, il loro andamento risulta calante.

Figura 4. Andamento dei ricoveri ospedalieri per tipologia e dell’attività di chirurgia ambulatoriale in Toscana, 2019- 2024
Figura 4   Ricoveri per tipologia

 Tabella 3. Ricoveri ospedalieri per tipologia e dell’attività di chirurgia ambulatoriale in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 3   Ricoveri

Gli andamenti della degenza media

Nel 2024 la degenza media complessiva per i ricoveri ordinari per acuti si è attestata a 5,66 giorni, un valore sostanzialmente stabile nel tempo, con un lieve aumento rispetto al 2019 (+0,7%) e una leggera flessione rispetto al 2023 (‑0,9%) (Tabella 4).
Considerando le diverse tipologie di ricovero, si evidenzia un andamento analogo tra i principali setting assistenziali per acuti, con variazioni limitate nel tempo (Figura 5). Fanno eccezione i ricoveri di riabilitazione, che presentano caratteristiche distintive in termini di durata della degenza. Vediamo nel dettaglio.
La degenza media per i ricoveri ordinari medici, aumentata tra il 2019 e il 2022, è lievemente diminuita nel 2023, per poi stabilizzarsi nel 2024 a 8,02 giorni. Complessivamente, si riscontra un incremento del 6,6% rispetto al 2019, ma nessuna variazione tra il 2024 e l’anno precedente.

Sempre nel 2024, la degenza media per i ricoveri ordinari chirurgici si conferma diversa in base alla tipologia di accesso: per i ricoveri programmati si attesta a 5,27 giorni, proseguendo la tendenza di progressiva riduzione avviata nel 2020, con un calo complessivo dell’8% rispetto al 2019 e del 2,6% rispetto al 2023. Per i ricoveri in urgenza, invece, la degenza media si mantiene significativamente più elevata, pari cioè a 10,47 giorni, un valore sostanzialmente stabile nel tempo, senza variazioni rilevanti rispetto agli anni precedenti.

Un andamento diverso è quello della degenza media dei ricoveri di riabilitazione, in crescita dal 2019, con un picco nel 2023 (26,76 giorni). Nel 2024 si osserva una lieve flessione (-1,1%) dei livelli, che si mantengono comunque su valori superiori rispetto agli anni precedenti.
Questi dati possono suggerire una relazione con l’andamento precedentemente osservato della progressiva riduzione del numero di ricoveri, che nel 2024 risultano inferiori del 20% rispetto al 2019. La maggiore durata media della degenza potrebbe infatti aver inciso sul calo dei ricoveri, riducendo il turnover e limitando di fatto il numero di accessi possibili in reparti riabilitativi e di lungodegenza.

In sintesi, il 2024 conferma un quadro di sostanziale stabilità della degenza media nei principali setting assistenziali rispetto al 2023, ad accezione della lieve riduzione della degenza dei ricoveri chirurgici programmati. Confrontando invece i dati con il 2019 emerge un aumento della durata media nei ricoveri medici e nel setting riabilitativo, a fronte di una diminuzione nei ricoveri chirurgici programmati.

Figura 5. Andamento della degenza media dei ricoveri per tipologia, Toscana, 2019- 2024
Figura 5   Degenza media


Tabella 4. Degenza media dei ricoveri per tipologia in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 4  Degenza media

Ricoveri per parto

I ricoveri per parto mostrano un andamento decrescente nel periodo 2019-2024, in linea con la progressiva riduzione della natalità osservata sia a livello regionale che nazionale (Figura 6). Complessivamente, nell’arco di cinque anni si è registrato un calo dell’11%, lungo un trend decrescente (Tabella 5).

Anche i parti cesarei seguono un trend decrescente, caratterizzato da una contrazione ancora più significativa, pari al 20% nel periodo 2019-2024. Il dato più recente conferma un rallentamento della tendenza in diminuzione, con una flessione contenuta (-0,7%) tra il 2023 e il 2024, in linea con l’andamento generale dei ricoveri per parto.

Figura 6. Andamento dei ricoveri totali per parto e dei ricoveri per parto cesareo in Toscana, 2019-2024
Figura 6 Parti

 Tabella 5. Ricoveri per parto e per parto cesareo in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 5  Parti


Considerazioni conclusive

Questo rapporto fornisce un’analisi integrata e comparativa del ricorso all’ospedale confrontando i dati del 2024 con quelli pre e post-pandemici. L’analisi comprende, oltre ai ricoveri, anche gli accessi al PS e il ricorso alla chirurgia ambulatoriale e offre spunti operativi utili a interpretare l’evoluzione dei modelli organizzativi.
L’aumento degli accessi in Pronto soccorso, sostenuto dai codici a bassa priorità (4 e 5), suggerisce un ricorso non sempre appropriato a questo setting per bisogni che potrebbero essere gestiti a livello territoriale. Questa lettura è consolidata dalla progressiva riduzione degli accessi in PS che esitano in ricovero, indicativa di una prevalenza di casi a bassa complessità clinica e di una possibile difficoltà nella scelta di percorsi assistenziali più appropriati.

L’attività chirurgica in regime di ricovero presenta volumi analoghi a quelli pre-pandemici, mentre si registra una notevole crescita della chirurgia ambulatoriale complessa, segno di una ottimizzazione dei percorsi assistenziali. In contrasto, i volumi dei ricoveri medici e riabilitativi rimangono sensibilmente inferiori al 2019, mettendo in luce una possibile modificazione degli equilibri tra bisogni assistenziali e risposta del sistema sanitario. Questo è ulteriormente evidenziato dall’incremento della degenza media in riabilitazione, che indica una difficoltà a garantire un adeguato turnover dei posti letto, con possibili ricadute sulla capacità del sistema di ricoverare pazienti in tempi appropriati.

In questo quadro di cambiamento sono da considerare anche i ricoveri per parto, che risultano in calo costante, in linea con la tendenza alla denatalità riscontrata a livello regionale e nazionale. La riduzione è particolarmente marcata per i parti cesarei, in linea con una crescente attenzione all’appropriatezza delle indicazioni cliniche. Tuttavia, il calo complessivo dei volumi dei ricoveri per parto apre riflessioni sull’adeguatezza dell’attuale assetto organizzativo dell’assistenza perinatale, specie nei presidi a più bassa casistica.


Appendice

 Tabella 6. Accessi in Pronto Soccorso (PS) e accessi in Pronto Soccorso che esitano in ricovero in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO e Flusso PS)
Tabella 6  appendice

 Tabella 7. Accessi in Pronto Soccorso (PS) suddivisi per codice triage in Toscana, 2021-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO e Flusso PS)
Tabella 7 appendice 

Tabella 8. Ricoveri ospedalieri per tipologia in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO)
Tabella 8 appendice

 Tabella n.9. Degenza media per tipologia di ricoveri in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO)
Tabella 9 appendice  

Tabella 10. Ricoveri per parto e per parto cesareo in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO)
Tabella 10 appendice

 

A cura di:
M. Marchi, G. Galletti, M. Falcone, S. Forni, F. Ierardi, F. Gemmi - Agenzia regionale di sanità della Toscana

ISTAT aggiorna gli indicatori demografici per il 2024: prosegue l’inverno demografico

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ISTAT ha pubblicato il 31 marzo scorso il consueto aggiornamento annuale degli indicatori demografici per l’Italia che certificano il cosiddetto inverno demografico che sta attraversando il nostro Paese

Infortunistica stradale: l’aggiornamento ISTAT mostra un calo di incidenti, feriti e decessi in Toscana nel 2023

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La gestione delle malattie croniche in Toscana nel 2023

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La nuova riforma del codice della strada: su quali fattori di rischio interviene, quali le implicazioni sul sistema sanitario?

