Coronavirus: sintomi, trasmissione, incubazione, prevenzione


30/7/2020

 Cosa trovi in questa pagina:
#Cosa sono i coronavirus
#Sintomi
#Allergia o Covid-19?

#Persone più a rischio di sviluppare forme gravi di malattia
#Persone più a rischio di contrarre l'infezione
#Incubazione
#Contagiosità e letalità
#Come si trasmette la malattia
#Chi è un caso sospetto, un caso probabile, un caso confermato, un contatto stretto
#Paziente clinicamente guarito, guarito e soggetto asintomatico: definizioni del Comitato tecnico-scientifico nazionale

#Quarantena, sorveglianza attiva e isolamento fiduciario
#Prevenzione e terapie
#Tamponi e test sierologici
#Indagine sierologica nazionale
#Mascherine e guanti, come usarli correttamente
#Consigli e raccomandazioni per le persone in isolamento domiciliare e loro familiari, popolazione generale e diversi gruppi di popolazione, persone con diverse patologie e condizioni cliniche
#Numeri utili
#Viaggi all'estero e ritorno in Italia, spostamenti in Italia
#Dispositivo di monitoraggio dell'epidemia
#Cosa indicano i valori R0 e Rt
#App "Immuni": cos'è e come funziona
#Permanenza coronavirus sulle superfici e nell'aria
#Coronavirus, dimostrato il potere germicida dei raggi UV
#Coronavirus e alimenti
#Coronavirus e animali da compagnia
#Coronavirus e inquinamento

#Link utili
#Analisi sui casi di COVID-19 e report decessi



Cosa sono i coronavirus

I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave). Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie. 
I coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione.

Il virus responsabile dell’epidemia attuale è un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato in precedenza nell’uomo. Il 12 febbraio 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha identificato il nome definitivo della malattia in COVID-19, abbreviazione per coronavirus disease 2019. Nello stesso giorno la Commissione internazionale per la tassonomia dei virus (International Committee on Taxonomy of Viruses - ICTV) ha assegnato il nome definitivo al virusche causa la malattia: SARS-CoV2, sottolineando che si tratta di un virus simile a quello della SARS.

Si ipotizza che i primi casi umani in Cina della malattia COVID-19 siano derivati da una fonte animale: la fonte animale del nuovo coronavirus non è stata ancora identificata.

I coronavirus umani conosciuti fino ad oggi, comuni in tutto il mondo, sono sette, alcuni identificati diversi anni fa (i primi a metà degli anni Sessanta) e alcuni identificati nel nuovo millennio.

Coronavirus umani comuni:
1 - 229E (coronavirus alpha)
2 - NL63 (coronavirus alpha)
3 - OC43 (coronavirus beta)
4 - HKU1 (coronavirus beta)

Altri coronavirus umani:
5 - MERS-CoV (il coronavirus beta che causa la Middle East respiratory syndrome)
6 - SARS-CoV (il coronavirus beta che causa la Severe acute respiratory syndrome)
7 - SARS-CoV-2 (il coronavirus che che causa la COVID-19)

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Sintomi

Febbre e sintomi simil-influenzali come tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie (respiro corto), dolore ai muscoli, stanchezza sono segnali di una possibile infezione da nuovo coronavirus.  I sintomi dell’influenza, almeno in una fase iniziale, sono molto simili a quelli di altre infezioni respiratorie, compreso il nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Come evidenziato dall'ISS dal recente studio sui casi italiani, febbre e difficoltà respiratorie insieme sono i sintomi iniziali più comuni per la Covid-19.    

Alcune persone si infettano ma non sviluppano alcun sintomo. La maggior parte dei casi attualmente confermati - soprattutto i bambini e i giovani adulti - sembra avere una malattia lieve, simil-influenzale, e a inizio lento. Circa il 20% sembra progredire verso una malattia più grave: polmonite, insufficienza respiratoria acuta grave, insufficienza renale e in alcuni casi morte. Chi si ammala gravemente e presenta difficoltà respiratorie ha bisogno del ricovero in ambiente ospedaliero. 

Attenzione alle notizie false e pericolose per la salute: il ministero pubblica le più frequenti
Dal virus che vola nell’aria fino a 5 metri, al consiglio di bere tanta acqua perché lava il virus dalle vie aeree, fino alla lampada a raggi ultravioletti che può uccidere il virus. Queste sono solo alcune delle bufale sulla malattia Covid-19 che circolano. Per evitare di imbattersi in fake news, il ministero della salute raccomanda di cercare informazioni su fonti istituzionali ufficiali e certificate ed ha realizzato la pagina web  Covid-19 - Attenti alle bufale, che viene costantemente aggiornata.

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Allergia o Covid-19?
Con il periodo primaverile possono insorgere o acuirsi alcuni sintomi tipici delle allergie respiratorie quali la rinite, la congiuntivite e l’oculorinite che possono essere confusi con i sintomi del COVID19. Cosa fare per distinguere i sintomi dell’allergia stagionale dai sintomi del COVID19? 

Contatta sempre il medico di medicina generale o il tuo medico specialista di fiducia se non hai mai sofferto di allergie respiratorie prima oppure se sei un paziente allergico e la terapia abituale non attenua i tuoi sintomi, oppure se ai tuoi sintomi si aggiunge la febbre.

Per altre raccomandazioni e consigli consulta il primo piano ISS.

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Persone più a rischio di sviluppare forme gravi di malattia
Le persone anziane e quelle con altre patologie sottostanti, come ipertensione, problemi cardiaci o diabete e i pazienti immunodepressi (per patologia congenita o acquisita o in trattamento con farmaci immunosoppressori, trapiantati, pazienti oncologici) hanno più probabilità di sviluppare forme gravi di malattia.

Raccomandazioni. Il DPCM 8 marzo 2020 raccomanda a tutte le persone anziane o affette da una o più patologie croniche, o con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

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Persone più a rischio di contrarre l'infezione
Le persone che vivono o che hanno viaggiato in aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus,  oppure le persone che rispondono ai criteri di contatto stretto con un caso confermato o probabile di COVID-19.

Le aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus sono quelle in cui è presente la trasmissione locale di SARS-CoV-2, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità. Queste vanno differenziate dalle aree nelle quali sono presenti solo casi importati.

Anche gli operatori sanitari possono essere a maggior rischio di contrarre la malattia perché entrano in contatto con i pazienti più spesso di quanto non faccia la popolazione generale. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) raccomanda che gli operatori sanitari applichino adeguate misure di prevenzione e controllo delle infezioni in generale e delle infezioni respiratorie, in particolare.

