Sempre meno nascite e più anziani: il 2025 conferma la crisi demografica italiana, equilibrio demografico sostenuto dalle migrazioni
Il 31 marzo l'ISTAT ha pubblicato l’aggiornamento annuale degli indicatori demografici, un’occasione per fotografare la struttura per età della popolazione residente e analizzare i principali movimenti demografici, i cui effetti si dispiegano nel tempo, data la lentezza con cui queste dinamiche modificano il loro trend.
Popolazione stabile solo grazie alle migrazioni
Nel 2025 la popolazione italiana si mantiene sostanzialmente stabile, attestandosi intorno ai 58,9 milioni di residenti, dopo 12 anni di declino continuo. Questo risultato è però il frutto di due dinamiche opposte: da un lato un saldo naturale fortemente negativo, con 355mila nascite contro 652mila decessi, dall’altro un saldo migratorio positivo pari a circa +296mila unità. Come evidenziato dalI'ISTAT, è quindi la componente migratoria a compensare quasi interamente il deficit demografico. In particolare scendono sensibilmente le emigrazioni per l’estero: 144mila, -45mila rispetto all’anno precedente (-23,7%).
Anche la Toscana si inserisce in questo quadro: la crescita è dello 0,4 per 1.000 rispetto all’anno precedente, in linea con le altre regioni del Centro Italia, in una graduatoria che ha un chiaro gradiente nord-sud: +2,3 e +2,1 per 1.000 nelle regioni del Nord Ovest ed Est, -3,1 al Sud e nelle isole. In larga parte, le differenze geografiche dipendono proprio dalla capacità dei flussi migratori di compensare, o talvolta invertire, il saldo naturale negativo. La nostra regione conferma una buona capacità attrattiva, sufficiente a colmare il gap tra nascite e decessi.
La popolazione residente in Italia di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità, in aumento di 188mila individui (+3,5%) rispetto all’anno precedente, rappresentando il 9,4% della popolazione totale. La crescita della popolazione straniera è trainata soprattutto dal saldo migratorio con l’estero (+348mila), che rappresenta la componente principale della dinamica demografica recente. La presenza straniera si concentra soprattutto al Nord, dove risiede il 58,1% degli stranieri residenti in Italia, per un’incidenza rispetto al totale dei residenti pari all’11,7%. In Toscana i cittadini di origine straniera rappresentano il 12,3% (Figura 1), valore leggermente superiore alla media delle regioni centrali (11,5%) e oltre il doppio rispetto a quella delle regioni del sud (5%).
Figura 1. Cittadini stranieri – Valori per 100 abitanti – Regioni e Italia, 1° gennaio 2026 – Fonte: ISTAT

Sempre meno nascite e fecondità in calo
ll tasso di fecondità scende a 1,14 figli per donna, proseguendo una tendenza ormai consolidata, dovuta sia alla riduzione della propensione ad avere figli sia alla diminuzione delle donne in età riproduttiva, effetto delle dinamiche demografiche delle decadi precedenti. Il valore toscano è inferiore alla media italiana, con 1,08 figli per donna, come quelli di Sardegna (0,85) Molise (1,02), Umbria (1,05), Marche (1,06) e Abruzzo (1,07). Anche il quoziente di natalità toscano (5,4 nati per 1.000 abitanti) è inferiore alla media nazionale (6 per 1.000) e in continua diminuzione dal 2008 (Figura 2). I nati in Toscana nel 2025 sono stati circa 19.900, -4,1% rispetto all’anno precedente (-3,9% in Italia).
Figura 2. Natalità – Nuovi nati per 1.000 abitanti – Toscana e Italia, periodo 2002-2025 – Fonte: ISTAT