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L’epatopatia associata a disfunzione metabolica, (Metabolic Dysfunction-Associated Fatty Liver Disease, MAFLD, in precedenza definita epatite non alcolica), è una condizione molto diffusa, la cui prevalenza in Europa è stimata tra il 23 e il 30%, e il cui quadro clinico può variare dalla sola steatosi epatica alla possibile progressione a steatoepatite, fibrosi, e cirrosi, con un rischio incrementato di carcinoma epatico. La MAFLD è frequentemente associata a obesità, diabete, e altre componenti della sindrome metabolica.

Qualità delle cure ed esiti di salute dei malati cronici: migliorano se il medico curante ha l’ambulatorio principale in una Casa della salute?

L’obiettivo di questo report è quello di analizzare se la qualità delle cure erogate ai malati cronici ed i loro esiti di salute sono migliori se il medico curante ha l’ambulatorio principale in una Casa della salute.

Le diseguaglianze nella mortalità. Gli ultimi dati pubblicati dall'ISTAT

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Recentemente l'ISTAT ha pubblicato i dati sulle diseguaglianze nella mortalità nel nostro Paese, con un dettaglio per regione, genere, età e causa di morte. Per misurare le disparità nel rischio di morte è stato utilizzato il titolo di studio della popolazione, proxy della condizione socio-economica, del livello culturale di base e della posizione economica ricoperta dalla persona nella società.

Long COVID e diabete mellito

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Molti studi indicano che la COVID-19 è causa a lungo termine di alterazioni multi-organo che definiscono la cosiddetta sindrome da Long COVID, caratterizzata da segni, sintomi e condizioni morbose che continuano o si sviluppano dopo la COVID-19. Tale sindrome insorge entro tre mesi dall’infezione acuta da SARS-CoV-2 e dura per almeno due mesi; si verifica più spesso nelle persone che hanno sviluppato una forma grave di COVID-19 e nelle persone non vaccinate rispetto a quelle vaccinate.

La gestione delle malattie croniche in Toscana 2022: l'ARS aggiorna il portale ProTer-MaCro

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    Accedi e consulta il portale ProTer-Macro

L'ARS ha recentemente aggiornato il proprio portale di osservazione dell’assistenza territoriale rivolta alle persone affette da malattie croniche ProTer-MaCro fino all’anno 2022. Le patologie considerate da questo sistema di monitoraggio sono quelle oggetto del Piano nazionale per la cronicità, cioè le più diffuse nella popolazione e le più gravi in termini di impatto sulla salute e sul ricorso ai servizi sanitari e socio-sanitari.

Gli andamenti demografici in Toscana e in Italia: Istat aggiorna e pubblica gli indicatori 2022

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Come ogni anno, l’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha aggiornato e pubblicato gli indicatori demografici che fotografano la popolazione residente in Italia, i nuovi nati, i decessi e i flussi migratori in entrata e in uscita dal nostro Paese.

Welfare e salute in Toscana 2022, i risultati del rapporto curato da ARS Toscana

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    Consulta anche la pagina web dedicata al webinar per visionare i materiali della giornata:

Si tiene oggi, 1° dicembre 2022, la presentazione del Rapporto Welfare e salute 2022. L’edizione di quest’anno (la quinta) ha dedicato, come di consueto, il secondo dei tre volumi ad un tema considerato di più stretta attualità: la scelta è ricaduta sulle diseguaglianze sociali e di salute, nel contesto pandemico che ha caratterizzato gli ultimi due anni e alla luce delle prossime azioni di intervento previste con i finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il primo volume, tradizionalmente, è invece quello dedicato alla descrizione della popolazione toscana, e vi contribuiscono tutti gli enti coinvolti nel gruppo di lavoro: Ars Toscana, Regione Toscana, Osservatorio sociale regionale, Centro Gestione rischio clinico, Anci Toscana e Laboratorio MeS. Di seguito proponiamo una breve sintesi delle principali evidenze del volume uno, presentate in occasione del webinar di oggi.

Covid-19, grazie alla vaccinazione evitati in Toscana quasi 700mila contagi, più di 26mila ricoveri e 12mila decessi in un anno

L’Istituto superiore di sanità (ISS), in collaborazione con il Ministero della Salute, ha da poco pubblicato un report con le stime di efficacia della campagna di vaccinazione anti-SARS-CoV-2 in termini di contagi, ricoveri e decessi che si è riusciti ad evitare nella popolazione italiana.

L’analisi ha utilizzato tutte le fonti dati a disposizione di ISS e Ministero della Salute per il monitoraggio della pandemia, aggiornate al 16 marzo 2022:

Gli andamenti demografici in Toscana e in Italia: Istat pubblica i nuovi indicatori 2021

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ISTAT ha da poco rilasciato le stime 2021 per alcuni indicatori strutturali delle dinamiche demografiche. Cogliamo l’occasione per approfondire la situazione della Toscana alla luce delle dinamiche nazionali e per cogliere alcune differenze interne a livello provinciale. Consulta il documento completo ISTAT per ulteriori dettagli.

La Toscana in zona gialla: qual è la situazione contagi, ospedalizzazioni e vaccinazioni prima delle riaperture del 26 aprile

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A più di un anno dal suo inizio, la pandemia da Covid-19 non ha ancora esaurito la propria espansione. Nel mese di aprile 2021 il livello dei contagi nel nostro paese continua ad essere alto, se paragonato a quello di fine aprile 2020, quando tutta Italia si apprestava ad uscire da quasi due mesi di lockdown.

Rischio di CoViD-19: impatto delle condizioni socio-economiche

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Secondo i dati disponibili, nel 2020 in Toscana, su 3.492.523 assistiti presenti in anagrafe sanitaria ad inizio anno, 54.099 hanno contratto un’infezione da SARS-CoV-2 sviluppando una CoViD-19 sintomatica, per un’incidenza cumulativa di 15,5 casi ogni 1.000 abitanti.

L'elastico delle misure di limitazione contro il coronavirus: cosa ci aspetta nei prossimi tre mesi

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Nelle ultime tre settimane la curva dei contagi da SARS-Cov2 in Toscana ha ripreso a salire. Un aumento dei casi settimanali che non ha causato un’impennata repentina simile a quella osservata ad inizio autunno, ma una crescita più lineare con incrementi medi del 18% da una settimana all’altra.

Prove di convivenza con il virus: la difficile sfida

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La Toscana ha ancora l’incidenza di nuovi positivi al SARS-Cov2 più bassa tra le regioni italiane, 363 nuovi casi ogni 100mila abitanti nell’ultimo mese. Nello stesso periodo la media italiana è stata di 747 per 100mila e nella regione più colpita, il Friuli Venezia Giulia, si sono rilevati 1.438 nuovi casi per 100mila abitanti, quasi quattro volte il dato della nostra regione (figura 1).
L’area nord-orientale del paese, dal Friuli all’Emilia-Romagna, è ancora quella più colpita in questa fase dell’epidemia, mentre la situazione è più omogenea nel resto d’Italia, con differenze molto più modeste da regione a regione nel centro e nel sud-Italia.
Come detto nelle settimane scorse, i provvedimenti ministeriali che hanno decretato la zona arancione e rossa, oltre alle azioni di correzione nel tracciamento dei casi che si aggirano sempre intorno al 99% della casistica giornaliera, hanno giocato un ruolo chiave nel contenimento dei contagi nella nostra regione. Questo appare più evidente se ci confrontiamo con altre regioni d’Italia rimaste invece sempre in zona gialla.