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Incubazione
E' il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici. Recenti evidenze fornite dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) sul periodo di incubazione del virus delimitano il periodo tra 2 e 12 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni. 

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Contagiosità e letalità
La malattia è caratterizzata da una letalità (numero di morti sul totale dei malati) inferiore rispetto a quella osservata per altri coronavirus responsabili di epidemie in passato come SARS e MERS, anche se la sua contagiosità risulta maggiore rispetto a quella osservata nei due coronavirus concorrenti.

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Come si trasmette la malattia
Molti coronavirus possono essere trasmessi da persona a persona, di solito dopo un contatto stretto con un paziente infetto, ad esempio tra familiari o in ambiente sanitario. Anche il nuovo coronavirus responsabile della malattia respiratoria COVID-19 può essere trasmesso da persona a persona tramite un contatto stretto con un caso probabile o confermato.

Come avviene la trasmissione: il nuovo coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona infetta. La via primaria sono le goccioline del respiro (droplets) delle persone infette ad esempio tramite:
- la saliva, tossendo e starnutendo
- contatti diretti personali
- le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi

In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale.

Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti. Sono in corso studi per comprendere meglio le modalità di trasmissione del virus.

Secondo i dati attualmente disponibili, le persone sintomatiche sono la causa più frequente di diffusione del virus. Tuttavia, alcune prove suggeriscono che la trasmissione possa avvenire anche da una persona infetta che presenta solo sintomi lievi. Alcuni rapporti hanno indicato, inoltre, che anche le persone senza sintomi possono trasmettere il virus. Questo è particolarmente vero nelle prime fasi della malattia, in particolare due giorni prima di sviluppare sintomi. Sono in corso studi per capire con quale frequenza ciò avvenga.

Attualmente sono in corso studi sulla capacità dei virus di attaccarsi alle polveri sottili presenti nell’aria e di essere così trasportati dal vento per ampie distanze o restare in sospensione nell’aria ma ad oggi non ci sono evidenze scientifiche della permanenza del nuovo coronavirus nell’aria al di là delle distanze di sicurezza menzionate sopra in condizioni normali, ovvero in assenza di sistemi che producono aerosol che invece possono trovarsi in ambiente ospedaliero nell’assistenza a pazienti COVID-19. Per approfondimenti consulta: - la nota ISS

In base a informazioni preliminari il virus può sopravvivere alcune ore sulle superfici ma gli studi sono ancora in corso. Per approfondimenti leggi l'articolo sul nostro portale Infezioni Obiettivo Zero: Persistenza del Coronavirus SARS-CoV-2 sulle superfici: un aggiornamento. 

Ad oggi
non c'è alcuna evidenza scientifica di una trasmissione del virus Sars-Cov-2 attraverso insetti che succhiano il sangue, come zecche o zanzare, che invece possono veicolare altri tipi di virus (detti arbovirus), responsabili di malattie come la dengue e la febbre gialla.

Studio ISS, le zanzare non trasmettono il coronavirus
Sia la zanzara tigre (Aedes albopictus) che la zanzara comune (Culex pipiens) non sono in grado di trasmettere il virus responsabile della Covid-19. Al loro interno, infatti, il Sars-Cov-2 "non è in grado di replicarsi" e quindi, anche qualora dovessero pungere una persona contagiata, non potrebbero inocularlo.

A scacciare una preoccupazione molto sentita con l'inizio della stagione calda sono i dati preliminari di uno studio condotto da ricercatori dell'Istituto superiore di Sanità (ISS) per valutare, attraverso prove di infezione sperimentale, la possibilità che le zanzare possano esser vettori del nuovo coronavirus.

La ricerca, condotta da virologi ed entomologi dell'ISS in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie, ha mostrato che il Sars-Cov-2, una volta penetrato all'interno della zanzara attraverso un pasto di sangue infetto, non è in grado di replicarsi e quindi non può essere successivamente inoculato dalla zanzara attraverso una puntura. I risultati definitivi dello studio saranno pubblicati a breve. Leggi la news sul sito del Ministero della salute

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Chi è un caso sospetto, un caso probabile, un caso confermato, un contatto stretto
Le definizioni si basano sulle informazioni attualmente disponibili e sono dettagliate negli allegati 1 e 2 della circolare Ministero salute 9 marzo 2020 e possono essere riviste in base all’evoluzione della situazione epidemiologica e delle conoscenze scientifiche disponibili.

Come gestire un contatto stretto. Sulla base delle Ordinanze ministeriali, le autorità sanitarie territorialmente competenti devono applicare ai contatti stretti di un caso probabile o confermato la misura della quarantena con sorveglianza attiva, per quattordici giorni.

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Paziente clinicamente guarito, guarito e soggetto asintomatico: definizioni del Comitato tecnico-scientifico nazionale
Si definisce clinicamente guarito da Covid-19, un paziente che, dopo aver presentato manifestazioni cliniche (febbre, rinite, tosse, mal di gola, eventualmente dispnea e, nei casi più gravi, polmonite con insufficienza respiratoria) associate all’infezione virologicamente documentata da SARS-CoV-2, diventa asintomatico per risoluzione della sintomatologia clinica presentata. Il soggetto clinicamente guarito può risultare ancora positivo al test per la ricerca di SARS-CoV-2.

Il paziente guarito è colui il quale risolve i sintomi dell’infezione da Covid-19 e che risulta negativo in due test consecutivi, effettuati a distanza di 24 ore uno dall’altro, per la ricerca di SARS-CoV-2. 

La definizione di eliminazione (“clearance”) del virus indica la scomparsa di RNA del SARS-CoV-2 rilevabile nei fluidi corporei, sia in persone che hanno avuto segni e sintomi di malattia, sia in persone in fase asintomatica senza segni di malattia. Per il soggetto asintomatico, si ritiene opportuno suggerire di ripetere il test per documentare la negativizzazione non prima di 14 giorni (durata raccomandata del periodo d’isolamento/quarantena) dal riscontro della positività. La definizione di scomparsa dell’RNA virale è attualmente data dall’esecuzione di due test molecolari, effettuati normalmente a distanza di 24 ore, aventi entrambi esito negativo.

Il Comitato tecnico-scientifico ha ritenuto opportuno ribadire queste definizioni perché siano diffusamente e omogeneamente adottate da tutte le Regioni.
Per maggiori info leggi la news sul sito del Ministero della salute.