Mortalità stabile e aumento della longevità
I decessi nel 2025 sono meno dell’anno precedente: 625mila (vs 653mila nel 2024), pari a 11,1 per 1.000 abitanti. Il numero contenuto di decessi, dopo la fase pandemica, riflette il ritorno al trend storico della mortalità e contribuisce all’ulteriore aumento della speranza di vita, che raggiunge 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne. Il divario di genere si riduce a circa 4 anni, grazie ai miglioramenti negli stili di vita e nella prevenzione sanitaria. Per ritrovare una differenza di genere simile occorre risalire al 1953. Agli inizi del ‘900, infatti, la differenza donna-uomo era inferiore a 1 anno, poi il gap andato progressivamente aumentando, fino a toccare un massimo di 6,9 anni nel 1979, per poi ricominciare a ridursi di anno in anno.
In Toscana i livelli di sopravvivenza sono elevati e in linea con quelli nazionali, confermando condizioni di salute favorevoli: 82,5 anni per gli uomini (3° regione in Italia tra quelle più longeve) e 86,2 anni per le donne (4° regione). Complessivamente il valore raggiunge gli 84,3 anni (maschi e femmine) ed è il 4° in Italia, dopo Trentino-Alto Adige (84,8 anni), Veneto e Marche (84,4) (Figura 3). La combinazione tra bassa mortalità e alta longevità contribuisce però ad accentuare il processo di invecchiamento.
Figura 3. Speranza di vita alla nascita – Regioni e Italia, anno 2025 – Fonte: ISTAT

I decessi in Toscana nel 2025 sono stati circa 43.600, pari a 11,9 per 1.000 abitanti. La nostra è l’8° regione tra quelle con il tasso di mortalità grezzo più alti, a causa della struttura per età più spostata verso le fasce d’età più elevate. L’età è infatti il determinante principale del rischio di morte e, una volta corretto per la struttura per età, il confronto con le altre regioni pone la Toscana tra quelle con i livelli di mortalità tra i più bassi in Italia.
Un Paese sempre più anziano
L’Italia si conferma uno dei Paesi più anziani d’Europa: oltre il 25% della popolazione ha più di 65 anni e l’età media raggiunge 47,1 anni. La crescita degli anziani è accompagnata dalla riduzione della popolazione giovane e in età attiva, con implicazioni rilevanti per la sostenibilità del sistema sociale ed economico.
La Toscana presenta un livello di invecchiamento ancora più accentuato, con una struttura per età caratterizzata da una forte presenza di anziani (Figura 4). Gli ultra64enni appresentano il 27,1% della popolazione (7° regione in Italia) e l’età media è pari a 48,4 anni (6° regione).
Figura 4. Indice di invecchiamento – Anziani d’età 65+ anni per 100 abitanti – Regioni e Italia, 1° gennaio 2026 – Fonte: ISTAT

L’indice di vecchiaia (anziani 65+ ogni 100 giovani under15), che esprime la misura del ricambio generazionale di una popolazione, ha raggiunto in Toscana il valore di 251,7 anziani ogni 100 giovani (216,3 per 100 in Italia). Si tratta del 6° valore tra quelli più alti in Italia. Questo squilibrio tra generazioni riflette un progressivo indebolimento del ricambio demografico e pone sfide rilevanti per la sostenibilità dei sistemi di welfare.
Migrazioni un fattore decisivo
Come detto, le migrazioni rappresentano il principale fattore di equilibrio demografico. Nel 2025 le immigrazioni dall’estero sono circa 440mila, mentre le emigrazioni si fermano a 144mila, in forte calo rispetto all’anno precedente. Il saldo migratorio positivo (+5 per 1.000 abitanti) rappresenta quindi il principale fattore di tenuta della popolazione.
La Toscana si colloca tra le regioni del Centro-Nord più attrattive, con flussi migratori positivi soprattutto nelle aree urbane. Il tasso migratorio totale è pari a +6,9 per 1.000 abitanti, 5° regione in Italia dopo Liguria (+9,8), Emilia-Romagna (+8,6), Piemonte (+7,6) e Lombardia (+7,3).
Toscana eterogenea: indicatori demografici a confronto tra province
Nel complesso, il quadro provinciale evidenzia una Toscana eterogenea (Tabella 1).
Tabella 1. Indicatori demografici 2025 – Province, Toscana e Italia, anno 2025/2026 – Fonte: ISTAT

Le province più dinamiche, come Firenze, Pisa e Prato, presentano indicatori relativamente migliori sia in termini di natalità sia di attrattività migratoria, con conseguenze positive sulla struttura per età della popolazione, mediamente più giovane rispetto al resto della regione. Al contrario, province come Massa-Carrara, Grosseto e Livorno mostrano livelli più bassi di natalità e una struttura demografica più anziana.
Queste differenze riflettono fattori economici, sociali e territoriali e confermano la presenza di squilibri interni alla regione. L’invecchiamento è particolarmente evidente nelle province meno urbanizzate e interne, che mostrano segnali di progressivo spopolamento a favore dei poli urbani e delle aree metropolitane.
A cura di:
Francesco Profili - Agenzia regionale di sanità della Toscana