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3 atleti italiani su 100 positivi al doping per anabolizzanti, diuretici e cannabinoidi: maschi meno giovani i più coinvolti



immagine steroidi25/07/2017
È stata trasmessa al Parlamento la relazione sull’attività svolta dalla Sezione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive (CVD) del Comitato tecnico-sanitario – Ministero della salute, relativamente al 2016.

Aggiornamento della lista delle sostanze e delle pratiche mediche considerate doping
Secondo quanto riportato nel documento, durante lo scorso anno la suddetta Sezione ha aggiornato la lista dei farmaci e delle sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e delle pratiche mediche il cui impiego è considerato doping, adeguandola alla lista internazionale di riferimento emanata annualmente dall’Agenzia mondiale antidoping (WADA-AMA). Ai fini di tale aggiornamento sono stati acquisiti i dati delle farmacie che allestiscono preparazioni galeniche, officinali o magistrali che contengono principi attivi vietati per doping. Secondo quanto emerso dall’analisi dei dati, rispetto ai precedenti anni si registra un’inversione di tendenza. Le preparazioni allestite in farmacia nel 2016 sarebbero 5.636 (6.938 nel 2015), le sostanze più frequentemente prescritte sono quelle appartenenti alla classe dei diuretici ed agenti mascheranti, degli agenti anabolizzanti e degli stimolanti. Inoltre, in conseguenza delle disposizioni della Legge n. 79 del 2014 che inserisce i medicinali vegetali a base di cannabis nella tabella relativa ai farmaci contenenti sostanze attive stupefacenti di corrente impiego terapeutico ad uso umano o veterinario, a partire dal 2012, si osserva un costante aumento delle preparazioni galeniche a base di THC (tetraidrocannabinolo) e CBD (cannabidiolo) che, dal 2011 al 2016 passano da 0 a 351.

I controlli
Per quanto riguarda l’attività di controllo la CVD nel 2016 ha disposto test antidoping in 191 manifestazioni sportive, nel 9,4% (18 manifestazioni) i controlli non sono stai portati a termine. Le discipline sportive maggiormente testate sono state l’atletica leggera, il ciclismo, il calcio, la pallacanestro e il nuoto, nelle categorie amatoriali e giovanili. Nel corso di queste manifestazioni sono stati sottoposti a controllo 806 atleti di cui il 27,7% femmine, con un’età media di 29,3 anni. Sul totale degli atleti controllati, 22 (il 2,7%) sono risultati positivi, di questi l’86% erano maschi. Il ciclismo con il 6,4% è risultata essere la disciplina con il più alto numero di positività. Nel tempo la percentuale dei positivi ha superato la soglia del 3% a partire dal 2008 e da allora è rimasta pressoché invariata, eccetto che per il 2010 in cui sono stati registrati il 4,8% degli atleti positivi. Inoltre, a fronte di una proporzione di atleti più maturi (over 39 anni) pari al 20% sul totale dei controllati, tra i positivi erano oltre il 45% i soggetti appartenenti a questa fascia di età. Tra i positivi più giovani il 41% circa aveva un’età compresa tra i 24 e i 38 anni ed il 13,6% erano under 24 anni. Per quanto riguarda le sostanze rilevate nei controlli risultati positivi, nel 73% dei casi gli atleti erano risultati positivi ad una sola sostanza, mentre il 18,2% di essi a due sostanze. Dal report emerge anche che negli ultimi 10 anni l’età media dei positivi si è innalzata passando da 30 anni circa nel 2006 a 37 nel 2017 (con un picco pari a 43 anni nel 2014). La classe di sostanze con il maggior numero di positività appartiene a quella dei corticosteroidi con il 21,2% seguita dagli anabolizzanti e dai diuretici e agenti mascheranti (entrambi con il 15%). In particolare gli atleti di sesso maschile hanno fatto registrare una netta prevalenza nella positività ai corticosteroidi, mentre le atlete ai diuretici. Inoltre, sarebbero il 12% sia gli atleti positivi agli ormoni e sostanze correlate (EPO ricombinante per lo più) che ai Cannabinoidi. Su quest’ultima classe di sostanze è importante segnalare che, nonostante la modesta prevalenza di positivi rilevati, negli ultimi anni si registra una lieve tendenza alla diminuzione di cannabinoidi soprattutto perché dal 2013 la WADA ha aumentato il cut-off sopra al quale si determina la positività analitica alla cannabis, pertanto il dato, se ci riferiamo ai consumi, si potrebbe definire sottostimato.

Durante i controlli sono stati indagati anche i consumi di farmaci non vietati e prodotti salutistici in genere (vitamine, sali minerali, aminoacidi e integratori). Oltre il 74% degli atleti riferisce di aver assunto queste sostanze, con una maggior prevalenza da parte delle femmine (79% F vs 72% M). In particolare tra i farmaci, quelli più frequentemente citati (25%) sono gli antinfiammatori non steroidei (FANS).

A cura di: Alice Berti
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