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Quarantena, sorveglianza attiva e isolamento fiduciario
La quarantena è un periodo di isolamento e di osservazione di durata variabile che viene richiesta per persone che potrebbero portare con sé germi responsabili di malattie infettive. Il tempo indicato per la quarantena varia a seconda delle diverse malattie infettive relativamente al periodo d’incubazione identificato per quella malattia infettiva. Per il nuovo coronavirus la misura della quarantena è stata fissata a quattordici giorni.

La quarantena è usata per tenere lontano dagli altri coloro che potrebbero essere stati esposti ad un agente infettivo come SARS-CoV-2. La quarantena aiuta a prevenire la diffusione di malattie da parte di persone potenzialmente infette, prima che sappiano di essere malate. Le persone in quarantena devono rimanere a casa, monitorare il loro stato di salute e seguire le indicazioni igienico-sanitarie indicate dall’operatore di sanità pubblica e previste dalla normativa vigente. 

Per i contatti stretti di un caso COVID-19, l'operatore di sanità pubblica del Dipartimento di Prevenzione territorialmente competente provvede alla prescrizione della quarantena per 14 giorni successivi all'ultima esposizione. Per segnalare contatti stretti con un caso probabile o confermato di COVID-19 occorre informare le autorità sanitarie, chiamando il proprio medico di medicina generale/pediatra di libera o la ASL territorialmente competente. In Toscana ciascuna delle tre ASL ha attivato un numero telefonico unico: ASL Toscana centro 055 5454777, Toscana nord ovest 050 954444, Toscana sud est 800579579.
Sarà il Servizio di igiene pubblica territorialmente competente a prescrivere la quarantena, con sorveglianza attiva per un periodo massimo di 14 giorni, dandone comunicazione al sindaco, in qualità di autorità sanitaria territorialmente competente.

Cosa bisogna fare al termine della quarantena per rientrare al lavoro
Al termine della quarantena, se non sono comparsi sintomi, la persona può rientrare al lavoro ed il periodo di assenza risulta coperto dal certificato emesso all’inizio del periodo di isolamento.

Se durante il periodo di isolamento fiduciario la persona dovesse sviluppare sintomi, il Dipartimento di Sanità Pubblica, che si occupa della sorveglianza sanitaria, provvederà all’esecuzione del tampone per la ricerca di SARS-CoV-2. In caso di esito positivo dello stesso bisognerà attendere la guarigione clinica (cioè la totale assenza di sintomi). A quel punto verranno effettuati due tamponi di conferma di avvenuta guarigione, a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. Se entrambi i tamponi risulteranno negativi la persona potrà tornare a lavoro, altrimenti proseguirà l’isolamento fiduciario.

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L’isolamento fiduciario viene utilizzato per separare le persone affette da una malattia contagiosa confermata da quelle che non sono infette.

Le persone che sono in isolamento devono rimanere a casa, separarsi dagli altri conviventi (rimanendo chiusi in una stanza ed utilizzando, se disponibile, un bagno separato), monitorare il loro stato di salute e seguire le indicazioni igienico-sanitarie indicate dall’operatore di sanità pubblica e previste dalla normativa vigente.

Come funziona l'isolamento fiduciario domiciliare
Il Servizio di igiene pubblica informa il medico di medicina generale/pediatra di libera scelta, da cui il soggetto è assistito, che il soggetto è stato posto in isolamento fiduciario per motivi di sanità pubblica. Se l’individuo in isolamento condivide lo stesso domicilio con altre persone, anche a loro è raccomandato di osservare le medesime precauzioni, pur non essendo sottoposte al vincolo dell’isolamento. I comuni, insieme alla Protezione civile e alle associazioni del volontariato, provvedono a fornire i medicinali eventualmente necessari e i generi di prima necessità alle persone in isolamento. 

Alle persone in isolamento fiduciario viene chiesto di:
▪️ mantenere l'isolamento per 14 giorni dall'ultima esposizione
▪️ non avere contatti sociali ed evitare contatti stretti, anche indossando la mascherina chirurgica, con eventuali conviventi
▪️ rimanere raggiungibili per le attività di sorveglianza
▪️ non effettuare spostamenti o viaggi 
▪️ osservare scrupolosamente le ordinarie misure igieniche come il lavaggio frequente delle mani, l’utilizzo di fazzoletti monouso, la pulizia e disinfezione frequente delle superfici ed aerazione degli ambienti
▪️ misurare la temperatura corporea due volte al giorno (la mattina e la sera)

La persona in isolamento, anche se non ha sintomi, viene istruita dagli operatori sanitari su sintomi, caratteristiche di contagiosità, modalità di trasmissione della malattia, misure da attuare per proteggere gli eventuali conviventi in caso di comparsa di sintomi. Consulta anche gli opuscoli del Ministero della salute/ISS:
Raccomandazioni per le persone in isolamento domiciliare e per i familiari che li assistono (poster ISS)
Raccomandazioni per le persone in isolamento domiciliare e per i familiari che li assistono (infografica ministero della Salute)
Nuovo coronavirus, consigli per gli ambienti chiusi

Il personale sanitario dell'ASL di riferimento contatta quotidianamente la persona in sorveglianza per avere notizie sulle condizioni di salute. Se subentrano sintomi quali rinorrea, tosse, difficoltà respiratorie e rialzo febbrile, verrà effettuato presso il domicilio il tampone oro–faringeo per le indagini di laboratorio e la verifica diagnostica. Nel caso in cui la sintomatologia rilevata sia critica (difficoltà respiratorie e temperatura molto elevata), il Servizio di Igiene pubblica attiva il pronto intervento tramite il 118.

In caso di comparsa di sintomi la persona in sorveglianza deve:
a) avvertire immediatamente il medico di famiglia/pediatra/Servizio di Igiene pubblica
b) indossare la mascherina chirurgica (fornita all’avvio del protocollo) e allontanarsi dagli altri conviventi
c) rimanere nella sua stanza con la porta chiusa, garantendo un’adeguata ventilazione naturale, in attesa del trasferimento in ospedale.

Per maggiori info consulta anche l'articolo Covid-19, come funziona l'isolamento domiciliare sul sito del Ministero della salute, con tutte le indicazioni per operatori sanitari e assistiti sulla gestione della quarantena, così come previsto nel DPCM del 4 marzo. Le disposizioni possono essere soggette a ulteriori aggiornamenti. 

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La sorveglianza attiva è una misura durante la quale l'operatore di sanità pubblica provvede a contattare quotidianamente, per avere notizie sulle condizioni di salute, la persona in sorveglianza.

