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Adolescenti, una generazione in trasformazione. Episodio 5

A cura di:  S. Olivadoti, F. Voller


In questo nuovo episodio del percorso di approfondimento web dei temi trattati dall’indagine EDIT 2025, proponiamo una lettura dei dati su alimentazione, peso corporeo corporeo e attività fisica.


Alimentazione e peso corporeo: criticità persistenti e nuove vulnerabilità

I risultati dell’indagine mostrano che le abitudini alimentari degli adolescenti toscani presentano criticità ancora diffuse: scarso consumo di frutta e verdura, ampia presenza di snack e bevande zuccherate e un aumento di sovrappeso e obesità.

Le ragazze adottano in media comportamenti più salutari, ma mostrano anche una maggiore distorsione dell’immagine corporea e un ricorso più frequente alle diete.

In questo scenario, la scuola emerge come un contesto chiave sia per promuovere scelte alimentari sane, sia per contrastare comportamenti impulsivi o fortemente condizionati da modelli sociali e digitali.

Consumo di frutta in calo, verdura stabile ma bassa adesione alle raccomandazioni internazionali

Il consumo quotidiano di verdura riguarda poco più di quattro adolescenti su dieci (42,9%), un valore stabile nel tempo e più elevato tra le ragazze (quasi una su due, 48%) rispetto ai ragazzi (poco meno di quattro su dieci, 37,9%). Un segnale positivo è la riduzione della quota di chi dichiara di non consumarla quasi mai.

Più critico appare il consumo di frutta: meno di un adolescente su due la consuma ogni giorno (45,2%), con un calo di circa dieci punti percentuali rispetto al 2005, più marcato tra le ragazze, che restano comunque le principali consumatrici. L’adesione alle raccomandazioniinternazionali è molto limitata:solo uno su venticinque raggiunge le cinque porzioni quotidiane di frutta e/o verdura (3,9%). Le differenze per cittadinanza sono contenute, ma indicano una maggiore adeguatezza delle diete tra i giovani con background migratorio.

Snack e bevande zuccherate: consumi elevati e differenze di genere, età e provenienza

Il consumo quotidiano di snack dolci o salati riguarda quasi quattro adolescenti su dieci (39,2%) ed è in aumento, con una diffusione più elevata tra le ragazze (circa una su due, 45%) rispetto ai ragazzi (circa uno su tre, 33,5%).

Le bibite zuccherate mostrano invece un calo marcato del consumo quotidiano, passato da oltre quattro adolescenti su dieci nelle prime edizioni (41,6%) a circa uno su settenel 2025 (15,1%). Restaperò elevato il consumo settimanale, soprattutto tra le ragazze. Con l’aumentare dell’età il consumo di snack tende a diminuire, mentre quello delle bibite segue un andamento più variabile. I nativi stranieri presentano i livelli più elevati di consumo di bevande zuccherate.

Consumo settimanale di snack dolci/salati e bibite gassate, per età – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

tab 6 3 indagine edit approf 5

Merenda scolastica: pratica diffusa ma non sempre adeguata

La merenda di metà mattina è un’abitudine molto diffusa: oltre otto adolescenti su diecila consumano (81,9%) e, nella maggior parte dei casi, la portano da casa (più di uno su due, 55,4%), suggerendo potenzialmente scelte più controllate.

Preoccupa però la quota di chi non fa merenda: circa uno su cinque (18,1%), una proporzione che aumenta con l’età, passando da poco più di uno su dieci tra i 14enni (13%) a circa uno su cinque tra i 19enni (19,9%). Sebbene limitato, il ricorso aidistributori automatici resta un elemento critico, perché favorisce il consumo di alimenti ad alta densità energetica.

Sovrappeso e obesità in aumento, con differenze di genere

Circa un adolescente su sette risulta in sovrappeso (13,9%) e poco più di uno su trenta è obeso (3,5%), con un aumento che riguarda soprattutto quest’ultima condizione. Le ragazze risultano più spesso normopeso (oltre otto su dieci, 81,3%), mentre tra i maschi è più frequente il sovrappeso (circa uno su sei, 16,7%).

L’eccesso ponderaletende ad aumentare con l’età ed è più diffuso tra i maggiorenni, in parallelo con la progressiva riduzione della pratica di attività fisica.

Peso corporeo, relazioni sociali e uso del digitale: un intreccio che incide sul benessere

L’eccesso di pesoè associato a una maggiore esposizione al bullismo: circa un adolescente su cinque(21,7%) tra quelli in sovrappeso o obesi riferisce episodi di vittimizzazione.

Anche la qualità delle relazioni con i pari risente dello stato ponderale, suggerendo un legame bidirezionale tra difficoltà relazionali e peso corporeo.

Un ulteriore fattore rilevante è l’uso intensivo dei dispositivi digitali: tra chi li utilizza per oltre cinque ore al giorno, la quota di sovrappeso o obesità sale a più di uno su cinque (21,4%), contro circa uno su otto (13%) tra chi ne fa un uso più contenuto.

Indice di massa corporea, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

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Percezione corporea: una distorsione diffusa, soprattutto tra le ragazze

La percezione del proprio corpo rappresenta uno degli aspetti più critici. Pur essendo normopeso circa otto adolescenti su dieci (79,3%), poco più della metà si considera “nella norma” (58%).

La distorsione è particolarmente marcata tra le ragazze: tra quelle normopeso, solo poco più di una su due si percepisce tale (54%), mentre circa una su tre si considera “sopra la norma” (33,6%). I ragazzi mostrano invece una percezione più distribuita, dividendo in modo più equilibrato la loro valutazione tra “sopra” e  sotto” la norma.

Diete e regimi alimentari: differenze di genere e cambiamenti con l’età

Circa un adolescente su sette segue una dieta (13,7%), con una maggiore diffusione tra le ragazze (circa una su sei, 16,3%) rispetto ai ragazzi (poco più di uno su dieci, 11,2%).

Le motivazioni riflettono differenze di genere: le ragazze intraprendono diete soprattutto con l’obiettivo di dimagrire, mentre i ragazzi lo fanno più spesso per migliorare la performance sportiva. È in aumento l’adesione a regimi vegetariani o macrobiotici. Anche l’età gioca un ruolo: le diete per dimagrire sono più frequenti tra i più giovani, mentre le scelte alimentari alternative tendono ad aumentare con l’avanzare dell’età.

Soggetti che seguono una dieta, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

tab 6 8 indagine edit approf 5

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 Attività fisica: pratica ancora diffusa, ma segnali di arretramento

La pratica fisica rimane un comportamento largamente presente tra gli adolescenti, ma i segnali emersi nell’indagine 2025 indicano la necessità di interventi mirati.

Il calo della partecipazione, il progressivo disimpegno nella tarda adolescenza, le differenze di genere, la minore attività tra chi presenta obesità e la concorrenza crescente del tempo digitale richiedono politiche di promozione più incisive.

Rafforzare il ruolo della scuola, ampliare le opportunità accessibili per le ragazze e i giovani più grandi, e valorizzare la dimensione relazionale dello sport può contribuire a sostenere livelli adeguati di movimento e a favorire il benessere fisico e mentale degli adolescenti toscani.

Livelli di attività fisica ancora inferiori al periodo pre-Covid

Nel 2025 oltre otto adolescenti toscani su dieci (81,9%), svolgono almeno un’ora di attività fisica in almeno un giorno della settimana, confermando che il movimento resta una pratica ampiamente diffusa in adolescenza.

Tuttavia, questo comportamento mostra segnali di arretramento rispetto alle edizioni precedenti dell’indagine. Dopo una fase di sostanziale stabilità tra il 2011 e il 2018, le ultime rilevazioni indicano un calo, più evidente tra i maschi (–8,1 punti) rispetto alle femmine (–4,5 punti). Il recupero osservato nel 2022 non è stato sufficiente a riportare i livelli di attività fisica ai valori pre-pandemici, suggerendo che le abitudini più sedentarie emerse durante il periodo COVID-19 abbiano lasciato un’impronta duratura.

Attività fisica (almeno un’ora in almeno un giorno alla settimana), per genere - Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

fig 7 1 indagine edit approf 5

L’età come fattore critico di abbandono dell’attività

La pratica fisica tende a diminuire con l’età:tra i più giovani,oltre otto adolescenti su dieci praticano movimento (86% tra i 14enni), mentre tra i 19enni la quota scende a poco più di sette su dieci (72,4%). Il calo diventa più evidente a partire dai 17 anni, probabilmente in relazione all’aumento degli impegni scolastici e a una maggiore autonomia nella gestione del tempo libero.

Le differenze di genere si ampliano nella tarda adolescenza: a 19 anni pratica attività fisica circa tre maschi su quattro (77,1%), contro circa due femmine su tre (67%), evidenziando un divario che tende a crescere con l’età.

Rendimento scolastico e attività fisica: un’associazione significativa

La pratica dell’attività fisica risulta strettamente legata anche al rendimento scolastico. Tra gli studenti che riferiscono un rendimento “molto buono”, oltre otto su dieci svolgono attività fisica (86%), mentre tra chi dichiara un rendimento “pessimo” la quota scende a circa sette su dieci (69%).

Le differenze di genere diventano più marcate nelle situazioni di maggiore vulnerabilità scolastica: tra gli studenti con rendimento “poco buono” praticano comunque attività fisica quasi nove maschi su dieci (85,9%), contro circa due ragazze su tre (65,5%). Questo suggerisce che, in presenza di difficoltà scolastiche, le adolescenti tendano più frequentemente a ridurre la partecipazione all’attività fisica.

Peso corporeo e attività fisica: l’obesità riduce la pratica

Lo stato nutrizionale incide in modo evidente sulla regolarità della pratica fisica. Tra gli adolescenti normopeso, oltre otto su dieci praticano attività fisica (86%), mentre tra chi presenta obesità la quota scende a poco più di sette su dieci (73,1%). La riduzione è ancora più marcata tra le ragazze: tra le adolescenti con obesità, praticano attività fisica circa due su tre (66,7%). Nel complesso, l’eccesso ponderaleemerge come un ostacolo significativo alla partecipazione, probabilmente legato a fattori fisici, psicologici e relazionali, come minore autoefficacia o timori di giudizio da parte dei pari.

Frequenza settimanale: ancora lontani dalle raccomandazioni OMS

Solo circa un adolescente su cinque svolge attività fisica per almeno cinque giorni a settimana (21,1%), con una netta differenza di genere: circa un maschio su quattro raggiunge questa frequenza (26,3%), contro poco più di una femmina su sette (15,5%).

Allargando lo sguardo anche a chi pratica attività fisica tre o quattro giorni a settimana, la quota sale a quasi sei adolescenti su dieci (58,1%), ma resta comunque lontana dai 60 minuti quotidiani raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Tipologie di sport: differenze di genere strutturali

Circa un adolescente su quattro non ha praticato alcuno sport negli ultimi dodici mesi (26,7%), con una quota più elevata tra le ragazze (circa una su tre, 31,8%) rispetto ai ragazzi (circa uno su cinque, 22%).

Tra chi pratica sport, poco meno della metà sceglie attività individuali (43,7%) e circa tre su dieci sport di squadra (29,6%). Le preferenze restano fortemente differenziate per genere: i maschi prediligono più spesso gli sport di squadra (oltre quattro su dieci, 42,7%), mentre oltre la metà delle ragazze opta per attività individuali (52,9%). Le discipline più diffuse confermano modelli consolidati: calcio e calcetto tra i maschi, ginnastica, palestra, pallavolo e danza tra le femmine.

Sport, dispositivi digitali e benessere psicologico: un legame significativo

Tra gli adolescenti che utilizzano dispositivi digitali per oltre cinque ore al giorno,circa tre su dieci non praticano alcuno sport (30%), contro poco più di due su dieci (21,7%) tra chi ne fa un uso più contenuto. Il tempo trascorso davanti agli schermi sembra quindi sottrarre spazio e opportunità al movimento.

Il legame con il benessere psicologico è altrettanto evidente: gli adolescenti che presentanolivelli elevati di distress tendono a praticare meno sport organizzati, in particolare sport di squadra, suggerendo quanto la dimensione relazionale dell’attività sportiva possa rappresentare un fattore protettivo per la salute mentale. 


In conclusione, i risultati dell’indagine delineano un quadro articolato per quanto riguarda alimentazione e attività fisica, in cui comportamenti diffusi e segnali di cambiamento convivono con criticità persistenti, offrendo elementi utili per orientare le azioni di prevenzione e promozione della salute.

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Adolescenti, una generazione in trasformazione. Episodio 4

A cura di:  M. Puglia, C. Milli, F. Voller


Prosegue il percorso di approfondimento, sul nostro sito web, dei temi trattati dall’indagine EDIT 2025, avviata dall’Agenzia reginale di sanità nel 2005 e diventata nel tempo una delle esperienze di monitoraggio più durature a livello nazionale sulla popolazione adolescente.

In questo episodio ci occupiamo di comportamenti sessuali e identità di genere, gioco d’azzardo e del fenomeno del bullismo e cyberbullismo:


Sessualità e relazioni in adolescenza: cambiamenti in atto e criticità emergenti

I dati dell’indagine delineano una sessualità più tardiva e meno differenziata per genere rispetto al passato, ma evidenziano alcune criticità a cui prestare attenzione: riduzione dell’uso del profilattico, conoscenze ancora limitate sulle malattie a trasmissione sessuale (MTS)e una presenza non trascurabile di violenza nelle relazioni. Rafforzare l’educazione alla sessualità e all’affettività, migliorare l’accesso a informazioni corrette e sviluppare competenze emotive e relazionali rimane una priorità di salute pubblica.

Sessualità più tardiva e meno differenziata per genere

Nel 2025 poco più di un adolescente toscano su tre (34,5%) risulta sessualmente attivo, una quota in decisa diminuzione rispetto a vent’anni fa, quando la percentuale superava il 40% (41,4% nel 2005; p<0,001). Il calo riguarda soprattutto i maschi e si inserisce in un quadro di trasformazioni osservate anche a livello europeo, legate alla crescente centralità della vita digitale, a relazioni affettive più stabili e a una riduzione delle occasioni di socialità informale.

Il primo rapporto sessuale avviene oggi prevalentemente tra i 15 e i 16 anni, fascia in cui si colloca oltre la metà degli adolescenti (52,4%), mentre circa uno su quattro (26%) riferisce un primo rapporto prima dei 15 anni, una quota in diminuzione rispetto al 2005.

Le differenze di genere, che in passato erano marcate, risultano ormai quasi annullate: maschi e femmine presentano percentuali molto simili sia di attività sessuale sia di età al primo rapporto.

Età al primo rapporto sessuale, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno avuto almeno un rapporto sessuale nella vita

fig 14.1 indagine EDIT approf 4

Relazioni più stabili

Nel tempo si osserva un cambiamento nei modelli relazionali, con esperienze affettive mediamente più stabili. In media, gli adolescenti sessualmente attivi dichiarano due partner, in diminuzione rispetto ai 2,4 del 2008. Più di uno su due (54,7%) riferisce di aver avuto un solo partner, mentre circa uno su sette (14,7%) dichiara quattro o più partner nel corso della vita.

Le differenze di genere, storicamente molto evidenti, risultano oggi fortemente attenuate: la quota di chi riferisce quattro o più partner è simile tra maschi (15,4%) e femmine (14%; p<0,01).

Rimane invece un elemento di differenziazione legato al primo rapporto sessuale precoce: chi ha avuto il primo rapporto a 14 anni o prima riporta mediamente un numero più elevato di partner (quasi tre contro meno di due), senza differenze rilevanti tra maschi e femmine. 

Comportamenti a rischio prima del rapporto: livelli stabili nel tempo

Circa un adolescente su sei (16,8%) dichiara di aver consumato alcol o sostanze prima dell’ultimo rapporto sessuale, un valore rimasto sostanzialmente stabile nel tempo. Se in passato questo comportamento era più diffuso tra i maschi, oggi il divario di genere si è ridotto: quasi uno su cinque tra i maschi (18,8%) e circa una su sette tra le femmine (14,8%) riferisce questo comportamento (p=0,076), indicando una progressiva convergenza dei profili di rischio. 

Rapporti non protetti: una vulnerabilità ancora diffusa

All’ultimo rapporto sessuale poco meno di sei adolescenti su dieci (59,6%) dichiarano di aver utilizzato il profilattico, confermando un calo costante negli ultimi vent’anni. I maschi restano più propensi all’uso rispetto alle femmine (circa due su tre contro poco più di una su due; 63,3% vs 55,9%; p<0,05).

L’uso del profilattico diminuisce inoltre con l’età, passando da circa due terzi tra i 14enni (66,4%) a poco più della metà tra i 19enni (50,8%), ed è meno frequente tra chi ha avuto un primo rapporto sessuale in età precoce (53,7%).

Uso del profilattico durante l’ultimo rapporto sessuale, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno avuto almeno un rapporto sessuale nella vita

fig 14.3 indagine EDIT approf 4

Accanto al calo del profilattico, emerge una quota non trascurabile di adolescenti che riferisce rapporti sessuali senza alcuna protezione: quasi uno su cinque (17,2%) non ha utilizzato alcun metodo anticoncezionale all’ultimo rapporto; circa uno su quaranta (2,5%) ha fatto ricorso al coito interrotto e uno su venti (5,3%) non ricorda il metodo utilizzato. Il mancato uso del profilattico risulta più frequente nelle relazioni stabili, confermando una percezione del preservativo prevalentemente come strumento anticoncezionale piuttosto che come mezzo di protezione dalle malattie sessualmente trasmesse.

Conoscenze ancora parziali sulle malattie a trasmissione sessuale

Circa tre adolescenti su quattro (76,8%) dichiarano di sapere cosa siano le malattie sessualmente trasmesse, ma le conoscenze specifiche risultano ancora limitate. Meno della metà riconosce infezioni come l’HPV (47,2%) o la sifilide (45,3%), mentre circa uno su tre identifica la gonorrea (33,5%) e meno di uno su tre l’epatite (30,1%).

Le femmine risultano mediamente più informate dei maschi. Le conoscenze aumentano con l’età – da circa due terzi tra i 14enni (66,7%) a oltre quattro su cinque tra i 19enni (84,7%) – e sono più elevate tra chi è sessualmente attivo (quasi nove su dieci contro il 73%). Resta comunque una quota (circa uno su dodici, 8%) che indica erroneamente malattie non trasmissibili sessualmente.

La percezione del rischio è elevata: quasi nove adolescenti su dieci (89,6%) riconoscono il rapporto non protetto come comportamento a rischio.

Comportamenti ritenuti un rischio per la trasmissione di una MST*, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che sanno cosa sono le MST

tab 14.1 indagine EDIT approf 4

Violenza nelle relazioni: un fenomeno diffuso e trasversale al genere

Tra gli adolescenti che hanno avuto una relazione sentimentale nell’ultimo anno, circa uno su sette (14%) riferisce almeno un comportamento violento, senza differenze significative tra maschi e femmine (13,6% vs 14,5%; p=0,475).

Le forme più frequenti riguardano il controllo e la limitazione della libertà personale (5,8%) e l’aggressione verbale (5,7%), mentre il 3,3% riferisce episodi di violenza fisica. Anche il controllo digitale, le minacce via messaggio e la coercizione sessuale (2,9%) interessano una quota significativa di adolescenti.

Le forme di violenza non mostrano differenze nette tra generi, confermando che la vulnerabilità è trasversale ed è legata più alle dinamiche della relazione che al genere dei partner.

Percezione della violenza: le forme esplicite sono più riconosciute

La maggior parte degli adolescenti riconosce con chiarezza le forme più esplicite di violenza: oltre nove su dieci identificano come tali la costrizione sessuale, le percosse o la richiesta insistente di immagini intime.

La consapevolezza è invece più bassa per le forme di violenza psicologica e controllo, come la gelosia eccessiva (circa sette su dieci, 72,7%) o l’isolamento dagli amici (poco più di otto su dieci, 85%), con differenze significative tra maschi e femmine. Rimane quindi una zona grigia nella capacità di riconoscere la violenza relazionale meno esplicita.

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 Identità di genere: una componente importante del benessere adolescenziale

L’indagine EDIT 2025 conferma che l’identità di genere rappresenta un aspetto rilevante del benessere adolescenziale, in una fase della vita in cui fattori psicologici, familiari e sociali incidono profondamente sulla percezione di sé.

I dati mostrano che una quota minoritaria ma significativa di adolescenti vive esperienze di incongruenza di genere, spesso accompagnate da maggiori fragilità relazionali e da un rischio più elevato di discriminazione e vittimizzazione.

Promuovere ambienti scolastici sicuri, accoglienti e competenti rispetto alla diversità di genere è fondamentale per sostenere il benessere e prevenire effetti negativi sulla salute fisica e psicologica in una fase di sviluppo particolarmente sensibile.

Incongruenza di genere: una realtà minoritaria ma significativa

Circa tre adolescenti su cento riferiscono un’identità di genere non corrispondente al sesso assegnato alla nascita, senza differenze significative tra maschi e femmine.

Nel dettaglio, l’incongruenza di genere è dichiarata dal 3% dei maschi biologici e dal 2,4% delle femmine biologiche, con una riduzione rispetto al 2022 tra le ragazze. Le identità riportate includono persone transgender (0,6%), chi si definisce “né maschio né femmina” (0,6%) e chi indica un’identità “altra” (0,8%). 

Identità non-cisgender, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

fig 15.1 indagine EDIT approf 4

Espressione di genere e scuola: inclusione ancora incompleta

Circa un adolescente su venticinque (4,2%) dichiara di non sentirsi libero di esprimere il proprio genere, con una quota più elevata tra i maschi (5,2%) rispetto alle femmine (3,2%).

Tra chi non si riconosce nel sesso assegnato alla nascita, quasi tre su dieci riferiscono disagio nell’utilizzare i servizi igienici scolastici corrispondenti al sesso biologico. Questo dato segnala come gli ambienti scolastici non siano sempre percepiti come pienamente inclusivi e capaci di rispondere ai bisogni di tutti gli studenti.

Incongruenza di genere: percorsi sessuali più precoci e complessi

Gli adolescenti che non si riconoscono nel sesso assegnato alla nascita riportano più frequentemente un primo rapporto sessuale in età precoce: circa uno su due lo ha avuto prima dei 15 anni, contro circa uno su quattro tra i coetanei che si riconoscono nel sesso biologico (50,1% vs 25,6%).Anche il numero medio di partner risulta più elevato (3,2 contro 2), suggerendo percorsi sessuali più precoci e articolati.

Queste differenze possono riflettere una maggiore fragilità relazionale o una ricerca anticipata di riconoscimento e conferme identitarie.

Maggiore esposizione a bullismo e cyberbullismo

Una delle principali aree di vulnerabilità riguarda le relazioni sociali e il rischio di vittimizzazione. Circa un adolescente su quattro con incongruenza di genere (26,2%) riferisce di aver subito episodi di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno, contro poco più di uno su dieci(12,3%) tra chi si riconosce nel sesso biologico.

Questa maggiore esposizione conferma evidenze internazionali e richiama la necessità di rafforzare le azioni di prevenzione, protezione e supporto nei contesti educativi.

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 Bullismo e cyberbullismo: in calo, ma con impatti ancora rilevanti

Bullismo e cyberbullismo sono in diminuzione, ma continuano a rappresentare fenomeni rilevanti per il benessere adolescenziale. La polarizzazione di genere nelle forme subite e agite, la presenza di episodi discriminatori e il coinvolgimento degli spettatori indicano la necessità di interventi integrati, capaci di combinare educazione digitale, sviluppo delle competenze relazionali, partecipazione attiva degli studenti e supporto psicologico anche nei contesti scolastici.

Un fenomeno in diminuzione ma che continua a incidere sul benessere

Nel 2025 circa un adolescente toscano su otto (12,7%) riferisce almeno un episodio di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno. Il dato conferma il calo già osservato nel 2022 (15,5%) e si mantiene inferiore ai livelli pre-pandemici. Nonostante la riduzione, il fenomeno continua a rappresentare una criticità rilevante, soprattutto per l’impatto sul benessere psicologico, sulle relazioni sociali e sul clima scolastico.

Le ragazze risultano più esposte rispetto ai maschi (15,8% vs 9,9%; p<0,001), suggerendo una maggiore vulnerabilità alle forme di prepotenza verbale e relazionale. Il calo osservato rispetto al 2022 è in larga parte attribuibile al ritorno stabile alla didattica in presenza e alla normalizzazione delle relazioni offline dopo la pandemia.

Prepotenze soprattutto “di persona”, con differenze di genere

Tra gli adolescenti che hanno subito episodi di bullismo o cyberbullismo, tre su quattro (74,8%) riferiscono prepotenze avvenute di persona, mentre meno di uno su dieci (8,5%) esclusivamente online; circa uno su sei (16,7%) ha sperimentato entrambe le modalità.

Le differenze di genere sono evidenti: i maschi riportano più spesso episodi offline (81,4%), mentre tra le ragazze è maggiore la componente online (9,8%) e soprattutto quella mista (19,7%).

Il cyberbullismo esclusivo cala in modo significativo rispetto al 2022 (16,9% vs 8,5%; p<0,001), in linea con l’aumento delle occasioni di contatto diretto. Gli adolescenti stranieri risultano più esposti alle prepotenze online (14,5% vs 8% tra gli italiani).

Tipologia di messa in atto degli episodi di bullismo e/o cyberbullismo subiti, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno subito almeno un episodio di bullismo e/o cyberbullismo nell’ultimo anno

tab 13.1 indagine EDIT approf 4

Relazioni familiari e sociali: un forte legame con il vissuto di  vittimizzazione

Chi subisce bullismo presenta più frequentemente rapporti familiari problematici: oltre uno su cinque (23,4%) riferisce relazioni “così così” o peggiori, contro il 12,4% di chi non ha subito prepotenze.

Anche la qualità delle relazioni con i pari risulta compromessa: il 71,9% delle vittime riferisce rapporti molto o abbastanza buoni, rispetto al 90,8% tra chi non ha vissuto episodi di bullismo.

Questi dati suggeriscono una relazione bidirezionale tra difficoltà relazionali e vittimizzazione, con implicazioni importanti per il benessere emotivo e scolastico.

Episodi nella popolazione generale: offline più frequente dell’online

Considerando l’intero campione, l’11,5% degli adolescenti ha subito bullismo offline nell’ultimo anno, mentre il 3,2% riferisce episodi di cyberbullismo. Entrambe le forme risultano più frequenti tra le ragazze. La vittimizzazione online diminuisce con l’età, passando dal 5,3% tra i 14enni al 2,3% tra i 19enni, indicando una maggiore esposizione degli adolescenti più giovani.

Bullismo offline: forme relazionali le più diffuse, differenze di genere consolidate

Tra chi ha subito bullismo di persona, le modalità più frequenti sono prese in giro (83,7%), offese (76%), esclusione dal gruppo (69,8%) e scherzi pesanti (58,9%). Le forme fisiche sono meno comuni ma non trascurabili: aggressioni (40,6%) e minacce (43,5%).

Le differenze di genere sono stabili nel tempo: i maschi risultano più esposti ad aggressioni, minacce, furti ed estorsioni; le ragazze a forme di bullismo relazionale e psicologico, come esclusione, prese in giro e offese.

Tipologia* degli episodi di bullismo offline (di persona) subiti, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno subito almeno un episodio di bullismo offline (di persona) nell’ultimo anno

tab 13.6 indagine EDIT approf 4

Cyberbullismo: meno diffuso, ma con manifestazioni più gravi

Rispetto al 2022 diminuisce la quota di adolescenti che subisce cyberbullismo, ma le modalità restano spesso particolarmente invasive:le forme più frequenti includono messaggi offensivi (82,5%), diffusione di affermazioni denigratorie (68,8%) ed esclusione dai gruppi online (56,9%).

Le ragazze risultano più esposte ad attacchi relazionali, mentre i ragazzi riportano più episodi aggressivi legati al gaming (insulti nei giochi online: 60,5% vs 35,8%; p<0,05), minacce e furto d’identità. Una quota più ridotta ma significativa riguarda violazioni della privacy, come la diffusione di immagini modificate (24,7%) o contenuti sessuali (17,2%).

