L’impatto COVID-19 sulla mortalità: gli ultimi aggiornamenti ISTAT e ISS


20/7/2020
Dall’inizio della pandemia, l’ISTAT e l’ISS mettono a disposizione i dati relativi alla mortalità generale e alla mortalità per COVID-19, per un set di comuni italiani che nel corso delle settimane è diventato via via più corposo e rappresentativo. In data 9 luglio l’ISTAT e l’ISS hanno ulteriormente aggiornato i dati dei decessi avvenuti nel 2020 e il confronto con quelli occorsi negli anni precedenti. Il terzo Rapporto presenta l’analisi della mortalità totale per il periodo dal 1 gennaio al 30 maggio e si riferisce a 7.357 comuni (93,1% dei 7.904 complessivi, per una copertura del 95% della popolazione residente in Italia).
In Figura 1 si riporta una descrizione suddivisa per regione e per mese delle variazioni percentuali dei decessi totali avvenuti nel 2020, rispetto alla media dei 5 anni precedenti. Le regioni del Nord, in particolare la Lombardia, mostrano sia a marzo che ad aprile i maggiori eccessi di mortalità totale. In Toscana nel mese di marzo l’eccesso di mortalità è stato del +14%, un dato simile al Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo, Sardegna e Puglia, ed è salito al +18% nel mese di aprile, periodo in cui la mortalità per COVID-19 è stata più alta. Nel mese di maggio, invece, in gran parte delle regioni italiane la mortalità generale è tornata ai livelli degli anni precedenti, se non a livelli più bassi, come avvenuto per i mesi di gennaio e febbraio. In Toscana i decessi di maggio 2020 sono più bassi del -7% rispetto alla media dei 5 anni precedenti. Anche in Lombardia l’eccesso di mortalità si riduce notevolmente e si attesta al +9%.

Figura 1: Variazioni percentuali della mortalità generale nel 2020, rispetto alla media del periodo 2015-2019. Regioni italiane
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A causa della forte concentrazione della diffusione della pandemia in determinate aree del territorio nazionale, i dati medi a livello regionale non danno conto dell’intensità drammaticamente elevata che tale fenomeno ha assunto in alcuni contesti specifici. Per questo motivo il livello di dettaglio territoriale più adatto a descrivere tale situazione è senz’altro quello provinciale. L’ISTAT e l’ISS hanno individuato tre principali fasce di diffusione (alta, media e bassa). Per quanto riguarda la prima fascia ad alta diffusione spiccano i dati drammatici di marzo della provincia di Bergamo (+574%), Cremona (+403%), Lodi (+376%). Tra le province toscane, solo quella di Massa-Carrara è stata classificata come area ad alta diffusione e presenta un eccesso di mortalità del +46% a marzo e del +19% ad aprile. Tutte le altre province sono rientrate nella fascia a media diffusione, ad eccezione di Livorno che è stata inserita nella terza fascia.

Figura 2: Variazioni percentuali della mortalità generale nel 2020, rispetto alla media del periodo 2015-2019. Province della Toscana
fig 2La provincia di Firenze ad aprile segna un eccesso del 31%, seguita da Prato e Pistoia, entrambe con un +23%. La provincia di Siena si contraddistingue per non aver mai mostrato eccessi di mortalità nei mesi più critici della pandemia, segnando un -4% a marzo e un -2% ad aprile. In tutte le province toscane nel mese di maggio la mortalità totale è in linea o più bassa di quella degli anni precedenti, -2% Livorno, -4% Firenze e Siena, -10% Lucca, -11% Prato, -13% Arezzo, -15% Pistoia e -17% Grosseto. L’unica eccezione è rappresentata dalla provincia di Massa-Carrara, dove l’eccesso si riduce e scende al +4%.

Oltre alle analisi relative alla mortalità totale, l’ISTAT e l’ISS hanno condotto un importante approfondimento sui decessi COVID-19. Nel Rapporto pubblicato il 16 luglio viene presentata un’analisi delle malattie presenti sulle schede di morte dei soggetti diagnosticati microbiologicamente tramite tampone rino/orofaringeo positivo al SARS-CoV-2. Sono state analizzate le informazioni riportate dai medici in 4.942 schede di morte di soggetti positivi deceduti, ovvero il 15,6% del totale dei decessi notificati al Sistema di sorveglianza integrata ISS fino al 25 maggio. Dall’analisi delle schede di morte emerge che per l’89% dei pazienti positivi deceduti la COVID-19 è la causa direttamente responsabile della morte. Cioè la COVID-19 è la cosiddetta causa iniziale e si può dire che è presumibile che il decesso non si sarebbe verificato se l’infezione da SARS-CoV-2 non fosse intervenuta. Per il restante 11% le cause di decesso iniziali sono le malattie cardiovascolari (4,6%), i tumori (2,4%), le malattie del sistema respiratorio (1%), il diabete (0,6%), le demenze e le malattie dell’apparato digerente (rispettivamente 0,6% e 0,5%). In questi casi, la COVID-19 è comunque una causa che può aver contribuito al decesso accelerando processi morbosi già in atto, aggravando l’esito di malattie preesistenti o limitando la possibilità di cure. Nella classe d’età dei 60-69enni, la percentuale di pazienti per i quali la COVID-19 è stata la causa iniziale del decesso sale al 92%. Inoltre, nel 28% dei casi di morte analizzati non si sono osservate altre malattie preesistenti, mentre le concause più frequenti sono le cardiopatie ipertensive (18% dei decessi), il diabete mellito (16%), le cardiopatie ischemiche (13%), i tumori (12%).


A cura di: Daniela Nuvolone, Agenzia regionale di sanità della Toscana



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