In Toscana accordi con alberghi per quarantena e sorveglianza attiva
In base all'ordinanza n. 18 del 25 marzo 2020, gli alberghi sanitari, dove sarà garantita idonea sorveglianza infermieristica e medica, sono destinati ai pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali e clinicamente guariti (ma capaci ancora verosimilmente di infettare) e ai pazienti paucisintomatici (sintomatologia lieve). Potranno però essere utilizzati, ove necessario, anche per gestire i contatti stretti di pazienti Covid positivi, se presso il domicilio non sia possibile garantire un isolamento adeguato. Con l'ordinanza n. 29 del 7 aprile 2020 la Regione Toscana offre a tutti i pazienti positivi che oggi sono in isolamento nella propria abitazione – quelli che in ospedale non ci sono mai andati, perché stavano abbastanza bene, e quelli che dall’ospedale sono stati dimessi – la possibilità di trasferirsi ed essere assistiti in alberghi sanitari, dove le Asl dovranno garantire ogni giorno almeno una visita di medici e infermieri. Non è un obbligo: le unità mobili di infermieri e medici, le Usca, che si recano a casa dei pazienti, lo proporranno. La scelta sarà degli ammalati. Chi poi volesse rimanere a casa dovrà firmare una dichiarazione in cui rinuncia al trattamento proposto. Per maggiori dettagli consulta anche il comunicato stampa regionale sul sito di Toscana Notizie. 

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Prevenzione e terapie
Trattandosi di una malattia nuova, ancora non esiste un vaccino per la malattia COVID-19 e al momento non esiste nessun farmaco che abbia come indicazione terapeutica la prevenzione o il trattamento di COVID-19. 

In questa situazione di emergenza, alcuni farmaci già noti ed utilizzati per il trattamento di altre malattie possono essere usati in pazienti con COVID-19, ma tale trattamento (che si basa su conoscenze ancora incomplete ed è giustificabile solo a fronte della mancanza di alternative) può avvenire solo su prescrizione medica. Solo il medico può decidere quando usare questi farmaci e può controllarne la sicurezza nel singolo paziente. In nessun caso si deve ricorrere a terapie “fai da te” perché tutti i medicinali hanno indicazioni terapeutiche specifiche e effetti collaterali che non possono essere valutati da chi non è medico. L’ISS ricorda che l’automedicazione può comportare rischi gravi quando si usano farmaci non autorizzati: in caso di acquisti online, poi, tali rischi sono moltiplicati perché i farmaci potrebbero essere contraffatti. Per maggiori dettagli, consulta le pagine web Farmaci utilizzabili per il trattamento della malattia COVID-19  e Raccomandazioni sull’uso dei farmaci nella popolazione esposta al virus sul sito dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA).


Mentre su alcuni pazienti si stanno utilizzando alcuni farmaci già in uso o in sperimentazione per altre patologie, per altri farmaci sono iniziate le sperimentazioni cliniche in vista di un possibile uso. Per maggiori info, consulta la pagina web Sperimentazioni cliniche - COVID-19 sul sito dell'AIFA.

Aifa: schede informative su farmaci utilizzati per emergenza COVID-19 e relative modalità di prescrizione
La Commissione tecnico-scientifica dell'AIFA ha predisposto delle schede che rendono espliciti gli indirizzi terapeutici entro cui è possibile prevedere un uso controllato e sicuro dei farmaci utilizzati nell'ambito di questa emergenza. Le schede riportano in modo chiaro le prove di efficacia e sicurezza oggi diponibili, le interazioni e le modalità d'uso raccomandabili nei pazienti Covid-19. Consulta la sezione schede farmaci utilizzati per Covid-19 e modalità prescrittive.

Sperimentazioni cliniche su farmaci per il trattamento di COVID-19
Attualmente l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) sta semplificando ed accelerando le procedure di sperimentazione clinica su farmaci per il trattamento di COVID-19, e ad oggi sono stati autorizzati già diversi studi che hanno l’obiettivo di verificare l’efficacia e la sicurezza di diverse molecole. Tutti gli aggiornamenti sugli studi e le sperimentazioni cliniche autorizzate possono essere consultati nella sezione Sperimentazioni cliniche - COVID-19 sul sito dell'AIFA.


Ema approva il primo farmaco contro il Covid: è il Remdesivir
Il comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha raccomandato l'autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) subordinata a condizioni per Veklury (remdesivir), per il trattamento del COVID-19 negli adulti e negli adolescenti a partire da 12 anni di età affetti da polmonite e che necessitano di ossigeno supplementare. Leggi il comunicato comunicato EMA/264817/2020 del 25 giugno 2020.

Covid-19, plasma pazienti guariti per curare malati critici. In Toscana l'Azienda ospedaliera universitaria pisana capofila dello studio sperimentale
Si chiama "Tsunami Study" - acronimo di TranSfUsion of coNvalescent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS-CoV2 – ed è lo studio sperimentale multicentrico, no-profit, che prenderà il via nell'Azienda ospedaliera universitaria pisana, centro coordinatore e promotore a livello regionale, per utilizzare a scopo terapeutico il plasma iperimmune di pazienti convalescenti e guariti dal Covid-19 sui malati critici con polmonite in ventilazione assistita.

Lo studio ha ottenuto il via libera dal Cnt-Centro nazionale sangue, che ha autorizzato protocolli di selezione dei donatori in ogni regione ed è ora sottoposto all’approvazione del Comitato etico locale per il via libera. Nel frattempo l’Aoup ha acquisito nei giorni scorsi, da un’azienda produttrice, in comodato gratuito, il macchinario per l’inattivazione dei germi patogeni, condizione essenziale per poter utilizzare la componente liquida del sangue senza eventi avversi. Sono stati anche acquistati i kit ed è stata effettuata la formazione del personale. Obiettivo primario dello studio è valutare l’efficacia terapeutica del plasma infuso su pazienti affetti da grave insufficienza respiratoria per polmonite interstiziale da Covid-19. Per maggiori info leggi il comunicato regionale sul sito di Toscana Notizie.

Covid-19, per l’EMA nessun motivo per sospendere l’uso dei farmaci per ipertensione, malattie cardiache o renali
L'Agenzia europea per i medicinali (EMA) si è espressa in merito a notizie apparse nei giorni scorsi su media e pubblicazioni sulla possibilità che alcuni farmaci utilizzati per il trattamento di pazienti affetti da pressione alta, insufficienza cardiaca o malattia renale potessero peggiorare la malattia da nuovo coronavirus (COVID-19). In una nota del 27 marzo 2020, riportata nella news sul sito dell’Agenzia italiana del farmaco, ha indicato che è importante che i pazienti non sospendano i trattamenti farmacologici con gli ACE inibitori o gli ARB (antagonisti del recettore per l'angiotensina II o sartani) perché non ci sono evidenze che stabiliscano un legame tra questi farmaci e il peggioramento della malattia da COVID-19. L’Ema sottolinea l’importanza che, in caso di dubbi o incertezze sui farmaci, i pazienti si rivolgano al loro medico o farmacista e non interrompano la consueta terapia senza aver prima consultato un operatore sanitario.

