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Adolescenti, una generazione in trasformazione. Episodio 4

La “fotografia” dell’indagine EDIT 2025 su comportamenti sessuali e identità di genere, gioco d’azzardo e bullismo 

M.Puglia, C.Milli, F.Voller
Data pubblicazione: 08 Gennaio 2026 F.Voller M.Puglia C. Milli

A cura di:  M. Puglia, C. Milli, F. Voller


Prosegue il percorso di approfondimento, sul nostro sito web, dei temi trattati dall’indagine EDIT 2025, avviata dall’Agenzia reginale di sanità nel 2005 e diventata nel tempo una delle esperienze di monitoraggio più durature a livello nazionale sulla popolazione adolescente.

In questo episodio ci occupiamo di comportamenti sessuali e identità di genere, gioco d’azzardo e del fenomeno del bullismo e cyberbullismo:


Sessualità e relazioni in adolescenza: cambiamenti in atto e criticità emergenti

I dati dell’indagine delineano una sessualità più tardiva e meno differenziata per genere rispetto al passato, ma evidenziano alcune criticità a cui prestare attenzione: riduzione dell’uso del profilattico, conoscenze ancora limitate sulle malattie a trasmissione sessuale (MTS) e una presenza non trascurabile di violenza nelle relazioni. Rafforzare l’educazione alla sessualità e all’affettività, migliorare l’accesso a informazioni corrette e sviluppare competenze emotive e relazionali rimane una priorità di salute pubblica.

Sessualità più tardiva e meno differenziata per genere

Nel 2025 poco più di un adolescente toscano su tre (34,5%) risulta sessualmente attivo, una quota in decisa diminuzione rispetto a vent’anni fa, quando la percentuale superava il 40% (41,4% nel 2005; p<0,001). Il calo riguarda soprattutto i maschi e si inserisce in un quadro di trasformazioni osservate anche a livello europeo, legate alla crescente centralità della vita digitale, a relazioni affettive più stabili e a una riduzione delle occasioni di socialità informale.

Il primo rapporto sessuale avviene oggi prevalentemente tra i 15 e i 16 anni, fascia in cui si colloca oltre la metà degli adolescenti (52,4%), mentre circa uno su quattro (26%) riferisce un primo rapporto prima dei 15 anni, una quota in diminuzione rispetto al 2005.

Le differenze di genere, che in passato erano marcate, risultano ormai quasi annullate: maschi e femmine presentano percentuali molto simili sia di attività sessuale sia di età al primo rapporto.

Età al primo rapporto sessuale, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno avuto almeno un rapporto sessuale nella vita

fig 14.1 indagine EDIT approf 4

Relazioni più stabili

Nel tempo si osserva un cambiamento nei modelli relazionali, con esperienze affettive mediamente più stabili. In media, gli adolescenti sessualmente attivi dichiarano due partner, in diminuzione rispetto ai 2,4 del 2008. Più di uno su due (54,7%) riferisce di aver avuto un solo partner, mentre circa uno su sette (14,7%) dichiara quattro o più partner nel corso della vita.

Le differenze di genere, storicamente molto evidenti, risultano oggi fortemente attenuate: la quota di chi riferisce quattro o più partner è simile tra maschi (15,4%) e femmine (14%; p<0,01).

Rimane invece un elemento di differenziazione legato al primo rapporto sessuale precoce: chi ha avuto il primo rapporto a 14 anni o prima riporta mediamente un numero più elevato di partner (quasi tre contro meno di due), senza differenze rilevanti tra maschi e femmine. 

Comportamenti a rischio prima del rapporto: livelli stabili nel tempo

Circa un adolescente su sei (16,8%) dichiara di aver consumato alcol o sostanze prima dell’ultimo rapporto sessuale, un valore rimasto sostanzialmente stabile nel tempo. Se in passato questo comportamento era più diffuso tra i maschi, oggi il divario di genere si è ridotto: quasi uno su cinque tra i maschi (18,8%) e circa una su sette tra le femmine (14,8%) riferisce questo comportamento (p=0,076), indicando una progressiva convergenza dei profili di rischio. 

Rapporti non protetti: una vulnerabilità ancora diffusa

All’ultimo rapporto sessuale poco meno di sei adolescenti su dieci (59,6%) dichiarano di aver utilizzato il profilattico, confermando un calo costante negli ultimi vent’anni. I maschi restano più propensi all’uso rispetto alle femmine (circa due su tre contro poco più di una su due; 63,3% vs 55,9%; p<0,05).