Prepotenze discriminatorie: un fenomeno non marginale

Una parte delle prepotenze è motivata da discriminazione: il 7,4% degli adolescenti riferisce episodi legati all’etnia, il 4,3% all’orientamento sessualee il 3,3% all’identità di genere. Queste forme sono più frequenti tra le ragazze e, nel caso delle discriminazioni etniche, la differenza è statisticamente significativa. Si tratta di forme spesso meno visibili, ma associate a un carico emotivo particolarmente elevato.

Benessere psicologico: un impatto molto forte della vittimizzazione

Il distress psicologico è più che doppio tra chi ha subito bullismo o cyberbullismo: 56,4% contro 24,8%. La differenza è ancora più marcata tra le ragazze (67,7% vs 38,6%; p<0,001), confermando la stretta connessione tra vittimizzazione e salute mentale.

Prepotenze agite in calo ma non trascurabili, il ruolo degli spettatori

Nel 2025 il 4,5% degli adolescenti riferisce di aver agito episodi di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno (6% dei maschi e 2,9% delle femmine), in calo rispetto alle prime edizioni dell’indagine.

Tra le motivazioni emergono la percezione della violenzacome strumento per risolvere i problemi (20,3%) e il desiderio di intimidire (8,8%), mentre una quota molto ampia indica “altro”, suggerendo dinamiche complesse.

Il ruolo degli spettatori appare cruciale: oltre la metà degli adolescenti ha assistito a episodi di bullismo offline e un quarto online. Le reazioni variano, ma le ragazze intervengono più spesso (10,4% vs 6,9%), mostrando una maggiore propensione alla difesa delle vittime.

Motivazione che ha portato ad agire prepotenze (di persona e/o online) sugli altri, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno agito bullismo e/o cyberbullismo sugli altri nell’ultimo anno

tab 13.10 indagine EDIT approf 4

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 Gioco d’azzardo: un comportamento diffuso, con criticità da monitorare

Il gioco d’azzardo tra gli adolescenti toscani appare complessivamente stabile, ma presenta diverse criticità: forti differenze di genere, aumento della spesa elevata, crescita del gioco online e una quota non trascurabile di giovani con segnali di gioco problematico.

La diffusione di queste pratiche si inserisce in un contesto di progressiva normalizzazione sociale del gioco, favorita dall’accessibilità delle offerte e dalla digitalizzazione.

I dati suggeriscono la necessità di azioni di prevenzione mirate, capaci di rafforzare la consapevolezza dei rischi, limitare l’accesso dei minori e intercettare precocemente le situazioni di maggiore vulnerabilità, soprattutto nella tarda adolescenza.

Diffusione del gioco: stabilità nel tempo e forti differenze di genere

Nel 2025 circa tre adolescenti toscani su dieci (31,4%) riferiscono di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita. Il dato mostra una marcata differenza di genere: la quota sale al 42,6% tra i maschi, mentre si ferma al 19,1% tra le femmine.

La diffusione del gioco aumenta con l’età, passando dal 19,5% tra i 14enni al 44,7% tra i 19enni. I giovani italiani giocano più frequentemente rispetto agli stranieri e ai nativi stranieri.

Rispetto al 2022 il fenomeno appare sostanzialmente stabile, ma su livelli inferiori rispetto alle prime edizioni dell’indagine, quando oltre la metà degli adolescenti riferiva esperienze di gioco (2008–2011).

Gioco d'azzardo nella vita (giocato almeno una volta), per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

tab 11.2 indagine EDIT approf 4

Tipologie di gioco: preferenze fortemente differenziate per genere

Le modalità di gioco mostrano una netta segmentazione di genere. Le ragazzesi orientano soprattutto verso attività a bassa soglia, come i gratta e vinci (85,6%), mentre i maschi privilegiano forme di gioco considerate a maggiore intensità, come le scommesse sportive (71,5%), le slot machine (42,2%) e il biliardo (42,4%). Restano diffuse anche altre attività, come bingo e giochi di carte.

Le diverse preferenze riflettono profili di rischio differenti, con alcune tipologie di gioco ­-scommesse e slot, più tipiche dei maschi – associate nella letteratura a un maggior potenziale di dipendenza.

Dove si gioca: spazi fisici ancora prevalenti, ma cresce l’online

I luoghi del gioco restano prevalentemente fisici: un quarto dei giocatori (25,8%) ha giocato in sale da gioco o ricevitorie, una quota in calo rispetto al passato ma ancora dominante.

Il gioco online rappresenta ormai il 12,9% delle modalità di accesso, con una differenza di genere molto marcata (21,4% tra i maschi contro 3,7% tra le femmine). La crescita del gioco digitale segue i trend nazionali ed europei e rappresenta una sfida rilevante per il controllo dell’accesso dei minori.

Spesa nel gioco: aumentano gli importi più elevati

Tra gli adolescenti che hanno giocato nell’ultimo mese, circa un terzo (34,5%) dichiara una spesa inferiore ai 10 euro. Tuttavia, quasi uno su dodici (7,9%) riferisce di aver speso più di 50 euro, una quota quasi raddoppiata rispetto al 2022 (4,2%).

Gli importi più elevati (oltre 90 euro) riguardano soprattutto i 19enni (9,8%) e i giovani stranieri (14,7%), segnalando possibili vulnerabilità economiche e comportamentali che meritano attenzione.

Gioco problematico: un rischio concentrato tra i maschi

Il 7,9% degli adolescenti ottiene un punteggio positivo al Lie/Bet Questionnaire, indicatore di rischio di gioco problematico. Anche in questo caso il divario di genere è molto marcato: 13,1% tra i maschi contro 2,3% tra le femmine.

La quota di giocatori a rischio risulta in aumento rispetto al 2022 e indica una crescita delle forme più disfunzionali del comportamento di gioco, in particolare tra i ragazzi.

L’associazione con altri comportamenti a rischioè netta: tra chi usa sostanze il Lie/Bet positivo sale al 16,9%, e tra chi pratica binge drinking raggiunge il 15,9%. La relazione con il bullismo è meno evidente, mentre quella con il distress psicologico mostra un legame complesso ma non univoco.

Profilo di gioco problematico, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

fig 11.3 indagine EDIT approf 4

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Nel complesso, i dati dell’indagine EDIT 2025 delineano un’adolescenza in profonda trasformazione, caratterizzata da cambiamenti nei comportamenti e nelle relazioni.

Sessualità, gioco d’azzardo e bullismo mostrano andamenti diversi, con alcuni segnali positivi e nuove aree di vulnerabilità che richiedono attenzione.

Rafforzare interventi di prevenzione integrata, capaci di agire sui contesti di vita – scuola, famiglia, ambiente digitale – e di intercettare precocemente le situazioni di rischio, resta una priorità per sostenere il benessere e la salute degli adolescenti.

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Alcuni dati in sintesi nelle nostre video interviste

 

Adolescenti, una generazione in trasformazione. Episodio 3

A cura di: F. Profili, F. Voller


Prosegue sul nostro sito web il percorso di approfondimento dei risultati dell’indagine EDIT 2025, che da vent’anni rappresenta uno strumento fondamentale per leggere l’evoluzione degli stili di vita e dei comportamenti a rischio delle ragazze e dei ragazzi toscani.

Comportamenti alla guida

La sicurezza stradale rappresenta il fulcro originario dell’indagine EDIT, che nel tempo si è poi ampliata per esplorare diversi aspetti della vita adolescenziale. In questo terzo appuntamento ci concentriamo appunto sui comportamenti alla guida, un ambito cruciale per la sicurezza e la prevenzione: grazie al confronto su un arco temporale ventennale, l’indagine consente di cogliere con maggiore profondità i cambiamenti in atto e le nuove vulnerabilità. Comprendere come i più giovani vivono oggi la mobilità significa infatti porre basi solide per politiche di prevenzione efficaci e per la tutela della salute futura dell’intera popolazione. I paragrafi che seguono approfondiscono i vari aspetti della mobilità adolescenziale, oggi in forte trasformazione.


I principali aspetti analizzati in questo terzo approfondimento:


Sempre meno adolescenti alla guida: patenti dimezzate in vent’anni e forti differenze di genere

Nel 2025 meno di un terzo delle ragazze e dei ragazzi toscani (31,1%) possiede una patente di guida, una quota dimezzata rispetto al 2005, quando raggiungeva il 62,5%. Questo calo dei patentati riflette un cambiamento culturale strutturale, già osservato anche a livello europeo: diminuisce l’interesse verso la guida, aumentano le alternative di mobilità e incidono in modo significativo anche i costi economici necessari per conseguire la patente.

La differenza di genere resta marcata: è patentato il 39,8% dei maschi, contro il 22% delle ragazze. La riduzione riguarda tutte le fasce d’età e tutti i tipi di patente – auto, ciclomotori e moto – e segnala una trasformazione complessiva della mobilità giovanile. Un cambiamento che non può essere letto solo in chiave economica, ma anche in relazione agli stili di vita, all’autonomia percepita e alle opportunità di trasporto offerte dai territori.

Adolescenti con patente di guida, per genere - Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

EDIT tab 12 1 comportamenti guida ragazzi

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 Benessere emotivo e relazioni: fattori chiave per la mobilità giovanile

La scelta – o la possibilità – di conseguire la patente risulta associata al benessere emotivo e relazionale delle ragazze e dei ragazzi. La quota di patentati scende al 26,3% tra chi presenta un livello elevato di distress psicologico e diminuisce anche tra chi riferisce rapporti familiari fragili (27,5%) o relazioni deboli con i pari (24,9%).

Questi dati suggeriscono che i comportamenti di mobilità siano strettamente connessi alla percezione di autonomia, al supporto ricevuto e al grado di integrazione sociale. Non emergono invece differenze legate all’uso intensivo dei dispositivi digitali, indicando che l’isolamento tecnologico non influisce direttamente sulla decisione di prendere la patente.

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Frequenza di guida: maschi al volante più spesso e più a rischio

Tra chi possiede la patente, i maschi si mettono alla guida più spesso: solo l’8,5% guida meno di una volta a settimana, contro il 12,5% delle ragazze.

La maggiore esposizione maschile alla guida comporta un rischiostrutturalmente più elevato, già osservato nei dati nazionali. Le differenze aumentano dopo i 17 anni, quando i ragazzi assumono ruoli di guida più frequenti, anche per motivi di socialità e autonomia individuale.

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Scooter e moto: due ruote il pericolo maggiore

Le scelte dei mezzi di trasporto cambiano drasticamente tra i 14 e i 19 anni. Le ragazze utilizzano più spesso minicar e auto, mentre i ragazzi prediligono scooter e moto, mezzi notoriamente più rischiosi.

Dal 2015 al 2025 emergono due tendenze opposte: le minicar passano dal 3,7% al 10,4%, mentre gli scooter fino a 50cc diminuiscono dal 47,7% al 26,9%. Al contrario, motocicli e scooter sopra i 50cc raddoppiano, passando dal 13,7% al 26,7%.

Questi cambiamenti influenzano direttamente l’incidentalità: i mezzi a due ruote restano infatti il principale fattore di rischio meccanico.  

Mezzo di trasporto prevalente, per genere - Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni con patente di guida

EDIT tab 12 3 comportamenti guida ragazzi

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Meno incidenti ma criticità residue

Nel 2025, una persona giovane su tre (34,7%) ha avuto almeno un incidente nella vita, in diminuzione costante rispetto alla prima edizione 2005 dell’indagine (48,1%).

Gli incidenti gravi, che richiedono accesso al pronto soccorso o ricovero, riguardano il 12% delle ragazze e dei ragazzi alla guida, la metà rispetto ai primi anni osservati.

Il rischio varia con l’età: cresce rapidamente tra i 15 e i 17 anni (fino al 42,3%) e diminuisce tra i 18 e i 19 anni (32,2%), anche grazie a un uso più frequente dell’auto, mezzo più protettivo.

Le differenze territoriali sono contenute e non statisticamente significative.

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Maschi più coinvolti negli incidenti, ma gravità simile tra i generi

I maschi hanno riportato più incidenti nella vita (37,2% contro 29,9% delle femmine), coerentemente con la loro maggiore esposizione alla guida e con la preferenza per mezzi più pericolosi.

Tuttavia, il rischio di incidente grave non presenta differenze significative tra i generi, confermando che la gravità dipende più dal tipo di mezzo e dai comportamenti adottati che dal genere.

Tra i ragazzi coinvolti in incidenti, circa la metà ha avuto un solo episodio, mentre poco meno di un terzo (30% circa) ha avuto due incidenti.

Incidenti nella vita, nell’ultimo anno e incidenti gravi, per genere - Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni con patente di guida

EDIT tab 12 5 comportamenti guida ragazzi

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Distrazioni alla guida: smartphone, musica e chiacchiere le più comuni

L’uso dello smartphone alla guidaè fra i comportamenti più diffusi e più rischiosi: lo riferisce il 42,3% delle ragazze e dei ragazzi con patente. Anche le telefonate senza auricolari (31,5%) e l’interazione con passeggeri(66,9%) risultano molto comuni. L’ascolto di musica ad alto volume (55,9%) contribuisce ulteriormente alla perdita di attenzione, specialmente tra i maschi.

Queste abitudini sono normalizzate e percepite come innocue, nonostante rappresentino – in tutte le analisi di rischio – fattori rilevanti di incidentalità.

Fattori di rischio alla guida (almeno una volta nell'ultimo anno), per genere - Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni con patente di guida

EDIT tab 12 6 comportamenti guida ragazzi

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Guida alterata da alcol o sostanze: in sensibile calo dopo le nuove norme

Nel 2025, il 13,3% delle ragazze e dei ragazzi con patente ha guidato almeno una volta dopo aver bevuto troppo, in diminuzione rispetto al 19,7% del 2022. Per quanto riguarda le sostanze, la quota scende dal 13,9% al 9,2%.

La riduzione è probabilmente legata al nuovo Codice della strada, entrato in vigore nel dicembre 2024, che ha inasprito controlli e sanzioni. Anche tra le persone adolescenti senza patente diminuisce chi è salito su un mezzo guidato da una persona alterata, passando dal 23% al 18,3%, segnalando un miglioramento complessivo del contesto sociale.

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Comportamenti alla guida e incidenti: cosa aumenta davvero il pericolo

I dati mostrano chiaramente quali comportamenti aumentano maggiormente la probabilità di incidente, anche grave. Tra i principali:

  • guida sotto effetto di sostanze (+127% per incidenti gravi)
  • guida dopo alcol (+81%)
  • guida in condizioni di ritardo (+115%)
  • stanchezza (+129%)
  • uso del telefono senza auricolari (+55%)
  • fumo alla guida (+95%)

L’uso dello smartphone, in particolare, aumenta del 41% il rischio di incidente grave ed è tra i comportamenti più diffusi.

Questi risultati evidenziano come abitudini più comuni e normalizzate – come stanchezza, velocità e distrazione digitale – possano oggi essere più influenti del comportamento meno frequente ma più stigmatizzato, come l’uso di alcol o droghe.

I dati emersi dall’indagine EDIT mostrano che anche la mobilità adolescenziale sta attraversando una trasformazione profonda: diminuisce il numero delle ragazze e dei ragazzi con patente, cambiano i mezzi utilizzati e l’incidentalità si riduce progressivamente.

Tuttavia, questi miglioramenti non eliminano le criticità: i comportamenti a rischio restano molto diffusi e continuano a rappresentare una minaccia significativa per la sicurezza stradale, soprattutto in presenza di inesperienza alla guida e uso di mezzi a due ruote. La distrazione digitale emerge come il principale fattore di rischio, oggi più rilevante di alcol e sostanze.

Servono politiche integrate che combinino educazione stradale, promozione del benessere psicologico, contrasto alle distrazioni digitali e interventi mirati ai gruppi più vulnerabili, in particolare maschi, 15–17enni e guidatori di moto e scooter.

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Alcuni dati in sintesi nelle nostre video interviste

Come sono cambiati i comportamenti alla guida dei ragazzi toscani?

 

Adolescenti, una generazione in trasformazione. Episodio 2

A cura di: S. Olivadoti, F. Voller


Continuiamo sul nostro sito web il percorso di approfondimento dei temi trattati dall’indagine EDIT 2025, che da vent’anni offre uno strumento unico per comprendere l’evoluzione degli stili di vita e dei comportamenti di salute degli adolescenti toscani.

La possibilità di confronto ventennale consente oggi di leggere i cambiamenti con maggiore profondità: conoscere come vivono oggi gli adolescenti significa costruire le basi per politiche di prevenzione capaci di intervenire sulle vulnerabilità emergenti e rafforzare i fattori protettivi, investendo nella salute futura dell’intera popolazione.

Gli argomenti trattati in questo nostro secondo approfondimento:


Fumo: dal calo delle sigarette tradizionali al boom delle sigarette elettroniche

L’abitudine al fumo in adolescenza è anch’esso un fenomeno in trasformazione e continua a rappresentare una sfida per la sanità pubblica. Il quadro emerso da EDIT 2025 mostra un cambiamento chiaro nei modelli di consumo. Mentre il consumo di sigarette tradizionali diminuisce, cresce l’uso delle sigarette elettroniche, diventando la forma principale di consumo di nicotina fra gli adolescenti. I fumatori regolari sono in aumento, con percentuali particolarmente alte tra i più giovani. Le differenze di genere si riducono per il fumo tradizionale, ma si accentuano per le e-cig, dove le ragazze risultano il gruppo più esposto. 

Sperimentazione diffusa tra i giovani

Quasi la metà degli adolescenti ha provato a fumare almeno una volta (48,7%), con una maggiore sperimentazione tra le ragazze (53,2% contro 44,4%) e tra i giovani italiani rispetto agli stranieri (49,9% vs 44,9%) o ai nati in Italia da famiglie straniere (39,5%).

Fumatori regolari: stabili, ma attenzione ai forti fumatori e ai fumatori precoci

Il consumo regolare di sigarette tradizionali è stabile, con differenze di genere ormai annullate: nel 2025 il 14,8% degli adolescenti (14,6% femmine, 14,9% maschi) fuma sigarette tradizionali regolarmente e il 12,9% lo fa occasionalmente.

Tuttavia, cresce la quota dei forti fumatori, cioè di chi consuma più di dieci sigarette al giorno (33,5% del campione, il 40,7% tra i soli maschi), un segnale di preoccupazione nonostante la stabilità complessiva del fenomeno.

L’età gioca un ruolo fondamentale: più si cresce, più aumenta la probabilità di fumare regolarmente, fino a interessare oltre un quarto degli adolescenti di 19 anni. Anche la cittadinanza conta: i giovani stranieri tendono a fumare regolarmente più degli italiani, mentre i ragazzi stranieri nati in Italia mostrano percentuali molto più basse.

L’inizio precoce del consumoè un altro fattore critico: quasi la metà dei fumatori regolari ha cominciato tra i 14 e i 15 anni, e cresce la quota di chi inizia prima dei 12 anni (2,7% nel 2025).

Avere genitori fumatori aumenta ulteriormente la probabilità di diventare un fumatore regolare, sottolineando il ruolo della famiglia nel consolidamento delle abitudini di consumo.

Fumatori regolari e occasionali di sigarette, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

tab 8.2 fumo EDIT

Sigaretta elettronica: sempre più diffusa, il prodotto preferito dalle ragazze 

L’uso della sigaretta elettronica è ampiamente diffuso: quasi la metà degli studenti (47,5%) l’ha utilizzata almeno una volta. L’utilizzo delle e-cig è in aumento tra le ragazze (38,1% nel 2018 vs 53,2% nel 2025) e tra gli studenti più grandi (fino al 62,3% tra i 19enni), mentre è in calo tra i maschi (53,4% nel 2018 vs 42,2% nel 2025).

Provato a fumare sigarette elettroniche almeno una volta nella vita, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

tab 8.6 fumo EDIT

L’uso frequenteè in forte aumento: il 21,1% ha utilizzato la sigaretta elettronica tutti i giorni negli ultimi 30 giorni (8,9% del 2022). L’utilizzo quotidianocresce con l’età (dal 15,3% dei 14enni al 22,2% dei 19enni) e diventa una forma di consumo dominante. Il consumo regolare di e-cig è più diffuso tra gli italiani (32,5%) rispetto agli stranieri (27,4%) e ai nativi stranieri (26,8%).

Abitudine al fumo (sigaretta tradizionale e/o elettronica), per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

tab 8.11 fumo EDIT

Policonsumo: sempre più giovani combinano prodotti diversi

Molti adolescenti combinano diversi prodotti a base di nicotina: il 35,5% degli adolescenti toscani è un fumatore regolare di prodotti a base di nicotina, ma solo il 3,9% fuma esclusivamente sigarette tradizionali, il 20,9% fuma solo sigarette elettroniche, mentre  il 10,6% è policonsumatore.  

Le ragazze risultano più spesso consumatrici abituali di e-cig (25,5% vs 16,6% dei maschi) e più frequentemente policonsumatrici (11,4% vs 9,8%).

Preoccupa in particolare il dato dei minorenni: quasi un 14enne su cinque (19,8%) fuma regolarmente. La serie storica mostra che, nonostante il calo delle sigarette tradizionali, il totale dei fumatori regolari è in aumento, trainato dalla diffusione delle e-cig. Il passaggio dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica è più frequente tra le ragazze (38,9% vs 30,4% dei maschi), mentre i maschi tendono a restare più legati al fumo tradizionale (34,1% vs 27,9%).

Fumo a scuola: il divieto resta difficile da applicare

La maggioranza degli studenti (74,1% nel 2025, contro il 67,9% nel 2022) riferisce di aver visto qualcuno fumare nelle aree scolastiche o nei dintorni della scuola. Questo segnala come il rispetto delle norme anti-fumo sia ancora difficile da garantire, evidenziando la necessità di interventi educativi e di controllo mirati.

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Alcol: weekend e socialità dettano i nuovi ritmi del consumo

Anche il modello di consumo di alcol tra gli adolescenti toscani è in evoluzione: si è passati da un modello mediterraneo, moderato, quotidiano e legato ai pasti, a un modello più globalizzato, caratterizzato da episodi intensi, spesso concentrati nei weekend. Questo cambiamento riflette una tendenza europea verso stili di consumo più legati alla socialità serale, al gruppo e alla sperimentazione, tipici dei contesti nordici.

Anche se il consumo complessivo non diminuisce, le modalità cambiano: c’è meno consumo quotidiano e più episodi intensi nel fine settimana. Le differenze di genere si riducono, con le ragazze sempre più partecipi dei modelli di consumo dei coetanei maschi. Oggi binge drinking e ubriacature sono i principali indicatori di rischio, associati a disagio psicologico, basso rendimento scolastico e incidenti. I risultati sottolineano l’urgenza di interventi mirati sulla prevenzione dei consumi intensi, sul lavoro con i gruppi di pari e sul rafforzamento dei messaggi di sicurezza stradale.

Bere è ormai un’esperienza comune, con consumi simili tra ragazze e ragazzi

Il consumo di alcol resta molto diffuso tra gli adolescenti e non mostra cali nel tempo. Nel 2025 bere diventa sempre più frequente con l’aumentare dell’età, coinvolgendo soprattutto i ragazzi più grandi 8 (dal 61,7% dei 14enni all’88,6% dei 19enni). Le differenze di genere si sono ormai attenuate: oggi ragazze e ragazzi presentano livelli di consumo simili: il 79,3% delle ragazze e il 77,9% dei ragazzi consumano alcol. Rispetto alle prime edizioni dell’indagine, in cui bevevano soprattutto i maschi, emerge una partecipazione piena delle ragazze agli stessi contesti e modelli di socialità legati all’alcol.

Podio delle bevande preferite, per età e genere – Bevande più consumate tra i rispondenti d’età 14-19 anni

tab 9.2 alcol EDIT

Superalcolici e aperitivi al centro della socialità giovanile

Birra e superalcolici sono le scelte principali tra i ragazzi, con progressiva intensificazione tra 17 e 19 anni, mentre le ragazze consumano spesso aperitivi e superalcolici. Dai 16 anni in su, i superalcolici diventano la bevanda più diffusa, legata alle occasioni ricreative e alla socialità.

Weekend: il momento chiave del consumo

La maggior parte dell’alcol viene consumata dagli adolescenti nel fine settimana, con le ragazze leggermente più coinvolte. Questo conferma il passaggio da un consumo quotidiano a un modello concentrato nei momenti di socialità serale. 

Consumo di alcol nel weekend, per genere – Percentuale di alcol consumata durante il weekend sul totale di alcol consumato nella settimana tra i rispondenti d’età 14-19 anni

fig 9.3 alcol EDIT

Binge drinking, consumi episodici intensi che aumentano con l’età

Più di un adolescente su tre (36,9%) riferisce almeno un episodio di binge drinking nell’ultimo anno. Gli episodi di consumo intenso crescono con l’età (dal 15,3% dei 14enni al 50,7% dei 19enni) e si associano a disagio psicologico (45,4%) e basso rendimento scolastico (fino al 56,1%),evidenziando un intreccio tra vulnerabilità emotiva, difficoltà scolastiche ed eccessi nel consumo. La differenza di genere è ancora marcata: eccedono nel consumo il 40,2% maschi vs il 33,5% delle femmine.

Le ubriacature seguono lo stesso trend, diventando indicatori sensibili del rischio legato al consumo di alcol tra i giovani.

Binge drinking (almeno un episodio nell’ultimo anno), per distress psicologico – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

fig 9.5 alcol EDIT

Alcol, guida e incidenti stradali: meno casi rispetto al passato, ma rischio ancora presente

Circa un adolescente su otto (13,3%) con patente ha guidato almeno una volta dopo aver bevuto, in sensibile calo rispetto al 2005 (29,1%), probabilmente anche grazie all’inasprimento delle norme del Codice della strada, introdotto nel 2024. Il problema riguarda soprattutto i maschi (16,3% vs 7,3% femmine).

I dati sugli incidenti mostrano un rischio molto più alto tra chi ha avuto episodi di binge drinking o ubriacature nell’ultimo anno. Tra questo gruppo di adolescenti, il 27% ha riportato incidenti non gravi (rispetto al 17% di chi non beve in modo intenso) e il 15% incidenti gravi (contro l’8,8% dei non consumatori).

Questo sottolinea la necessità di interventi mirati sulla sicurezza stradale e sull’educazione al consumo responsabile.

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Sostanze illegali: consumi in leggera diminuzione ma con nuove dinamiche

L’uso di sostanze tra gli adolescenti toscani resta complessivamente stabile, ma cambia la composizione e i pattern di consumo. Nel 2025, oltre un quarto degli studenti (27,6%) ha provato almeno una sostanza nella vita, con differenze di genere evidenti: i maschi sono più esposti delle femmine (32,6% contro 22,9%).

Il consumo cresce con l’età, passando dal 13,1% dei 14enni al 43,6% dei 19enni. Anche la cittadinanza influisce: gli italiani risultano più coinvolti (28,8%) rispetto agli stranieri (22,5%) e ai nativi stranieri (20,9%).

Rispetto al 2022, la prevalenza complessiva resta simile, ma si osservano cambiamenti tra le sostanze: cresce l’uso di prodotti a base di cannabinoidi, mentre cocaina, ecstasy e altri stimolanti diminuiscono.

Consumo di almeno una sostanza nella vita, nell’ultimo anno o mese, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni 

tab 10.1 droghe EDIT

Cannabis: la sostanza più diffusa

La cannabis resta la sostanza più utilizzata dagli adolescenti toscani. Nel 2025, il 26,4% ha provato cannabis almeno una volta nella vita, con una significativa differenza di genere: i maschi ne fanno uso più delle femmine (31,1% vs 22,1%).

L’uso recente, cioè nell’ultimo mese, riguarda il 10,9% del campione, stabile rispetto al 2022, ma più diffuso tra i maggiorenni, raggiungendo il 22,4% tra i 19enni. La percezione del rischio in diminuzione, con una crescente normalizzazione del consumo: solo il 36% degli adolescenti considera pericoloso l’uso regolare.

Chi consuma cannabis manifesta più spesso anche altri comportamenti a rischio, come binge drinking, basso rendimento scolastico e scarso benessere psicologico.