Anti-infiammatori e Covid-19: nessuna evidenza di correlazione tra Ibuprofene e peggioramento della malattia

L'EMA dichiara in un comunicato del 18 marzo di essere venuta a conoscenza di segnalazioni, in particolare dai social media, che sollevano dubbi sul fatto che l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come l'ibuprofene, potrebbe peggiorare la malattia da coronavirus (COVID-19). Attualmente non vi sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID-19. L'EMA sta monitorando attentamente la situazione e valuterà tutte le nuove informazioni che saranno disponibili su questo problema nel contesto della pandemia. L'Ibuprofene è un antinfiammatorio non steroideo, ed è un farmaco antidolorifico e antipiretico (antifebbrile). A seconda della formulazione l'Ibuprofene orale è utilizzato negli adulti, nei bambini e nei neonati a partire dai tre mesi di età per il trattamento a breve termine di febbre e/o dolori quali mal di testa, dolori influenzali, dolori dentali e dismenorrea (dolori mestruali). L'Ibuprofene è prescritto anche per il trattamento dell'artrite e delle condizioni reumatiche.
L'EMA nella sua nota raccomanda che in caso di dubbi o incertezze sui farmaci, i pazienti si rivolgano al loro medico o farmacista e non interrompano la consueta terapia senza aver prima consultato un operatore sanitario

Per maggiori info consulta anche la news sul sito del Ministero della salute e la news sul sito dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA).

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Tamponi e test sierologici
coronavirus test ministero salute
Il tampone nasofaringeo è un esame che serve per ricercare il virus e quindi per diagnosticare l’infezione in atto. E' il medico di famiglia e/o la ASL di riferimento a valutare se è necessario fare il tampone. Gli esami vengono eseguiti solo dai laboratori del servizio sanitario nazionale selezionati.

Il test sierologico individua la presenza di anticorpi nel sangue che si  generano nel caso una persona sia entrata in contatto con il coronavirus. 
I risultati dei test sierologici devono essere confermati dal tampone oro-faringeo per verificare se l'infezione è ancora in corso. Il test per la conferma della malattia è attualmente a carico del Sistema sanitario nazionale ed è organizzato dalla ASL o dall’ospedale.

Il test sierologico non è dirimente per la diagnosi di infezione in atto, in quanto l’assenza di anticorpi non esclude la possibilità di un’infezione in fase precoce, con relativo rischio che un individuo, pur essendo risultato negativo al test sierologico, risulti contagioso.

- Consulta la nota ISS 30 marzo 2020. 
- Leggi anche il nostro approfondimento Test sierologici rapidi per il coronavirus… precauzioni d’uso.

Tutti gli aggiornamenti sui test sierologici e sui tamponi in Toscana  
Il test sierologico individua la presenza di anticorpi nel sangue che si  generano nel caso una persona sia entrata in contatto con il coronavirus. L’esito del test sierologico si acquisisce in dieci minuti. In caso di test sierologico positivo, il cittadino è invitato a chiamare il numero verde unico regionale 800 55 60 60, che lo indirizzerà nella sede più vicina dove effettuare il tampone, con la garanzia dell’esito entro 24 ore. Nell’attesa del tampone orofaringeo ognuno dovrà adottare le misure di cautela e isolamento a tutela della salute propria e della collettività, informando anche il proprio medico. 

Dal 1 luglio le aziende private e i singoli cittadini, che vogliono eseguire i test sierologici, lo possono fare a pagamento presso i laboratori di loro scelta. Ciò riguarda anche quelle categorie che precedentemente potevano accedere gratuitamente ai test sierologici [vedi ordinanza n. 23 del 3 aprile 2020 ordinanza n. 39 del 19 aprile 2020 + ordinanza n. 54 del 6 maggio 2020, con cui si è estesa la possibilità di fare il test sierologico anche ai contatti stretti dei casi positivi], ma che ad oggi non l’hanno ancora effettuato.

Si interrompe quindi la convenzione stipulata dalla Regione Toscana con i laboratori privati, perché sono conclusi i test sierologici gratuiti preventivati dalle tre ordinanze sopra indicate emesse in piena emergenza Covid per le categorie professionali e i gruppi di popolazione più esposti a rischio contagio (quelli con più contatti con il pubblico). La Regione Toscana continuerà a garantire screening gratuiti:
- nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie (residenze sanitarie per anziani, centri diurni, residenze sanitarie per disabili)
- a settembre, al personale scolastico e universitario di tutto il territorio toscano

Medico e pediatra di famiglia possono richiedere il test sierologico per i pazienti per i quali lo ritengono necessario, attraverso la loro anamnesi: per esempio, i pazienti paucisintomatici, quelli che abbiano avuto una sintomatologia simil-influenzale nelle settimane precedenti, o quelli che vivono in ambienti comuni con soggetti risultati positivi al tampone. 

cittadini che vogliono effettuare il test privatamente potranno rivolgersi ai laboratori privati, previa ricetta del medico di famiglia, e provvedere direttamente al pagamento del test. L’eventuale tampone diagnostico necessario, successivo al test con esito positivo, sarà garantito dal Sistema sanitario regionale.

Leggi l'ultimo comunicato regionale.

Coronavirus, in Toscana tamponi per i privati cittadini anche nelle strutture pubbliche
I tamponi per il Coronavirus si potranno fare anche nelle strutture pubbliche, nei laboratori delle tre aziende ospedaliero-universitarie e delle Asl, dietro pagamento della tariffa regionale. Lo stabilisce la delibera n. 778 del 22 giugno 2020, che uniforma anche tutto il percorso, dal prelievo alla refertazione, e chiarisce i criteri per i laboratori Covid, sia pubblici che privati: consulta anche le linee di indirizzo nell'allegato A. Leggi anche il comunicato regionale.