Figura 1. Nuovi positivi al SARS-Cov2 nell’ultimo mese – Numero per 100mila abitanti – Regioni italiane

fig1 appr voller 29gen

Sarà importante adesso monitorare gli effetti del ritorno alla zona gialla, avvenuto in Toscana subito dopo il periodo di festività natalizie, che ha previsto la riapertura di bar e ristoranti fino alle 18 del pomeriggio, il probabile ritorno in presenza di molte attività lavorative svolte fino a quel momento in smart working, oltre alla ripresa delle lezioni in presenza (al 50%) per gli studenti delle scuole secondarie di II grado. È attesa inoltre una maggiore mobilità interna (gli spostamenti verso le altre regioni restano sospesi, se non per comprovate necessità), grazie alla possibilità di spostarsi in comuni diversi da quello di residenza.

Dall’8 al 28 gennaio, la media settimanale di nuovi positivi è scesa da 82,3 per 100mila abitanti della settimana 8-14 gennaio a 75,7 per 100mila della settimana 15-21 gennaio, per poi risalire a 90,4 per 100mila in quella appena trascorsa. Difficile dire se si tratti di un inizio di una nuova risalita della curva o di lievi oscillazioni del trend, per questo è necessario mantenere alta l’attenzione per non rischiare di dover reintrodurre misure di limitazione più stringenti.
Questo leggero rialzo sembra essere generalizzato nella popolazione, con la sola fascia d’età compresa tra i 3 e i 5 anni che mostra un trend in aumento più ripido delle altre (figura 2). Vediamo invece come nella settimana precedente, la diminuzione dell’incidenza era stata sostenuta da una forte riduzione dell’incidenza tra i toscani di 85 o più anni, balzata in alto tra l’8 e il 14 gennaio. Abbiamo più volte ribadito l’importanza di limitare il più possibile i contagi in questa fascia d’età, la più vulnerabile agli effetti fatali del virus.

Figura 2. Nuovi positivi per classe d’età – Numero per 100mila abitanti – Toscana

fig2 appr voller 29gen
Dalla scorsa settimana sono state modificati i criteri per l’individuazione dei positivi al SARS-Cov2, introducendo la possibilità di confermare il positivo non solo tramite tampone molecolare, ma anche tramite solo tampone rapido antigenico di terza generazione (per le altre tipologie di tampone rapido rimane invece la necessità di conferma del sospetto positivo con tampone molecolare).
Cambia quindi il trend degli indicatori relativi ai tamponi e alla percentuale di positivi tra questi e, di fatto, il dato attuale è poco confrontabile con quello antecedente alle modifiche dei criteri.

Nell’ultima settimana la Toscana ha eseguito mediamente 13.760 tamponi giornalieri (molecolari o antigenici rapidi), pari a 2.588 per 100mila abitanti, poco sotto la media italiana di 2.871 per 100mila.
L’area con più test rispetto alla popolazione residente è ancora una volta quella nord orientale, potremmo quindi essere portati a pensare che il maggior numero di tamponi eseguiti abbia contribuito ad una maggiore emersione di contagi in quelle regioni. Va segnalato, invece, che in quelle regioni si osserva comunque una percentuale di nuovi positivi sulle persone testate con tampone diagnostico, esclusi quindi i tamponi di controllo per verificare le guarigioni, più alta rispetto al resto d’Italia. In Toscana nell’ultima settimana abbiamo avuto 8,4 nuovi positivi ogni 100 test diagnostici (4° regione in Italia), a fronte del 15,7% in Italia e del 78,6% della P.A. di Bolzano, il 55% della P.A. di Trento o il 37,9% del Veneto.


Figura 3. Tamponi (molecolari e/o rapidi) nell’ultima settimana – Numero per 100mila abitanti – Regioni italiane

fig3 appr voller 29gen

Prosegue, pur lentamente, l’alleggerimento della pressione sugli ospedali. Nell’ultimo mese siamo passati dai 1.054 pazienti ricoverati del 28 dicembre ai 772 del 28 gennaio (-27%). Ricordiamo che a metà novembre, avevamo raggiunto il picco della seconda ondata, con 2.101 persone ricoverate.
La Toscana è tra le quattro regioni che hanno diminuito maggiormente il numero di ricoverati rispetto alla popolazione residente, con una riduzione di circa 7,1 pazienti ogni 100mila abitanti (figura 4). Nello stesso periodo in Italia la riduzione è stata del 5,3 per 100mila. In controtendenza, rispetto alla generale riduzione, troviamo 5 regioni, in particolare Umbria, Sicilia e Marche, che mostrano aumenti più consistenti dei pazienti ricoverati in reparti Covid19.


Figura 4. Persone ricoverate in reparti Covid19, differenza nell’ultimo mese – Saldo di persone ricoverate per 100mila abitanti – Regioni italiane

fig4 appr voller 29gen
Considerazioni analoghe valgono per l’impegno delle terapie intensive. Dopo aver raggiunto il picco di 298 posti letto occupati a metà novembre in Toscana, il numero è sceso a 164 il 28 dicembre, fino a raggiungere i 100 attuali. Nell’ultimo mese quindi la riduzione è stata del 39%. Ci manteniamo ben al di sotto della soglia ministeriale di allerta fissata al 30% dei posti letto disponibili, considerando che è di circa 550 la disponibilità in regione.
La riduzione osservata in Toscana è seconda solo a quella del Veneto (figura 5). Sono 1,53 pazienti ricoverati in meno ogni 100mila abitanti nell’ultimo mese, a fronte di una media italiana di 0,44 per 100mila. Vediamo come, anche in questo caso, vi siano però segnali di aumento in diverse regioni, Valle d’Aosta, Umbria, Sicilia e Puglia in particolare.


Figura 5. Persone ricoverate in reparti di terapia intensiva Covid19, differenza nell’ultimo mese – Saldo di persone ricoverate per 100mila abitanti – Regioni italiane

fig5 appr voller 29gen
Contestualmente alla riduzione della pressione sugli ospedali si osserva l’aumento delle persone considerate guarite dalla malattia, dimesse dal ricovero senza più sintomi, con risultato negativo al tampone di controllo o per il trascorrere dei giorni senza sintomi necessari. La Toscana si conferma la seconda regione per percentuale di persone dichiarate già guarite dalla malattia in questa seconda ondata (dal 1° settembre a oggi), pari al 91,6%, a fronte della media italiana del 77,6% (figura 6).
Abbiamo ricordato negli scorsi approfondimenti, e sottolineiamo ancora una volta, il ruolo che potrebbero aver giocato le modifiche introdotte nei criteri per considerare un paziente come guarito dal Covid19 (riduzione da due a un solo tampone negativo, presenza di più giorni senza sintomi anche senza un risultato negativo al tampone). La capacità di contatto con i servizi e la tempestività nell’invio dei referti, infatti, possono aver favorito le regioni con servizi sanitari più efficienti e tempestivi.

Figura 6. Persone guarite dal Covid19 nella seconda ondata (dal 1° settembre 2020) – Numero per 100 positivi emersi – Regioni italiane

fig6 appr voller 29gen

Infine, abbiamo più volte ricordato nei report delle settimane scorse, la maggior mortalità che ha contraddistinto la seconda ondata rispetto a quella di marzo-aprile 2020, in tutto il paese, in particolare in quelle regioni che durante la prima ondata erano state probabilmente protette dall’introduzione del lockdown a livello nazionale.
In Toscana alla fine di giugno si contavano 1.100 decessi, avvenuti in gran parte tra marzo e la prima parte di maggio, mentre nei 5 mesi da settembre a oggi sono purtroppo decedute 3.004 persone, quasi il triplo.
La situazione prosegue a migliorare leggermente, ma molto lentamente, con una curva dei decessi che tende ad abbassarsi, con il ritardo di circa due settimane che abbiamo imparato ad osservare rispetto a quella dei nuovi contagi. Proprio per questo però, vista la stabilità dei contagi da circa 3 settimane, ci aspettiamo che anche i decessi tendano a stabilizzarsi su questi valori nelle settimane che seguiranno a breve.
Dal 28 dicembre i deceduti in Toscana sono stati 13,8 per 100mila abitanti, a fronte di una media italiana di 24 per 100mila (figura 7). A conferma di quanto detto inizialmente, l’area più colpita è ancora una volta quella nord orientale del paese, le regioni che hanno avuto recentemente un maggior numero di contagi nella popolazione (Friuli V.G., Veneto in primis).