Consumo di cannabis nella vita, per età – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

fig 10.7 droghe EDIT

Nuove sostanze psicoattive: pochi consumatori, ma a rischio elevato

L’uso di NPS rimane limitato (2,1%), ma interessa soprattutto maschi e studenti più grandi. L’andamento dal 2015 mostra oscillazioni, coerenti con un mercato fluido e difficilmente monitorabile. Tra le NPS più citate compaiono cannabinoidi sintetici e sostanze stimolanti reperibili online.

Chi consuma queste sostanze mostra un alto rischio, spesso combinando più sostanze e utilizzando anche di più sigarette elettroniche con nicotina. Il distress psicologico è più elevato in questo gruppo.

Cocaina, stimolanti e altre sostanze: un calo significativo

L’uso di cocaina tra gli adolescenti toscani scende al 2,6%, con una riduzione particolarmente marcata tra i più giovani. Anche ecstasy, ketamina e LSD mostrano un calo, con percentuali tutte inferiori al 2%.

Questi dati confermano un trend discendente già osservato dal 2018, probabilmente legato a minore accessibilità, controlli più efficaci nei contesti ricreativi e a una crescente preferenza dei giovani verso cannabis e prodotti a base di nicotina.

Informazione e percezione del rischio ancora limitata

Chi consuma sostanze percepisce minore pericolosità rispetto ai non consumatori. Solo metà degli studenti riferisce di aver ricevuto informazioni scolastiche approfondite, con differenze territoriali marcate.

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Adolescenza e comportamenti a rischio: un bilancio

EDIT 2025 mostra che gli stili di vita degli adolescenti toscani stanno cambiando: il fumo tradizionale diminuisce, ma le sigarette elettroniche crescono; l’alcol si concentra nei weekend e coinvolge sempre più ragazze; le sostanze illegali rimangono stabili, con cannabis in aumento e cocaina ed ecstasy in calo.

I comportamenti a rischio spesso si combinano e sono legati a età, genere e fattori di vulnerabilità. Serve intervenire con educazione, prevenzione e politiche mirate, per rafforzare i fattori protettivi e guidare i giovani verso scelte più consapevoli.

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Alcuni dati in sintesi nelle nostre video interviste

Quali sono i comportamenti dei ragazzi toscani rispetto al fumo? 

Interruzione volontaria di gravidanza in Toscana: il successo di contraccezione e consultori familiari

A cura di:
Monia Puglia, Valeria Dubini, Fabio Voller


Contrariamente al passato, oggi il concepimento, è un evento nella maggior parte dei casi desiderato e pianificato.

In Toscana, come nel resto del Paese, il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) continua infatti a diminuire in modo costante, riflettendo l’efficacia delle politiche di prevenzione delle gravidanze indesiderate e la crescente consapevolezza riproduttiva della popolazione.

Un contributo fondamentale proviene dall’attività dei consultori familiari che rappresentano il principale presidio territoriale per la promozione della salute sessuale e riproduttiva, in particolare tra i gruppi più vulnerabili come le donne straniere e le minorenni. Attraverso programmi di counseling, educazione alla contraccezione e mediazione culturale, i consultori svolgono un ruolo essenziale nel favorire scelte consapevoli e nell’intercettare precocemente i bisogni della popolazione.

Alla riduzione delle IVG ha contribuito in maniera significativa anche il miglioramento dell’accesso alla contraccezione, potenziato in Toscana grazie all’introduzione della gratuità dei metodi contraccettivi a partire dal 2018 (delibere regionali n. 1251/2018, 394/2019 e 39/2023). La gratuità riguarda i giovani tra i 14 e i 25 anni, gli adulti tra 26 e 45 anni in condizioni specifiche di fragilità socioeconomica e le donne tra 26 e 45 anni nel periodo successivo al parto o ad un’IVG (entro 12 o 24 mesi). Questa misura ha ridotto in modo sostanziale le barriere di accesso, soprattutto economiche, promuovendo una maggiore diffusione dei metodi contraccettivi più efficaci.

Un ulteriore elemento determinante è rappresentato dalla possibilità, ormai consolidata, di ottenere in farmacia la contraccezione d’emergenza senza ricetta medica o gratuitamente in consultorio (ulipristal acetato - “pillola dei 5 giorni dopo” e levonorgestrel - “pillola del giorno dopo”). Questi farmaci non hanno un’azione abortiva ma, se assunti tempestivamente, sono in grado di ridurre il rischio di una gravidanza indesiderata con elevata efficacia ritardando o inibendo l’ovulazione.

L’integrazione tra educazione alla procreazione responsabile, facilitazione dell’accesso alla contraccezione, attività consultoriali e politiche pubbliche di prevenzione rappresenta quindi uno dei principali fattori alla base del trend decrescente delle IVG, contribuendo a un quadro regionale caratterizzato da livelli di abortività tra i più bassi in Europa e da percorsi assistenziali sempre più appropriati ed equi.

In Italia per le IVG si osserva un trend costantemente decrescente e il tasso di abortività risulta essere fra i più bassi tra i paesi occidentali.

In Toscana, seppure il tasso di abortività sia di 6,3 per 1.000 (Figura 1) ovvero superiore alla media nazionale (5,6 per 1.000 nel 2022, ultimo dato nazionale disponibile ), si assiste comunque ad una riduzione costante del ricorso all’IVG. Destarono preoccupazione, sia a livello nazionale che regionale, i dati riferiti al 2022 e 2023: infatti dal confronto con gli anni della pandemia da Covid-19 (2020 e 2021) si registrò quella che appariva come un’inversione di tendenza. In realtà il confronto con un periodo in cui l’isolamento sociale, la paura dei contatti, l’incertezza sul futuro, avevano forzatamente ridotto le possibilità di incontro e quindi dei concepimenti, costituisce un evidente ed importante “bias” nell’analisi dei dati. Gli stessi dati infatti, se confrontati con il 2019, anno pre-covid, mostravano un decremento in linea con gli anni precedenti.

Figura 1. Tasso di abortività volontaria (IVG su 1. 000 donne 15-49 anni) per cittadinanza della donna. Toscana. Anni 2003-2024. Fonte: flusso D12.
Dati del tasso di abortività volontaria (IVG su 1. 000 donne 15-49 anni) per cittadinanza della donna. Toscana. Anni 2003-2024.

In Toscana nel 2024 si sono registrate 4.361 IVG (Tabella 1), 80 in meno rispetto al 2023 con un decremento del 17% rispetto al 2019 quando le IVG erano state 5.264: tale riduzione riguarda sia le donne italiane che le donne provenienti da Paesi a Forte Pressione Migratoria (PFPM). Anche mettendo in relazione questi dati con il numero di nati vivi, si conferma la tendenza ad una riduzione (rapporto di abortività 2019: 219,3 ogni 1.000 nati; 2024: 205,1 per 1.000).

Tabella 1. Interruzioni volontarie di gravidanza per cittadinanza della donna - Toscana, periodo 2000-2024. Fonte: flusso D12.
dati interruzioni volontarie di gravidanza per cittadinanza della donna in Toscana, periodo 2000-2024

Interessante rilevare che si assiste ad un trend più accentuato di riduzione per la classe di età 15-24 anni, riduzione che era già stata rilevata dopo l’introduzione della contraccezione gratuita nel 2018, e che si era attenuata negli anni della pandemia per i già citati motivi (Figura 2). Tale riduzione avviene anche per le giovani straniere le quali tra l’altro registrano, in questa fascia di età, un rapporto di abortività inferiore rispetto alle connazionali italiane (Figura 3).

Figura 2. Tasso di abortività volontaria (IVG su 1. 000 donne 15-49 anni) per classi di età della donna. Toscana. Anni 2015-2024. Fonte: flusso D12.
Dati del tasso di abortività volontaria (IVG su 1. 000 donne 15-49 anni) per classi di età della donna in Toscana. Anni 2015-2024.

Figura 3. Rapporto di abortività volontaria (IVG su 1. 000 nati vivi) per classi di età della donna e cittadinanza. Toscana. Triennio 2022-2024. Fonte: flusso D12.
Dati del rapporto di abortività volontaria (IVG su 1. 000 nati vivi) per classi di età della donna e cittadinanza. Toscana. Triennio 2022-2024.

Resta comunque il fatto che le donne straniere rappresentano una popolazione a maggior rischio di aborto volontario rispetto alle italiane ed hanno una maggior tendenza a ripetere l’IVG anche a distanza di pochi anni l’una dall’altra, soprattutto per alcune nazionalità. Circa il 36,9% delle IVG che avvengono in Toscana riguarda le donne immigrate, per le quali fattori culturali legati ai Paesi di provenienza, possono determinare barriere per l’accesso alla procreazione responsabile.

Tabella 2. Strutture pubbliche che effettuano IVG per Area Vasta. Anno 2024.
Dati delle strutture pubbliche che effettuano IVG per Area Vasta. Anno 2024

Il tasso di abortività delle donne straniere è quasi 3 volte superiore a quello delle italiane (13,6 per 1.000 rispetto a 4,8 per 1.000): tuttavia anche per questa popolazione negli anni si è assistito ad una riduzione del ricorso all’IVG che riguarda tutti i gruppi etnici, e che risulta maggiore anche a quella delle donne italiane, raggiungendo i 10 punti percentuali se confrontiamo i dati del 2024 con quelli del 2013. Questo dato sembra testimoniare una sempre maggiore integrazione delle donne straniere ed una modifica nei loro comportamenti relativi alle scelte di procreazione responsabile, frutto anche dei numerosi interventi dei servizi territoriali cui afferiscono, volti alla prevenzione delle gravidanze indesiderate e sull’utilizzo di una contraccezione consapevole.
In Toscana le IVG vengono effettuate in 28 strutture pubbliche di riferimento (Tabella 2). Nessuna struttura privata è stata accreditata per l’effettuazione della prestazione.

Figura 4. Percentuale di IVG farmacologica. Toscana. Anni 2015-2024. Fonte: flusso D12.
Dati della percentuale di IVG farmacologica. Toscana. Anni 2015-2024

Da più di 15 anni anche in Italia è possibile il ricorso all’ aborto farmacologico con Mifepristone (RU486) e/o prostaglandine così come avviene in molti altri paesi e come raccomandato dalle linee guide OMS e internazionali , . In Italia con la circolare di aggiornamento delle “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”, pubblicata dal ministero della Salute il 12 agosto 2020, è stata allargata la possibilità di ricorrere all’ aborto farmacologico passando da 49 a 63 giorni di gestazione: in Toscana tali indicazioni erano già in essere dal 29 giugno 2020 quando era stata approvata la delibera 827. Del resto anche le Società Scientifiche di Ostetricia e Ginecologia si erano attivate nel periodo della Pandemia, al fine di tutelare la salute e i diritti delle donne anche in piena emergenza, raccomandando l’utilizzo dell’aborto farmacologico anche a livello ambulatoriale, in modo da evitare la necessità di accedere alle sale operatorie.

La quota percentuale di IVG farmacologica sul totale delle IVG è in aumento negli anni (Figura 4). In Toscana è utilizzata nel 66% dei casi (con proporzioni superiori al 80% in alcuni presidi ospedalieri), quindi con un valore più alto rispetto alla media italiana (52% nel 2022, ultimo dato disponibile).

Tabella 3. Tipo di intervento per punto IVG di riferimento. Toscana. Anno 2024. Fonte: flusso D12.
Dati sul tipo di intervento per punto IVG di riferimento. Toscana. Anno 2024

Con la delibera n. 827 del 29/06/2020 la Regione Toscana ha approvato il “Protocollo operativo per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza farmacologica”, prevedendo un aggiornamento del nomenclatore così da garantire su tutto il territorio regionale l’offerta dell’IVG farmacologica come prestazione ambulatoriale anche presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla Regione. Tra la fine del 2020 e nel corso del 2021, le aziende si sono organizzate per somministrare l’IVG farmacologica in ambito ambulatoriale. Nel 2024 il 95,7% delle IVG farmacologiche sono state effettuate in regime ambulatoriale (Tabella 3), valore stabile negli ultimi 3 anni.

In caso di IVG chirurgica, nel 2024 per il 30,8% dei casi l’intervento viene eseguito in anestesia generale, ma nel 44,9% dei casi si ricorre a sedazione profonda, pratica più raccomandata a livello internazionale poiché minimizza i rischi per la salute della donna e presenta un impegno minore del personale sanitario e delle infrastrutture (quindi anche costi inferiori).

Il tempo di attesa tra il rilascio della certificazione e l’intervento, si è sempre più ridotto negli anni: si tratta di un indicatore di efficienza del servizio che risente probabilmente dell’aumento degli aborti farmacologici, per i quali è necessario intervenire in epoche gestazionali precoci. La percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento è aumentata negli anni, passando dal 66,1% del 2015 all’83,3% nel 2024 ed è di conseguenza diminuita la percentuale di donne che attendono oltre 14 giorni. Con questa percentuale la Toscana rivela tempistiche migliori rispetto alla media nazionale: in Italia nel 2022 la percentuale di IVG effettuate entro 14 giorni dal rilascio del documento era pari al 77,7%.

Le complicazioni sono molto basse (Tabella 4) sia nelle IVG chirurgiche che in quelle farmacologiche: riguardo a queste ultime, vengono incluse nelle complicanze anche i fallimenti del metodo. In Toscana la percentuale di fallimenti risulta comunque inferiore al dato di letteratura (3- 5%) .

Tabella 4. Complicanze (%) associate alle IVG. Toscana. Anno 2024. Fonte: flusso D12.
Dati sulle complicanze (%) associate alle IVG. Toscana. Anno 2024

Nelle strutture ospedaliere della Toscana che praticano IVG la proporzione di obiezione di coscienza riguarda meno della metà dei ginecologi (45,6%, indicatore calcolato secondo i criteri ministeriali), con una percentuale in diminuzione negli anni ma con una grande variabilità tra i diversi presidi (Tabella 5).

Tabella 5. Percentuale di ginecologi obiettori per ASL/AOU e anno. Anno 2017-2024. Fonte: Verifica attuazione Legge 194/78. Rilevazione obiezione di coscienza.
Dati sulla percentuale di ginecologi obiettori per ASL/AOU e anno. Anno 2017-2024

La percentuale di obiettori di coscienza in Toscana risulta nettamente inferiore rispetto al 60,7% rilevato in Italia nel 2022 ed è anche in diminuzione negli anni. Il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori (numero medio settimanale di IVG effettuate da ogni ginecologo non obiettore – considerando 44 settimane lavorative annuali) è di 0,51 IVG a settimana (Tabella 6) e risulta molto inferiore rispetto al carico di lavoro medio nazionale del 2022 (0,9). Il numero globale dei ginecologi che non esercita il diritto all’obiezione di coscienza è quindi congruo rispetto al numero di interventi di IVG e non emergono gravi problematiche che siano di ostacolo alla piena applicazione della legge 194/78.
Infine, per il 2024, nei consultori familiari pubblici in cui si pratica attività IVG la proporzione degli obiettori di coscienza risulta il 32,5%, più bassa rispetto a quella registrata nelle strutture ospedaliere.

Tabella 6. Carico di lavoro settimanale medio per IVG del ginecologo non obiettore (considerando 44 settimane lavorative all’anno). Anno 2024. Fonte: Verifica attuazione Legge 194/78. Rilevazione obiezione di coscienza.
Dati sul carico di lavoro settimanale medio per IVG del ginecologo non obiettore (considerando 44 settimane lavorative all’anno). Anno 2024

Conclusioni
Nel 2024 la Toscana conferma un trend consolidato di riduzione delle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG), inserendosi tra le regioni italiane con i livelli più bassi di abortività e con un’organizzazione dei servizi particolarmente efficiente. La diminuzione complessiva registrata negli ultimi anni, pari al 17% dal 2019, rappresenta un indicatore positivo della capacità del sistema regionale di promuovere comportamenti riproduttivi consapevoli e di garantire accesso ai servizi di prevenzione delle gravidanze indesiderate. Un ruolo determinante è svolto dalle politiche regionali sulla contraccezione, che in Toscana costituiscono una strategia strutturale e inclusiva: la gratuità dei metodi contraccettivi, l’azione dei consultori e la disponibilità della contraccezione d’emergenza senza ricetta e gratuita nei consultori e nei Pronto Soccorso, hanno contribuito in modo significativo alla riduzione delle gravidanze indesiderate, con effetti particolarmente evidenti nelle fasce più giovani e nelle donne straniere. L’evoluzione dei comportamenti osservata tra le cittadine straniere (che pur mantenendo tassi di abortività più elevati, mostrano un calo costante) conferma la rilevanza di interventi mirati di integrazione e mediazione culturale. L’aumento dell’utilizzo dell’IVG farmacologica, oggi adottata nel 66% dei casi e prevalentemente in regime ambulatoriale, rappresenta un altro punto di forza del sistema toscano. Tale modalità, coerente con le raccomandazioni internazionali e resa possibile dal percorso organizzativo avviato con la delibera 827/2020, consente interventi più tempestivi, minore impatto sulle strutture ospedaliere e maggiore appropriatezza clinica. Il quadro regionale è completato da una bassa incidenza dell’obiezione di coscienza e da un carico di lavoro sostenibile dei ginecologi non obiettori, condizioni che garantiscono la piena applicazione della legge 194/78 e un accesso equo e uniforme ai servizi sul territorio. Persistono tuttavia alcune criticità residue, quali differenze territoriali nell’organizzazione consultoriale, nonché la necessità di rafforzare interventi di comunicazione e prevenzione rivolti ai gruppi più vulnerabili. È quindi fondamentale proseguire nelle politiche di investimento sulla contraccezione, nel monitoraggio continuo degli indicatori e nel potenziamento dei consultori come presidio essenziale di salute riproduttiva.

Invecchiamento e benessere: stato di salute degli anziani in Toscana

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Adolescenti, una generazione in trasformazione. Episodio 1

A cura di:
Caterina Milli, Daniela Nuvolone, Martina Pacifici, Fabio Voller - ARS Toscana


Gli argomenti trattati in questo approfondimento:


Venti anni di cambiamenti: tra crisi economiche, climatiche, pandemia, il ritorno della guerra, la trasformazione tecnologica e digitale

Gli adolescenti di oggi crescono in un contesto profondamente diverso da quello di vent’anni fa, quando l’Agenzia regionale di sanità della Toscana avviava la prima edizione della sorveglianza EDIT. In questi due decenni si sono intrecciate crisi economiche, una pandemia globale, rapide trasformazioni tecnologiche e nuovi scenari di insicurezza internazionale. Cambiamenti che hanno inciso in modo significativo sul benessere dei giovani, sui loro stili di vita e sul modo di vivere le relazioni con la scuola, la famiglia e il gruppo dei pari.

L’adolescenza si conferma una fase cruciale della vita: è il periodo in cui si consolidano comportamenti destinati a influenzare la salute in età adulta e in cui emergono i primi segnali di fragilità emotiva e sociale. Le trasformazioni avviate dalla crisi economica del 2008 hanno progressivamente ridotto le opportunità e ampliato le disuguaglianze educative e di salute. La pandemia da COVID-19 ha poi rappresentato uno spartiacque, lasciando effetti persistenti sul benessere mentale delle nuove generazioni, in particolare su sonno, ansia, percezione di sé e qualità delle relazioni. A questo scenario si aggiunge un clima di incertezza globale, alimentato dai conflitti e dalla crisi climatica, che contribuiscono a rendere il futuro meno prevedibile e più fragile agli occhi dei giovani.

Parallelamente, la rivoluzione digitale ha modificato in profondità la quotidianità delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Lo smartphone si è trasformato in un vero e proprio ambiente di vita, con livelli di connessione quasi continui e un ruolo centrale nella costruzione dell’identità, nella socialità e nell’apprendimento. Le evidenze scientifiche mostrano come un uso intensivo dei dispositivi digitali possa incidere sul benessere psicologico, sulla qualità del sonno e sulla regolazione emotiva, introducendo nuove vulnerabilità come isolamento, dipendenza digitale e cyberbullismo. Anche l’indagine EDIT 2025 restituisce un quadro coerente: oltre un terzo degli adolescenti utilizza lo smartphone per più di cinque ore al giorno e l’ambiente digitale emerge come un determinante sempre più rilevante per la salute.

In questo contesto, l’adolescenzarappresenta una finestra strategica per la prevenzione. Le scelte legate all’alimentazione, all’attività fisica, all’uso di sostanze, alla sessualità, alla mobilità e alle relazioni si strutturano e si consolidano proprio in questi anni. Allo stesso tempo, la scuola, in particolare, costituisce un contesto ideale per la sorveglianza: consente di raggiungere campioni ampi e rappresentativi, facilita la partecipazione e permette di monitorare nel tempo l’efficacia degli interventi educativi e delle iniziative di promozione della salute.

La sorveglianza EDIT risponde a questo obiettivo da oltre vent’anni, offrendo uno strumento unico per comprendere l’evoluzione degli stili di vita e dei comportamenti di salute degli adolescenti toscani. Nel tempo l’indagine si è ampliata, includendo temi come il benessere psicologico, l’uso delle tecnologie, il gioco d’azzardo, il bullismo e il cyberbullismo, l’identità di genere e la sostenibilità ambientale.

La possibilità di confronto ventennale consente oggi di leggere i cambiamenti con maggiore profondità, mostrando una generazione in trasformazione: meno esposta ad alcuni comportamenti tradizionalmente a rischio, ma più vulnerabile sul piano emotivo e sotto pressione per effetto dell’ambiente digitale. Tra gli ambiti più rilevanti emergono la mobilità – ambito storico dell’indagine – e soprattutto il benessere psicologico, che si conferma il fronte più sensibile per la sanità pubblica.

In occasione dell’edizione 2025 dell’indagine, che celebra i vent’anni della sorveglianza EDIT, inauguriamo oggi sul nostro sito web un percorso di approfondimento, articolato in cinque appuntamenti, ognuno dedicato a una selezione dei principali temi dell’indagine. Conoscere come vivono oggi gli adolescenti significa costruire le basi per politiche di prevenzione capaci di intervenire sulle vulnerabilità emergenti e rafforzare i fattori protettivi, investendo nella salute futura dell’intera popolazione.  

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Famiglia, scuola e amici ancora centrali

I legami tengono (nonostante tutto)

L’adolescenza è una fase di transizione in cui l’identità si costruisce attraverso il rapporto con la famiglia, la scuola e il gruppo dei pari. I dati di EDIT 2025 mostrano come queste dimensioni restino centrali per il benessere dei giovani, anche in un contesto familiare e sociale sempre più complesso.

Famiglie diverse, ma ruolo ancora centrale

Negli ultimi vent’anni si osserva una crescente diversificazione delle strutture familiari, con un aumento delle separazioni e dei divorzi. La quota di ragazzi con genitori divorziati raggiunge oggi il 19,1%, contro l’11,4% del 2005, in linea con le tendenze nazionali successive all’introduzione del “divorzio breve”. Nonostante questi cambiamenti, la famiglia continua a rappresentare un pilastro fondamentale: l’85,5% riferisce rapporti molto buoni o abbastanza buoni con i genitori, un valore stabile lungo tutto il periodo di sorveglianza.
Persistono differenze di genere, con i maschi che dichiarano una maggiore soddisfazione rispetto alle femmine, mentre non emergono differenze territoriali significative. Anche tra i giovani con background migratorio i livelli di soddisfazione restano complessivamente elevati.

Il peso del capitale culturale

Il livello di istruzione dei genitori continua a crescere: il 30,6% delle madri e il 21,5% dei padri possiede un titolo universitario. Questo incremento si traduce in maggiori opportunità educative per i figli e in migliori condizioni di benessere. Al contrario, le famiglie con livelli di istruzione più bassi presentano un rischio più elevato di percorsi scolastici fragili e di abbandono precoce, come confermato anche dalle statistiche nazionali.

Amicizie ancora solide, ma meno di ieri

La dimensione amicale rimane nel complesso positiva, ma mostra segnali di indebolimento. Nel 2025 il 36,9% dei ragazzi dichiara rapporti molto buoni con i pari e il 50,9% abbastanza buoni, valori in lieve calo rispetto alle precedenti edizioni. I maschi riportano valutazioni più positive rispetto alle femmine, mentre i punteggi risultano leggermente più bassi tra i giovani stranieri e tra gli stranieri nati in Italia. Nonostante ciò, le reti sociali continuano a esercitare una funzione protettiva cruciale per il benessere.

Qualità dei rapporti con i coetanei

Il contesto scuola gioca ancora un ruolo positivo, ma restano alcune disuguaglianze

La percezione del rendimento scolastico è complessivamente buona: oltre il 70% degli studenti lo definisce abbastanza o molto buono. Le ragazze continuano a riportare risultati migliori dei maschi. Incidono anche il contesto familiare e la cittadinanza: chi vive la separazione dei genitori e i giovani stranieri mostrano valutazioni meno positive. I dati INVALSI indicano una sostanziale stabilità delle competenze, con un miglioramento nella comprensione dell’inglese, probabilmente favorito da una maggiore esposizione informale e da pratiche didattiche più interattive.

Nel complesso emerge l’immagine di una generazione che, pur vivendo in contesti più complessi rispetto al passato, conserva legami familiari solidi e una buona integrazione sociale, a fronte di alcune disuguaglianze legate allo status socioeconomico e alla cittadinanza, che continuano a influenzare i percorsi di vita. 

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Uso intensivo delle tecnologie e dei social

La tecnologia parte essenziale della vita quotidiana

La tecnologia è diventata una componente strutturale della quotidianità degli adolescenti. L’accesso ai dispositivi digitali è oggi pressoché universale e il modo di utilizzarli è profondamente cambiato.

Generazione iper-connessa, la presenza costante dello smartphone

Lo smartphone ha sostituito quasi completamente il computer come strumento principale: il 99,7% degli adolescenti ne possiede uno e oltre un terzo lo utilizza per più di cinque ore al giorno. L’uso intensivo è più diffuso tra le ragazze e cresce con l’età, arrivando al 45,8% tra i 19enni. Il confronto con il passato evidenzia un peggioramento: nel 2018 l’8,3% utilizzava lo smartphone meno di un’ora al giorno, nel 2025 la quota scende al 3,2%.
Il computer resta presente nell’85,1% delle famiglie, ma viene utilizzato in modo meno intensivo, soprattutto tra le ragazze e tra i giovani stranieri, tra i quali è ancora significativa la quota di chi non dispone di alcun dispositivo.

Possesso di dispositivi informatici e tempo di utilizzo

Social e intrattenimento dominano il tempo passato online

L’uso delle tecnologie è prevalentemente relazionale e ricreativo. L’87,9% degli adolescenti accede quotidianamente ai social media e oltre tre quarti utilizza le piattaforme digitali per musica, film o serie TV. Solo un terzo impiega le tecnologie per studiare, con una forte differenza di genere: le ragazze mostrano un utilizzo più orientato all’apprendimento. L’uso informativo è residuale: appena il 2,8% legge notizie online ogni giorno.

Si legge sempre meno

Parallelamente si osserva un calo dell’abitudine alla lettura per svago: il 41% degli adolescenti non legge alcun libro, una quota in crescita rispetto al 2008 (31%). Le ragazze mantengono una maggiore propensione alla lettura, mentre l’interesse diminuisce progressivamente con l’età.

Sempre online, tra opportunità e rischi relazionali

Solo il 13,7% dei ragazzi conosce tutti i propri contatti online; oltre un quinto conosce solo una parte delle persone con cui interagisce. L’esposizione a contatti sconosciuti aumenta con l’età e il 5,9% degli adolescenti dichiara di chattare spesso con sconosciuti, con valori più alti tra le ragazze e i giovani con background migratorio.
Il quadro complessivo descrive una connettività quasi continua e un aumento dei tempi online, che pongono nuove sfide alla prevenzione, rendendo necessari interventi mirati per promuovere competenze digitali critiche e tutelare il benessere psicologico. 

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Crescere con un clima che cambia: una popolazione consapevole e preoccupata

Un contesto metereologico sempre più instabile

Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello mondiale (+1,55°C rispetto al periodo pre-industriale). Lo stesso andamento si osserva in Italia (+1,33°C) e in Toscana, dove le temperature hanno raggiunto un record storico (+1,35°C sulla media 1991–2020). Parallelamente cresce la frequenza degli eventi estremi: nel 2024 in Italia sono stati registrati 351 episodi tra alluvioni, allagamenti e siccità, un incremento del 485% rispetto al 2015. Questi fenomeni confermano le evidenze dell’ultimo Rapporto IPCC, che attribuisce inequivocabilmente all’attività umana l’attuale crisi climatica.