Linee di indirizzo per la gestione del prelievo e delle analisi dei test molecolari per la diagnosi di infezione al virus SARS-CoV-2 in Toscana
Per info consulta la delibera n. 778 del 22 giugno 2020 e relativo allegato A nel quale si danno indicazioni su:

- prelievo del campione
- laboratori di analisi
- laboratori regionali di riferimento
- criteri di registrazione e di accettazione del campione
- criteri di refertazione
- azioni conseguenti all’esito della diagnosi ad infezione al SARS-CoV-2
– azioni conseguenti alla diagnosi di positività
– azioni conseguenti all’esito di Rilevato a bassa carica (Positivo a bassa carica)
- tariffe

Testare, tracciare, trattare: in Toscana un'ordinanza detta tempi e percorsi certi per la fase due
L'ordinanza n. 57 del 15 maggio 2020 detta tempi e percorsi certi per tamponi, test sierologici, indagine epidemiologica, isolamento/quarantena, potenziando ancora la medicina sul territorio. Dal funzionamento di questi percorsi dipenderà la possibilità di essere pronti per limitare la diffusione dei contagi: curare precocemente le persone e interrompere la catena dei contagi, in primo luogo quelli intrafamiliari, individuando subito i contatti e attuando l'isolamento.

Tampone entro 24 ore, su richiesta del medico di famiglia, per i pazienti con sintomi. Entro le 24 ore successive comunicazione al paziente dell'esito: se positivo, immediata indagine epidemiologica di tutti i contatti nei 7 giorni precedenti. Per il paziente, quarantena in casa, se la situazione lo consente, o in albergo sanitario (se non può stare in casa o vive con familiari). Se il paziente rifiuta la soluzione dell'albergo sanitario, isolamento/quarantena per lui e per i familiari. Tampone immediato anche per i familiari. Percorsi analoghi anche per i pazienti sintomatici intercettati al pronto soccorso o in ospedale. 
Tempi brevi anche tra test sierologico positivo ed esecuzione del tampone (24 ore).

Consulta le FAQ Regione Toscana per altre info sui tamponi

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Non servono più due tamponi negativi a distanza di 24 ore per rilasciare dall'isolamento i pazienti Covid-19: cambiano le raccomandazioni OMS. Ministro Speranza a Cts: serve approfondimento
Secondo le linee guida provvisorie dell'OMS Clinical management of COVID-19 (Interim Guidance), aggiornate il 27 maggio, bastano tre giorni senza sintomi (inclusi febbre e problemi respiratori) per certificare la guarigione e rilasciare dall'isolamento i pazienti che hanno contratto Covid-19: non servono più necessariamente due tamponi negativi a distanza di almeno 24 ore.

L'OMS specifica che i criteri aggiornati riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per molte settimane al virus SarsCoV2 mediante tampone RT-PCR. Nonostante questo risultato positivo del test, secondo l'OMS è improbabile che siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un'altra persona. L'OMS spiega inoltre di aver ricevuto feedback sul fatto che l'applicazione della raccomandazione iniziale di due test negativi RT-PCR a distanza di almeno 24 ore l'una dall'altra, alla luce delle scarse forniture di laboratorio, attrezzature e personale in aree con trasmissione intensa del virus è stato estremamente difficile, soprattutto al di fuori delle strutture ospedaliere.

Secondo il documento aggiornato dell'OMS i criteri per la dimissione di pazienti dall'isolamento, senza necessità di ripetere il test, sono i seguenti:
pazienti sintomatici: 10 giorni dopo l'insorgenza dei sintomi, più almeno 3 giorni aggiuntivi senza sintomi (senza febbre e sintomi respiratori)
casi asintomatici: 10 giorni dopo il test positivo per SarsCov2.

In ogni caso, l'OMS incoraggia i paesi che hanno la capacità di farlo a continuare a testare i pazienti, "per una raccolta sistematica di dati che migliorerà la comprensione e guiderà meglio le decisioni sulla prevenzione delle infezioni e sulle misure di controllo, in particolare tra i pazienti con malattie croniche o quelli immunocompromessi". In tal caso, sarà possibile utilizzare la raccomandazione iniziale di due test PCR negativi a distanza di almeno 24 ore.

Il ministro della Salute Speranza ha inviato una lettera al Comitato tecnico-scientifico in cui scrive che "Le nuove linee guida dell’OMS relative alla modalità di certificazione della guarigione segnano un cambiamento che può incidere significativamente sulle disposizioni finora adottate e vigenti nel nostro Paese." e chiede di "poter affrontare il delicato tema nel Cts, fermo restando il principio di massima precauzione che ci ha guidato finora”. Consulta il comunicato n. 200 del 21 giugno 2020.

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Indagine sierologica nazionale
L'indagine che serve a stimare la diffusione del nuovo coronavirus sull’intera popolazione italiana. Attraverso il test sierologico (un prelievo di sangue) è possibile individuare le persone che sono entrate in contatto con il virus e hanno sviluppato anticorpi, anche in assenza di sintomi. I test sierologici sono quindi uno strumento importante per stimare la diffusione dell’infezione in una comunità.

Chi può partecipare all'indagine. Esclusivamente i cittadini che fanno parte del campione selezionato dall’Istat.

Come viene selezionato il campione. I campioni di qualsiasi rilevazione statistica vengono definiti per essere rappresentativi di tutta la popolazione di riferimento. I cittadini selezionati sono estratti casualmente tenendo conto delle stratificazioni campionarie. Nel caso dell’indagine sulla siero-prevalenza dell’infezione da virus SARS-COV2, il campione prevede la partecipazione di 150.000 persone residenti in più di duemila comuni, distribuite per sesso, attività e sei classi di età.

Si può chiedere di partecipare? Non è possibile chiedere di essere inseriti nel campione. Chi fa parte del campione sarà contattato telefonicamente dalla Croce Rossa Italiana (CRI), con il numero che inizia con 06.5510, per fissare un appuntamento per il prelievo di sangue, che verrà effettuato presso punti di prelievo individuati da Regioni e Province autonome o presso punti di prelievo della CRI.

Come riconoscere il volontario della Croce rossa. Le chiamate provengono dal numero di Croce Rossa le cui prime cifre sono 06.5510. Le chiamate possono essere effettuate sia su cellulari sia su telefoni fissi. Durante la telefonata, inoltre, il volontario della Croce rossa rivolgerà alla persona selezionata uno specifico questionario predisposto dall’Istat, in accordo con il Comitato tecnico-scientifico.

Il test sierologico dell'indagine nazionale è gratuito? Sì, è a carico del Servizio sanitario nazionale. La persona selezionata dall’Istat per l’indagine sierologica non ha l’obbligo di aderire ma chi si sottoporrà al test scoprirà se ha sviluppato gli anticorpi al virus e contribuirà a far conoscere la situazione epidemiologica dell’intero Paese.