Figura 7. Persone decedute per Covid19 nell’ultimo mese – Numero per 100mila abitanti – Regioni italiane

fig7 appr voller 29gen
Conclusione
I dati degli ultimi 30 giorni ci consegnano ancora la Toscana come la regione con il più basso tasso medio per 100.000 di casi positivi al Sars Cov-2 in Italia. Nell’ultima settimana stiamo assistendo ad un incremento di circa il 25% dei casi rispetto alla settimana precedente, frutto molto probabilmente della permanenza per la terza settimana in zona gialla e della maggiore e conseguente mobilità sul territorio della popolazione toscana dovuta alla riapertura delle attività commerciali ed al ritorno in presenza sui luoghi di lavoro. Questo però non sta portando la nostra regione in una zona di criticità, rimanendo sempre molto al di sotto del tasso medio settimanale italiano (la terzultima regione).
Per ora non si nota un aumento delle positività nell’età scolare, tranne che nella fascia 3-5 anni, che sappiamo gioca un ruolo nella trasmissione dell’infezione assai limitato nei confronti ad esempio della fascia adolescenziale. In questa fase sembrano essere la fascia d’età adulta e matura a sostenere (20-45 anni) l’incremento totale descritto e quindi un richiamo di maggiore attenzione alla frequentazioni sociali e sui luoghi di lavoro al distanziamento ed al corretto mascherina pare necessario.
Per un maggior controllo della circolazione del virus si sono ormai avviate da giorni le campagne Territori e Scuole Sicure promosse ed organizzate da Regione Toscana tramite l’assessorato alla Salute e assessorato all’Istruzione con la collaborazione attiva di Asl, Anci, Upi, Ars e delle più importanti organizzazioni di volontariato. Il compito è per la prima di provare a “spengere” eventuali focolai che possono nascere in comuni di media e piccola dimensione, intervenendo entro tre giorni dall’emersione del problema attraverso uno screening di massa utilizzando test antigenici di terza generazione, l’altra è una campagna di monitoraggio continuativa su di un campione di studenti di tutti gli istituti di scuola secondaria della nostra regione utilizzando gli stessi tipi di test. Sono 5 i comuni sottoposti a screening in 20 giorni ed un buon numero di scuole che hanno avviato la campagna.
Non sappiamo se queste azioni (ed i dati mostrati) basteranno nelle prossime settimana a mantenere la regione in zona gialla, perché il contenuto aumento dei casi potrebbe portare, attraverso la sua quota sintomatica, l’indice di contagiosità RT sopra 1.
Il tasso per 100.000 dei ricoveri totali in Toscana continua a scendere, anche se molto lentamente come abbiamo imparato a conoscere, a causa delle degenza media della malattia. Lo stesso andamento avviene anche per ricoveri in terapia intensiva, dove è apprezzabile il costante ritmo in discesa del numero di nuove ammissioni in quel reparto. Questi sono gli indicatori fondamentali assieme al numero di decessi per tenere sotto controllo gli effetti della diffusione della pandemia,e proprio il numero di decessi ha ricominciato a decrescere in Toscana in modo più forte che nelle altre regioni, questo è dovuto essenzialmente alla quota di over 70 anni che ogni giorno entrano a far parte della casistica degli infetti e che finalmente negli ultimi 15 giorni sta diminuendo.

Inutile sottolineare che ricoveri e decessi cominceranno decisamente a scendere quanto più la vaccinazione per il Covid-19, partita il 27 dicembre, avrà effetto sulla popolazione. La Toscana è la quarta regione per dosi somministrate in Italia: più di 75.000 tra operatori sanitari ed ospiti delle RSA (quasi il 13% del totale) sono stati vaccinati con la prima dose, mentre, tra questi, sono già più di 30.000 le persone che hanno goduto della vaccinazione completa (più di 5500 le persone ospiti delle RSA). In questo senso purtroppo lo stop alle forniture ha dato un brusco rallentamento al ritmo che il sistema sanitario regionale aveva impresso, ma rimane apprezzabile, a differenza di molte altre regioni, la scelta di aver nettamente privilegiato la vaccinazione degli ospiti delle RSA, luoghi colpiti dal contagio anche durante la seconda ondata.

La questione delle autorizzazioni (Astazeneca) e l’affacciarsi di molti vaccini in fase 3 con risultati promettenti ci fanno vedere con ottimismo al futuro in senso generale per l’uscita dalla pandemia, anche se purtroppo fanno rivedere i tempi in cui si potrà arrivare se non all’immunità di gregge almeno ad aver coperto tutte le fasce a rischio (anziani e malati cronici oltre a d alcune categorie professionali).

Ci attendono almeno 4 mesi di dura lotta contro il virus nel tentativo di convivere contemperando necessità assolute di salute e di organizzazione sanitaria a quelle più strettamente legate al modo economico e produttivo. Una sfida non facile che ci potrebbe vedere ancora costretti ad usare limitazioni ad “elastico”. Il sistema regionale pare aver messo in campo uno sforzo non indifferente per contenere il contagio. Le prossime due settimane ci diranno molto per valutare ad esempio l’impatto complessivo dell’apertura delle scuole superiori.

In conclusione se nell’ultimo approfondimento di due settimane fa avevamo parlato delle 4 T (testare, tempestivamente, tracciare e trattare) e della V (vaccinare) ci pare opportuno inserire una S (sequenziamento), e quindi auspicare un incremento della possibilità di sequenziare il virus, un’azione che pare fondamentale per provare ad intercettare eventuali varianti più contagiose che stanno avendo un ruolo importante nella ripresa del contagio in UK e in altri paesi appartenenti alla Comunità europea.


A cura di: Fabio Voller, Francesco Profili, Simone Bartolacci, Marco Santini, Matilde Razzanelli, Agenzia regionale di sanità della Toscana

Per altri dati di dettaglio sulla situazione in Toscana, consulta la nostra piattaforma dati coronavirus:

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Lo stato dell’epidemia da Sars-Cov-2 in Toscana e in Italia nell’ultimo mese

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    box sezione tematica nuovo coronavirus

Sono stati i giorni dell’avvio della vaccinazione contro il Covid-19: in Toscana sono state vaccinate più di 65.000 persone, la quarta regione per tasso di somministrazione sulle dosi consegnate in tutta Italia.

Nell’ultimo mese la Toscana ha avuto il tasso di incidenza di nuovi positivi al SARS-Cov-2 più basso tra le regioni italiane, 348 nuovi casi ogni 100mila abitanti. Nello stesso periodo la media italiana è stata di 753 per 100mila e nella regione più colpita, il Veneto, si sono rilevati 1.899 nuovi casi per 100mila abitanti, più del doppio rispetto alla nostra regione (figura 1).
Questo risultato come già ripetuto è il risultato di una miscela di elementi: l’organizzazione del tracciamento dei casi voluto da parte della Regione con le centrali e l’inserimento in zona arancione prima e poi rossa, dalla metà di novembre fino in pratica alla fine del periodo delle festività natalizie, che ha limitato i movimenti e le aperture degli esercizi commerciali. Il Veneto, ad esempio, è rimasto invece sempre in zona gialla fino al 24 dicembre, quando sono intervenute le misure comuni a tutto il territorio nazionale.
Altri fattori possono ovviamente aver giocato un ruolo nel determinare una differenza così netta tra le due regioni, osservando la mappa dell’Italia, infatti, è evidente che le maggiori criticità non hanno riguardato solamente il Veneto, ma in generale tutta l’area nord orientale del paese, dall’Emilia Romagna al Friuli Venezia Giulia (figura 1).