I giovani sanno che il clima sta cambiando

La consapevolezza tra gli adolescenti toscani è molto elevata: oltre il 93% riconosce l’esistenza del cambiamento climatico e più del 90% ne attribuisce le cause principali alle attività umane, confermando un buon livello di alfabetizzazione scientifica. La consapevolezza è elevata anche tra i giovani con background migratorio. Il negazionismo diminuisce leggermente con l’età. Le ragazze mostrano una maggiore sensibilità e una preoccupazione più marcata per gli effetti futuri, che cresce con l’età.

Di chi è la responsabilità principale del cambiamento: un’idea chiara

Gli adolescenti individuano nello sviluppo industriale e nell’immissione di gas in atmosfera le principali cause del cambiamento climatico (70% e 66,4%), seguite dall’aumento della temperatura media e degli eventi estremi. Come in altri ambiti indagati da EDIT, le ragazze mostrano maggiore attenzione e una capacità interpretativa più elevata. Tra gli stranieri si registra invece una minore attribuzione alle cause antropiche, pur rimanendo su valori complessivamente alti.

La paura per gli impatti futuri cresce con l’età

Il cambiamento climatico suscita livelli di preoccupazione significativi: il 60,9% degli adolescenti dichiara di essere molto preoccupato per i danni che i cambiamenti climatici arrecheranno alle generazioni future. Anche in questo caso le ragazze risultano più sensibili (69% vs 53,4%) e la preoccupazione aumenta con l’età, fino a raggiungere il 65,4% tra i 19enni. I giovani italiani mostrano una preoccupazione lievemente maggiore rispetto agli stranieri.

Preoccupazione per i danni che il cambiamento climatico apporterà alle generazioni future

Quanto il cambiamento climatico impatta la vita quotidiana

Il 17,2% degli adolescenti conosce familiari o amici che hanno subito conseguenze dirette del cambiamento climatico. La quota sale al 24,6% tra i residenti nell’AUSL Centro, verosimilmente in relazione agli eventi estremi registrati negli ultimi anni nell’area fiorentina, mentre è più bassa nelle altre aree. L’esperienza indiretta cresce con l’età, riflettendo probabilmente una maggiore esposizione o consapevolezza.

Piccoli gesti diffusi, scelte più impegnative meno frequenti

Le azioni adottate per ridurre il proprio impatto mostrano un quadro misto. Alcuni comportamenti di facile attuazione sono molto diffusi: l’89,1% effettua la raccolta differenziata, l’85,3% spegne le luci inutili e il 79,3% presta attenzione all’uso dell’acqua. Meno diffuse le azioni più impegnative: solo il 46,5% sceglie la mobilità sostenibile, il 47,4% usa la borraccia e appena il 16,1% riduce il consumo di carne. Le ragazze adottano più frequentemente stili di vita sostenibili, mentre tra gli stranieri emerge una maggiore propensione alla mobilità sostenibile e alla riduzione del consumo energetico. Le differenze per età sono contenute, con un lieve aumento dei comportamenti più virtuosi tra i ragazzi più grandi.

Azioni compiute per contrastare il cambiamento climatico

Quale rapporto tra ambiente e salute

Nonostante l’elevata consapevolezza sul clima, il 90,9% giudica buona o molto buona la qualità dell’aria del proprio quartiere, percentuale che contrasta con i dati ambientali disponibili. Più problematico il tema del legame tra ambiente e salute: il 30,5% degli adolescenti non ritiene che la qualità dell’ambiente influisca sul proprio benessere. Tale scollamento è più marcato tra i più giovani e nei maschi, a conferma di una minore percezione del rischio.

La scuola come moltiplicatore di consapevolezza

Il 54% degli studenti ha partecipato ad attività o laboratori dedicati al clima durante l’ultimo anno scolastico. L’impatto formativo è rilevante: tra chi crede nell’esistenza del cambiamento climatico il 57,6% ha seguito attività dedicate, mentre tra i negazionisti la quota scende al 28,4%. I percorsi formativi, quindi, sembrano rafforzare conoscenze e consapevolezze. Si osservano differenze territoriali (più attività nella AUSL Sud-est, meno nella Nord-ovest) e per tipologia di scuola, con i licei più attivi rispetto ai tecnici e professionali.

Il quadro complessivo mostra un’elevata consapevolezza dei giovani toscani sulla crisi climatica, una preoccupazione crescente con l’età e una significativa adozione di pratiche quotidiane sostenibili, soprattutto quelle meno complesse. Nonostante ciò, permane uno scollamento tra consapevolezza e percezione del rischio per la salute: quasi un terzo degli adolescenti non ritiene che la qualità dell’ambiente influisca sul proprio benessere. La scuola emerge come un attore chiave nel rafforzare conoscenze, senso critico e capacità di partecipazione dei giovani, in un contesto in cui gli eventi climatici estremi diventano via via più frequenti anche nella nostra regione. 

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Benessere psicologico, il fronte più esposto della salute adolescenziale

Dopo la pandemia, un equilibrio fragile

L’adolescenza è un periodo in cui si strutturano i principali processi cognitivi, emotivi e relazionali. Il benessere psicologico emerge come l’area più fragile dell’esperienza adolescenziale. Le evidenze internazionali mostrano un aumento dei disturbi mentali tra i giovani, reso più critico dalla pandemia, dalle incertezze sociali e dal peso delle transizioni digitali. In Toscana, come indicano i ricoveri per disturbi psichiatrici, il trend di lungo periodo è in crescita: tra i 14-19 anni si passa da 5,2 ricoverati ogni 1.000 abitanti nel 2020 a 8,9 nel 2024, confermando l’esistenza di un disagio strutturale.

Distress psicologico elevato, per genere

Distress diffuso e divario di genere

Nel 2025 quasi un giovane su tre presenta un livello elevato di distress psicologico, con un divario di genere molto marcato: il fenomeno riguarda oltre il 44% delle ragazze contro il 16% dei ragazzi. Nonostante un lieve miglioramento rispetto al picco del 2022, i livelli restano elevati, soprattutto tra le adolescenti più grandi.

Autolesionismo in calo, ma si manifesta in età precoce

L’autolesionismo, pur in calo rispetto al 2022, interessa ancora il 12,7% degli adolescenti e si manifesta spesso in età molto precoce. Rimane forte la componente di genere: 18,8% delle ragazze contro 7,2% dei ragazzi, con un’età di esordio in oltre due terzi dei casi entro i 14 anni. Preoccupante anche l’intensità dei comportamenti: un quinto dei maschi che ha praticato autolesionismo riferisce più di 50 episodi nella vita. Le modalità più comuni sono graffiarsi fino a procurarsi cicatrici (52,2%), tagliarsi o incidersi, con prevalenze più elevate tra le ragazze; i maschi ricorrono più frequentemente a colpire oggetti o sbattere la testa. Circa un decimo del campione ha richiesto cure mediche in seguito ad atti autolesivi.

Metodo autolesivo utilizzato, per genere

Accesso ai servizi psicologici e domanda inespressa

Una quota significativa dei giovani ha avuto contatti con servizi psicologici: il 9,7% degli adolescenti è attualmente seguito da uno psicologo o psichiatra, mentre il 22,1% lo è stato in passato. Anche in questo caso emergono differenze rilevanti: tra chi ha provato autolesionismo il 24,8% è in carico e quasi la metà vorrebbe esserlo. In generale il 20,3% degli adolescenti non seguiti esprime il desiderio di intraprendere un percorso di supporto, con una domanda più alta tra le ragazze. Questo dato conferma l’importanza di servizi territoriali di prossimità come la psicologia di base e gli sportelli scolastici.

Sonno insufficiente ed utilizzo intenso dello smartphone, l’impatto sul benessere mentale

Il sonno gioca un ruolo centrale: il 41% degli adolescenti dorme meno di sette ore a notte, con percentuali più alte tra le ragazze (44,4%). Anche la qualità è peggiore per le studentesse, che riportano più frequentemente sonno disturbato o non ristoratore. Questi dati si intrecciano con un uso intensivo dello smartphone: oltre il 50% degli adolescenti con distress elevato dichiara di utilizzarlo più di 5 ore al giorno, suggerendo un legame tra tempo di schermo, riduzione del sonno e malessere psicologico.

Ore di sonno per notte insufficienti (<7h), per genere

La paura del COVID non è ancora scomparsa

La “Fear of COVID-19 Scale” mostra una riduzione significativa rispetto al 2022: il 13,2% prova ancora molta o abbastanza paura, le ragazze in misura maggiore rispetto ai coetanei maschi. Anche se i livelli sono scesi, il tema rimane rilevante per una quota non trascurabile di giovani.

I disturbi alimentari come cartina di tornasole del disagio

Alcuni indicatori migliorano rispetto al 2022, ma il rapporto con il cibo rimane problematico per una quota consistente di giovani: secondo la scala SCOFF, il 28,9% degli adolescenti è a rischio di un disturbo alimentare, con valori più alti tra le ragazze (44,7%). Il rischio di binge eating è l’unico in lieve aumento, soprattutto tra le femmine.
Il ricorso a figure specialistiche per problemi legati all’alimentazione riguarda il 19,5% del campione, con prevalenze più elevate tra le ragazze (25,6%) rispetto ai maschi (13,7%).

Rischio di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare, per genere

Il benessere psicologico è associato in modo significativo alla qualità delle relazioni e agli esiti scolastici. Chi presenta distress elevato riporta più spesso rapporti familiari o amicali difficoltosi, esperienze di bullismo e rendimento scolastico poco buono. La convergenza di fragilità relazionali, sonno insufficiente e uso intensivo di dispositivi digitali descrive un quadro multifattoriale che richiede interventi integrati.

Nel complesso, l’indagine EDIT 2025 segnala lievi segnali di recupero nella fase post-pandemica, ma conferma la presenza di fragilità diffuse fra gli adolescenti toscani: quasi un terzo degli adolescenti toscani vive un livello elevato di distress, persistono divari di genere, un elevato rischio di disturbi alimentari e tempi di sonno insufficienti. L’autolesionismo, pur in calo, coinvolge ancora una quota rilevante e precoce della popolazione studentesca. Il benessere psicologico degli adolescenti richiede interventi strutturati, continuità nei servizi e una forte integrazione tra scuola, sanità e politiche di prevenzione. 

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Uno sguardo d’insieme

Prevenire oggi per costruire la salute di domani

Questo nostro primo appuntamento con gli approfondimenti dall’indagine EDIT 2025 ci restituisce il ritratto di una generazione che cresce in equilibrio tra risorse e fragilità, tra nuove opportunità e rischi emergenti. Comprendere questi cambiamenti è il primo passo per costruire politiche di prevenzione capaci di accompagnare gli adolescenti verso l’età adulta, investendo sulla loro salute e su quella della collettività.

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I dati in sintesi nelle nostre video interviste

Giornata mondiale AIDS 2025: i nuovi dati ARS su HIV/AIDS in Toscana

A cura di:
Monia Puglia, Fabio Voller - ARS Toscana

In Italia, la raccolta sistematica dei dati sui casi di Sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) è iniziata nel 1982 e nel giugno 1984 è stata formalizzata in un sistema di sorveglianza nazionale attraverso il quale vengono segnalati i casi di malattia diagnosticati dalle strutture cliniche del Paese.

La salute della popolazione straniera in Toscana: tendenze e prospettive

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A cura di:

Caterina Milli, Simona Olivadoti, Fabio Voller - ARS Toscana


L’incremento in termini numerici e la stabilizzazione della presenza straniera in Toscana rendono fondamentale una valutazione approfondita dei principali indicatori di salute pubblica di questa parte della popolazione.

Studiare i principali pattern di morbilità, ospedalizzazione, accesso ai servizi sanitari e disuguaglianze socio-sanitarie consente di identificare somiglianze e divergenze rispetto alla popolazione autoctona, mettendo in luce i determinanti sociali e culturali che influenzano comportamenti sanitari, fattori di rischio e l’utilizzo dei servizi, al fine di migliorare lo stato di salute della popolazione straniera e favorire politiche sanitarie più inclusive.


La salute-materno infantile in Toscana: dati, evidenze e nuove sfide

La salute materno-infantile rappresenta un’area prioritaria della salute pubblica non solo perché la gravidanza, il parto ed il puerperio sono la prima causa di ricovero per le donne in età feconda, ma anche perché gli eventi legati alla nascita sono riconosciuti, a livello internazionale tra i migliori parametri per valutare la qualità di tutta l’assistenza sanitaria di un Paese.

La salute materno-infantile

Secondo i dati dell’OMS, nel 2023 sono morte circa 260.000 donne per cause legate a gravidanza o parto e nonostante un calo del 40% tra il 2000 e il 2023, i numeri restano allarmanti. Inoltre, sempre a livello mondiale, oltre 2 milioni di neonati muoiono nel primo mese di vita.

La riduzione della mortalità materna è anche uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, che prevede di ridurre la mortalità materna globale a meno di 70 per 100.000 nati vivi entro il 2030. Sempre secondo fonti ONU, la mortalità materna è uno dei pochi indicatori di mortalità che negli ultimi anni non ha registrato significativi miglioramenti e che registra clamorose disuguaglianze tra ricchi e poveri e che risente fortemente dell’efficacia e dell’equità dei servizi sanitari.

Negli ultimi anni particolare attenzione è stata posta sulla salute dei primi 1.000 giorni di vita, considerati come un periodo di importanza strategica che pone le basi per lo sviluppo e la salute dell’intero arco della vita. L’esposizione precoce a fattori di rischio ambientali ha un effetto sulla salute: epigenetica, fumo, inquinamento atmosferico e verde urbano sono tutti fattori che possono condizionare lo sviluppo futuro.  La stessa OMS fa frequentemente riferimento alla teoria dei mille giorni, riconoscendo il ruolo che ha lo stile di vita dei genitori sullo sviluppo embrionale e sugli effetti futuri della salute del nascituro. A tal proposito, segnaliamo che in Toscana, le donne in gravidanza mantengono uno stile di vita sano: solo il 7,5% fuma in gravidanza e solo l’8,2% è obesa.



Gli argomenti trattati in questo articolo:


La salute materno-infantile nel Piano Regionale della Prevenzione 

La programmazione regionale per gli interventi dedicati al percorso nascita e alla salute materno infantile si attua attraverso l’azione sinergica di comitati di rete come il Comitato Percorso nascita regionale e la Rete Pediatrica regionale (coordinata dall’AOU Meyer) a sua volta costituita da specifiche reti cliniche specialistiche (in particolare la rete dell’Emergenza, della Neonatologia e della Oncoematologia).

Nel corso dei diversi piani che si sono succeduti nel tempo, la salute materno infantile è stata uno degli ambiti di riferimento, poiché la gravidanza, il parto e i primi anni della vita sono sempre state considerate tappe fondamentali nello sviluppo umano; pertanto, è stato ritenuto fondamentale implementare azioni rivolte a migliorare la salute e a diminuire la morbi-mortalità materno-infantile.

Tra i punti di forza del Sistema sanitario regionale c’è sicuramente la disponibilità di professionalità di elevata competenza, modalità di lavoro trasversali, interdisciplinari, appropriate e consolidate nelle Aziende sanitarie, oltre alla presenza di un sistema di reti cliniche dedicate e di organismi di coordinamento regionale e aziendale.

Gravidanza e percorso nascita (Torna su ↑)

In Toscana l’assistenza alla gravidanza è basata su una capillare rete consultoriale e sull’utilizzo del libretto di gravidanza, attraverso il quale è garantita a tutte le donne, comprese le straniere non residenti, un’assistenza omogenea alla gravidanza e una prevenzione delle principali problematiche che possono manifestarsi.

Un dato positivo a conferma del buon funzionamento del sistema sanitario toscano è rappresentato dal fatto che sempre più donne durante la gravidanza scelgono di essere seguite da una struttura pubblica (consultorio o ospedale), a differenza di quanto avveniva qualche anno fa, quando il medico specialista in ostetricia e ginecologia in regime privato attraeva la maggioranza delle gestanti.

In Toscana i consultori sono diventati negli anni un punto di riferimento del percorso nascita, per la consegna del libretto di gravidanza e per i corsi di accompagnamento alla nascita. Inoltre, il consultorio svolge un ruolo importante nella prevenzione dell’IVG e nel supporto alle donne che decidono di interrompere la gravidanza, dal counselling prima della procedura, ai controlli medici, al counselling contraccettivo post-IVG.

Entrando nel dettaglio dei dati sul percorso nascita, il 95% delle donne con gravidanza fisiologica effettua tutti gli esami previsti dal libretto di gravidanza e dal protocollo regionale. Si registrano, però, ancora ritardi nell’accesso ai servizi da parte delle straniere, che eseguono tardivamente le visite previste e/o effettuano meno di 3 ecografie.

Tra le innovazioni offerte dalla Regione Toscana c’è il Non Invasive Prenatal Testing(NIPT), un test non invasivo di screening per determinare il rischio di gravidanza con anomalie cromosomiche. Il test, introdotto dalla Regione Toscana dal 1 marzo 2019, è rivolto alle gestanti che hanno un referto di rischio intermedio di anomalie cromosomiche al test combinato col pagamento di una quota di partecipazione alla spesa, mentre è a prezzo intero per le donne con rischio basso.

L’obiettivo dell’utilizzo del test NIPT assieme al test combinato è quello di ridurre il ricorso inappropriato alla diagnosi prenatale invasiva (amniocentesi, villocentesi), soprattutto nelle fasce di rischio intermedio. In Toscana, negli ultimi due anni, infatti, il ricorso all’amniocentesi o alla villocentesi si è quasi azzerato (solo il 2,7% delle gestanti ha effettuato uno dei due esami nel 2024, rispetto al 12,4% del 2015 e al 4,9% del 2019). Sicuramente, il NIPT sta contribuendo a questo risultato: nel 2019, primo anno di introduzione, già l’8,4% delle gestanti ha usufruito del NIPT, percentuale che è quasi raddoppiata fino al 15,9% nel 2024 (fonte: elaborazioni ARS su dati flusso Specialistica ambulatoriale).

Interruzione volontaria di gravidanza (Torna su ↑)

Passando al tema dell’Interruzione volontaria di gravidanza, in Toscana, come nel resto d’Italia, le IVG sono in diminuzione, grazie agli sforzi fatti per prevenire le gravidanze indesiderate e per diffondere l’informazione sulla procreazione responsabile. Alla diminuzione delle IVG ha contribuito anche l’opportunità per le donne di fornirsi in farmacia di farmaci per la contraccezione d’emergenza (pillola del giorno dopo e la pillola dei 5 giorni dopo) senza ricetta medica. Ricordiamo, inoltre che in Toscana nei consultori la contraccezione è offerta gratuitamente ai giovani dai 14 ai 25 anni, agli adulti tra i 26 e i 45 anni in alcune condizioni (ad esempio disoccupati e con familiari a carico) e alle donne tra i 26 e i 45 anni, entro 12 mesi dal parto o entro 24 mesi da un IVG.

A livello nazionale, l’Italia ha uno dei tassi di abortività tra i più bassi tra quelli dei Paesi occidentali. La Toscana ha un tasso di abortività di 6,3 per 1.000, superiore alla media nazionale (5,6 per 1.000 nel 2023, dato ISTAT provvisorio). Come anticipato precedentemente, il numero di IVG è in diminuzione: nel 2024 si sono registrate 4.361 IVG, 80 in meno rispetto al 2023, e in riduzione del 17,1% rispetto al 2019.

Inoltre, da oltre 10 anni anche in Italia è stato autorizzato l’aborto farmacologico con mifepristone (Ru486) e prostaglandine. Nel 2024 in Toscana l’IVG farmacologica è stata utilizzata nel 66% dei casi, valore più alto della media italiana (59,4% nel 2023) ed in aumento negli anni (era il 39,4% nel 2019).

Figura 1. IVG farmacologica – Casi per 100 IVG – Regioni e Italia, anno 2023 – Fonte: ISTAT

Infine, un altro aspetto da considerare, legato all’IVG, riguarda l’obiezione di coscienza da parte del personale medico. Nelle strutture ospedaliere toscane la proporzione dell’obiezione di coscienza riguarda meno della metà dei ginecologi (45,6%, indicatore calcolato secondo i criteri ministeriali), percentuale in diminuzione negli anni, ma con una grande variabilità tra i diversi presidi. La proporzione toscana è nettamente più bassa rispetto al 60,7% rilevato in Italia.

La natalità (Torna su ↑)

Anche in Toscana, come nel resto d’Italia, si conferma una diminuzione della natalità. Nel 2024 nelle strutture toscane sono avvenuti 21.029 parti, 168 in meno rispetto al 2023 (-0,8%) e 2.597 in meno rispetto al 2019 (-11%). Il fenomeno è in parte riconducibile a un effetto strutturale: sono uscite dall’esperienza riproduttiva le generazioni di donne nate a metà degli anni ’60, molto più numerose delle generazioni nate nelle decadi successive, che hanno appena raggiunto o stanno raggiungendo le età feconde. Anche per le donne di nazionalità straniera si conferma la tendenza alla diminuzione della natalità: nel 2024 nelle strutture toscane hanno partorito 5.376 straniere, in calo del 18,7% rispetto al 2019.

Figura 2. Parti – Numero di parti in strutture regionali – Toscana, periodo 2001-2024 – Fonte: elaborazioni ARS su dati Flusso Certificati di assistenza al parto

Per quanto riguarda l’età al parto della madre, si attesta sui 32,9, stabile negli anni, ma con un incremento delle mamme over 40, che nel 2024 rappresentano il 10,2% del totale.

Il 6,1% dei parti è avvenuto grazie a tecniche di fecondazione assistita (nel 2015 erano il 3%) e vi hanno ricorso il 25,4% delle donne sopra i 40 anni e il 52,5% delle donne con più di 43 anni. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, però, può portare ad un numero maggiore di gravidanze plurime e di gravidanze a rischio, che si aggiungono ai rischi legati all’età materna avanzata, come l’ipertensione, il diabete e le problematiche placentari. Altri fattori di rischio per il nascituro sono riconducibili agli stili di vita della madre, come il consumo di alcol, l’abitudine al tabacco e il sovrappeso.

Secondo gli ultimi dati riportati nel “Rapporto sull’attività ospedaliera” del Ministero della Salute, la Toscana è tra le regioni italiane con il più basso tasso di cesarei, anche se, ancora lontana dalla soglia del 19% raccomandata dall’OMS.

Figura 3. Parti con taglio cesareo – Casi per 100 parti – Regioni e Italia, anno 2023 – Fonte: Ministero della Salute.

Nel 2024 i nuovi nati vivi in Toscana sono stati 21.262 (inclusi i nati da madri residenti in regione e non), 225 in meno rispetto al 2023 (-1%) e 2.747 in meno rispetto al 2019 (-11,4%). I nati morti sono stati 56 nel 2024, facendo registrare nell’ultimo triennio, un tasso di natimortalità di 2,1 decessi ogni 1.000 nati, andamento stabile da diversi anni e tra i più bassi d’Europa.

Conclusioni (Torna su ↑)

La salute materno-infantile in Toscana si contraddistingue per elevati livelli positivi, confermati dalla qualità dell’assistenza, dall’uso appropriato delle tecnologie e dall’attenzione ai determinanti precoci della salute. La progressiva diffusione di strumenti moderni e l’attenzione alle fasce più deboli e a rischio testimoniano una capacità organizzativa e di innovazione ormai strutturata.

Rimangono, però, alcuni campanelli di allarme che richiedono monitoraggio e intervento: relativo ritardo nell’accesso ai servizi da parte delle donne straniere, l’aumento dell’età materna con le relative implicazioni, denatalità e il calo dei parti anche tra le donne immigrate. Si tratta di aspetti non direttamente imputabili all’organizzazione del sistema sanitario regionale, ma piuttosto riflettono cambiamenti profondi demografici, sociali ed economici e del ruolo della donna nella società attuale e che pongono al sistema sanitario nuove sfide in termini di programmazione sanitaria, equità e sostenibilità.

Prevenzione e sicurezza degli incidenti in ambienti vita: analisi degli incidenti stradali, domestici e sul lavoro in Toscana negli ultimi 5 anni

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A cura di: F. Profili, S. Olivadoti, F. Voller


Il rapporto Welfare e salute 2025, presentato lo scorso 25 giugno, fornisce una prospettiva quinquennale dell’evoluzione del sistema regionale toscano e rappresenta il principale strumento conoscitivo a disposizione della Regione Toscana nell’ambito della salute, intesa tanto nella componente sanitaria, che in quella sociale. Il lavoro integra relazione sanitaria, profilo sociale e valutazione del servizio sanitario regionale.

Nel corso delle settimane presenteremo alcune sintesi dei singoli capitoli per tematiche, quelle più significative, ma rimandiamo alla lettura completa del rapporto per maggiori approfondimenti.

Per rivedere il convegno di presentazione e scaricare le slide, clicca qui



Qui di seguito i temi affrontati in questo approfondimento:

Incidenti stradali in Toscana: la situazione dopo il lockdown 
L’incidentalità stradale nel mondo 
La situazione italiana 
L’incidentalità in Toscana negli ultimi anni 
Caratteristiche degli incidentati in Toscana 
L’incidentalità stradale nel Piano regionale della prevenzione 
Suggerimenti per contrastare gli incidenti stradali

Incidenti domestici 
Accessi in Pronto soccorso 
Ricoveri ospedalieri 
Mortalità per incidenti domestici 
Azioni per contrastare gli incidenti domestici nel Piano regionale della prevenzione

Incidenti sul lavoro 
Infortuni sul lavoro nel mondo 
L’Archivio flussi INAIL-Regioni 
Trend dell’infortunistica lavorativa in Toscana 
Accessi in Pronto soccorso e ricoveri ospedalieri

Conclusioni

Incidenti stradali in Toscana: la situazione dopo il lockdown

Gli incidenti stradali rappresentano una problematica di salute pubblica che coinvolge principalmente le fasce giovanili della popolazione. La pandemia da COVID-19 e i conseguenti periodi di lockdown, con le restrizioni negli spostamenti e l’introduzione dello smart working per molti lavoratori, hanno portato allo storico minimo del numero degli incidenti stradali. Con il ritorno alle normali attività e ai frequenti spostamenti, sono tornati ad aumentare anche gli incidenti. Anche i numeri toscani sugli incidenti stanno tornando ai livelli pre-pandemia, mentre sono in diminuzione i decessi.

L’incidentalità stradale nel mondo

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte per le persone tra i 5 e 29 anni d’età a livello globale. In Europa e in Italia, i dati confermano che adolescenti e giovani adulti, in particolare nella fascia d’età 15-24 anni, sono tra i soggetti più esposti al rischio di lesioni gravi o mortali sulla strada. Oltre alla perdita di vite umane, gli incidenti stradali portano con sé un elevato costo economico, dalle spese per le cure delle persone coinvolte ai giorni di lavoro persi. La sicurezza stradale è una delle maggiori criticità che i Paesi europei devono affrontare, e l’impegno di tutti è quello di ridurre del 50% il numero delle vittime e dei feriti gravi entro il 2030 e di azzerare il numero delle vittime della strada entro il 2050.

Nella sola Unione europea, nel 2024 sono rimaste uccise in incidenti stradali circa 19.800 persone, con un calo del 3% rispetto al 2023. Negli ultimi cinque anni l’Italia, insieme a Grecia, Spagna e Francia ha registrato solo un modesto calo (-5%), probabilmente favorito dalla pandemia da Covid-19.

La situazione italiana

In Italia, la principale rilevazione sugli incidenti stradali viene svolta dall’ISTAT che conteggia i sinistri in cui sia coinvolto almeno un veicolo ed almeno una persona abbia riportato lesioni (morti entro 30 giorni e/o feriti), cioè la stessa casistica che è oggetto dell’intervento delle forze dell’ordine e di redazione del modello ISTAT di incidente.