Come viene comunicato l’esito del test. L’esito sarà comunicato a ciascun partecipante dalla Regione di appartenenza entro 15 giorni dal test. A tutti i partecipanti viene assegnato un numero d’identificazione anonimo per l'acquisizione del risultato. Il legame di questo numero d’identificazione con i singoli individui sarà gestito dal gruppo di lavoro dell’indagine e sarà divulgato solo agli enti autorizzati.

Cosa succede se il test è positivo. In caso di positività al test, l’interessato verrà messo in temporaneo isolamento domiciliare e contattato dal Dipartimento di prevenzione del proprio Servizio sanitario regionale per fare un tampone naso-faringeo che verifichi l’eventuale stato di contagiosità. La riservatezza dei partecipanti sarà mantenuta per tutta la durata dell’indagine.

Quali comuni italiani fanno parte del campione. I comuni che fanno parte del campione sono oltre duemila: l’elenco completo è disponibile nella pagina dedicata all’indagine sul sito Istat.

Per altre informazioni chiamare il numero 1500 del Ministero della Salute.

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Mascherine e guanti, come usarli correttamente
Consulta le nostre news di dettaglio, cliccando sui bottoni qui sotto:

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Consigli e raccomandazioni per le persone in isolamento domiciliare e loro familiari, popolazione generale e diversi gruppi di popolazione, persone con diverse patologie e condizioni cliniche 
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#numeri utili

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Dispositivo di monitoraggio dell'epidemia
Per la gestione della Fase 2 è stato attivato uno specifico sistema di monitoraggio a livello nazionale, introdotto con il decreto del ministero della Salute del 30 aprile 2020, sui dati epidemiologici e sulla capacità di risposta dei servizi sanitari regionali. Il monitoraggio è elaborato dalla cabina di regia costituita da ministero della Salute, Istituto superiore di sanità e Regioni. Ogni settimana viene prodotto un rapporto, elaborato dall'Istituto superiore di sanità, che dove è possibile trovare una batteria di indicatori calcolati sui dati presenti nella piattaforma ISS. Il set si riferisce a tre gruppi di indicatori:
  • indicatori di processo sulla qualità di monitoraggio
  • indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti
  • indicatori di risultato relativi alla stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari
I report settimanali ISS sono raccolti e commentati nella nostra news

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Inoltre in Italia è attiva, fin dall’inizio dell’epidemia, la sorveglianza specifica per questo virus a livello nazionale. L’infografica della sorveglianza integrata COVID-19 e il report esteso vengono pubblicati periodicamente su EpiCentro dall'Istituto superiore di sanità: consulta la pagina web 

Sorveglianza integrata COVID-19: i principali dati nazionali. 



La situazione è costantemente monitorata dal Ministero della Salute, che è in continuo contatto con l’OMS, l’ECDC, la Commissione europea e pubblica tempestivamente ogni nuovo aggiornamento nel portale www.salute.gov.it/nuovocoronavirus.

In considerazione della dichiarazione di “Emergenza internazionale di salute pubblica” da parte della OMS, il 31 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri italiano ha dichiarato lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’infezione da coronavirus, tuttora in vigore.

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Cosa indicano i valori R0 e Rt
Il valore R0 (si legge R con zero), ovvero il “numero di riproduzione di base”, indica il numero medio di infezioni direttamente provocate da ciascun individuo infetto all’inizio dell’epidemia e in assenza di misure di contenimento. Se R0 è 2 significa che in media ogni contagiato infetterà due persone, se è 3 ne contagerà 3, ciascuno dei quali contagerà a sua volta lo stesso numero di persone. Maggiore è il valore di R0 e più elevato è il rischio di diffusione del virus.
Se R0 è minore di 1 (cioè ogni infettato contagia meno di una persona), significa che l’infezione tenderà a estinguersi naturalmente, perché diminuirà progressivamente il numero dei contagiati.

Il valore Rt (si legge R con t) è l'espressione dello stesso indice in un dato momento dell’epidemia in funzione delle misure di contenimento adottate.
Quanto più Rt sarà vicino a zero, tanto più rapida sarà l'eliminazione dell’infezione nella popolazione. Rt permette di misurare l’efficacia degli eventuali interventi di prevenzione e restrizione adottati per limitare e contrastare la diffusione della malattia.

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App "Immuni": cos'è e come funziona
"Immuni" è l'app che permetterà di risalire ai contatti che possono aver esposto una persona al rischio di contagio da coronavirus. Tutte le informazioni utili sul funzionamento del sistema sono disponibili sul sito https://www.immuni.italia.it/.

Cittadini e operatori sanitari possono chiedere assistenza sull'app al numero verde 800912491, attivo dalle 8 alle 20.

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Viaggi all'estero e ritorno in Italia, spostamenti in Italia
Consulta il nostro articolo dedicato:

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Permanenza coronavirus sulle superfici e nell'aria
Le evidenze scientifiche al momento disponibili indicano che il tempo di sopravvivenza del virus sulle superfici vari in relazione al tipo di superficie considerata: da alcune ore (come ad es. sulla carta) fino a diversi giorni (come sulla plastica e l’acciaio inossidabile).

Bisogna anche considerare che i dati finora disponibili, essendo generati da condizioni sperimentali, devono essere interpretati con cautela, tenendo anche conto del fatto che la presenza di RNA virale non indica necessariamente che il virus sia vitale e potenzialmente infettivo.

Consulta la nostra news di dettaglio:

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Coronavirus, dimostrato il potere germicida dei raggi UV
La luce ultravioletta a lunghezza d’onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al mercurio (usate ad esempio negli acquari per mantenere l’acqua igienizzata) ha un’ottima efficacia nel neutralizzare il Coronavirus SARS-CoV-2. Lo conferma uno studio sperimentale multidisciplinare effettuato da un gruppo di ricercatori, con diverse competenze, dell’Istituto nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università statale di Milano, dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano (INT) e dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi. Il potere germicida della luce UV-C su batteri e virus è ben noto, proprietà dovuta alla sua capacità di rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi. Diversi sistemi basati su luce UV-C sono già utilizzati per la disinfezione di ambienti e superfici in ospedali e luoghi pubblici. Tuttavia, per quanto spesso questa tecnologia venga richiamata pubblicamente a livello internazionale anche per la lotta alla diffusione della pandemia di COVID-19, una misura diretta della dose di raggi UV necessaria per rendere innocuo il virus non era stata ancora effettuata e finora erano state considerate dosi con valori tra loro molto contraddittori, derivati da altri lavori scientifici riguardanti precedenti esperimenti su altri virus. I ricercatori hanno verificato che è sufficiente una dose molto piccola (3.7 mJ/cm2), cioè equivalente a quella erogata per qualche secondo da una lampada UV-C posta a qualche centimetro dal bersaglioper inattivare e inibire la riproduzione del virus di un fattore 1000, indipendentemente dalla sua concentrazione. Con dosi così piccole è possibile attuare un’efficace strategia di disinfezione contro il Coronavirus: questo dato sarà utile a imprenditori e operatori pubblici per sviluppare sistemi e attuare protocolli ad hoc utili a contrastare lo sviluppo della pandemia.

