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La prevenzione dell’epatite B in carcere: avviati gli incontri informativi ai detenuti in Toscana



epatite  06/04/2017
Occuparsi della salute delle persone detenute equivale non solo a garantire l’assistenza sanitaria in ambito detentivo ma anche a mettere in atto interventi di salute pubblica volti a prevenire la diffusione di patologie trasmissibili e non.

Nel corso degli ultimi anni, grazie anche al riconoscimento della completa uniformità nei trattamenti avvenuta a seguito del passaggio della sanità penitenziaria dal Ministero di Grazia e Giustizia al Ministero della Salute (DPCM 1 aprile 2008), il tema della salute dei detenuti ha visto numerosi sviluppi su tutto il territorio nazionale.

In attesa del completo utilizzo della cartella clinica informatizzata da parte delle strutture detentive, la regione Toscana, in collaborazione con l'ARS, si è fatta promotrice di un sistema di rilevazione informatizzato dello stato di salute della popolazione detenuta, sperimentato in 56 strutture italiane grazie al sostengo ricevuto dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM). I risultati, in linea con quanto emerge dalla letteratura internazionale, hanno mostrato una prevalenza nettamente superiore, rispetto alla popolazione generale, di disturbi psichici, disturbi da dipendenza da sostanze e malattie infettive, portando all’attivazione di interventi sempre più mirati. 

Uno fra questi è la prevenzione dell’infezione epatica da virus B. Seguendo le raccomandazioni internazionali, nell’ambito del progetto nazionale finanziato dal Ministero della Salute (CCM), l’ARS si è posta l’obiettivo di aumentare la profilassi pre-esposizione, favorendo l’accesso alla vaccinazione anti-HBV nella popolazione detenuta nelle strutture detentive della Toscana. Per raggiungere tale obiettivo, l’ARS ha tenuto corsi di formazione-informazione al personale sanitario e della giustizia che opera nelle strutture detentive regionali ed è stata anche avviata la campagna di screening e vaccinazione con schedula accelerata (tempo 0, 7 e 21 giorni, con un ultimo richiamo a 12 mesi) grazie alla collaborazione di tutto il personale sanitario che lavora in ambito detentivo.

Valore aggiunto al progetto è dato dall’attività di formazione capillare, realizzata attraverso l’organizzazione di incontri informativi tenuti da personale sanitario dell’ARS e da mediatori culturali messi a disposizione dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Il coinvolgimento dei mediatori culturali nel processo formativo rappresenta un’opportunità per facilitare l’apprendimento dei contenuti e le modalità con cui veicolarli. Infatti, risultando difficile estendere la formazione a tutta la popolazione detenuta, il progetto prevede il coinvolgimento di un gruppo di detenuti in ogni istituto, parametrato in base al numero di detenuti complessivo, cui affidare il ruolo di peer educator nei confronti della restante popolazione detenuta. Queste figure assumono un ruolo particolarmente importante perché l’informazione "tra pari" rappresenta un mezzo in grado di superare barriere linguistiche e culturali presenti in contesti multi-etnici. I mesi previsti per la formazione sono marzo, aprile, maggio 2017 presso la quasi totalità delle strutture detentive presenti sul territorio regionale.

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