Sul fronte dell’incidentalità stradale, il numero delle vittime è rimasto pressoché stabile rispetto al 2023, mentre si registra un aumento degli incidenti e dei feriti. Il numero dei morti in incidenti stradali ammonta a 3.030 (-0,3% rispetto al 2023), quello dei feriti a 233.853 (+4,1%), per un totale di 173.364 incidenti stradali (+4,1%). Rispetto al 2019, le vittime e i feriti sono diminuiti (rispettivamente del -4,5% e -3,1%), mentre gli incidenti stradali mostrano un leggero aumento (+0,7%), in particolare sono aumentati gli incidenti che coinvolgono motocicli e monopattini, con questi ultimi che, dall’essere molto rari prima della pandemia, sono ormai diventati un mezzo di trasporto molto utilizzato.

Guardando la distribuzione per età, il numero di vittime risulta più elevato nella classe di età 20-24 anni, sebbene tra le donne le classi più numerose siano quelle delle over70. Rispetto al 2023 gli aumenti più consistenti si registrano proprio tra i più giovani: per le classi di età 20-24 e 25-29 anni l’aumento è del +23% nel complesso e tra i 15-17enni il numero delle vittime passa da 51 a 80. Aumenti marcati caratterizzano tuttavia anche le classi di età 40-44 (+14,7%), 50-54 (+14,1%) e 60-64 anni (+14,6%).

L’incidentalità in Toscana negli ultimi anni

Per quanto riguarda i confronti fra regioni, va fatta una precisazione importante. L’unico modo per confrontare la Toscana con le altre regioni è quello di rapportare i volumi (incidenti, morti e feriti) alla popolazione residente, pur consapevoli che non si tratti del denominatore ideale. Per valutare correttamente il rischio di incidente si dovrebbe considerare il numero di veicoli che effettivamente transitano sulle strade, ma questa informazione non è disponibile in nessuna banca dati in modo completo.

Nel 2024 gli incidenti stradali con lesioni alle persone in Toscana sono stati 15.174, leggermente superiori ai 14.933 del 2023, quasi in linea con l’ultimo dato pre-pandemico (furono 15.525 nel 2019). Il dato italiano conta 173.364 sinistri, in aumento rispetto ai 166.525 dell’anno precedente.

La nostra regione è la seconda in Italia per incidenza (incidenti stradali in un anno rispetto alla popolazione residente), seconda solo alla Liguria e ben al di sopra della media italiana (282,3 per 100mila). Questo indicatore è però influenzato dalla reale intensità del traffico veicolare che attraversa ogni regione, al di là del numero di abitanti. Le regioni che guidano la graduatoria, infatti, sono anche quelle caratterizzate da un maggior tessuto produttivo e industriale, oltre che da importanti arterie di comunicazione, tutti fattori che fanno aumentare i veicoli in circolazione.

Figura 1. Incidenti stradali – Tasso grezzo per 100.000 abitanti – Regioni e Italia, anno 2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati ISTAT.

I feriti e i decessi a seguito degli incidenti che si sono verificati in Toscana nel 2024 sono stati rispettivamente 19.465 e 188, erano 19.099 feriti e 202 decessi del 2023. I dati del 2024 sono ancora al di sotto dei valori pre pandemici del 2019 (20.378 feriti e 209 decessi) anche se come visto i feriti dal 2023 tornano a salire. Anche in Italia si rileva una diminuzione dei decessi (da 3.159 nel 2022 a 3.030 nel 2024), ma un aumento dei feriti (da 223.475 a 233.853). Il tasso di mortalità della Toscana coincide con quello nazionale: 5,1 decessi ogni 100mila abitanti (nel 2023 era 5,5 per la Toscana e 5,2 a livello nazionale). Nella classifica delle Regioni, la Toscana si colloca nella parte inferiore. Sono invece ben 13 le Regioni che hanno un tasso più elevato della media nazionale, viceversa, il tasso di mortalità è più basso della media nazionale in Lombardia, Piemonte, Liguria, Molise, Campania, Marche, Sicilia. Il trend della mortalità è quindi in diminuzione, in Toscana come in Italia, anche senza considerare la forte riduzione osservata durante i primi due anni di pandemia. La mortalità toscana nel 2019 era pari a 5,6 decessi ogni 100mila abitanti (5,3 per 100mila in Italia) ed era scesa a 4,1 decessi per 100mila nel 2020 (4 per 100mila in Italia). Sulla riduzione degli eventi mortali può esserci anche un effetto legato alla maggiore tempestività ed efficacia del servizio sanitario regionale, in particolare del 118 e dei dipartimenti di emergenza e urgenza, nell’intervento di cura.

Figura 2. Morti in incidenti stradali – Tasso grezzo per 100.000 abitanti – Regioni e Italia, anno 2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati ISTAT.

Caratteristiche degli incidentati in Toscana

Il 71% dei conducenti toscani coinvolti in un incidente è rappresentato da uomini (76% in Italia), con un tasso di incidenza più che doppia rispetto alle donne: 1.078,1 incidenti per 100mila uomini rispetto ai 412,4 per 100mila donne (fonte: elaborazioni ARS su dati ISTAT 2022). Queste differenze di genere dipendono dal fatto che, mediamente, gli uomini guidano molto di più rispetto alle donne, ma tendono anche ad assumere più comportamenti a rischio.

Gli ultimi dati della sorveglianza EDIT 2022 sui determinanti dell’infortunistica stradale tra gli adolescenti toscani, ad esempio, stimano che, tra i guidatori abituali, il 20% dei maschi si sia messo alla guida stanco almeno una volta nell’anno (vs 18% tra le femmine), il 51% abbia guidato almeno una volta in ritardo (49% tra le femmine), il 10% dopo aver bevuto (vs 6%), il 9% dopo aver assunto sostanze (vs 3%).

Inoltre, con l’obiettivo di valutare la possibile associazione tra i fattori di rischio e l’evento incidente stradale, sono stati calcolati alcuni Odds Ratios (ORs), aggiustati per età e genere. La variabile di outcome scelta è “aver avuto almeno un incidente nella vita” mentre le covariate sono rappresentate dai comportamenti che gli studenti e le studentesse hanno dichiarato di aver adottato durante la guida “Una volta al mese o più”. Viene confermato il ruolo della guida in condizioni di ritardo, adottata da un’elevata quota di soggetti guidatori abituali (51,1%; OR=2,2).  Frequentemente è stata riportata anche la guida in condizioni di stanchezza, riferita dal 21,5% dei soggetti guidatori abituali (OR=1,7) mentre risultano meno ricorrenti altri comportamenti che rivelano ORs più elevati: si tratta della guida dopo aver assunto droghe (7,5%; OR=3), seguita dalla guida dopo aver bevuto troppo alcol (9%; OR=2,7), infine dall’aver avuto un colpo di sonno (4,3%; OR=2,4).

Passando all’analisi dei dati regionali di accesso al Pronto soccorso, questi rappresentano forse i dati più completi per raffigurare la problematica dell’incidentalità stradale e registrano tutte le persone che hanno avuto un incidente stradale al quale è conseguito un accesso ai PS per problematiche di salute: nel 2024 nella nostra regione gli accessi con diagnosi di tipo traumatico a seguito di un incidente stradale sono stati 67.746, dei quali il 13% riguardava cittadini non residenti in Toscana, a conferma dell’impatto che hanno i volumi di traffico veicolare di passaggio nella nostra regione. Limitandoci ai soli residenti, sono 59.193 gli accessi (pari al 21% del totale dei traumatismi arrivati in Pronto soccorso), con un tasso di accesso standardizzato per età pari a 16 per 1.000 abitanti, esattamente lo stesso dell’anno precedente, inferiore al 18,3 per 1.000 del 2019, ma sostanzialmente in linea con il periodo pre pandemico. Il tasso maschile si conferma più alto di quello femminile: 17,8 vs 14,2 accessi per 1.000. La diagnosi prevalente è rappresentata dalle contusioni (34%), seguita dalle fratture (26%). Al 72% degli accessi è stato attribuito un triage di urgenza differibile. I casi arrivati con un triage di emergenza o urgenza indifferibile rappresentano invece il 6,2%, sostanzialmente in linea con il 5,9% rilevato tra tutti gli accessi per trauma (tra gli accessi totali le emergenze e le urgenze indifferibili sono il 7,5%).

Figura 3. Accessi al Pronto soccorso per incidente stradale con diagnosi di dimissione traumatica, per genere – Tasso standardizzato per età per 1.000 abitanti – Toscana, periodo 2015-2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati Flusso informativo Pronto soccorso.

In conclusione, i principali indicatori ISTAT confermano un riavvicinamento, non ancora completato, ai livelli pre-pandemici. La Toscana, nel contesto italiano, continua ad avere livelli di incidentalità maggiori della media, plausibilmente a causa della maggiore presenza di veicoli in circolazione sulle proprie strade.

L’incidentalità stradale nel Piano regionale della prevenzione

Il Programma predefinito 5 “Sicurezza negli ambienti di vita” ha tra i suoi macro-obiettivi anche gli incidenti stradali.

Le azioni previste per il raggiungimento di tale obiettivo includono azioni trasversali come il favorire e sviluppare forme di mobilità sostenibile, promuovere politiche intersettoriali mirate a migliorare la sicurezza delle strade e dei veicoli, ma anche lavorare negli ambienti scolastici rafforzando le competenze e le conoscenze sui rischi. Le azioni sono indirizzate a sensibilizzare la comunità, a partire dai più piccoli, promuovendo una cultura della sicurezza fondata su una corretta percezione del rischio e che abbia come conseguenza l’adozione di comportamenti e accorgimenti corretti.

Il programma suggerisce 3 aree specifiche di lavoro:

  • Advocay: per coordinare e gestire la messa in rete di tutti gli attori coinvolti, al fine di promuovere politiche per la sicurezza della popolazione in generale;
  • Promozione di comportamenti sicuri: attraverso la realizzazione di interventi educativi in ambito scolastico e nella comunità e la formazione degli operatori socio sanitari e le associazioni di categoria;
  • Comunicazione: campagne di sensibilizzazione alla popolazione.

Suggerimenti per contrastare gli incidenti stradali

Secondo le principali organizzazioni internazionali come l’OMS, la Commissione europea e l'ETSC (European Transport Safety Council) i determinanti fondamentali su cui dobbiamo continuare ad intervenire per diminuire gli incidenti stradali sono:

  1. comportamenti individuali sicuri: la maggior parte degli incidenti stradali è causata da comportamenti scorretti del guidatore;
  2. infrastrutture stradali sicure: strade progettate e manutenute secondo criteri di sicurezza riducono significativamente il rischio di incidenti;
  3. veicoli sicuri e tecnologie di prevenzione: l’introduzione di tecnologie avanzate nei veicoli riduce sia la probabilità che l’incidente avvenga, sia la gravità delle conseguenze.

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Incidenti domestici

Gli incidenti domestici sono eventi accidentali che avvengono nelle abitazioni, verificandosi prevalentemente in conseguenza di cadute o, in misura minore, di avvelenamenti, ustioni, tagli e ferite, comportando la compromissione temporanea o definitiva delle condizioni di salute. Le persone maggiormente esposte sono coloro che trascorrono molto tempo in casa: le popolazioni anziane, gli under 6 e le casalinghe.

I fattori di rischio possono essere suddivisi in fattori individuali e fattori ambientali:

  • i fattori individuali includono incidenti legati alle attività lavorative in ambito domestico e alle condizioni di comorbidità, deficit neuromotori e cognitivi, fragilità e scarsa attività fisica e allo sviluppo psicomotorio dei primi anni di vita;
  • i fattori ambientali sono legati alle caratteristiche strutturali della casa, degli arredi, degli impianti, delle pertinenze e alla presenza di farmaci e prodotti di uso comune che possono contenere sostanze chimiche tossiche.

L’OMS stima ogni anno 684mila cadute fatali nel mondo (seconda causa di morte per infortunio non intenzionale, dopo gli incidenti stradali). In totale, sono oltre 37 milioni le cadute che, per la loro gravità, richiedono cure mediche e causano 38 milioni di DALY (anni di vita persi a causa di decesso o disabilità).

I dati italiani e toscani: un confronto 
L’Indagine Multiscopo sugli aspetti della vita quotidiana dell’ISTAT rileva quante persone hanno dichiarato di aver avuto un incidente in ambiente domestico nei 3 mesi precedenti l’intervista. Ovviamente è un dato di natura campionaria che considera ogni evento che la persona intervistata ha percepito come un incidente, qualunque sia stata l’entità.

Nel 2023 i toscani che hanno avuto almeno un incidente domestico sono stati 26mila, pari a 7,1 ogni 1.000 abitanti (9,1 per 1.000 in Italia). Nel confronto con le altre regioni, la nostra si colloca al 6° tra quelle con i valori più bassi, con una graduatoria guidata da Sicilia (4,9 per 1.000), Calabria (5,5 per 1.000) e Campania (6,2 per 1.000).   

Il 2018 è stato l’anno in cui si è raggiunto il picco di incidenti erano stati 69mila, pari a 18,5 ogni 1.000 abitanti (13,4 per 1.000 in Italia nello stesso anno), dal 2019, invece, si rileva una riduzione (63mila persone con almeno un incidente, 17 ogni 1.000 abitanti) e prosegue durante gli anni della pandemia da COVID-19, nonostante in quel periodo fosse aumentato il tempo di esposizione al rischio di incidente domestico, a causa delle restrizioni adottate nel nostro Paese.

Figura 4. Persone che hanno subito incidenti in ambiente domestico negli ultimi tre mesi – Tasso standardizzato per età per 1.000 abitanti – Toscana e Italia, periodo 2011-2023 – Fonte: ISTAT



Accessi in Pronto soccorso

I dati dei flussi informativi regionali ci permettono di allungare la serie storica fino al 2024. In questo caso, si tratta degli eventi più severi dal punto di vista delle conseguenze, che hanno spinto le persone a recarsi presso un presidio sanitario.

Nel 2024 gli accessi ai Pronto soccorso regionali per incidente domestico con diagnosi traumatica, da parte di residenti toscani, sono stati circa 110mila, in linea con l’anno precedente (108mila) e tornati ormai stabilmente sui livelli degli anni precedenti alla pandemia.

Entrando nel dettaglio delle caratteristiche dei soggetti, il tasso standardizzato per età è pari a 27,2 accessi ogni 1.000 abitanti, nel 2019 era pari a 28,2 per 1.000. I valori per genere sono leggermente superiori tra le donne, mediamente più esposte al rischio perché trascorrono più tempo in ambiente domestico. Il tasso femminile, nel 2024, è pari a 27,4 accessi ogni 1.000 donne, rispetto ai 26,6 accessi ogni 1.000 uomini.

Le principali cause di accesso al Pronto soccorso a seguito di incidente domestico sono le fratture (30%), le contusioni (23%), le ferite aperte ed i traumatismi intracranici (entrambi al 16%).

Figura 5. Accessi al Pronto soccorso per incidente domestico con diagnosi di dimissione traumatica, per genere – Tasso standardizzato per età per 1.000 abitanti – Toscana, periodo 2015-2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati Flusso informativo Pronto soccorso

Ricoveri ospedalieri

I ricoveri per incidente domestico con diagnosi traumatica effettuati nel 2024 sono stati circa 7.300, di poco inferiori ai 7.600 del 2023, molti meno dei 10.450 che si erano osservati nel 2019 (fonte: elaborazioni ARS su dati flusso Schede di dimissione ospedaliera). Il tasso di ospedalizzazione standardizzato per età è pari a 1,4 ricoveri ogni 1.000 abitanti, in continua diminuzione a partire dal primo anno di pandemia.

Le differenze di genere sono in linea con i dati del Pronto soccorso, con il tasso di 1,6 ricoveri ogni 1.000 donne e 1,3 ogni 1.000 uomini. Dal trend emerge come la diminuzione di questi ricoveri sia partita in realtà già dal 2019, un anno prima dell’avvento della pandemia, per poi proseguire fino all’ultimo anno.

Un aspetto che influisce molto è l’età, infatti i tassi di accesso al Pronto soccorso o di ricovero aumentano a partire dai 65 anni, fino a superare ampiamente i 100 accessi al Pronto soccorso e i 10 ricoveri per 1.000 abitanti dopo gli 85 anni d’età. Anche i bambini e le bambine nei primi anni di vita sono più esposti al rischio, rispetto al resto della fascia d’età pediatrica.

Figura 6. Accessi al Pronto soccorso e ricoveri ospedalieri per incidente domestico con diagnosi di dimissione traumatica, per classa d’età – Tasso grezzo per 1.000 abitanti – Toscana, anno 2024 – Fonte: Elaborazioni ARS su dati Flusso informativo Pronto soccorso e Schede di dimissione ospedaliera

Mortalità per incidenti domestici

L’ultima fonte che possiamo consultare è quella della mortalità regionale, aggiornata all’anno 2021, quando si contavano 240 toscani deceduti a seguito di un trauma avvenuto in ambiente domestico. Il tasso di mortalità standardizzato per età è pari a 4,3 decessi ogni 100mila abitanti. Gli uomini, diversamente da quanto visto finora, hanno un maggiore rischio di morte rispetto alle donne: 5,6 decessi per 100mila abitanti vs 3,5 per 100mila donne.

In generale, gli incidenti domestici con esito mortale rappresentano circa lo 0,2% del totale degli accessi in Pronto Soccorso e si concentrano nelle fasce d’età più anziane (l’89% ha più di 64 anni). Sui circa 47mila decessi che si sono verificati in Toscana nel 2021, gli incidenti domestici ne hanno causato lo 0,5%.

Azioni per contrastare gli incidenti domestici nel Piano regionale della prevenzione

Lo sviluppo della cultura della sicurezza degli ambienti domestici è uno degli obiettivi strategici del Piano regionale della prevenzione 2020-2025. Nello specifico, il programma 5 “Sicurezza negli ambienti di vita” ha definito azioni di formazione, intersettorialità ed equità, volte a diminuire l’incidenza degli infortuni domestici.

Inoltre, la Regione Toscana ha sottoscritto accordi di collaborazione con soggetti pubblici, come l’INAIL, e soggetti privati per promuovere incontri informativi rivolti alla popolazione. È stato anche creato un gruppo di lavoro (decreto n.9756 del 8/5/2024) “Prevenzione degli incidenti domestici”, formato dai referenti di ciascuna delle tre AUSL e da un referente del Settore regionale “Prevenzione, salute e sicurezza, veterinaria”, con l’obiettivo di identificare le dimensioni e le cause principali degli incidenti domestici, le azioni di prevenzione più efficaci, contribuire alla progettazione di campagne di informazione e comunicazione rivolte alla cittadinanza, individuare e sviluppare azioni volte alla crescita delle competenze genitoriali.

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Incidenti sul lavoro

L’infortunistica lavorativa toscana mostra, al netto delle anomalie del periodo pandemico, un trend in diminuzione nel medio-lungo periodo, con una tendenza alla stabilizzazione negli ultimi anni, mantenendo, però, importanti differenze di genere.

Infortuni sul lavoro nel mondo

Gli infortuni sul lavoro hanno un costo umano, sociale ed economico significativo, che i Paesi dovrebbero impegnarsi ad eliminare, garantendo la sicurezza di tutti i luoghi di lavoro.

L’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), agenzia specializzata delle Nazioni Unite sui temi del lavoro e della politica sociale, stima che oltre 395 milioni di lavoratori in tutto il mondo hanno subito un infortunio sul lavoro non mortale nel 2019 e circa 2,93 milioni sono deceduti a causa di fattori correlati al lavoro, con un aumento di oltre il 12% rispetto a 20 anni prima.

Il tasso di mortalità maschile (108,3 per 100mila occupati) è significativamente più alto di quello femminile (48,4 per 100mila) per differenze legate ai diversi settori lavorativi dove sono impiegati. In termini relativi, i decessi correlati al lavoro hanno rappresentato il 6,7% di tutti i decessi a livello globale. La stragrande maggioranza di questi decessi correlati al lavoro, 2,6 milioni, è stata attribuita a malattie professionali, mentre gli incidenti sul lavoro hanno causato 330mila decessi.

L'Archivio flussi INAIL-Regioni

La fonte dati più attendibile a livello italiano è l’Archivio flussi INAIL-Regioni, regolamentato da opportuna convenzione.

I dati sono aggiornati al 2023, anno nel quale all’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL) sono state inoltrate 42.548 denunce di infortuni sul lavoro avvenuti in Toscana (escludendo studenti, sportivi e colf), di cui 27.984 sono stati riconosciuti come correlati al lavoro dall’Ente. L’83% di questi è accaduto in “occasione di lavoro” (23.189, pari a 22,1 per 1.000 occupati d’età 15-64 anni), il resto in itinere, cioè durante il percorso tra casa e luogo di lavoro, o viceversa, oppure mentre il lavoratore si è spostato tra due sedi aziendali o ha compiuto tragitti legati all’attività lavorativa.

Nel 2023 gli infortuni mortali sono stati 31 (pari a 1,9 per 100mila occupati d’età 15-64 anni), di cui 22 in occasione di lavoro e 9 (pari al 30%) in itinere, spesso come conseguenza di incidenti stradali.

Trend dell’infortunistica lavorativa in Toscana

Il trend dell’infortunistica lavorativa mostra una diminuzione nel periodo 2013-2023, anche se tendente alla stabilizzazione negli ultimi 5 anni: gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro si riducono di circa il 20% (da 29.242 a 23.189). Rispetto all’anno precedente, nel 2023 si osserva una diminuzione del 12% degli infortuni in occasione di lavoro (26.417 nel 2022) e del 26% dei decessi (42 nel 2022).

Il 2020 è stato un anno particolare, con la chiusura di molte aziende durante il lockdown e l’introduzione dello smart working, ed infatti si rileva una riduzione del fenomeno infortunistico.

Rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia da COVID-19, nel 2023 c’è stata una riduzione del 7% circa degli infortuni totali e del 30% per i mortali (rispettivamente 30.117 e 46 nel 2019). Considerando in particolare gli infortuni mortali, trattandosi di piccoli numeri, è evidente un trend irregolare e più soggetto ad oscillazioni.

Figura 7. Infortuni totali e infortuni mortali in occasione di lavoro riconosciuti – Tasso per 1.000 (totali) e per 100.000 (mortali) occupati d’età 15-64 anni – Toscana, periodo 2011-2024* - Fonte: Flussi INAIL-Regioni, rilevazione Forze di Lavoro ISTAT
Approfondimento WES traumatologia fig. 7

Per quanto riguarda le differenze di genere, sempre facendo riferimento ai dati dei flussi INAIL-Regioni, l’andamento degli infortuni riconosciuti mostra (senza fare distinzioni per settori produttivi) per gli uomini un rischio maggiore delle donne. In Toscana, sempre escludendo gli infortuni in itinere, non correlabili all’ambiente di lavoro, nel 2023 il 69% degli infortuni riconosciuti (18.036 su 23.189) sono a carico degli uomini. Solo nel 2020 la percentuale è scesa al 60%, ciò per il contributo dei casi COVID-19 tra gli operatori del settore sanitario e socio-sanitario, a maggioranza femminile.

Figura 8. Infortuni sul luogo di lavoro, per genere – Tasso infortunistico per 1.000 occupati d’età 15-64 anni – Toscana e Italia, periodo 2013-2023 – Fonte: Flussi INAIL-Regioni, rilevazione Forze di lavoro ISTAT
Approfondimento WES traumatologia fig. 8

Accessi in Pronto soccorso e ricoveri ospedalieri

Nel 2024 gli accessi al Pronto soccorso per traumi avvenuti sul luogo di lavoro sono stati 23.600, per un tasso standardizzato per età pari a 14,4 ogni 1.000 15-64enni occupati e i ricoveri 409 (25,4 ogni 100mila). Entrambi sono in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, quando erano avvenuti 23.714 accessi al Pronto soccorso e 439 ricoveri. L’analisi per genere ci conferma i maggiori rischi per gli uomini, il cui tasso di accesso al Pronto soccorso è quasi il doppio di quello delle donne (17,9 vs 10,2 per 1.000 occupati), mentre il tasso di ricovero (proxy della casistica più grave) è quasi 4 volte: 37,5 vs 10,7 per 100mila occupati.

Per quanto riguarda le fasce d’età, le più coinvolte sono le fasce dai 45 ai 59 anni.

Per i ricoveri la fascia d’età più colpita è quella 55-59 anni con 17,1% (23 per 100mila abitanti), seguiti dal 16,4% dei 50-54enni, mentre le fasce giovanili, fino ai 34 anni si attestano sotto il 10%, per gli accessi in Pronto soccorso, la fascia d’età 50-59 copre il 30% degli accessi.

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Conclusioni

Il quadro complessivo che emerge dall’analisi sugli incidenti stradali, domestici e sul lavoro in Toscana evidenzia un andamento in parte divergente tra fenomeni: gli incidenti stradali, dopo la forte flessione dovuta alla pandemia, sono tornati a crescere e riportano la Toscana su valori superiori alla media nazionale, pur con una riduzione della mortalità; gli incidenti domestici mostrano un’incidenza più bassa della media italiana, ma rappresentano ancora un rilevante problema di salute pubblica, soprattutto per anziani e bambini; l’infortunistica sul lavoro mantiene un trend in calo nel lungo periodo, anche se persistono differenze di genere e criticità in alcune fasce d’età. Nel complesso, i dati confermano la necessità di consolidare e rafforzare le azioni del Piano regionale della prevenzione, orientate a promuovere comportamenti sicuri, migliorare le condizioni ambientali e infrastrutturali e sviluppare una più diffusa cultura della sicurezza in tutti i contesti di vita e lavoro.

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Le attività di prevenzione negli ultimi cinque anni in Toscana: le coperture vaccinali e gli screening oncologici

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Il rapporto Welfare e salute 2025, presentato lo scorso 25 giugno, fornisce una prospettiva quinquennale dell’evoluzione del sistema regionale toscano e rappresenta il principale strumento conoscitivo a disposizione della Regione Toscana nell’ambito della salute, intesa tanto nella componente sanitaria, che in quella sociale. Il lavoro integra relazione sanitaria, profilo sociale e valutazione del servizio sanitario regionale.

Nel corso delle settimane presenteremo alcune sintesi dei singoli capitoli per tematiche, quelle più significative, ma rimandiamo alla lettura completa del rapporto per maggiori approfondimenti.

Per rivedere il convegno di presentazione e scaricare le slide, clicca qui



Qui di seguito i temi affrontati in questo approfondimento:

 


Prevenzione collettiva e LEA

La prevenzione collettiva e la sanità pubblica è una delle macro area di garanzia dei LEA, le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini. Gli altri ambiti di competenza dei LEA riguardano l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera. I dati toscani mostrano indicazioni positive in tutte le macro aree (prevenzione collettiva, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera), con alcune criticità, ma si delinea un quadro complessivamente positivo per il sistema sanitario regionale, che pone la Toscana tra le regioni più solide a livello nazionale nel garantire i livelli assistenziali essenziali. In particolare, la copertura vaccinale nel periodo 2019-2024, oscilla tra un minimo di 97,2% e un massimo di 97,7% (la soglia raccomandata dall’OMS è il 95%), e anche nel confronto con le altre regioni la Toscana si colloca nelle posizioni più alte.


Il Piano regionale di prevenzione

Il Piano regionale di prevenzione rappresenta in questo ambito uno strumento utile per l’attuazione di azioni ed interventi volti alla prevenzione e alla tutela della salute pubblica, in accordo ai macro obiettivi definiti a livello nazionale.

La Regione Toscana ha recepito il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 con deliberazione della Giunta regionale 21 dicembre 2020, n.1607 ed in seguito ha proceduto ad elaborare il proprio Piano regionale della prevenzione, seguendo la visione, i principi, le priorità e la struttura del PNP. Il PNP si basa su un approccio integrato e per setting e si articola in Programmi predefiniti (PP), con obiettivi e standard uguali per tutte le regioni e Programmi liberi (PL), declinati a livello locale e scelti dalle singole regioni sulla base delle proprie priorità. Data l’importanza dei temi, sia gli screening oncologici che le vaccinazioni pediatriche, sono stati inseriti in due differenti Programmi liberi del PRP.

