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Clima 2025 in Toscana, i dati del Rapporto LaMMA richiedono strategie mirate

Data pubblicazione: 19 Marzo 2026

Il Rapporto “2025 dati climatici” in Toscana del Consorzio LaMMA  è stato presentato il 16 marzo 2026, presso la sede della Regione Toscana. I dati descrivono in modo chiaro come il clima della nostra regione stia cambiando in modo significativo negli ultimi decenni, seguendo un trend coerente con il riscaldamento globale.

Gli argomenti trattati in questa news:

 

Temperature in aumento come nel resto del pianeta

Il quadro che emerge è quello di una Toscana sempre più calda e soggetta a eventi estremi. Le temperature medie sono in costante aumento, con estati sempre più lunghe e intense e una maggiore frequenza di ondate di calore. Anche gli inverni risultano generalmente più miti, con una riduzione dei giorni freddi e delle gelate.

Il 2025 si conferma tra gli anni più caldi mai registrati in Toscana. Il dato regionale è coerente con il quadro italiano ed europeo: a livello globale il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, dopo il 2024 e il 2023. In Toscana, il 2025 è stato caratterizzato anche da precipitazioni complessivamente sopra la media (+20%), soprattutto nel nord della Regione (Nord +41%; Centro +11%; Sud + 10%).

Il 2025 è stato il quarto anno più caldo in Toscana dal 1955, con una media oltre i 15 gradi. Rispetto al periodo 1991-2020, il 2025 ha registrato una temperatura media superiore di 1,11°C. Confrontando il dato con la media del 1961-1990, l’aumento risulta invece ancora più evidente: +2,05°C.

Figura 1. Trend della temperatura in Toscana dal 1955 al 2025. Fonte: LaMMA, 2026.

Temperatura media annua 2025 lamma

Firenze è stata la città toscana con il maggior numero di giorni sopra i 39 gradi, con alcuni giorni anche sopra i 40 e i 41 gradi. L’area più critica della città è Novoli, dove in alcune zone manca totalmente il verde, con il risultato che nel giro di cinque chilometri si hanno due climi totalmente differenti, passando dal giardino di Villa Favard alla zona di via Gioberti.

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Precipitazioni sempre più concentrate

Il trend del riscaldamento è stato accompagnato anche da dati record sulle precipitazioni.

Per quanto riguarda le precipitazioni, il rapporto evidenzia un andamento più irregolare, non piove di meno, ma le piogge sono distribuite in modo diverso. Si alternano infatti lunghi periodi di siccità a episodi di precipitazioni molto intense e concentrate in poche ore o giorni, aumentando il rischio di alluvioni e frane.

Nel 2025, in Toscana è piovuto il 20% in più della media annuale. Tra gli eventi più significativi, ricordiamo le piogge eccezionali sulla Riviera Apuana, dove a Massa sono caduti oltre 2100 mm di pioggia, circa il 75% in più della media, le precipitazioni intense che hanno colpito Sesto Fiorentino e il bacino della Sieve e gli allagamenti e le bombe d’acqua all’isola d’Elba.

Figura 2. Surplus di piogge nel 2025. Fonte: Lamma, 2026.

percentuale di precipitazione 2025 lamma

Ad agosto è piovuto molto più del normale a Nord e a Sud della Toscana (+148% e +187%). Sulle aree centrali della regione è marzo il mese in cui è piovuto più della media (+92%). Giugno è invece il mese in cui è piovuto molto meno del normale.

Un altro aspetto importante riguarda la diminuzione della disponibilità idrica. L’aumento delle temperature accelera l’evaporazione e, insieme alla distribuzione irregolare delle piogge, mette sotto pressione risorse fondamentali come fiumi, falde e invasi. Questo ha conseguenze rilevanti per l’agricoltura, gli ecosistemi e la gestione dell’acqua.

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Le tendenze climatiche 2026 nel calendario mensile LaMMA

Il progetto “12 mesi di clima in Toscana” del Consorzio LaMMA descrive il clima della nostra regione e racconta in modo semplice come le stagioni cambieranno nel prossimo futuro rispetto ad oggi.

Per ogni mese del 2026 è stata elaborata una tendenza per il clima futuro con dati mensili di temperatura e pioggia per i 10 capoluoghi di provincia e una classifica mensile dei 3 anni più caldi e più freddi.

Inoltre, attraverso il calendario “12 mesi di clima in Toscana” il centro LaMMA ha sviluppato i possibili scenari del clima toscano nel 2050. Le proiezioni sono basate sullo scenario di riscaldamento intermedio SSP2-4.5, indicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change come la traiettoria più verosimile secondo le attuali politiche globali.

I risultati ipotizzano una maggiore frequenza di blocchi anticiclonici subtropicali, con un afflusso più frequente di aria calda dal Nord Africa. Questo porterebbe ad un raddoppiamento delle giornate sopra i 35 gradi. Non si tratterà solo di fenomeni più frequenti, ma anche più lunghi e intensi, specialmente in luglio e agosto. Questo vuol dire che dovremo ripensare anche gli spazi delle città: spazi ombreggiati, edifici pubblici e scuole più adatti alle ondate di calore, nuove attenzioni per chi vive e lavora all’aperto.

Cambiamenti previsti anche per la primavera: con temperature più alte e le fioriture delle colture mediterranee, come l’olivo, che potrebbero anticipare, aumentando il rischio in caso di gelate.

Tra gli altri cambiamenti previsti, ci sarà sicuramente una riduzione della neve del 40-50% in montagna, meno giorni di gelo e un settembre con caratteristiche quasi estive. I giorni di gelo, cioè con temperature minime inferiori a 0°C, diminuiranno sia in montagna che in pianura.

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Servono strategie mirate e riprogettazione urbana

I dati del Rapporto LaMMA confermano che anche in Toscana il clima sta cambiando ed è quindi fondamentale monitorare i cambiamenti per comprendere i rischi e supportare le politiche pubbliche. Il consorzio LaMMA evidenzia la necessità di strategie di adattamento, oltre che di mitigazione: pianificazione urbana più resiliente, gestione sostenibile delle risorse idriche, tutela del territorio e prevenzione dei rischi idrogeologici.

Infine, durante la presentazione del Rapporto è stato anche trattato il tema della riprogettazione urbana e delle polemiche che spesso ne derivano. Gli interventi fatti devono essere visti in prospettiva. È stato riportato l’esempio della situazione di viale Redi a Firenze dove sono stati abbattuti dei pini, in quanto vecchi e con un apparato radicale in superfice che li rendeva meno stabili alle raffiche di vento, mentre alberi diversi e più giovani, in pochi anni, possono offrire ombra e un contributo maggiore nell’assorbimento di CO2.

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Per approfondire