Figura 1. Nuovi positivi al SARS-Cov2 nell’ultimo mese – Numero per 100mila abitanti – Regioni italiane

appr 15 gen fig1
Nello stesso periodo in Toscana sono stati eseguiti 6.774 tamponi molecolari ogni 100mila abitanti, media italiana pari a 6.307 per 100mila (figura 2). Tra questi non rientrano i test antigenici rapidi, che nell’ultimo mese sono stati mediamente 3.600 ogni giorno (8.800 invece i tamponi molecolari eseguiti ogni giorno). Fino ad ora questi test non rientrano nel conteggio totale dei tamponi effettuati e la conferma di un’eventuale positività doveva avvenire comunque da tampone molecolare. Proprio in questi giorni il Ministero della Salute ha diramato nuove indicazioni, che equiparano i test antigenici rapidi di terza generazione ai tamponi molecolari e quindi, d’ora in avanti, questa tipologia di test (di terza generazione) potranno essere conteggiati tra i numeri totali di monitoraggio della Protezione Civile.

Figura 2. Tamponi molecolari nell’ultimo mese – Numero per 100mila abitanti – Regioni italiane

appr 15 gen fig2

*il dato negativo del Piemonte dipende da errori nell’invio dei dati alla Protezione Civile nel periodo preso in considerazione, la stima del valore corretto dovrebbe essere 3.960 per 100mila.


L’area con più test rispetto alla popolazione residente è ancora una volta quella nord orientale, potremmo quindi essere portati a pensare che il maggior numero di tamponi eseguiti abbia contribuito ad una maggiore emersione di contagi in quelle regioni. Va segnalato, invece, che in quelle regioni si osserva comunque una percentuale di nuovi positivi sulle persone testate con tampone molecolare diagnostico, esclusi quindi i tamponi di controllo per verificare le guarigioni, più alta rispetto al resto d’Italia. In Toscana nell’ultimo mese abbiamo avuto 14,6 nuovi positivi ogni 100 test diagnostici (6° regione in Italia), a fronte del 30,3% in Italia e del 69,5% e 44,7% rispettivamente osservati in Veneto e Friuli Venezia Giulia, fortemente penalizzati però anche dal mancato computo dei test antigenici rapidi nei dati di monitoraggio, che condiziona il denominatore di questo indicatore.

Dalla metà di novembre a oggi in Toscana c’è stato un netto calo di contagi in tutte le fasce d’età, che è iniziato prima tra i più giovani (14-24 anni) e ha riguardato, nelle settimane successive, il resto della popolazione, compresa quella più anziana che sappiamo essere la più vulnerabile agli effetti del virus.
Il netto calo osservato nelle fasce giovanili, come detto nei report delle settimane scorse, è riconducibile alla quasi totale interruzione delle attività rivolte ai ragazzi e ai giovani, scolastiche in primis con l’introduzione della DAD, ma anche extra-scolastiche (sport, attività ricreative). Sul tema scuola altresì interessante come i tassi di contagio dei bambini e dei ragazzi in età scolare dell’obbligo, dopo un rialzo a cavallo dell’apertura dell’anno scolastico, hanno assistito ad una riduzione dei contagi, fornendo una prova, anche se non definitiva, di come le scuole possano essere luoghi sicuri se si organizza efficacemente tutto ciò che vi ruota intorno (trasporti e tracciamento). Torneremo nelle conclusioni su questo tema.
Occorre porre l’attenzione però sull’andamento del contagio proprio tra i grandi anziani, over84enni, che nelle ultime due settimane da segnali di ripresa.

Figura 3. Nuovi positivi per classe d’età – Numero per 100mila abitanti – Toscana

appr 15 gen fig3
Considerando, come detto, che tra gli over84ennisi rilevano i tassi più elevati di ospedalizzazione e decesso, un nuovo aumento dei contagi, specialmente tra gli anziani ospiti di RSA, avrebbe un peso rilevante sul totale dei carichi ospedalieri e dei decessi osservati in regione.

Nell’ultimo mese si è assistito ad un alleggerimento della pressione sugli ospedali, passando dai 1.370 pazienti ricoverati del 15 dicembre agli 855 del 14 gennaio (-38%). Ricordiamo che circa un mese prima, a metà novembre, avevamo raggiunto il picco della seconda ondata, con 2.101 persone ricoverate.
La Toscana è tra le quattro regioni che hanno diminuito maggiormente il numero di ricoverati rispetto alla popolazione residente, con una riduzione di circa 12 pazienti ogni 100mila abitanti (figura 4). Nello stesso periodo in Italia la riduzione è stata del 6,9 per 100mila, poco più della metà rispetto alla nostra regione. Dalla mappa italiana si nota come la riduzione sia stata generalizzata nel paese, ad eccezione di Marche, Sicilia e Friuli V.G., che hanno attualmente più persone ricoverate rispetto a un mese fa.

Figura 4. Persone ricoverate in reparti Covid19, differenza nell’ultimo mese – Saldo di persone ricoverate per 100mila abitanti – Regioni italiane

appr 15 gen fig4
Considerazioni analoghe valgono per l’impegno delle terapie intensive. Dopo aver raggiunto il picco di 298 posti letto occupati a metà novembre in Toscana, il numero è sceso a 214 il 15 dicembre, fino a raggiungere i 132 attuali. Nell’ultimo mese quindi la riduzione è stata, come per i ricoveri totali, del 38%. Siamo ben al di sotto della soglia ministeriale di allerta fissata al 30% dei posti letto disponibili, considerando che è di circa 550 la disponibilità in regione.
La riduzione osservata in Toscana è seconda solo a quella della Valle d’Aosta (figura 5). Sono circa 2 pazienti ricoverati in meno ogni 100mila abitanti nell’ultimo mese, a fronte di una media italiana di poco inferiore all’1 per 100mila. Vediamo come, anche in questo caso, vi siano però segnali di aumento in diverse regioni.

Figura 5. Persone ricoverate in reparti di terapia intensiva Covid19, differenza nell’ultimo mese – Saldo di persone ricoverate per 100mila abitanti – Regioni italiane

appr 15 gen fig5
Contestualmente alla riduzione della pressione sugli ospedali si osserva l’aumento delle persone considerate guarite dalla malattia, proprio perché dimesse dal ricovero senza più sintomi o per il risultato negativo al tampone di controllo. In questa seconda ondata, da settembre a oggi, la Toscana è la regione con la più alta percentuale di persone dichiarate già guarite dalla malattia, pari al 91,3%, a fronte della media italiana del 71,8% (figura 6).
Le varie modifiche introdotte nei criteri per considerare un paziente come guarito dal Covid19 (riduzione da due a un solo tampone negativo, presenza di più giorni senza sintomi anche senza un risultato negativo al tampone) possono in parte aver condizionato l’andamento di questo indicatore da regione a regione. La capacità di contatto con i servizi e la tempestività nell’invio dei referti, infatti, possono aver giocato un ruolo importante, a vantaggio dei servizi sanitari regionali più efficienti e tempestivi.