ll risultato ottenuto è stato molto importante anche al fine di validare uno studio parallelo, coordinato da INAF e Università degli Studi di Milano, per comprendere come gli ultravioletti prodotti dal nostro Soleal variare delle stagioni possano incidere sulla pandemiainattivando in ambienti aperti il virus presente in aerosol, contenuto ad esempio nelle piccolissime bollicine prodotte dalle persone quando si parla o, peggio, con tosse e starnuti. In questo caso ad agire non sono i raggi ultravioletti corti UV-C (anch’essi prodotti dal Sole, ma assorbiti dallo strato di ozono della nostra atmosfera) bensì i raggi UV-B e UV-A, con lunghezza d’onda tra circa 290 e 400 nanometri, quindi maggiore degli UV-C. In estate, in particolare nelle ore intorno a mezzogiorno, bastano pochi minuti perché la luce ultravioletta del Sole riesca a rendere inefficace il virus, come dimostrato dal Laboratorio di Biodifesa del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti attraverso una recente misura in luce UV-A e UV-B.

Covid-19, le lampade a luce UV non sono efficaci per combattere il virus
Il Ministero della Salute richiama l'attenzione su alcune lampade UV che vantano potere sterilizzante, le quali, oltre a poter presentare rischi per la salute, risultano anche inefficaci, inducendo nelle persone che le usano un falso senso di sicurezza rispetto all'eliminazione di virus, batteri e altri microrganismi.
A segnalarlo è il Rapex, il sistema comunitario di informazione rapida sui prodotti non alimentari.
Per informazioni vai alla pagina del sito web Rapex che elenca le apparecchiature.

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Coronavirus e alimenti
Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto tra alimenti crudi e cotti.

Come regola generale, il consumo di prodotti animali crudi o poco cotti dovrebbe essere evitato. In generale, i coronavirus sono termolabili, il che significa che sono sensibili alle normali temperature di cottura (70 ° C). Carne cruda, latte crudo o organi crudi di animali devono essere maneggiati con cura per evitare la contaminazione incrociata.

È sicuro bere l’acqua del rubinetto, infatti le pratiche di depurazione sono efficaci nell’abbattimento dei virus, insieme a condizioni ambientali che compromettono la vitalità dei virus (temperatura, luce solare, livelli di pH elevati) ed alla fase finale di disinfezione. (Fonte: ISS)

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Coronavirus e animali da compagnia
Al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, possano diffondere l'infezione. Dopo il contatto con gli animali, si raccomanda comunque di lavare spesso le mani con acqua e sapone, o usando soluzioni alcoliche, dopo il contatto con gli animali.

Gli animali da compagnia possono essere potenzialmente esposti al virus SARS-CoV-2 in ambito domestico e contrarre l’infezione attraverso il contatto con persone infette.  A scopo puramente precauzionale, il Centro per il controllo delle malattie degli Stati Uniti suggerisce alle persone contagiate da SARS-CoV-2 di limitare il contatto con gli animali, analogamente a quanto si fa con le altre persone del nucleo familiare, evitando, ad esempio baci o condivisione del cibo.

Al ritorno dalle passeggiate, per proteggere i nostri animali da compagnia, è opportuno provvedere alla sua igiene: pulire soprattutto le zampe - evitando prodotti aggressivi e quelli a base alcolica che possono indurre fenomeni irritativi, provocando prurito -  e usare invece prodotti senza aggiunta di profumo (es. acqua e sapone neutro). Per il mantello si consiglia di spazzolarlo e poi passare un panno umido. L'Istituto superiore di sanità precisa che occorre anche avere cura di asciugare bene le zampe, evitando di fare salire l'animale su superfici  con le quali veniamo a contatto. 

Consulta il focus dell'Istituto superiore di sanità Infezione da SARS-CoV-2 tra gli animali domestici e l'infografica Animali da compagnia: consigli per un accudimento sicuro sempre a cura dell'ISS.  

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Coronavirus e inquinamento
Esiste una correlazione tra inquinamento atmosferico e Covid-19, fra particolato atmosferico e virus? Può l'esposizione a inquinamento atmosferico, sia cronica sia acuta, avere un effetto sulla probabilità di contagio, la comparsa dei sintomi e il decorso della malattia del coronavirus causata dalla SARS-CoV-2? Molti gli studi in corso e divergenti le posizioni degli scienziati.

Due studi, uno dell'università di Catania e uno dell'università americana di Harvard, correlano le polveri sottili con le infezioni Covid-19.  Il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli, nei mesi scorsi ha evidenziato che la correlazione fra polveri sottili e mortalità da Covid-19 è un'informazione importante che contribuisce a definire meglio lo scenario dei fattori di rischio e relativamente ai due studi ha precisato che i due studi in questione sono importanti e da tenere nella dovuta considerazione, ma che non possiamo ancora trarre conclusioni definitive (leggi la news sul sito del Ministero della salute).

Il 23 giugno 2020 si è tenuto il webinar Inquinamento atmosferico e COVID-19, organizzato in collaborazione con l'Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) ed è parte del programma CCM2018 del Ministero della Salute "RIAS". Con un approccio interdisciplinare sono stai affrontati i temi della plausibilità biologica, delle evidenze disponibili e di aspetti metodologici nell'ambito dell'epidemiologia ambientale. Consulta i materiali del webinar (slide e Q&A).

Per approfondire consulta anche
- la news Infezione da Covid-19 e inquinamento dell'aria: correlazione o causalità? sul nostro portale NBST
- la news COVID-19 e inquinamento atmosferico: uno studio dell’Università di Harvard sul nostro sito web  
- il primo piano L’incerta correlazione tra inquinamento atmosferico e l’epidemia da COVID-19 sul sito dell'ISS 
- la news CoViD-19 e inquinamento, uno studio ENEA-ISS-SNPA sul sito dell'ARPAT

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Analisi sui casi italiani di COVID-19 e report decessi
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