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Copertura vaccinale in età pediatrica

Nelle ultime decadi le vaccinazioni hanno consentito di ottenere un’importante diminuzione del numero di casi di malattie infettive, permettendo l’eradicazione di alcune patologie.

Attualmente in Italia le vaccinazioni obbligatorie per i bambini d’età compresa tra 0 e 16 anni sono 10 (anti difterite, tetano, pertosse, poliomelite, haemophilus influenzae B, epatite B, morbillo, parotite, rosolia, varicella) e 4 raccomandate (anti meningococco B, meningococco C, pneumococco, rotavirus). Nel 2024 i 10 vaccini obbligatori hanno superato la soglia del 97%, anche la varicella, l’ultima vaccinazione prevista dalla legge dell’obbligo, per la prima volta nel 2024 ha superato la soglia minima, con il 96,4% di copertura. Le quattro vaccinazioni raccomandate si attestano su coperture inferiori alla soglia del 95%, in particolare il rotavirus, l’ultimo entrato nel programma delle vaccinazioni raccomandate per i bambini, mostra i valori più bassi, fermandosi al 70,3%.

Va infine ricordato che, nel biennio 2020/2021 le coperture vaccinali hanno subito una battuta d’arresto a causa della pandemia da COVID-19, ma già dal 2022 sono ritornate sui livelli precedenti. Rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia, tutte le vaccinazioni mostrano un avanzamento nella percentuale di copertura a 24 mesi.

Figura 1. Coperture vaccinali a 24 mesi di vita – Valori ogni 100 bambini e bambine a 24 mesi di vita – Toscana, anni 2019 e 2024* - Fonte: elaborazioni ARS su Settore Prevenzione collettiva della Direzione Generale Diritti di Cittadinanza e coesione sociale – Regione Toscana

 fig1 approf coperturevaccinali LEA

 *Dato per la meningite B aggiornato al 2023

Nel confronto nazionale, la Toscana storicamente è tra le regioni con le coperture vaccinali più alte. Tra le regioni ha i valori di copertura più alti in Italia per morbillo, parotite e rosolia, le criticità si confermano per il rotavirus, la cui copertura colloca la Toscana in 14° posizione tra le regioni.

Tra le altre vaccinazioni offerte dal SSN rientra anche l’HPV, offerta gratuitamente alle ragazze e ai ragazzi nel corso del 12° anno di età. Anche in questo caso la Toscana si colloca tra i livelli più alti in Italia, ma lontana dalla soglia del 95% e con grosse differenze di genere. Tra i maschi i valori sono tendenzialmente inferiori a quelli delle ragazze e sono riportati a partire dalla coorte dei nati nel 2006, la prima a cui è stata offerta la vaccinazione gratuita.

Figura 2. Coperture vaccinali per papilloma virus (almeno 1 dose) per coorte di nascita (2000-2012) – Valori ogni 100 abitanti nell’anno di nascita - Toscana, anno 2024 - Fonte: elaborazioni ARS su Settore Prevenzione collettiva della Direzione Generale Diritti di Cittadinanza e coesione sociale – Regione Toscana

 fig2 approf coperturevaccinali LEA

Una delle grosse tematiche e problematiche che la sanità pubblica si trova a dover affrontare riguarda la cosiddetta “esitazione vaccinale”, cioè la scelta di non vaccinarsi o non vaccinare i propri figli, spesso per ragioni legate alla scarsa conoscenza o scetticismo verso i vaccini.

È chiaro come sulla scelta di vaccinarsi pesino ancora fattori legati ai determinanti sociali ed esterni al sistema sanitario, è quindi necessario capire i determinanti dell’esitazione, lavorare sugli aspetti organizzativi per facilitare l’adesione e valutare gli strumenti per contrastare questo fenomeno.

In conclusione, la Toscana mantiene una buona performance, ma con margini di miglioramento, soprattutto per le vaccinazioni raccomandate.

Le vaccinazioni nel Piano regionale di prevenzione

Il PL13 è interamente dedicato alle malattie infettive e le vaccinazioni. Nel PRP viene ribadito come, nonostante il consistente carico di lavoro che i Dipartimenti di prevenzione hanno avuto durante il periodo pandemico, il monitoraggio delle attività, sia in termini di coperture vaccinali che di trattamento delle principali malattie infettive, ha evidenziato una buona risposta del Sistema sanitario regionale. Per quanto riguarda l’attività dei centri vaccinali, la Toscana ha attivato numerose azioni finalizzate a contrastare la riduzione delle vaccinazioni, fra cui la costruzione di un elenco delle coorti dei bambini non vaccinati, lo sviluppo di un piano di azione mirato per la vaccinazione di bambini non vaccinati e il contatto telefonico con i genitori. Nello specifico, al fine di favorire un incremento della copertura vaccinale in età pediatrica, la Regione Toscana ha stipulato un accordo di collaborazione con i pediatri di libera scelta volto a migliorare e ampliare i servizi assistenziali rivolti alla popolazione pediatrica, favorendo l’adesione ai programmi vaccinali, con l’implementazione del compito dell’esecuzione dell’atto vaccinale da parte del pediatra di famiglia presso lo studio dove di norma esercita la sua attività.

Nel quinquennio di riferimento sono state avviate numerose iniziative di vaccinazione, affiancate da attività informative finalizzate a favorire l’adesione consapevole ai programmi. Inoltre, negli stessi anni è stata promossa e finanziata dal Ministero della salute una campagna nazionale di screening per l’eradicazione dell’epatite C. Il presente programma ha pertanto contribuito alla sua diffusione a livello regionale, integrando le proprie azioni con la campagna nazionale di screening per l’eradicazione dell’HCV.


Screening oncologici

Per combattere i tumori esistono due strategie principali: prevenirne la comparsa, adottando uno stile di vita sano, oppure diagnosticare la malattia il più precocemente possibile. Lo screening è un esame che consente di individuare in fase inziale una certa malattia ed è stato dimostrato che si possono ottenere ottimi risultati con gli screening di popolazione, cioè un programma di screening organizzato in cui si invita a partecipare l’intera fascia di popolazione ritenuta a rischio di sviluppare una certa malattia. La partecipazione è volontaria e gratuita.

Le linee guida nazionali e internazionali raccomandano alle donne fra i 50 e i 69 anni di sottoporsi a mammografia ogni due anni per la diagnosi precoce del tumore al seno, alle donne tra i 25 anni e i 64 anni di sottoporsi allo screening cervicale, Pap-test o HPV ogni tre/cinque anni per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina e alle persone nella fascia d’età 50-69 anni di eseguire gli esami per la diagnosi precoce dei tumori colon-rettali. Va segnalato che, la Regione Toscana con d.g.r.t 875/2016 ha deciso di allargare la fascia d’età a 45–74 anni.

I dati della Sorveglianza PASSI dell’Istituto superiore di sanità per il biennio 2022-2023 evidenziano che in Toscana il 79,4% delle donne fra i 50 e i 69 anni si è sottoposto a scopo preventivo allo screening mammografico: il 70% lo ha effettuato nell’ambito dei programmi organizzati dalle AUSL e il 9,2% per iniziativa personale. Ovviamente la pandemia da Covid-19 ha determinato una significativa riduzione della copertura totale degli screening, sia per una riduzione dell’offerta dei programmi da parte delle AUSL, impegnate nella gestione dell’emergenza sanitaria, sia per un calo dell’adesione da parte delle persone alle quali erano rivolti gli inviti. Nel 2023 la copertura agli screening sta tornando ai valori degli anni precedenti alla pandemia, anche se leggermente più bassa rispetto all’83,4% del periodo 2016-2019.

All’interno del Piano regionale di prevenzione della Toscana, il PL 12 è interamente dedicato agli screening oncologici e punta a mantenere la copertura di popolazione raggiunta in epoca pre pandemica e a promuovere un’elevata partecipazione ai programmi, anche attraverso il potenziamento di sinergie tra il sistema sanitario e i molteplici portatori di interesse e a sostenere l’appropriatezza in termini di efficacia, sostenibilità ed equità nell’erogazione delle prestazioni di prevenzione. Lo screening oncologico si caratterizza per essere un intervento di sanità pubblica che raggiunge il singolo cittadino in modo fortemente capillare e copre larghe fasce di popolazione. Inoltre, lo screening oncologico può essere un momento “opportunistico” di insegnamento e un’opportunità per disseminare conoscenze e per supportare i cittadini nelle scelte. Tra gli obiettivi del PL12 c’è anche la definizione di interventi di promozione della salute anche secondo logiche di integrazione tra screening oncologico organizzato ed interventi per l’adozione di corretti stili di vita e la contestualizzazione dei percorsi di screening in funzione di specifiche condizioni di rischio e di situazioni di particolare vulnerabilità.

Il programma libero sugli screening del Piano regionale di prevenzione della Regione Toscana 2020-2025 prevede diversi indicatori riferiti allo screening mammografico, differenziati per fascia di età e valori attesi, definiti sulla base delle evidenze disponibili in letteratura.

In particolare, per l’intera durata del Piano viene monitorata la proporzione di donne con diagnosi di carcinoma mammario in stadio II+, identificate agli screening di incidenza (successivi allo screening di prevalenza), nella popolazione femminile di età compresa tra 50 e 69 anni, sul totale delle donne con carcinoma mammario. Per questo indicatore lo standard atteso è una prevalenza inferiore al 25%. Nel triennio 2022-2024 la Regione Toscana ha sempre registrato valori al di sotto di tale soglia.

Nel PRP è inoltre incluso un altro indicatore relativo allo screening mammografico nelle donne di età compresa tra i 45 e 49 anni. Tale indicatore riguarda l’estensione annuale dello screening, con valori attesi percentuali progressivamente crescenti. Nel corso degli anni di vigenza del Piano, i valori osservati per questa azione hanno costantemente superato gli standard previsti, garantendo il raggiungimento degli obiettivi programmati (Tabella 1).

Tabella 1. Proporzione di donne 45-49 anni invitate ad un test di screening mammografico. Triennio 2022-2024

 tab1 approf coperturevaccinali LEA

Infine, il programma di screening del PRP valuta annualmente la percentuale di adesione allo screening mammografico delle donne di età compresa tra 70 e 74, a seguito dell’ampliamento da parte di Regione Toscana della fascia di età (d.g.r.t 875/2016). Anche in questo caso, nel triennio 2022-2024 i valori osservati risultano per tutti e 3 gli anni superiori ai valori attesi, denotando una buona compliance della popolazione interessata.

Il programma libero di screening previsto dal Piano regionale di prevenzione della Regione Toscana 2020-2025 monitora inoltre, con cadenza annuale, l’estensione dei tre principali programmi di screening di primo livello, ponendo come valore atteso una copertura pari al 90% di quella registrata nel 2019.

Nel triennio 2022-2024, i valori osservati relativi all’estensione degli screening mammografico, cervicale e colorettale hanno complessivamente soddisfatto lo standard previsto, con l’eccezione dello screening cervicale, che nel 2023 e nel 2024 ha mostrato una lieve riduzione rispetto al valore atteso.
Di seguito si riporta una tabella di sintesi dei valori osservati negli anni interessati dal PRP (Tabella 2).

Tabella 2. Valori percentuali dell’estensione dei 3 programmi di screening oncologico di primo livello. Triennio 2022-2024

tab2 approf coperturevaccinali LEA

Sempre secondo i dati Passi, l’81,9% delle donne toscane fra i 25 e i 64 anni d’età si è sottoposta allo screening cervicale (Pap-test o HPV) per lo più nell’ambito di programmi organizzati dalle AUSL (64,2%), con un’adesione maggiore della media italiana (77,5%).

La copertura allo screening colon-rettale in Toscana si assesta sul 58,8%, più bassa rispetto agli altri due screening, ma nettamente superiore al valore medio nazionale (46,3%). La gran parte delle persone che ha effettuato lo screening lo ha fatto nell’ambito di programmi organizzati dalle AUSL, mentre quello spontaneo, è poco frequente (5,6%).
Spostando l’attenzione sulle differenze intra-regionali, secondo i dati dell’Istituto Toscano per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO), nel 2023 la partecipazione allo screening mammografico è stata pari al 70,8%, in lieve aumento rispetto al 2022 (70,1%), con un range che varia dall’82,8% di Massa Carrara al 63,9% di Viareggio.

Figura 3. Screening mammografico, colon rettale e cervicale – Adesione ogni 100 inviti (esclusi inesitati e esclusione dopo invito) – Toscana, periodo 2000-2023 – Fonte: ISPRO

fig3 approf coperturevaccinali LEA

Rispetto al 2022 i programmi di Massa-Carrara e Firenze registrano sensibili aumenti, mentre Prato, Arezzo e Viareggio sono in peggioramento.

Per quanto riguarda lo screening con test HPV, la Regione Toscana lo ha introdotto dalla fine del 2012, ma con un’implementazione e tempistiche differenti tra le varie AUSL. Nel 2023 i programmi di Firenze, Grosseto e Viareggio risultavano essere al 3° round di screening, quelli di Massa Carrara, Lucca, Prato, Siena, Empoli, Livorno e Arezzo al 2° round, mentre Pistoia e Pisa al 1° round di screening. È evidente che il quadro regionale è fortemente eterogeneo con programmi che registrano valori in riduzione ed altri in aumento: tra le città che registrano cali sensibili ci sono Massa Carrara (45,1% nel 2023 vs 56,9% nel 2022), Pistoia (46,2% nel 2023 vs 60,1% nel 2022) e Pisa (45,4% nel 2023 vs 54,5% nel 2022); le città che invece hanno registrato un aumento consistente della adesione sono Lucca (61,9% nel 2023 vs 39,4% nel 2022), Prato (62,8% nel 2023 vs 50,9% nel 2022), Livorno (58,7% vs 37,1%) e Viareggio (57,7% nel 2023 vs 50% nel 2022).

Per lo screening colon-rettale l’adesione media, in Toscana nel 2023, è stata pari al 46,1%, 4,7 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente. Il range varia dal 25,5% di Viareggio al 54,4% di Pisa. Il miglioramento delle performance di alcuni programmi è dovuto ad una serie di azioni come la ripresa dei solleciti, interrotti durante la pandemia, una maggiore interlocuzione con i medici di medicina generale e alcune iniziative pubbliche rivolte alla popolazione compresi i dipendenti AUSL e delle Aziende ospedaliero-universitarie. Purtroppo persistono anche in questo caso gravi disuguaglianze socio-economiche, sia negli screening che nella mortalità. Se è vero che il cancro può colpire chiunque, la sua incidenza e mortalità non sono uniformi nella popolazione italiana. Secondo le previsioni dell’ISTAT, la popolazione sopra i 30 anni con un livello di istruzione più basso (al massimo con licenza elementare) ha un tasso di mortalità più elevato rispetto a chi ha conseguito una laurea (1,4 volte negli uomini e 1,2 volte nelle donne). Tale gradiente è presente in tutte le età. Diverse ragioni possono spiegare perché le persone con un livello di istruzione più basso possono essere più a rischio di sviluppare tumori e di morire a causa di essi: in quanto proxy di condizioni socio-economiche più disagiate, un livello di istruzione più basso può essere associato sia a stili di vita meno salutari, sia ad una più scarsa diffusione della cultura della prevenzione e ad una minore capacità di accesso ai servizi sanitari.

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Conclusioni

Il quadro che emerge conferma come la Toscana, anche negli ultimi anni caratterizzati dalla pandemia e dalle sue conseguenze organizzative, sia riuscita a mantenere livelli di copertura vaccinale e di adesione agli screening oncologici tra i più alti a livello nazionale. La stabilità sopra la soglia raccomandata dall’OMS per i vaccini obbligatori e i buoni risultati ottenuti dai programmi di screening testimoniano la solidità del sistema di prevenzione regionale, sostenuto da una programmazione coerente e da una forte integrazione con i professionisti della sanità territoriale.

Permangono tuttavia criticità che richiedono attenzione: da un lato l’esitazione vaccinale e le difficoltà nel raggiungere adeguate coperture per alcune vaccinazioni raccomandate (come rotavirus e HPV, in particolare tra i maschi); dall’altro la disomogeneità territoriale e le persistenti disuguaglianze socio-economiche che influenzano l’adesione agli screening e, più in generale, l’accesso alle pratiche preventive.

Salute mentale, suicidi, dipendenze e gioco d’azzardo in Toscana: i numeri del rapporto Welfare e salute 2025

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Lo scorso 25 giugno è stato presentato il rapporto Welfare e salute 2025 che fornisce una prospettiva quinquennale dell’evoluzione del sistema regionale toscano e rappresenta il principale strumento conoscitivo a disposizione della Regione Toscana nell’ambito della salute, intesa tanto nella componente sanitaria, che in quella sociale. Il lavoro integra relazione sanitaria, profilo sociale e valutazione del servizio sanitario regionale.

Nelle prossime settimane presenteremo delle sintesi dei singoli capitoli per tematiche, ma rimandiamo alla lettura completa del report per maggiori approfondimenti.

Per rivedere il convegno di presentazione e scaricare le slide, clicca qui


Qui di seguito i temi affrontati nell'approfondimento.


Salute mentale

La salute mentale rappresenta oggi una priorità di sanità pubblica, acuita dalla pandemia da COVID-19, che ha aggravato condizioni preesistenti e generato nuovi bisogni, soprattutto tra i giovani. I disturbi depressivi e d’ansia risultano tra le principali cause di disabilità nel mondo, colpendo in particolare le donne e le fasce d’età giovanili e anziane.

L’indagine EDIT (Epidemiologia dei determinanti dell’infortunistica stradale in Toscana) condotta da ARS Toscana nel 2022 ha rivelato un forte aumento dei livelli di distress, (misurato con la Kessler Psychological Distress Scale, K6) percepito dalla popolazione nella fascia d’età di 14-19 anni. Dal 21,5% di prevalenza rilevata nell’edizione 2018, si è arrivati a superare il 36,2% nell’ultima rilevazione. Nello specifico, oltre la metà delle ragazze in quella fascia d’età soffriva di elevati livelli di distress contro il 20,8% dei maschi (la prevalenza nell’edizione 2018 era rispettivamente del 32,3% e dell’11,5%).

Indipendentemente dal livello di distress, gli stati d’animo che le ragazze e i ragazzi riferiscono di aver vissuto nel corso degli ultimi 30 giorni sono soprattutto il nervosismo (96,3%), una condizione di agitazione e irrequietezza (90% dei casi), la percezione che ogni cosa rappresentasse uno sforzo (77,1% dei casi) o senza speranza.

EDIT ha indagato anche il ricorso al supporto di figure professionali, come lo psicologo o lo psichiatra: il 29,3% è stato seguito in passato, mentre il 46% non è mai stato seguito. Al 20,4% di coloro che sono stati seguiti (o lo sono attualmente) è stato prescritto un trattamento farmacologico, associato, nel 73,7% dei casi, a colloquio psicologico. Il 68,3% ha effettuato soltanto colloqui psicologici. Infine, indicatore del disagio latente e presente, è stato chiesto ai ragazzi se sentivano il bisogno di un supporto psicologico e il 19,2% ha espresso questa necessità.

Il ricorso ai servizi territoriali di salute mentale, monitorato tramite il flusso regionale, mostra una lieve contrazione di accesso rispetto al 2019. La prevalenza per 10mila abitanti è passata da 229,7 nel 2019 a 194,9 per 10mila nell’ultimo anno (il flusso 2024 è tuttavia ancora provvisorio). Parallelamente, gli utenti presi in carico passano da 165,4 a 135,2 ogni 10mila abitanti. Un’eccezione è rappresentata dai tassi di utenti tra 0-19 anni d’età e di sesso femminile, sia incidenti che prevalenti con almeno una visita, che nel 2024, dopo una flessione verificatasi nel 2020, si sono riallineati a quelli del 2019. Sono stabili anche le differenze di genere e per fasce d’età. In particolare, nella fascia d’età più giovane (0-19 anni, con il tasso di prevalenza, incidenza e presa in carico più elevati) i maschi superano le femmine, mentre questa differenza di genere si inverte nella popolazione adulta d’età pari o superiore a 20 anni.

Utenti dei servizi di salute mentale territoriale, per tipologia, genere e classe d’età – Tasso per 10.000 abitanti –
Toscana, anni 2019, 2020 e 2024*  Fonte: elaborazioni Regione Toscana su dati del 
Flusso di Salute mentale territoriale


Anche il numero di persone che si è rivolto al Pronto soccorso (PS) per causa psichiatrica (ICD9cm 290*-319*) non è tornato ai livelli pre-pandemici. Dopo la contrattura verificatasi nel 2020, i dati più recenti mostrano una lieve ripresa del numero di utenti che si rivolgono al PS per cause psichiatriche (tasso standardizzato per età pari a 55,5 per 10mila abitanti), ma ancora inferiore rispetto al dato 2019 (62 per 10mila). Tuttavia, la fascia d’età più bassa (0-19 anni) mostra un ri-allineamento con il dato pre-pandemico: il tasso nel 2024 è salito a 41,1 ogni 10mila abitanti, di poco superiore rispetto a quello del 2019 (39,4 per 10mila).

Analizzando le differenze di genere, il tasso femminile supera per tutto il periodo considerato e in ogni fascia d’età quello maschile. In particolare, le femmine di età ≥20 anni hanno il tasso di incidenza più elevato per tutti gli anni considerati (75,4 ogni 10mila abitanti nel 2019; 64,9 per 10mila nel 2024).

Come per i servizi di salute mentale territoriale, il ricorso ospedaliero per causa psichiatrica negli anni pandemici aveva subito una contrattura, ad eccezione della fascia d’età 0-19 anni che mostrava dei trend di aumento, soprattutto in alcune patologie. Nell’interpretare questo dato va tenuto presente che oltre il 70% dei ricoveri per causa psichiatrica che avviene in questa fascia d’età è effettuato in regime di Day Hospital.

Le informazioni provenienti dal flusso delle Schede di dimissione ospedaliera mostrano in Toscana un trend dei ricoverati pressoché stabile, se non in lieve diminuzione, per la fascia d’età più elevata (≥20 anni). In forte crescita dopo il periodo pandemico, ma con un trend iniziato qualche anno prima, è invece il tasso di ricovero ospedaliero per causa psichiatrica tra le persone d’età 0-19 anni: il tasso di ricovero da 48,4 ogni 10mila abitanti nel 2019 è salito fino a 68,2 per 10mila. Diversamente da quanto osservato per il ricorso al PS, sono i maschi quelli più ricoverati per cause psichiatriche. Nella fascia d’età adulta i tassi tra maschi e femmine sono sovrapponibili e stabili nel tempo; nella fascia d’età di 0-19, invece, il tasso dei maschi è quasi il doppio rispetto a quello delle femmine, ma entrambi i generi subiscono un forte aumento nell’ultimo periodo.

Residenti con almeno un ricovero per causa psichiatrica (ICD-9-CM 290-319), per genere e classe d’età –
Tasso standardizzato per età per 10.000 abitanti – Toscana, anni 2019, 2020 e 2024 –
Fonte: elaborazioni ARS su dati flusso Schede di dimissione ospedaliera


La prevalenza delle ospedalizzazioni secondo la classificazione dei disturbi diagnostici negli adulti non ha subito grandi variazioni rispetto all’immediato periodo pre-pandemico. Si registra solo un lieve calo tra i maschi rispetto al 2019 delle ospedalizzazioni da dipendenza da sostanze chimiche e non. Le differenze per genere rimangono stabili, col disturbo bipolare che rappresenta, tra quelli considerati, la causa di dimissione prevalente sia negli uomini (tasso standardizzato per età pari a 8,7 per 10mila abitanti) che nelle donne, ma tra queste ultime il tasso standardizzato per età è più elevato: 10,7 per 10mila. Seconde sono le psicosi schizofreniche, per le quali però il tasso di ricovero più elevato è quello maschile.

Ricoveri per disturbi specifici dell’adulto (esclusi i ricoveri per demenza o ritardo mentale), per tipologia e genere – Tasso standardizzato per età per 10.000 abitanti d’età 20+ anni – Toscana, periodo 2010-2024 –
Fonte: Elaborazioni ARS su dati Flusso Schede di dimissione ospedaliera


Nella fascia d’età 0-19 anni, per alcuni disturbi, ritardo mentale e disturbo delle emozioni, il tasso è in diminuzione, mentre la sindrome ipercinetica dell’infanzia nel 2024 ha un tasso 9 volte superiore rispetto a quello di inizio periodo (27,4 rispetto a 3,3 per 10mila). Su questo trend non sembra che la pandemia abbia avuto alcun effetto. Nel 2024, la sindrome ipercinetica dell’infanzia è il disturbo con il tasso di ricovero più elevato.

Sul versante consumo dei farmaci antidepressivi, la Toscana, da molti anni, è la regione italiana che mostra i valori più elevati, nel 2023 il valore di DDD giornaliero è pari a 69,6 per 1.000 abitanti/die (67,7 DDD per 1.000 abitanti/die nel 2019). Le persone trattate con antidepressivi nell’anno (almeno un’erogazione di un qualsiasi farmaco antidepressivo) in Toscana sono circa 384mila (fonte: elaborazioni ARS su flussi Farmaceutica 2024), di poco superiore al dato dell’anno precedente e al 2019 (369mila persone). La prevalenza standardizzata per età è pari all’8,4% degli abitanti, era l’8,3% nel 2019. La prevalenza femminile è doppia rispetto a quella maschile. Tra le donne, infatti, si rileva il 10,9% in terapia con antidepressivi, tra gli uomini il 5,7%.

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da grossi eventi che hanno modificato e impattato sulla vita quotidiana di tutti, con ricadute anche sulla salute mentale, soprattutto dei più giovani. Il quadro che ne deriva è quello di una domanda di salute mentale crescente e mutata, che si manifesta con intensità nelle fasce giovanili, in particolare fra le ragazze. Le disuguaglianze di genere restano una costante nei dati osservati, con una maggiore incidenza femminile nei percorsi territoriali e negli accessi al Pronto soccorso, bilanciato dalla persistenza di un tasso di ospedalizzazione più marcato tra i maschi, soprattutto tra i minori.

Anche da parte delle istituzioni c’è una maggiore attenzione e riconoscimento al tema, ed infatti, in risposta al disagio diffuso, nel 2024 in Toscana è partita la sperimentazione dello psicologo di base in alcune Case di comunità toscane. Nei primi mesi il servizio ha preso in carico quasi 300 pazienti, affrontando principalmente disturbi da adattamento, ansia e depressione. Le prime evidenze raccolte nei territori in cui è stata avviata la sperimentazione confermano l’importanza di questa figura, soprattutto per intercettare il disagio lieve-moderato, prima che evolva in forme più gravi. L’istituzione di questa figura rappresenta un passo significativo verso il potenziamento dell’assistenza territoriale nell’ambito della salute mentale e vede la Regione Toscana come una delle prime in Italia ad aver avviato la sperimentazione.
Va infine ricordato che, la prevalenza degli utenti trattati non può essere considerata come stima della prevalenza di persone con disagio psichico. Una quota di queste, infatti, è trattata nella medicina di base o in ambito privato e quindi rimane fuori dal sistema sanitario. Preoccupa, invece, l’alto consumo di farmaci antidepressivi, pressoché stabile nel tempo, ma che colloca la Toscana al primo posto nella classifica dei consumi.

Sebbene questo approfondimento si concentri sugli andamenti regionali complessivi, è opportuno ricordare come l’accesso ai servizi di salute mentale e di supporto psicologico sia influenzato da determinanti sociali e territoriali. Le condizioni socioeconomiche, la disponibilità di servizi nei territori, la prossimità alle strutture e la presenza di reti familiari o educative possono influenzare profondamente il momento e le modalità con cui le persone – in particolare i più giovani – si rivolgono ai servizi. Le disuguaglianze territoriali all’interno della regione, già osservate in altri ambiti di cura, meritano un’attenzione specifica anche sul versante della salute mentale, sia in termini di offerta che di capacità di intercettazione del disagio latente. Un’analisi più approfondita dei dati per zona-distretto e delle differenze di accesso tra le diverse aree potrà contribuire a definire politiche più eque e orientate ai bisogni reali delle comunità locali.