Figura 6. Persone guarite dal Covid19 nella seconda ondata (dal 1° settembre 2020) – Numero per 100 positivi emersi – Regioni italiane

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Infine, la mortalità per Covid19. Come più volte ricordato nei report delle settimane scorse, la seconda ondata ha comportato un numero di decessi notevolmente maggiore rispetto a quella di marzo-aprile 2020, in tutto il paese, in particolare in quelle regioni che durante la prima ondata erano state probabilmente protette dall’introduzione del lockdown a livello nazionale.
In Toscana alla fine di giugno si contavano 1.100 deceduti, mentre da settembre a oggi sono purtroppo decedute 2.790 persone, più del doppio.
Nell’ultimo mese la situazione ha cominciato, pur lentamente, a migliorare, con una curva dei decessi che tende ad abbassarsi, con il ritardo di circa due settimane che abbiamo imparato ad osservare rispetto a quella dei nuovi contagi.
Dalla metà di dicembre i deceduti in Toscana sono stati 17,3 per 100mila abitanti, a fronte di una media italiana di 23,9 per 100mila (figura 7). A conferma di quanto detto inizialmente, l’area più colpita è ancora una volta quella nord orientale del paese, le regioni che hanno avuto recentemente un maggior numero di contagi nella popolazione (Friuli V.G., Veneto in primis).

Figura 7. Persone decedute per Covid19 nell’ultimo mese – Numero per 100mila abitanti – Regioni italiane

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In conclusione se ci concentriamo sui dati degli ultimi 30 giorni (addirittura 40) la Toscana risulta essere la regione, che rispetto alle altre, mostra i migliori dati nei classici indicatori della diffusione dell’epidemia di Sars Cov 2 e di Covid 19. Il tasso di casi giornalieri calcolato sulla popolazione residente è stabilmente il più basso in Italia dal 28 dicembre (il secondo più basso dal 14 dicembre), E questo avviene mantenendo un numero di tamponi effettuati tra i più alti in Italia, soprattutto se ponderato su ogni caso positivo scoperto.
Questo ha permesso di indirizzare la capacità di testing verso campagne organizzate da Regione Toscana in collaborazione con ASL, ANCI, UPI, le principali associazioni di volontariato e con il supporto metodologico di ARS Toscana, volte a monitorare l’andamento dei contagi in luoghi specifici come la scuola secondaria superiore (campagna “Scuole sicure”), che è stata riaperta in presenza al 50% dall’11 gennaio, o su quei piccoli comuni che evidenziano particolari criticità (campagna “Territori sicuri”).
La campagna regionale “Scuole sicure”, lo ricordiamo, si articola su un campione di scuole secondarie (15.000 studenti di circa 150 istituti di scuola secondaria), e si prefigge l’obbiettivo non di screening totale della popolazione studentesca, bensì di tenere sotto osservazione un campione di studenti attraverso la ripetizione di test antigenici rapidi in modo da poter intercettare sul nascere eventuali campanelli di allarme di ripresa dell’epidemia in quei luoghi.

Non sappiamo se queste azioni (ed i dati mostrati) basteranno nelle prossime settimana a mantenere la regione in zona gialla perché i casi si mantengono in una sostanziale stabilità durante l’ultimo mese (non si riducono né aumentano) portando l’indice di contagiosità RT verso 1, soglia oltre la quale avviene l’inserimento all’interno della zona arancione. Non riportiamo ancora una volta i dubbi, che abbiamo espresso in precedenti approfondimenti, sul sistema di monitoraggio del Ministero. Basti ricordare che utilizzando solo l’Rt come criterio dirimente nel posizionamento all’interno delle regioni, situazioni epidemiche critiche come quelle del Veneto (oltre 400 casi giornalieri per 100.000) siano state privilegiate rispetto a quella della Toscana (vedi Italia in zona rossa durante le feste: luci e ombre del sistema di monitoraggio “a semaforo”).

A differenza della media italiana, nelle ultime 7 settimane i ricoveri totali in Toscana continuano a diminuire, molto lentamente, come abbiamo imparato, a causa delle degenza media della malattia. Lo stesso andamento avviene anche per ricoveri in terapia intensiva. Ovviamente non siamo in presenza di uno svuotamento dei reparti Covid cosi come si evidenziò durante il periodo estivo e quindi il livello di guardia deve rimanere alto: un’eventuale forte ripresa dei casi metterebbe altrettanto velocemente sotto stress le strutture ospedaliere.

Il numero di decessi ha smesso di decrescere e rimane stabile nelle ultime 3 settimane (in Italia è in ripresa), questo è dovuto essenzialmente alla quota di over 70 anni che ogni giorno entrano a far parte della casistica degli infetti; l’analisi per classe d’età ha mostrato in particolare la criticità negli over 85. Tutto questo porterà probabilmente ad avere un effetto sulla mortalità generale per tutte le cause, che si chiuderà verosimilmente alla fine dell’anno, con un più 10% (Italia più 20%) rispetto al quinquennio precedente, con la mortalità attribuibile direttamente al Covid che spiega quasi l’80% dell’eccesso dei decessi (vedi Eccessi di mortalità nella seconda ondata Covid-19: l'aggiornamento ISTAT e ISS al 30 novembre 2020).

Inutile sottolineare che ricoveri e decessi cominceranno decisamente a scendere quanto più la vaccinazione, partita il 27 dicembre, avrà effetto sulla popolazione. Anche in questo ambito la Toscana sta efficacemente somministrando i vaccini e velocemente secondo le quote assegnateli dal livello centrale. Apprezzabile, a differenza di molte altre regioni, la scelta di aver nettamente privilegiato la vaccinazione degli ospiti delle RSA, luoghi colpiti dal contagio anche durante la seconda ondata.
Aspettiamo adesso l’autorizzazione per il terzo vaccino, Atrazeneca, di facile conservazione rispetto ai due disponibili, Pfizer e Moderna, che avverrà a fine mese. Importante sarà capire soprattutto per quali classi di età ne verrà autorizzato l’utilizzo, e con quali dati definitivi di efficacia. Da questi elementi discenderanno molte delle decisioni da prendere: quali categorie professionali, dopo gli operatori sanitari, privilegiare, quali priorità utilizzare all’interno delle classi d’età già individuate, le più anziane, dal piano vaccinale regionale (pazienti con malattia cronica?), a seconda del vaccino da utilizzare.

Ovviamente il maggior movimento della popolazione, dovuto alla riapertura degli esercizi commerciali (compresi quelli di ristorazione anche se solo a pranzo), assieme al ritorno in presenza del mondo impiegatizio e quello in classe delle scuole superiori potranno contribuire al rialzo dei contagi. Lo sforzo che possiamo fare nei comportamenti (distanziamento, mani e mascherine) è quello di contribuire a mantenerlo contenuto. Dal punto di vista organizzativo il sistema pubblico e quello delle imprese private dovrebbe, a nostro parere, facilitare ed agevolare il largo utilizzo dello smart working; dal punto di vista della risposta del sistema sanitario se dovessimo assistere ad un aumento dei casi, il sistema di tracciamento implementato dalla nostra regione dopo la seconda ondata potrebbe risultare ancora essenziale per tenere sotto controllo l’aumento.
Mancano pochi mesi a questo punto, la luce in fondo al tunnel continua ad avvicinarsi.


