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Gravidanza e parto in Toscana, è online l'ultima pubblicazione dell'ARS



test gravidanza 224/11/2017
Con questa pubblicazione della serie in Cifre l’ARS restituisce gli ultimi dati sulla salute materno-infantile.

Ogni anno nel mondo più di 500mila donne muoiono per cause collegate al parto, e quasi 10 milioni di bambini muoiono prima di aver raggiunto i 5 anni di età – quasi il 40% di questi nei primi mesi di vita. Tuttavia, ogni anno più di 6 milioni di morti materne e neonatali potrebbero essere evitate se venissero implementati su larga scala interventi essenziali per la salute materno-infantile e per la nutrizione. Il momento della nascita, così, e gli aspetti connessi alla sfera riproduttiva sono fondamentali nel determinare e nel descrivere la salute di una popolazione. Molte delle patologie importanti che un individuo svilupperà durante la sua vita hanno inizio nel grembo materno o nei primi anni di vita.

In Toscana come in Italia, dal 2008 si sta assistendo ad una contrazione delle nascite, a seguito della crisi economica, ma anche per effetto del calo della popolazione femminile in età feconda, risultante dal forte calo della natalità avvenuto tra la metà degli '70 e la metà degli anni '90.
Nel 2016, nelle strutture toscane si registrano 27.367 parti, il 16,6% in meno rispetto al 2008, anno in cui si sono verificati il maggior numero di parti e con un ulteriore calo dell’1,1% rispetto al 2015.
I parti da donne straniere, dopo una leggera flessione del triennio precedente, sono nuovamente in aumento, raggiungendo il 28,9% del totale.

É aumentata negli anni l'incidenza di gravidanze over 40 (sono il 9,4% nel 2016, erano il 3,5% nel 2001): si tratta di gravidanze a rischio per esiti materni e fetali.
Con l'introduzione del test di screening per la sindrome di Down diminuisce negli anni il ricorso agli esami invasisi (amniocentesi e villocentesi) e aumenta il ricorso al test di screening anche nelle donne con 35 anni e più: complessivamente il 76,6% delle donne ha eseguito il test di screening e il 9,6% ha eseguito l'amniocentesi o la villocentesi.

La Toscana si colloca tra le regioni italiane che ricorrono meno al taglio cesareo (27,1%, Italia 33,6%), ma nonostante questo la percentuale è nettamente superiore al 15-20% raccomandato dall'OMS.
Nel 2016 i nuovi nati in Toscana sono stati 27.812, il 16% in meno rispetto al 2008 e in calo dell’1,1% rispetto al 2015. A fronte di una diminuzione della natalità, nel 2015-2016 vi è stato un aumento sia in termini di prevalenza che in valore assoluto dei nati pretermine (+11,6% rispetto al 2014), che nei 10 anni precedenti mostravano una sostanziale stabilità.

Dal 1983 le interruzioni di gravidanza in Toscana, così come in Italia sono in diminuzioni e il tasso di abortività nel nostro paese (pari a 6,6 per 1.000 nel 2015) è fra i più bassi tra quelli dei paesi occidentali. Nel 2016, nelle strutture Toscane, si è registrato il numero di IVG più basso dell’intero periodo: 5.910 con una riduzione del 3,1% rispetto al 2015 quando erano 6.100. Il maggior decremento osservato negli ultimi anni, che merita sicuramente delle maggiori riflessioni e approfondimenti, potrebbe essere almeno in parte collegato alla determina AIFA del 21 aprile 2015 (G.U. n.105 dell’8 maggio 2015), che elimina, per le maggiorenni, l’obbligo di prescrizione medica dell’Ulipristal acetato (ellaOne), contraccettivo d’emergenza meglio noto come “pillola dei 5 giorni dopo”.
Il contributo delle donne straniere, dopo un aumento importante, si è stabilizzato negli anni.
Sono in diminuzione i tempi di attesa tra rilascio della certificazione e intervento (possibile indicatore di efficienza dei servizi). La percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento è infatti aumentata: è il 75,8% nel 2016 era il 59,1% nel 2011.
Il 54,1% degli interventi è effettuato in epoca precoce (entro le 8 settimane) e tale percentuale è in leggero aumento negli anni e più alta della media nazionale (46,8%), incremento in parte dovuto all’aumento dell’utilizzo dell’IVG farmacologica.

In Toscana ci sono 209 ginecologi obiettori su 348 (60,1%), proporzione nettamente più bassa rispetto alla media nazionale (70,7% nel 2014).

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