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Suicidi

Il suicidio rappresenta un indicatore critico dello stato di salute mentale di una popolazione e un rilevante problema di sanità pubblica a livello globale. La sua incidenza riflette l’interazione complessa tra fattori individuali, sociali, economici e culturali, ed evidenzia l’ampiezza dei bisogni non sempre intercettati dai sistemi di cura.

Nel 2022 in Toscana si sono registrati 242 suicidi, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Nel 2019, ultimo anno antecedente alla pandemia, i suicidi erano stati 269, ma negli anni passati avevano toccato anche i 300 casi (tra il 2013 e il 2015). Va anche segnalato che, nel 2022 il valore maschile toscano si porta al di sotto della media nazionale per la prima volta dal 2011.

Mortalità per suicidio nella popolazione d’età 15+ anni, per genere – Tasso standardizzato per età per 100.000 abitanti d’età 15+ anni – Toscana e Italia, periodo 2011-2022 – Fonte: ISTAT


L’analisi per genere evidenzia tassi nettamente superiori nella popolazione maschile rispetto a quella femminile, in tutte le fasce d’età e per tutti gli anni considerati. I tassi restano elevati tra gli uomini anziani (65+), seppur con una tendenza alla diminuzione negli anni. Al contrario, nella popolazione femminile si verifica un leggero incremento nel tempo, in particolare nelle fasce d’età più giovani. Il 76% dei suicidi è messo in atto da uomini, spesso con modalità più letali (impiccagione, arma da fuoco), mentre tra le donne prevalgono cadute dall’alto e avvelenamenti.

Abbiamo visto come la distribuzione dei suicidi nella popolazione non è uniforme, i tassi di incidenza più elevati si riscontrano negli uomini, nelle fasce d’età più avanzate e nei contesti sociali caratterizzati da isolamento, vulnerabilità o scarsa accessibilità ai servizi di salute mentale. Al tempo stesso, l’aumento tra le giovani donne osservato negli ultimi anni, rappresenta un segnale d’allarme che merita attenzione e azioni mirate di prevenzione e presa in carico precoce. Monitorare i tassi di suicidio, analizzarne le caratteristiche demografiche e temporali e comprenderne i determinanti rappresenta un passaggio fondamentale per sviluppare strategie di salute pubblica efficaci, capaci di affrontare in modo equo e sistemico i determinanti della sofferenza psichica che si sono evidenziati nel periodo post pandemico.

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Uso di sostanze

Il consumo di sostanze illegali e il gioco d’azzardo patologico sono due fenomeni con importanti implicazioni sanitarie e sociali. A livello globale, il numero di persone che fa uso di sostanze ha raggiunto i 292 milioni, in crescita del 20% in dieci anni. Anche in Italia il consumo di sostanze è in aumento, in particolare è preoccupante l’incremento nella fascia giovanile: il 39% degli studenti riferisce di aver usato almeno una sostanza illegale nella vita, con prevalenza maschile e netta diffusione della cannabis.

In Toscana, le indagini HBSC e EDIT confermano la cannabis come la sostanza più diffusa tra gli adolescenti, seguita da psicofarmaci senza prescrizione, cocaina e nuove sostanze psicoattive. Sebbene il consumo sia in lieve calo rispetto al 2018, l’uso quotidiano di cannabis riguarda quasi 1 consumatore su 5, con livelli quasi uguali fra ragazzi e ragazze (34,1% vs 32,2%). L’età media del primo contatto con le droghe si conferma intorno ai 15 anni e aumenta al crescere dell’età.

Uso di sostanze illegali nella vita, nell’ultimo anno e nell’ultimo mese, per età – Adolescenti che dichiarano di aver provato sostanze illegali ogni 100 rispondenti – Toscana anno 2022 – Fonte: Sorveglianza EDIT, ARS


Come anticipato, la sostanza più consumata è la cannabis, consumata dal 19% del campione nei 12 mesi precedenti e dall’11,8% nei 30 giorni prima del questionario e diffusa equamente tra ragazzi e ragazze. Osservando la frequenza dei 30 giorni precedenti alla rilevazione emerge che le sostanze illegali più utilizzate dopo la cannabis sono state gli psicofarmaci senza prescrizione medica (2%), i cannabinoidi e la cocaina (entrambi 1,1%), tutte le altre registrano percentuali inferiori all’1%.

Il questionario EDIT indaga anche le eventualità di aver avuto guai con la polizia e/o segnalazioni al Prefetto e il 2% ha dichiarato di averne avuti a causa delle sostanze stupefacenti (3% dei maschi e lo 0,9% delle femmine). Ultimo aspetto indagato, gli accessi al Pronto Soccorso o i ricoveri in ospedale, ed è emerso che una piccola percentuale della popolazione adolescenziale toscana è dovuta ricorrere ai servizi sanitari per intossicazione o per aver esagerato nel consumo di sostanze (0,6% del totale, 0,7% dei maschi e 0,5% delle femmine) o di bevande alcoliche (totale 1,6%, maschi 1,5%, femmine 1,8%).

Sulla popolazione adulta, l’indagine più recente e approfondita sul tema è LOST in Toscana (ISPRO-ARS), che nelle sue diverse fasi, durante e post lockdown, ha indagato il consumo di cannabis e altre sostanze stupefacenti nella popolazione generale. L’andamento del consumo di cannabis in Toscana registra una diminuzione durante il lockdown (passando dal 7,3% al 5,5%), con una successiva risalita, arrivando all’8,3%, e con un’ulteriore diminuzione, assestandosi al 6,6% nella fase post pandemica.

Un’altra fonte informativa, che ci permette di comprendere l’entità del fenomeno, è il dato sui ricoveri ospedalieri droga-correlati. Nel 2024 in Toscana i ricoveri ospedalieri con diagnosi principale droga-correlata sono stati 76 di cui 56 maschi e 20 femmine. Il dato è in costante diminuzione negli anni, ma mantiene le differenze di genere, con gli uomini in numero superiore. Infine, nel 2021 (ultimo anno disponibile) si sono verificati 10 decessi per overdose, anche in questo caso, in diminuzione rispetto al passato.

In conclusione, il consumo di sostanze risulta diffuso tra la popolazione studentesca toscana, soprattutto tra i ragazzi. L’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da profondi cambiamenti e dalla ricerca di nuove esperienze che possono spingere ad adottare comportamenti a rischio, proprio per questo c’è bisogno di una maggiore attenzione a questa fascia d’età, con un lavoro congiunto, da parte di più istituzioni, in primis la scuola, con progetti di prevenzione, informazione e sensibilizzazione.

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Gioco d'azzardo patologico

La dipendenza da gioco d’azzardo è una condizione psicopatologica caratterizzata da un comportamento persistente e ricorrente di gioco, che porta a conseguenze negative significative nella vita dell’individuo.

L’edizione 2022 della sorveglianza EDIT ha rilevato che il 29,6% del campione nella propria vita ha giocato o scommesso per soldi, con un calo costante dal 2008, quando 1 rispondente su 2 (52%) aveva dichiarato di aver giocato almeno una volta nella vita. Sono i maschi a giocare di più, con una frequenza doppia rispetto alle ragazze (40,3% vs 18%). Nonostante il dato in calo, il rischio di sviluppare una dipendenza è ancora presente: il 5,5% del campione presenta un profilo a rischio secondo il test Lie/Bet, con prevalenza tripla tra i maschi.

I giochi più diffusi restano i Gratta & Vinci (per le ragazze) e le scommesse sportive (più comuni tra i maschi).

Infine, guardando dal lato della spesa nel settore giochi, la Toscana nel 2022 si è collocata al 9° posto nella classifica del gioco d’azzardo in presenza fisica, con la cifra record di oltre un miliardo e con un considerevole incremento rispetto agli anni precedenti.

Lo scenario degli studenti toscani risulta in miglioramento rispetto agli anni passati, ma particolare attenzione è da rivolgere alla maggiore diffusione di gioco d’azzardo tra i ragazzi, rispetto alle ragazze, differenza che si mantiene costante e che non sembra andare nella direzione di una convergenza.
Sul contrasto al gioco d’azzardo, purtroppo, pesa la difficoltà di riconoscerlo come un disturbo patologico e la fruibilità di accesso, molti giochi sono facilmente disponibili per tutti, inclusi i minorenni, nonostante il divieto legale per alcuni giochi.

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Cinque anni di welfare integrato tra salute e sociale in Toscana

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Con un approccio analitico ampliato e integrato, l'edizione 2025 del rapporto "Welfare e Salute in Toscana" fornisce una prospettiva quinquennale dell'evoluzione del sistema regionale toscano nel suo complesso. 


Qui di seguito un'analisi approfondita dei tratti essenziali del sistema.


Il contesto socio-demografico toscano

La Toscana si conferma una delle regioni italiane più vivaci sotto il profilo demografico: oggi conta oltre 3.660.000 residenti e, grazie alla propria attrattività economica, culturale e paesaggistica, ha contenuto molto meglio di altre aree del Paese l’erosione di popolazione osservata nell’ultimo decennio. Dopo l’impatto pandemico, la ripresa dei flussi in ingresso ha già riportato i residenti su un plateau stabile, segno di una resilienza strutturale che poggia su buone opportunità lavorative, una rete infrastrutturale diffusa e servizi pubblici di qualità.

Uno dei motori principali di questa resilienza è la presenza di cittadini stranieri, pari al 12% della popolazione – una quota tra le più alte in Italia – e caratterizzata da un’età media di dieci anni più giovane rispetto agli autoctoni. Gli immigrati apportano capitale umano e fertilità: quasi un nato su cinque in regione ha almeno un genitore straniero, contribuendo a riequilibrare la piramide per età e a rinnovare il tessuto sociale con competenze linguistiche, culturali e imprenditoriali preziose. Indicatori di integrazione – naturalizzazioni, matrimoni misti, imprese a conduzione straniera – mostrano una traiettoria ascendente, segno che chi arriva tende a radicarsi e a investire nel territorio.

Pur in un contesto di bassa natalità (20.725 nati nel 2024) e saldo naturale negativo, la regione compensa ampiamente il differenziale con un saldo migratorio positivo di +6,5 per 1.000 abitanti. Questo equilibrio originale riduce il ritmo di invecchiamento e offre al mercato del lavoro una base di forze attive che sostiene la produttività e la finanza pubblica. Al contempo, la Toscana vanta livelli di mortalità corretti per età migliori della media nazionale e ha già riportato gli indicatori ai valori pre-Covid, a testimonianza di un sistema sanitario capace di reagire rapidamente alle crisi.

L’invecchiamento – con il 26,8% di ultrasessantacinquenni e un indice di vecchiaia di 242 – viene ormai letto in chiave di opportunità: il “capitale d’argento” alimenta una domanda crescente di turismo slow, cultura, servizi di cura qualificati e nuove soluzioni tecnologiche per l’autonomia, generando occupazione in settori ad alto valore aggiunto. Programmi regionali di invecchiamento attivo, volontariato senior e formazione permanente stanno trasformando gli over 65 in risorsa, più che in costo sociale.


Anche la struttura familiare evolve in modo funzionale a stili di vita flessibili: i nuclei unipersonali (34%) e le coppie senza figli trainano la domanda di housing urbano e servizi di prossimità, mentre la diffusione dei consultori e la buona qualità dell’assistenza materno-infantile – cesarei fra i più bassi d’Italia – garantiscono protezione ai percorsi genitoriali. Nel frattempo, la permanenza prolungata dei giovani in famiglia (59% fra 18-34 anni) rappresenta un potenziale bacino di creatività e nuove competenze, pronto a liberarsi quando mercato del lavoro e politiche abitative ne favoriranno l’autonomia.


In sintesi, la Toscana affronta le sfide del declino naturale con tre assi di vantaggio: attrattività migratoria, longevità in buona salute e capitale sociale diffuso. Rafforzare queste leve – attraverso incentivi alla natalità, integrazione rapida dei nuovi residenti e investimenti in silver economy – potrà consolidare un modello demografico equilibrato e generativo, capace di sostenere benessere, coesione e sviluppo nei prossimi decenni. 
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Determinanti contestuali e individuali di salute

Una base socio-culturale che fa la differenza

Il primo grande vantaggio competitivo della Toscana è la qualità del capitale umano. L’abbandono scolastico è sceso al 9,3% – un traguardo che centra l’obiettivo UE 2020 e resta migliore sia della media italiana (10,5%) sia di quella europea (9,5%). Sul fronte dell’istruzione terziaria, i laureati 30-34enni sono saliti al 31,3%, riducendo il divario con l’Europa e offrendo al tessuto produttivo competenze sempre più qualificate. Questa crescita di sapere formale è rafforzata da un’ampia partecipazione alla formazione continua e da un sistema scolastico inclusivo, capace di accogliere oltre mezzo milione di studenti, di cui il 17% stranieri, con percorsi di seconda generazione che accelerano l’integrazione.

Health literacy sopra la media

Avere cittadini istruiti si traduce in una alfabetizzazione sanitaria (HL) tra le più alte del Paese: il 64,2% degli adulti presenta livelli di HL sufficienti (contro il 42% nazionale), mentre solo l’8,3% è in fascia inadeguata. I ricercatori regionali hanno dimostrato che un buon HL si associa a migliori comportamenti nutrizionali (54,8 % di consumatori regolari di frutta/verdura con HL alto vs 46,4% con HL limitato) e a maggiore attività fisica nel tempo libero (66,1% vs 48,8%). Grazie all’integrazione dell’indicatore HL nelle sorveglianze PASSI e PASSI d’Argento, la Regione dispone di un cruscotto unico in Italia per monitorare e indirizzare campagne di prevenzione mirate.

Stili di vita: performance complessivamente virtuosa

Gli ultimi cicli di indagine evidenziano un quadro che, pur non esente da criticità, resta migliore del dato medio nazionale.
Attività fisica: l’inattività completa riguarda il 30,8% dei toscani >3 anni, contro il 35% degli italiani; la quota di “sportivi continuativi” è in lieve aumento nonostante la pandemia.
Sedentarietà: le fasce più a rischio sono gli anziani (42,6%) e gli adulti (30,5%), ma i giovani mostrano comportamenti più dinamici.
Peso corporeo: pur con un 36,8% di sovrappeso negli uomini adulti, l’obesità resta sotto il 10% e in lieve flessione grazie a una dieta mediterranea ancora diffusa.
Fumo: la prevalenza di fumatori continua a calare in linea con la tendenza nazionale, ma la Regione monitora con attenzione la diffusione di nuovi prodotti tra gli adolescenti.
Alcol: il modello mediterraneo regge nelle fasce adulte, mentre tra i giovani si osserva un aumento di binge drinking; ciò ha spinto ad azioni educative nelle scuole e in contesti ricreativi.

Nel complesso, le abitudini toscane si mantengono uguali o leggermente migliori dei benchmark nazionali, a testimonianza di un mix favorevole fra politiche, ambiente sociale e consapevolezza individuale.

Governance e dati: un ecosistema integrato

Il vero punto di forza, che unisce tutti i determinanti, è l’infrastruttura informativa: sei sistemi di sorveglianza (OKkio, HBSC, EDIT, PASSI, PASSI d’Argento, LOST) alimentano decisioni evidence-based su tutta la popolazione, dai bambini agli over 65. I dati vengono restituiti in dashboard aperte, favorendo partecipazione e fiducia pubblica.

Conclusione, un contesto favorevole alla salute

Grazie a istruzione elevata, health literacy diffusa, stili di vita relativamente virtuosi e un ambiente sempre più presidiato da politiche green, la Toscana offre condizioni contestuali che potenziano le scelte individuali di salute. L’approccio integrato – dai banchi di scuola alle foreste urbane, dai sorveglianti PASSI al sistema One Health – crea un ecosistema in cui l’individuo non è mai solo ma sostenuto da reti educative, sociali e territoriali. Continuare a investire in competenze, ambiente e dati significherà trasformare queste buone premesse in vantaggi duraturi per la qualità di vita delle prossime generazioni. 
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La salute dei toscani: quadro di eccellenza

Una popolazione che vive più a lungo e meglio

Nel 2024 la speranza di vita alla nascita in Toscana ha raggiunto 84 anni complessivi (82,2 per gli uomini, 85,9 per le donne), superando in media di oltre mezzo anno il dato nazionale e riprendendo la traiettoria di crescita bruscamente interrotta nel biennio pandemico 2020-2021. L’incremento rispetto al 2019 è stato di +0,5 anni per gli uomini e +0,2 per le donne, collocando la regione al 3° posto in Italia per longevità maschile e al 6° per quella femminile. Anche la speranza di vita a 65 anni registra 21,6 anni (20,2 maschi; 22,9 femmine), sempre superiore alla media del Paese. Ciò che davvero distingue il profilo regionale, però, è la quota di anni vissuti in buona salute dopo i 65: fra il 2009 e il 2022 la percentuale è salita dal 36 % al 46 % negli uomini e dal 28 % al 38 % nelle donne – valori tra i più alti d’Italia. In sintesi, la Toscana non solo allunga la vita, ma allunga la porzione di vita libera da disabilità.

Mortalità: il rientro dall’onda pandemica

Grazie alla pronta reattività del sistema sanitario e alla precoce protezione vaccinale, la regione è uscita dalla fase di eccesso di mortalità legato al COVID-19 con un anno d’anticipo rispetto alla media nazionale: nel 2024 il tasso standardizzato è sceso sotto il livello 2019, attestandosi su 801 decessi per 100.000 abitanti. L’analisi per causa di morte (dati consolidati 2022) mostra cali significativi nelle patologie cardiovascolari e respiratorie, con i tumori che rimangono la prima causa ma con incidenze in lento declino grazie a diagnosi precoce e percorsi terapeutici efficaci.

Eventi tempo-dipendenti: performance da benchmark

Nel campo delle emergenze cardio- e cerebro-vascolari la Toscana conferma risultati di punta. Dal 2019 al 2024 i ricoveri per infarto miocardico acuto sono scesi del 24% negli uomini e del 35% nelle donne; per ictus ischemico il calo supera il 25% in entrambi i generi. La mortalità a 30 giorni post-infarto è crollata al 5,7% (Italia 7,1%) e quella post-ictus al 7,4% (Italia 9,4%). Elemento chiave è la tempestività di rivascolarizzazione: oltre il 56% degli STEMI riceve PTCA entro 90 minuti, in linea con le regioni più virtuose. Questi numeri certificano un sistema di reti cliniche integrate (118-DEA-cardiologia neuro-vascolare) che funziona e riduce la disabilità a lungo termine.

Ricoveri, qualità e appropriatezza

Nel 2023 il tasso di ospedalizzazione standardizzato è sceso a 128,4 per 1.000 abitanti, ben al di sotto dello standard nazionale di 160 e fra i migliori d’Italia . I ricoveri chirurgici hanno già oltrepassato i volumi pre-pandemia, mentre quelli medici restano sotto il 2019 grazie a percorsi ambulatoriali e di telemonitoraggio che snelliscono la degenza. In parallelo, il fenomeno del “revolving door” psichiatrico (riammissione entro 30 giorni) è sceso al valore più basso degli ultimi 15 anni, segnale di una presa in carico territoriale più efficace.

Cancer screening: coperture ai vertici

Dopo il fisiologico rallentamento del 2020, nel 2023 la Toscana ha riportato le coperture di screening ai livelli ante-COVID:
mammella 50-69 anni: 79,4 % di donne controllate, dieci punti sopra la media italiana.
cervice 25-64 anni: 81,9 % (Italia 77,5 %).
colon-retto 50-69 anni: 58,8 %, comunque 12 punti sopra la media nazionale.
L’ampliamento della mammografia alle 45-74enni e la progressiva transizione al test HPV hanno ulteriormente aumentato l’efficacia nel ridurre mortalità e trattamenti invasivi.

Salute mentale: nuove risposte a bisogni emergenti

Il dosaggio medio di antidepressivi (69,6 DDD/1 000 a.b./die) rimane superiore alla media italiana, indizio di un bisogno di supporto psichico rilevante . Tuttavia, la regione sta innovando il modello assistenziale: la sperimentazione dello psicologo di base in alcune Case della comunità ha già preso in carico 289 utenti in sei mesi, offrendo consulenza precoce e gratuita su ansia, depressione lieve e stress post-traumatico. Contestualmente, la riduzione dei ricoveri ripetuti indica che la presa in carico territoriale funziona.

Anziani: più autonomi, meno fragili

Ben il 98% dei 65-74enni è autonomo nelle attività quotidiane; solo oltre i 75 anni cresce l’esigenza di assistenza, ma i programmi di telemedicina e di supporto domiciliare riducono ingressi impropri in RSA . L’indice di aspettativa di vita in buona salute continua a salire, e la regione ha avviato percorsi di “invecchiamento attivo” che integrano prevenzione delle cadute, gruppi di cammino e volontariato senior, trasformando l’età anziana in risorsa per la comunità.

Bambini e adolescenti: basi solide per il futuro

Il tasso di mortalità infantile resta inferiore a 2,5 per 1.000 nati vivi, fra i più bassi d’Europa, mentre la copertura vaccinale a 24 mesi ha recuperato la flessione pandemica, tornando sopra il 95% per esavalente e MPR. Programmi come “OKkio alla Salute” e “EDIT” tengono alta la sorveglianza su obesità e dipendenze, con trend in lieve miglioramento grazie a campagne nutrizionali nelle mense scolastiche e al potenziamento dello sport di base.

Farmaci: uso mirato e innovazione

L’impiego di anticoagulanti di nuova generazione (34,4 DDD vs 30,8 Italia) e di antiaggreganti (76,3 vs 71,0) testimonia un’aderenza alle linee guida cardiologiche che si riflette nei bassi tassi di mortalità post-evento . Sul fronte oncologico, i consumi di farmaci antineoplastici sono in linea con il Paese, ma la Toscana è tra le prime ad aver attivato la gestione centralizzata delle terapie CAR-T in due hub certificati, riducendo migrazioni sanitarie.

Equità e coesione regionale

La mappa degli indicatori mostra graduali riduzioni dei gap fra aree metropolitane e zone interne. Gli screening oncologici hanno colmato la differenza nord-sud regionale; per gli infarti, la variazione di mortalità a 30 giorni fra ASL si è dimezzata in cinque anni. Anche sul fronte della salute mentale, l’implementazione dello psicologo di base parte proprio da territori periurbani e rurali, mirando a evitare disparità di accesso.

Sfide aperte e traiettorie di miglioramento

Restano margini per:
contrastare l’aumento di binge drinking giovanile integrando prevenzione scolastica e community health
ridurre l’uso di antidepressivi promuovendo terapie psicologiche brevi e attività di gruppo
potenziamento della presa in carico della multimorbilità attraverso percorsi di farmacista di famiglia e telemonitoraggio integrato
consolidare la silver economy, settore in cui la Toscana può diventare laboratorio europeo di tecnologie e servizi per l’autonomia.

Conclusione

I dati confermano che la Toscana è, in termini di esiti sanitari, una regione-benchmark a livello nazionale: più longeva, con meno mortalità post-evento acuto, coperture di screening elevate e un sistema pronto a innovare, dal “One Health” alla psicologia di base. Le criticità ancora presenti (salute mentale, binge drinking, politerapia) sono affrontate con strategie dedicate. Se la regione saprà continuare a investire in prevenzione, reti cliniche e digital health, potrà consolidare un vantaggio competitivo che già oggi si traduce in anni di vita, di salute e di benessere per i suoi cittadini.
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Le risorse del sistema sanitario toscano

Un bilancio solido che sostiene l’innovazione

Nel 2024 la spesa sanitaria regionale ha superato di poco i 7,2 miliardi di euro, pari a 2.180 € pro capite, mantenendo una crescita annua intorno al 2% e chiudendo il bilancio in pareggio per il settimo anno consecutivo. La Toscana è una delle sole quattro regioni in “fascia verde” per tutti gli indicatori di equilibrio economico-finanziario: margine operativo, gestione del debito e tempi di pagamento ai fornitori. Tale solidità consente di destinare risorse strutturali alla prevenzione (4,9% della spesa complessiva, mentre la media nazionale fatica a superare il 3,5%) e di programmare investimenti multiennali senza ricorrere a manovre straordinarie.

Capitale umano

Il Servizio sanitario regionale (SSR) impiega 57.800 equivalenti a tempo pieno:
7.300 medici ospedalieri e 1.300 medici di medicina generale (MMG), con un rapporto di 3,9 camici bianchi per 1.000 abitanti (Italia 3,6)
27.100 infermieri (8,1 per 1.000 abitanti) – il valore più alto del Centro-Sud – e 6.000 OSS
• una quota di professionisti sanitari under 40 che ha toccato il 23%, grazie a concorsi annuali, contratti di formazione specialistica co-finanziati dalla Regione e incentivi rientro dall’estero.
Sebbene la carenza di MMG sia un problema nazionale, la Toscana ha reagito con Aggregazioni funzionali territoriali (AFT) e borse formative extra per la medicina di famiglia, riducendo il numero di assistiti senza assegnazione stabile a meno dell’1% (era il 4% nel 2020).

Rete ospedaliera moderna e policentrica

Il sistema conta 39 presìdi ospedalieri (di cui 5 policlinici universitari) distribuiti in tre grandi Aziende sanitarie locali (ASL) e un’azienda ospedaliero-universitaria pediatrica. Il tasso di posti letto è di 3,3 per 1.000 residenti, perfettamente in linea con la programmazione nazionale, ma la vera forza è la differenziazione funzionale:
6 hub di alta specializzazione (trapianti, cardio-neuro-vascolare, grandi ustionati, oncologia pediatrica).
13 spoke dotati di DEA di I livello per reti tempo-dipendenti.
20 ospedali di comunità/strutture intermedie che assorbono dimissioni protette e riducono i giorni di degenza tradizionale.
Grazie a un investimento pluriennale in chirurgia robotica (oggi 27 sistemi attivi) e in sale ibride, la Regione registra i DRG di chirurgia maggiore con minori complicanze post-operatorie e minori riammissioni entro 30 giorni rispetto al benchmark nazionale.

Case della comunità e assistenza territoriale

La riforma PNRR ha accelerato la nascita delle Case della comunità: 48 strutture operative (1 ogni 75.000 abitanti) con team multiprofessionale, punto unico di accesso, ambulatori infermieristici e sportello sociale. In media, un cittadino toscano ha una Casa della comunità raggiungibile entro 18 minuti di auto o 30 di trasporto pubblico. Questi presìdi erogano oltre 3 milioni di prestazioni l’anno, dalle cure di primo livello alla teleassistenza, riducendo del 12% gli accessi impropri ai Pronto soccorso.
Si affiancano 20 Centrali operative territoriali che coordinano ricoveri a domicilio, ADI, palliativi e dimissioni difficili, con un tasso di presa in carico domiciliare degli over 65 all’11% (media Italia 7%).

Digital health: una dorsale già matura

Il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) è attivato per il 93% degli assistiti e consultato attivamente dal 62% (più del doppio della soglia ministeriale). Il portale “Toscana Salute” integra prenotazioni, referti, ricette dematerializzate e pagamenti, evitando oltre 7 milioni di accessi agli sportelli fisici nel 2024.
Grazie al Programma regionale di telemedicina, 45.000 pazienti cronici (scompenso cardiaco, BPCO, diabete, oncologici) sono monitorati a distanza con dispositivi IoT. Le televisite costituiscono ormai il 6% delle prestazioni di specialistica ambulatoriale e hanno tempi medi di attesa inferiori a 10 giorni.

Governance farmaceutica e innovazione terapeutica

L’approccio toscano alla spesa farmaceutica combina centrale unica di acquisto e terapeutic formulary regionale:
• quota di farmaci equivalenti al 35% del totale, record nazionale
• risparmi di 102 euro pro capite reinvestiti in molecole oncologiche e CAR-T
• farmacisti di comunità integrati con FSE per l’aderenza terapeutica, con una riduzione del 9% delle interazioni avverse segnalate.
I due IRCCS oncologici pubblici e la rete trasfusionale regionale hanno trattato 62 pazienti con terapie cellulari avanzate, evitando viaggi fuori regione e generando un risparmio indiretto di oltre 800.000 €.