A cura di: Fabio Voller, Francesco Profili, Simone Bartolacci, Marco Santini, Matilde Razzanelli, Agenzia regionale di sanità della Toscana

Per altri dati di dettaglio sulla situazione in Toscana, consulta la nostra piattaforma dati coronavirus:

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La luce in fondo al tunnel della pandemia: cosa fare per uscirne più velocemente

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Domani si chiude l’annus horribilis del Covid 19: la campagna di vaccinazione, con il primo vaccino disponibile, è iniziata pochi giorni fa in tutta Europa, ci affacciamo al nuovo anno con una rinnovata speranza di aver trovato la soluzione definitiva al diffondersi dell’epidemia.  Cerchiamo quindi di capire con quali dati chiudiamo quest’anno in Toscana e cosa ci aspetta nei prossimi mesi. 
È indubbio che la situazione in Toscana, rispetto al contesto nazionale, sia assolutamente migliore, per l’effetto combinato delle misure di limitazione che si sono succedute con i vari Dpcm di ottobre e novembre e delle misure di correzione che la Regione ha messo in atto, con potenziamento del tracciamento innanzitutto.
Premettiamo che in questi giorni di festività è più complicato leggere il reale andamento dei dati per la diminuzione dei tamponi effettuati: la minore domanda che arriva dalla popolazione si somma anche alla ridotta capacità del sistema di processare i tamponi. A questo va aggiunto il dato dei test antigenici rapidi il cui massiccio utilizzo, sopratutto in alcune regioni come Lazio e Veneto, non permettono una lettura chiara del rapporto tra positivi e testati. 

La figura successiva confronta l’andamento medio settimanale dei tassi di incidenza dei nuovi positivi per 100mila abitanti della Toscana e dell’Italia, dall’inizio dell’epidemia: la Toscana che a ottobre era in difficoltà anche nel confronto con la media italiana vede una forte diminuzione dei tassi in tutte le settimane di novembre e di dicembre, con una decrescita molto più sostenuta di quella italiana. Nella figura riportiamo anche i dati della Regione Veneto che in questa fase pare essere la regione che contribuisce principalmente all’andamento nazionale quanto a contagi. Riteniamo che qualcosa dovrà essere ripensato per quanto riguarda il sistema di monitoraggio del Ministero che ha sistemato questa regione nei colori a minor rischio concorrendo di fatto ad una maggiore circolazione del virus.

Figura 1: Tasso di incidenza settimanale dei nuovi positivi al Sars Cov 2. Valori x100.000 abitanti. Toscana Veneto ed Italia, marzo-dicembre 2020.
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Dobbiamo rilevare che la Toscana, nonostante sia stata notevolmente più colpita da questa seconda ondata rispetto alla prima, è stabilmente tra le 3 regioni con minor tasso di nuovi positivi nelle ultime 4 settimane ed è così oramai rientrata su valori simili alla media italiana, come testimoniano anche le due figure sottostanti riferite ai dati di contagiosità per Sars Cov2 suddivisi per prima ondata (marzo- agosto) e seconda ondata dell’epidemia (1 settembre ad oggi), per regione. Sono di nuovo le regioni del nord Italia nella seconda ondata, come nella prima, a detenere il primato dei tassi di nuovi positivi, anche se la differenza con il sud ed il centro Italia è adesso meno contenuta. 

Figura 2. Tasso di incidenza dei nuovi positivi al Sars Cov 2. Valori x100.000 abitanti. Regioni italiane e media italiana, prima e seconda ondata.
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La percentuale di nuovi positivi tra le persone testate è scesa sotto al 15% nell’ultima settimana in Toscana, dopo aver raggiunto il picco del 29% un mese fa. In Italia si attesta al 27%. Non rientrano in questo calcolo i tamponi rapidi antigenici, per i quali al momento non conosciamo l’esito (negativo o positivo confermato da tampone molecolare) e questo limita anche il confronto tra regioni, avendo ognuna politiche diverse per l’esecuzione di questi test. Ricordiamo che sotto il 10% è la soglia che ci permette di affermare che oltre per i casi anche il tracciamento dei contatti è stato svolto in modo del tutto soddisfacente. Un obbiettivo quindi vicino.

Figura 3. Percentuale di nuovi positivi Sars Cov 2 tra le persone testate. Toscana e Italia, aprile-dicembre 2020.
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Dal punto di vista territoriale, ricorrendo al livello di rischio basato sull’incidenza di nuovi casi e l’andamento di aumento o diminuzione rispetto alla settimana precedente, negli ultimi 7 giorni tutte le zone socio sanitarie toscane sono uscite dal livello di rischio massimo, e sono praticamente al livello più basso. Oramai esistono pochissimi comuni toscani con un rischio alto. 
La classifica per comune vede nelle ultime settimane l’emergere di un focolaio all’Isola d’Elba per la quale la regione ha approntato una campagna di screening di massa attraverso utilizzo dei test antigenici molecolari che si è avviata proprio ieri.

L’età media dei nuovi contagiati dal Sars Cov 2, dopo il forte abbassamento nei mesi estivi, ha continuato ad aumentare settimana dopo settimana, raggiungendo oramai quasi i 50 anni.

L’aumento dell’età media, più che all’incremento dell’incidenza tra gli anziani (che si mantengono invece stabili o in diminuzione nell’ultima settimana), è dovuto alla forte diminuzione dei nuovi contagi nelle fasce d’età giovanili (dai 14 ai 24 anni soprattutto), come rappresentato in figura 4. Già dalla prima settimana di novembre, infatti, i nuovi positivi in queste fasce d’età hanno subito una forte diminuzione, in seguito all’introduzione della DAD (24 ottobre), all’interruzione delle attività extra-scolastiche e sportive e alla contestuale chiusura dei locali serali, mentre gli altri trend hanno continuato lentamente a salire, fino alla diminuzione osservata dell’ultima settimana.

Come detto, la buona notizia è rappresentata dalla diminuzione dell’incidenza anche tra gli over65 e gli over85, che sappiamo essere i più suscettibili alle manifestazioni cliniche più severe del virus anche se purtroppo pesano ancora piuttosto considerevolmente dal punto di vita dei numeri assoluti. 

Figura 4. Nuovi positivi settimanali per classe d’età, valori per 100mila abitanti. Toscana, settembre-dicembre 2020.

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Di assoluto interesse sono i dati relativi ai bambini in età scolare frequentanti le scuole elementare e medie che hanno quasi sempre continuato a frequentare: come vedete dopo la fase della riapertura a settembre i tassi d’infezione diminuiscono allineandosi alla media regionale, si intuisce quindi che la minor circolazione e la chiusura delle attività ludiche hanno avuto l’impatto di far scendere i tassi di contagiosità facendo intravedere come la scuola sia stato un luogo sicuro.

La forte diminuzione dei giovani contagiati, rispetto agli anziani, contribuisce a spiegare l’andamento della casistica dei nuovi postivi per stato clinico (da asintomatico al decesso) manifestato al momento del tampone (figura 5). In generale la riduzione degli asintomatici è stata comunque compensata da un aumento della casistica che hanno manifestato sintomi paucisintomatici. 

Figura 5. Nuovi casi positivi al Sars Cov 2 per stato clinico iniziale. Valori percentuali. Toscana, febbraio-dicembre 2020.
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Cominciano ad aumentare notevolmente anche le persone guarite, essendo ormai passate diverse settimane dall’inizio della seconda ondata. Oltre al tempo che passa, hanno inciso poi anche le modifiche nei criteri di individuazione delle guarigioni. È sufficiente adesso un solo tampone negativo o 21 giorni trascorsi dalla prima positività per essere considerati guariti e, come detto, la regione si mantiene stabile su circa 10mila tamponi molecolari di controllo giornalieri.
Tutto ciò sta contribuendo a snellire le procedure e far abbassare il numero di toscani attualmente positivi. Ma è proprio sulla capacità di “liberare” coloro che sono risultati positivi al Sars Cov 2 (con nessun e pochi sintomi) che si registra uno dei miglioramenti del sistema sanitario toscano, evidente se si raffrontano le classifiche per regioni suddivise ancora una volta tra “prima” e “seconda” ondata. Come si può vedere dalla figura 6la Toscana diventa la prima regione nella seconda ondata per soggetti guariti dall’infezione.