Ricerca, innovazione e sinergie pubblico-privato

Il distretto “Life Sciences Toscana” ospita 250 aziende biotech, 12 centri universitari e 6 fondazioni culturali che collaborano su progetti Horizon e PNRR. Nel 2024 sono stati attivati 140 trial clinici (+18% sul 2023) e generati 64 milioni di euro in finanziamenti competitivi. L’integrazione tra università, centri di ricerca e imprese garantisce rapida traslazione dei risultati nella pratica clinica.

Investimenti PNRR e sostenibilità ambientale

La Regione ha programmato 1,4 miliardi di eurodi fondi PNRR tra 2022-2026: messa in sicurezza sismica di 14 ospedali, impianti fotovoltaici da 58 MW, rinnovamento delle flotte di trasporto sanitario con mezzi elettrici. Tutti i nuovi cantieri sono “energia quasi zero”, con previsione di ridurre del 22% le emissioni di CO₂ del comparto sanitario entro il 2030.

Risorse della rete socio-sanitaria
Grazie a 125 strutture residenziali per anziani autosufficienti, 58 RSA e 35 centri diurni Alzheimer, la capacità ricettiva ha superato quota 9 000 posti, coprendo il 3,2% degli over 65 (benchmark europeo 3%). Oltre 500 cooperative sociali e 23 000 volontari supportano il continuum ospedale-territorio con servizi di trasporto, assistenza domiciliare leggera e tutoraggio digitale.

Leadership nella qualità e nella sicurezza

Tutti gli ospedali possiedono la certificazione ISO 9001 e 8 hanno ottenuto la Joint Commission International. L’adozione obbligatoria del Modello Tuscany Clinical Governance – indicatori di esito trimestrali su ogni unità operativa – ha ridotto del 25% il tasso di eventi avversi segnalati e portato il “Net Promoter Score” dei pazienti al +59.

Sfide e linee evolutive

Nonostante la posizione di forza, la Toscana identifica tre ambiti di potenziamento:
1. carenza di MMG: proseguire con borse aggiuntive, tutoraggio e incentivi alla periferia
2. rischio “digital divide”: garantire alfabetizzazione digitale agli anziani per fruire di FSE e teleassistenza
3. infrastrutture territoriali: completare 24 nuove Case della Comunità entro il 2026 per coprire in modo omogeneo zone montane e isole.

Conclusione

Ospedali moderni, territorio in espansione, professionisti qualificati, bilancio solido e forte spinta verso digitalizzazione e sostenibilità ambientale: queste sono le risorse chiave che collocano la Toscana tra i sistemi sanitari regionali più avanzati del Paese. Consolidare gli investimenti in capitale umano, case della comunità e innovazione terapeutica assicurerà alla popolazione non solo la tenuta, ma un’ulteriore crescita della qualità dell’assistenza nei prossimi anni.
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Valutazione della Regione Toscana 2019-2024: cinque anni di adattamento e rilancio

Il sistema di “bersagli” ideato dal Laboratorio MeS della Scuola Sant’Anna permette di leggere, anno dopo anno, la fotografia complessiva della performance sanitaria toscana. Dal 2019 al 2024 emergono tre fasi nette − resilienza, ripresa, nuova normalità − che descrivono come la Regione abbia assorbito lo shock pandemico, rilanciato i servizi e poi consolidato i risultati.

2019 – “Come eravamo”. Il bersaglio di partenza mostra già una sanità di alto profilo: efficienza prescrittiva farmacologica, bassi tassi di ricovero per acuti, bilanci in equilibrio. Restavano margini di miglioramento su salute mentale, appropriatezza diagnostica e continuità ospedale-territorio.

2020 – “Resilienza”. Con l’esplosione del COVID-19 il cruscotto introduce una dimensione ad hoc per misurare la tenuta dei volumi essenziali e l’avvio delle televisite. Nonostante l’aumento dei costi sostenuti per la pandemia, la Toscana mantiene buoni tempi di attesa e un catchment index soddisfacente; il forte investimento in sanità digitale viene evidenziato fra i punti di forza.

2021 – “Ripresa”. Ripristinata la maggior parte degli indicatori sospesi, la Regione rafforza la misurazione dell’esperienza utente (PREMs e PROMs) e contiene il costo pro capite. Inizia però a manifestarsi la criticità dell’indice di cattura, cioè la capacità di far prenotare visite e diagnostica nei tempi corretti, mentre le dimissioni volontarie segnano un lieve aumento.

2022 – “Trasformazione”. Rientrano pienamente i tassi di ospedalizzazione e si dà enfasi a sostenibilità economica e digitalizzazione. Viene introdotto il pentagramma sugli anziani e fragilità, a conferma dell’attenzione verso l’invecchiamento attivo. L’appropriatezza diagnostica e l’attività fisica adattata necessitano però di un ulteriore rilancio.

2023 – “Rilancio”. È l’anno di implementazione del DM 77: si consolidano le Case della comunità, crescono gli indicatori territoriali (IFeC, ADI) e la qualità delle cure resta elevata. Persistono due nodi  – assenteismo legato alla coda pandemica e indice di cattura – andamenti comunque monitorati dal sistema bersaglio. Interessante l’evidenza, dal sondaggio di clima, di un maggiore orgoglio professionale fra i dipendenti, a fronte di attese più alte verso le direzioni aziendali.

2024 – “Nuova normalità”. Il bersaglio segna la definitiva stabilizzazione post-Covid: assistenza domiciliare in fascia eccellente, equilibrio economico confermato, forte espansione della sanità digitale e politiche del personale fra i nuovi driver trasversali. Restano criticità specifiche – indice di cattura delle visite (60%), lieve aumento di politerapia e uso di antibiotici pediatrici, crescita delle risonanze muscolo-scheletriche ripetute – ma il quadro generale torna largamente “verde”.

Trend di risultato

Dal 2019 al 2024 la quota di indicatori in fascia verde supera stabilmente il 70%, con picco al 75% nel 2024. I tassi di riammissione psichiatrica si sono quasi dimezzati (7% →5%) e l’assistenza domiciliare agli anziani è passata da 9,4 a oltre 13 per 1.000 residenti over 65. Le indagini PREMs sul ricovero, attive in tutti i presìdi, hanno quintuplicato i rispondenti e indicano progressi in accoglienza, gestione del dolore e dignità del paziente.

Chiavi di successo

Tre leve ricorrono in tutte le annate positive: bilanci solidi, governance dei dati (bersaglio, NSG, PREMs/PROMs) e cultura professionale. Queste consentono di anticipare le sfide (es. digital health), reggere agli shock (COVID) e convertire rapidamente risorse straordinarie (PNRR) in servizi territoriali.
Il quinquennio 2019-2024 dimostra che la Toscana ha trasformato una crisi globale in opportunità, mantenendo alta qualità clinica e accelerando l’innovazione. Le poche aree ancora “gialle” – indice di cattura, appropriatezza diagnostica, uso di antibiotici – sono ben individuate e presidiate dal cruscotto regionale. La traiettoria lascia quindi intravedere una sanità capace di entrare nel prossimo ciclo di programmazione con basi robuste e una vocazione consolidata al miglioramento continuo.

Conclusioni finali

L’edizione 2025 del rapporto “Welfare e salute in Toscana” si distingue per un impianto analitico più ampio e integrato, capace di restituire una visione quinquennale dell’evoluzione del sistema toscano nel suo insieme. I dati evidenziano una tenuta complessiva molto solida, ma non eludono alcune criticità che richiedono attenzione strategica. In primo luogo, la carenza di medici di medicina generale – pur contenuta – impone il rafforzamento delle misure già in atto (borse aggiuntive, tutoraggio, incentivi per aree periferiche). In secondo luogo, il rischio di “digital divide” va affrontato con politiche di alfabetizzazione mirate, affinché l’innovazione tecnologica (FSE, telemedicina) non si trasformi in nuova disuguaglianza. Infine, l’ampliamento della rete territoriale – 24 nuove Case della comunità entro il 2026 – rappresenta una sfida di equità e capillarità, soprattutto in zone interne e marginali. Il rilancio dell’assistenza territoriale, il contenimento del ricorso al privato e l’integrazione dei percorsi di inclusione sociale e disabilità saranno leve decisive per consolidare un modello di welfare incentrato sulla prossimità, sull’accessibilità e sulla sostenibilità di lungo periodo.
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Monitoraggio dell’attività del network ospedaliero del Servizio sanitario regionale nel 2024

  • Tipo decreto-delibera-varie: Atto
  • a-ns-home-icona-approfondimenti-oppure-pubblicazioni:
  • a-ns-immagine-autori: M.Marchi
  • evento ECM - NON ECM: Vuoto
  • Evento modalità - Webinar- Presenza-Misto- etc: Vuoto
  • Ordinamento: nessun ordinamento

A distanza di cinque anni dall’impatto iniziale della pandemia, è ormai evidente che il sistema ospedaliero toscano ha intrapreso un percorso di adattamento, i cui effetti non si misurano solo in termini di volumi recuperati, ma anche di cambiamento nelle modalità di accesso ad alcuni setting assistenziali, nei tempi di degenza e nelle relazioni tra ospedale e territorio.

Il 2024 sembra indicare un ulteriore passo verso il ritorno ai volumi di attività pre-pandemici: i ricoveri crescono rispetto al 2023, così come gli accessi in pronto soccorso, pur mantenendosi ancora al di sotto dei valori del 2019. Più che una ripresa lineare, si osserva un panorama non del tutto omogeneo, dove ad esempio le attività chirurgiche hanno sostanzialmente colmato il divario con l’epoca pre-COVID, mentre i ricoveri medici e di riabilitazione restano su volumi sensibilmente inferiori rispetto al periodo pre-pandemico.

Oggi ci chiediamo non più soltanto se il sistema stia recuperando i volumi pre-pandemici, ma anche se le tendenze che osserviamo nei vari setting assistenziali indichino l’affermarsi di nuovi equilibri.

Nel rispondere a questa domanda ci concentreremo principalmente sull’analisi degli andamenti dei volumi delle diverse specialità, rappresentati dai rispettivi grafici, corredati da tabelle che faciliteranno i confronti tra il 2024 con il 2023 e il 2019. L’intento è chiaro, ovvero di cogliere la variazione dei volumi 2024 non solo rispetto all’anno precedente ma anche rispetto ai valori pre-pandemici.
A completezza dell’informazione, in appendice saranno disponibili le tabelle analitiche sui volumi di ogni specialità considerata, anno dopo anno.

Tutti i dati presentati sono stati elaborati dalle schede di dimissione ospedaliera (SDO), da quelle relative alle prestazioni ambulatoriali (SPA) e dai flussi dati dei pronto soccorso della Regione Toscana.


Accessi in Pronto soccorso

Nel 2024 si registrano 1.472.374 accessi in Pronto soccorso, con un incremento del 3,9% rispetto al 2023 (Tabella 1). La crescita, avviata nel 2021 dopo il netto calo del 2020, continua in modo progressivo, nonostante i volumi restino ancora inferiori (-4,2%) rispetto ai livelli del 2019 (Figura 1).

Gli accessi che esitano in ricovero risultano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente (+0,4%), mostrando però una riduzione significativa rispetto al 2019 (-15,2%). Anche la percentuale di ricoveri da PS rispetto agli accessi totali continua a diminuire nel tempo, passando dal 17,3% del 2019 al 15,7% nel 2024, il che potrebbe mostrare un aumento della “funzione filtro” dei Dipartimenti di emergenza, dopo il picco anomalo del 21,4% osservato nel 2020 (Tabella 9 in appendice).

Figura 1. Andamento degli accessi in Pronto Soccorso e degli accessi in Pronto Soccorso che esitano in ricovero in Toscana, 2019-2024
Figura 1  Accessi in Pronto soccorso

Tabella 1. Accessi in Pronto Soccorso e accessi in Pronto Soccorso che esitano in ricovero in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 1  Accessi in PS

 
Analizzando la distribuzione degli accessi in Pronto soccorso per codice triage nel periodo 2021-2024, si vede come questi aumentino tra le diverse classi di priorità anche se in modo non omogeneo (Figura 2). Infatti i codici a bassa priorità (4 e 5) mostrano l’incremento più marcato rispetto al 2021 (+34,4% e +30,6%) (Tabella 2). Anche i codici 3, associati a urgenze differibili, mostrano un aumento costante (+22,3% dal 2021 e +2,9% dal 2023), mentre restano pressoché stabili i codici a maggiore gravità (1 e 2), con variazioni minime rispetto al 2023. Questo andamento, insieme alla progressiva riduzione della quota di accessi con esito di ricovero, conferma che l’aumento complessivo degli accessi interessa principalmente situazioni a bassa complessità clinica.

Questi dati evidenziano come una quota crescente di bisogni a bassa complessità confluisca sul pronto soccorso, segnalando una possibile difficoltà del sistema territoriale nell’intercettarli tempestivamente. Tale dinamica pone interrogativi sull’appropriatezza del ricorso al pronto soccorso e sulle ricadute in termini di sovraccarico organizzativo per i servizi di emergenza-urgenza, mettendo in luce la difficoltà del sistema territoriale nel farsi carico di questi bisogni e la necessità di approfondire le cause di questa carenza.

Figura 2. Andamento degli accessi in Pronto soccorsi suddivisi per codice triage in Toscana, 2021-2024
Figura 2   Accessi per codice triage

 Tabella 2. Accessi in Pronto Soccorso suddivisi per codice triage in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2019 e al 2023
Tabella 2  Accessi in PS per codice triage


I ricoveri ospedalieri

I ricoveri per acuti

I volumi totali dei ricoveri ospedalieri per acuti, esclusi cioè quelli di riabilitazione e lungodegenza, sono stati calcolati tra il 2019 e il 2024 includendo i ricoveri medici e chirurgici, ed escludendo ricoveri per parto e quelli dei neonati sani.

I ricoveri registrati nel 2024 ammontano a quasi 458.807, in aumento dello 0,7% rispetto al 2023. Se guardiamo l’andamento delle attività di ricovero dal 2019 al 2024, come indicato nella figura 3, si nota la tendenza ad un graduale ritorno ai volumi pre-pandemici.

Figura 3. Andamento dei ricoveri per acuti in Toscana tra 2019 e 2024
Figura 3   Ricoveri

Guardando agli andamenti secondo quanto riportato in figura 4 e in tabella 3, possiamo individuare due categorie di specialità.
La prima raggruppa quelli per cui sembra evidente un ritorno ai livelli pre-pandemici.
Il numero complessivo dei ricoveri chirurgici è sostanzialmente tornato ai livelli numerici del 2019, con uno scarto dell'1% (questo vale sia per i ricoveri ordinari - programmati e urgenti - sia per la chirurgia diurna - day surgery).

Se a questi ricoveri chirurgici si somma l’andamento particolarmente incrementale della chirurgia ambulatoriale complessa si registra un netto aumento dell’attività chirurgica complessiva. Infatti, la chirurgia ambulatoriale dopo la riduzione delle prestazioni del 2020, già nel 2021 aveva superato sensibilmente i volumi del 2019, per poi mantenere in modo sostenuto la crescita negli anni successivi, tanto da portare il 2024 a registrare un numero di prestazioni superiore del 30% al dato pre-pandemico.

La seconda categoria rappresenta le tipologie di ricovero che, pur mostrando un aumento dei volumi, dopo il calo del 2020 non ritornano ai livelli pre-pandemici, come i ricoveri medici diurni (-9% rispetto al 2019) e ordinari (-14%).

I ricoveri di riabilitazione

Anche i ricoveri in riabilitazione nel 2024 non sono tornati ai volumi del 2019 (-20%); da dopo il 2020 in poi, con la sola esclusione del 2021, il loro andamento risulta calante.

Figura 4. Andamento dei ricoveri ospedalieri per tipologia e dell’attività di chirurgia ambulatoriale in Toscana, 2019- 2024
Figura 4   Ricoveri per tipologia

 Tabella 3. Ricoveri ospedalieri per tipologia e dell’attività di chirurgia ambulatoriale in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 3   Ricoveri

Gli andamenti della degenza media

Nel 2024 la degenza media complessiva per i ricoveri ordinari per acuti si è attestata a 5,66 giorni, un valore sostanzialmente stabile nel tempo, con un lieve aumento rispetto al 2019 (+0,7%) e una leggera flessione rispetto al 2023 (‑0,9%) (Tabella 4).
Considerando le diverse tipologie di ricovero, si evidenzia un andamento analogo tra i principali setting assistenziali per acuti, con variazioni limitate nel tempo (Figura 5). Fanno eccezione i ricoveri di riabilitazione, che presentano caratteristiche distintive in termini di durata della degenza. Vediamo nel dettaglio.
La degenza media per i ricoveri ordinari medici, aumentata tra il 2019 e il 2022, è lievemente diminuita nel 2023, per poi stabilizzarsi nel 2024 a 8,02 giorni. Complessivamente, si riscontra un incremento del 6,6% rispetto al 2019, ma nessuna variazione tra il 2024 e l’anno precedente.

Sempre nel 2024, la degenza media per i ricoveri ordinari chirurgici si conferma diversa in base alla tipologia di accesso: per i ricoveri programmati si attesta a 5,27 giorni, proseguendo la tendenza di progressiva riduzione avviata nel 2020, con un calo complessivo dell’8% rispetto al 2019 e del 2,6% rispetto al 2023. Per i ricoveri in urgenza, invece, la degenza media si mantiene significativamente più elevata, pari cioè a 10,47 giorni, un valore sostanzialmente stabile nel tempo, senza variazioni rilevanti rispetto agli anni precedenti.

Un andamento diverso è quello della degenza media dei ricoveri di riabilitazione, in crescita dal 2019, con un picco nel 2023 (26,76 giorni). Nel 2024 si osserva una lieve flessione (-1,1%) dei livelli, che si mantengono comunque su valori superiori rispetto agli anni precedenti.
Questi dati possono suggerire una relazione con l’andamento precedentemente osservato della progressiva riduzione del numero di ricoveri, che nel 2024 risultano inferiori del 20% rispetto al 2019. La maggiore durata media della degenza potrebbe infatti aver inciso sul calo dei ricoveri, riducendo il turnover e limitando di fatto il numero di accessi possibili in reparti riabilitativi e di lungodegenza.

In sintesi, il 2024 conferma un quadro di sostanziale stabilità della degenza media nei principali setting assistenziali rispetto al 2023, ad accezione della lieve riduzione della degenza dei ricoveri chirurgici programmati. Confrontando invece i dati con il 2019 emerge un aumento della durata media nei ricoveri medici e nel setting riabilitativo, a fronte di una diminuzione nei ricoveri chirurgici programmati.

Figura 5. Andamento della degenza media dei ricoveri per tipologia, Toscana, 2019- 2024
Figura 5   Degenza media


Tabella 4. Degenza media dei ricoveri per tipologia in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 4  Degenza media

Ricoveri per parto

I ricoveri per parto mostrano un andamento decrescente nel periodo 2019-2024, in linea con la progressiva riduzione della natalità osservata sia a livello regionale che nazionale (Figura 6). Complessivamente, nell’arco di cinque anni si è registrato un calo dell’11%, lungo un trend decrescente (Tabella 5).

Anche i parti cesarei seguono un trend decrescente, caratterizzato da una contrazione ancora più significativa, pari al 20% nel periodo 2019-2024. Il dato più recente conferma un rallentamento della tendenza in diminuzione, con una flessione contenuta (-0,7%) tra il 2023 e il 2024, in linea con l’andamento generale dei ricoveri per parto.

Figura 6. Andamento dei ricoveri totali per parto e dei ricoveri per parto cesareo in Toscana, 2019-2024
Figura 6 Parti

 Tabella 5. Ricoveri per parto e per parto cesareo in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 5  Parti


Considerazioni conclusive

Questo rapporto fornisce un’analisi integrata e comparativa del ricorso all’ospedale confrontando i dati del 2024 con quelli pre e post-pandemici. L’analisi comprende, oltre ai ricoveri, anche gli accessi al PS e il ricorso alla chirurgia ambulatoriale e offre spunti operativi utili a interpretare l’evoluzione dei modelli organizzativi.
L’aumento degli accessi in Pronto soccorso, sostenuto dai codici a bassa priorità (4 e 5), suggerisce un ricorso non sempre appropriato a questo setting per bisogni che potrebbero essere gestiti a livello territoriale. Questa lettura è consolidata dalla progressiva riduzione degli accessi in PS che esitano in ricovero, indicativa di una prevalenza di casi a bassa complessità clinica e di una possibile difficoltà nella scelta di percorsi assistenziali più appropriati.

L’attività chirurgica in regime di ricovero presenta volumi analoghi a quelli pre-pandemici, mentre si registra una notevole crescita della chirurgia ambulatoriale complessa, segno di una ottimizzazione dei percorsi assistenziali. In contrasto, i volumi dei ricoveri medici e riabilitativi rimangono sensibilmente inferiori al 2019, mettendo in luce una possibile modificazione degli equilibri tra bisogni assistenziali e risposta del sistema sanitario. Questo è ulteriormente evidenziato dall’incremento della degenza media in riabilitazione, che indica una difficoltà a garantire un adeguato turnover dei posti letto, con possibili ricadute sulla capacità del sistema di ricoverare pazienti in tempi appropriati.

In questo quadro di cambiamento sono da considerare anche i ricoveri per parto, che risultano in calo costante, in linea con la tendenza alla denatalità riscontrata a livello regionale e nazionale. La riduzione è particolarmente marcata per i parti cesarei, in linea con una crescente attenzione all’appropriatezza delle indicazioni cliniche. Tuttavia, il calo complessivo dei volumi dei ricoveri per parto apre riflessioni sull’adeguatezza dell’attuale assetto organizzativo dell’assistenza perinatale, specie nei presidi a più bassa casistica.


Appendice

 Tabella 6. Accessi in Pronto Soccorso (PS) e accessi in Pronto Soccorso che esitano in ricovero in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO e Flusso PS)
Tabella 6  appendice

 Tabella 7. Accessi in Pronto Soccorso (PS) suddivisi per codice triage in Toscana, 2021-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO e Flusso PS)
Tabella 7 appendice 

Tabella 8. Ricoveri ospedalieri per tipologia in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO)
Tabella 8 appendice

 Tabella n.9. Degenza media per tipologia di ricoveri in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO)
Tabella 9 appendice  

Tabella 10. Ricoveri per parto e per parto cesareo in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO)
Tabella 10 appendice

 

A cura di:
M. Marchi, G. Galletti, M. Falcone, S. Forni, F. Ierardi, F. Gemmi - Agenzia regionale di sanità della Toscana

ISTAT aggiorna gli indicatori demografici per il 2024: prosegue l’inverno demografico

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7 febbraio, giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo: comprendere il fenomeno e rafforzare gli strumenti di contrasto

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Istituita nel 2017 su iniziativa del Ministero dell'Istruzione (MIUR), la giornata del 7 febbraio è un’occasione per conoscere meglio questa piaga sociale e per riflettere su quali possano essere gli strumenti per impedire che comportamenti violenti e di prevaricazione continuino ad accadere.

World AIDS Day 2024, l'ARS aggiorna i dati su HIV-AIDS in Toscana

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In occasione della giornata mondiale di lotta contro l'AIDS, che si celebra il 1 dicembre, l'Agenzia regionale di sanità pubblica l'aggiornamento periodico sulla situazione nella nostra regione per quanto riguarda i casi di HIV e AIDS. 

Giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza: focus sulla salute dei bambini toscani

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Si è appena celebrata la giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza, istituita nel 1954 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di promuovere la solidarietà internazionale, la consapevolezza tra i bambini di tutto il mondo e il miglioramento del loro benessere.

Infortunistica stradale: l’aggiornamento ISTAT mostra un calo di incidenti, feriti e decessi in Toscana nel 2023

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Il 14 ottobre scorso ISTAT ha pubblicato l’aggiornamento 2023 della serie storica degli incidenti stradali in Italia, certificando, a fronte di una ripresa ormai consolidata della mobilità dopo le limitazioni dovute alla pandemia da Covid-19, la diminuzione dei decessi e l’aumento contenuto del numero di incidenti e feriti.

Lo stato della salute mentale nella popolazione toscana

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I disturbi mentali rappresentano una delle principali fonti di sofferenza e disabilità nel mondo e sono in progressivo aumento. Secondo l’Oms, quasi 1 miliardo di persone nel mondo vive con almeno un disturbo mentale (una persona su dieci a livello globale). Si stima, inoltre, che la pandemia abbia incrementato di oltre il 25% i disturbi. 

Ottobre, mese della prevenzione del tumore al seno. I programmi di screening della Regione Toscana

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Giornata mondiale dell'aria pulita: com'è la qualità dell'aria in Italia e in Toscana?

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Istituita nel 2019 dall’Assemblea generale delle Nazioni unite, la giornata mondiale dell'aria pulita, che è stata celebrata il 7 settembre, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a facilitare le azioni per migliorare la qualità dell’aria. È un appello globale a trovare nuovi modi di fare le cose, per ridurre la quantità di inquinamento atmosferico che causiamo e garantire a tutti il diritto a respirare aria pulita. 

Promuovere la salute sessuale nei giovani toscani per contrastare le infezioni sessualmente trasmesse: giornata Internazionale della salute sessuale

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La giornata internazionale della salute sessuale, che si celebra ogni anno il 4 settembre,  ha il fine di promuovere una maggiore consapevolezza sociale sulla salute sessuale in tutto il mondo e promuovere la più ampia informazione in materia. La giornata richiama l’attenzione sulla necessità di un’adeguata e corretta educazione alla sessualità, sulla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili e i tumori associati, sulla tutela dei diritti legati alla sfera sessuale ed alle scelte individuali.

Interruzione volontaria di gravidanza in Toscana

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Grazie agli sforzi fatti in questi anni per aiutare a prevenire le gravidanze indesiderate e a diffondere l’informazione sulla procreazione responsabile, in particolare dai consultori familiari verso la popolazione immigrata o minorenne, anche con l’accesso alla contraccezione, gratuita dal 2018 (delibere regionali n. 1251/2018 e 394/2019), il fenomeno delle IVG è in diminuzione in Toscana, così come in Italia. Durante la pandemia da Covid-19, l’IVG è stata inserita da Decreto ministeriale tra le procedure “indifferibili” e quindi garantite anche durante lo stato di emergenza.

The evidence is clear, invest in prevention: il 26 giugno la Giornata internazionale contro il traffico illecito di droga. Le azioni di contrasto all’utilizzo delle sostanze illegali messe in campo dall’Italia e dalla Toscana

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Il 26 giugno si è celebrata la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droghe, istituita nel 1987 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con lo scopo di rafforzare l’azione e la cooperazione tra paesi per raggiungere l’obiettivo di una società internazionale libera dall’abuso di sostanze stupefacenti. Sostenuta ogni anno da individui, comunità e organizzazioni di tutto il mondo, questa ricorrenza globale mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sul grave problema che le droghe illecite rappresentano per la società.

Quanto è diffusa l’abitudine al fumo? In occasione della giornata mondiale senza tabacco 2024 ripercorriamo le abitudini dei toscani e degli italiani

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Il fumo di tabacco è tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza di numerose patologie cronico-degenerative, in particolare a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare e in Italia è il maggiore fattore di rischio evitabile di morte prematura.

L'inverno demografico alle porte: il quadro della situazione toscana nel panorama nazionale

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    L’aggiornamento degli indicatori demografici ISTAT per l’anno 2023, recentemente pubblicato dall’Istituto, ci consente di fotografare la situazione toscana nel panorama nazionale, con alcuni approfondimenti per area o provincia all’interno del territorio regionale.

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    Consulta i dati di dettaglio nel report ISTAT Indicatori demografici| anno 2023

L’aggiornamento degli indicatori demografici ISTAT per l’anno 2023, recentemente pubblicato dall’Istituto, ci consente di fotografare la situazione toscana nel panorama nazionale, con alcuni approfondimenti per area o provincia all’interno del territorio regionale.

La nuova riforma del codice della strada: su quali fattori di rischio interviene, quali le implicazioni sul sistema sanitario?

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La Camera dei deputati ha recentemente approvato una riforma del codice della strada, contenuta in un disegno di legge del Consiglio dei ministri, della quale, in attesa della votazione in Senato, le novità sono state già oggetto di discussione da parte di quotidiani e associazioni del settore che abitualmente si occupano di sicurezza stradale da diverse prospettive di osservazione.