Figura 6. Percentuale di guarigione sul totale di positivi al Sars Cov 2.  Regioni italiane e media italiana, prima e seconda ondata.
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Per quanto riguarda gli ospedali, la nostra regione ha ormai superato il picco di questa seconda ondata e da più di 1 mese le persone ricoverate in reparti Covid hanno cominciato a diminuire (figura 7). Il tasso di ricovero in Toscana, durante la seconda ondata, è stato sempre più basso rispetto a quello italiano, ma la forbice si allarga mano a mano che passano le settimane a favore della nostra regione. I ricoverati totali in Toscana dopo aver raggiunto il loro picco con quasi 2.100 ricoveri sono scesi a circa intorno a 1000. Durante questi giorni di festività è più complicato leggere questi i dati.

Figura 7 Posti letto occupati in reparti Covid10. Valori per 100mila abitanti. Toscana e Italia, febbraio-dicembre 2020.  
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L’età media dei ricoveri è costantemente sopra i 70 anni e sta raggiungendo i 75 nell’ultima settimana.
Per quanto riguarda le terapie intensive, al loro giorno di picco, hanno raggiunto i 298 posti letto occupati, come durante il picco di inizio aprile scorso, mentre adesso sono circa 160. 
Sicuramente anche nella seconda ondata la Toscana si caratterizza per un tasso mediamente più alto di ricorso alla terapia intensiva e, come si può osservare dalla Figura 8, questo sembra essere del tutto slegato dal diffondersi dell’epidemia nei territori: ci sono regioni in cui i tassi di positività sono bassi ed è alto il ricorso alla terapia intensiva (Umbria, Sardegna, Toscana), mentre è vero anche il contrario (Veneto, Campania). Infine per Val d’Aosta, Liguria, Piemonte e Lombardia la quantità di casi che emerge nei territori rispecchia anche la maggior gravita clinica. Criteri clinici ed organizzativi coabitano e competono nell’utilizzo delle TI.

Figura 8. Posti letto occupati in reparti Covid19 di Terapia Intensiva. Valori per 100mila abitanti. Regioni italiane e media italiana, prima e seconda ondata.  
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Come atteso, sulla base dell’andamento dell’epidemia delle settimane precedenti, è cominciata la decrescita del numero di decessi medi settimanali come mostra la figura dei tassi medi riportata qui sotto.
La decrescita ha cominciato ad essere più marcata anche rispetto all’Italia (Figura 9) e ci aspettiamo per le prossime 2 settimane di assistere ad un plateau di mortalità con in media 15 decessi al giorno.

Figura 9. Tasso settimanale di mortalità Covid19. Valori x100.000 abitanti. Toscana e Italia, febbraio-dicembre 2020. 
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L’impatto sulla mortalità di questa seconda ondata, rispetto alla prima, è stato maggiore in Toscana. Come per gli ospedali, anche l’impatto della mortalità è maggiore nelle regioni che nella prima fase erano state probabilmente preservate dal lockdown nazionale, che aveva fatto sì che i decessi nazionali provenissero da poche regioni del Nord, Lombardia principalmente. Stavolta i tassi, eccetto la Val d’Aosta che è purtroppo completamente “fuori scala” rispetto alle altre regioni, sono più omogenei e sono molte le regioni che si posizionano tra 40 e 120 deceduti per 100.000 abitanti. La Toscana è tra queste (figura 10).

L’età media dei deceduti toscani nelle ultime due settimane è stata sempre sopra gli 80 anni, dal 10 ottobre in poi ha oscillato da 82,3 anni a 84,8 anni nella settimana in cui ha raggiunto il valore più alto.

Figura 10. Tasso di mortalità Covid19. Valori x100.000 abitanti. Regioni italiane e media italiana, prima e seconda ondata. 
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Conclusioni
Il nuovo anno rappresenta un punto di svolta fondamentale alla lotta alla diffusione del virus: l’inizio della campagna vaccinale che riguarda in primis gli operatori sanitari ma che soprattutto coinvolgerà la quasi totalità degli ospiti delle Rsa e progressivamente la popolazione over 80 anni, ci aspettiamo abbia un impatto immediato sulla diminuzione del numero dei malati gravi ed in particolare del tasso di mortalità. Per vedere un impatto sulla diminuzione della circolazione del virus dovremo aspettare che la vaccinazione veda coinvolta una quota di persone più ampia. Questo momento di maggior vaccinazione, nella migliore delle prospettive, potrebbe combaciare con il periodo in cui anche le condizioni metereologiche e l’innalzamento delle temperature daranno una ulteriore spinta alla minore diffusione del virus.

Fondamentale però che nei prossimi mesi si riesca a mantenere basso il livello del contagio: la Toscana combinando il rinforzo ed il totale recupero del tracciamento dei casi con le limitazioni dovute al posizionamento nella zona rossa ed arancione si caratterizza da ormai oltre un mese per essere la seconda regione con il tasso d’incidenza dei casi più basso di tutta Italia, un risultato non banale che va salvaguardato e non disperso.
Le due campagna di screening “territori e scuole sicure” volute da Regione Toscana ed in particolare dall’Assessorato alla Salute vanno nella direzione di utilizzare tutta la capacità di testing in quei comuni, soprattutto di medie e piccole dimensioni, che evidenzieranno settimana per settimana le maggiori criticità rispetto alla diffusione del virus; parallelamente una campagna di test ripetuti settimana per settimana sulle scuole  medie superiori che si apprestano a riaprire dal 7 gennaio, cercheranno di aiutarci nell’ intercettare fin dall’inizio eventuali segnali di ripresa della circolazione del virus che immancabilmente si potrebbero evidenziare in corrispondenza del maggior movimento dei ragazzi sul territorio. 

Quindi campagne pro attive alla ricerca del virus accanto all’efficace campagna di tracciamento diventano punti fondamentali su cui la regione punta in modo dichiarato per contrastare la minore circolazione del virus.

Il numero di decessi in termini assoluti purtroppo rappresenta ancora il punto dolente, ma finalmente l’andamento settimanale ha cominciato a decrescere, come detto, e più velocemente riusciremo a vaccinare la popolazione superiore agli 80 anni prima interromperemo la liturgia dei bollettini giornalieri che si concludono con questo triste dato.

Il frutto di questi dati positivi si concretizzerà anche nel continuare nel posizionamento della Regione all’interno della zona gialla secondo le disposizioni del sistema di monitoraggio voluto dal Ministero della Salute. Su questo sistema ci siamo già ampiamente espressi in modo critico e speriamo che misure statistiche maggiormente legate al reale momento epidemico che leregioni vivono vengano adottate.

Alla popolazione chiediamo l’ennesimo sforzo di attenzione con distanziamento e lavaggio delle mani, l’ennesimo sforzo economico per coloro che hanno dovuto interrompere il proprio lavoro, nella consapevolezza che in pochi mesi potremmo essere finalmente fuori da questo tunnel.



A cura di  F. Voller, F. Profili, S. Bartolacci, M. Razzanelli, M. Santini 


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L’epidemia in Toscana: indicatori del contagio sotto controllo. Il tentativo di prevenire la cosiddetta terza ondata

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Ci avviamo alla chiusura dell’anno, sono ormai passate 3 settimane da quando la Regione Toscana è stata posizionata, secondo il sistema di monitoraggio del Ministero della Salute, tra le regioni rosse ed una settimana da quando siamo tornati in zona arancione. È indubbio che la situazione in Toscana, rispetto al contesto nazionale, sia assolutamente cambiata, per l’effetto combinato delle misure di limitazione che si sono succedute con i vari Dpcm di ottobre e novembre e anche delle misure di correzione che la Regione ha messo in campo in quest’ultimo mese e mezzo: potenziamento del tracciamento e ampliamento dei posti letto ospedalieri e negli alberghi sanitari.