L’uso del profilattico diminuisce inoltre con l’età, passando da circa due terzi tra i 14enni (66,4%) a poco più della metà tra i 19enni (50,8%), ed è meno frequente tra chi ha avuto un primo rapporto sessuale in età precoce (53,7%).

Uso del profilattico durante l’ultimo rapporto sessuale, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno avuto almeno un rapporto sessuale nella vita

fig 14.3 indagine EDIT approf 4

Accanto al calo del profilattico, emerge una quota non trascurabile di adolescenti che riferisce rapporti sessuali senza alcuna protezione: quasi uno su cinque (17,2%) non ha utilizzato alcun metodo anticoncezionale all’ultimo rapporto; circa uno su quaranta (2,5%) ha fatto ricorso al coito interrotto e uno su venti (5,3%) non ricorda il metodo utilizzato. Il mancato uso del profilattico risulta più frequente nelle relazioni stabili, confermando una percezione del preservativo prevalentemente come strumento anticoncezionale piuttosto che come mezzo di protezione dalle malattie sessualmente trasmesse.

Conoscenze ancora parziali sulle malattie a trasmissione sessuale

Circa tre adolescenti su quattro (76,8%) dichiarano di sapere cosa siano le malattie sessualmente trasmesse, ma le conoscenze specifiche risultano ancora limitate. Meno della metà riconosce infezioni come l’HPV (47,2%) o la sifilide (45,3%), mentre circa uno su tre identifica la gonorrea (33,5%) e meno di uno su tre l’epatite (30,1%).

Le femmine risultano mediamente più informate dei maschi. Le conoscenze aumentano con l’età – da circa due terzi tra i 14enni (66,7%) a oltre quattro su cinque tra i 19enni (84,7%) – e sono più elevate tra chi è sessualmente attivo (quasi nove su dieci contro il 73%). Resta comunque una quota (circa uno su dodici, 8%) che indica erroneamente malattie non trasmissibili sessualmente.

La percezione del rischio è elevata: quasi nove adolescenti su dieci (89,6%) riconoscono il rapporto non protetto come comportamento a rischio.

Comportamenti ritenuti un rischio per la trasmissione di una MST*, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che sanno cosa sono le MST

tab 14.1 indagine EDIT approf 4

Violenza nelle relazioni: un fenomeno diffuso e trasversale al genere

Tra gli adolescenti che hanno avuto una relazione sentimentale nell’ultimo anno, circa uno su sette (14%) riferisce almeno un comportamento violento, senza differenze significative tra maschi e femmine (13,6% vs 14,5%; p=0,475).

Le forme più frequenti riguardano il controllo e la limitazione della libertà personale (5,8%) e l’aggressione verbale (5,7%), mentre il 3,3% riferisce episodi di violenza fisica. Anche il controllo digitale, le minacce via messaggio e la coercizione sessuale (2,9%) interessano una quota significativa di adolescenti.

Le forme di violenza non mostrano differenze nette tra generi, confermando che la vulnerabilità è trasversale ed è legata più alle dinamiche della relazione che al genere dei partner.

Percezione della violenza: le forme esplicite sono più riconosciute

La maggior parte degli adolescenti riconosce con chiarezza le forme più esplicite di violenza: oltre nove su dieci identificano come tali la costrizione sessuale, le percosse o la richiesta insistente di immagini intime.

La consapevolezza è invece più bassa per le forme di violenza psicologica e controllo, come la gelosia eccessiva (circa sette su dieci, 72,7%) o l’isolamento dagli amici (poco più di otto su dieci, 85%), con differenze significative tra maschi e femmine. Rimane quindi una zona grigia nella capacità di riconoscere la violenza relazionale meno esplicita.

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 Identità di genere: una componente importante del benessere adolescenziale

L’indagine EDIT 2025 conferma che l’identità di genere rappresenta un aspetto rilevante del benessere adolescenziale, in una fase della vita in cui fattori psicologici, familiari e sociali incidono profondamente sulla percezione di sé.

I dati mostrano che una quota minoritaria ma significativa di adolescenti vive esperienze di incongruenza di genere, spesso accompagnate da maggiori fragilità relazionali e da un rischio più elevato di discriminazione e vittimizzazione.

Promuovere ambienti scolastici sicuri, accoglienti e competenti rispetto alla diversità di genere è fondamentale per sostenere il benessere e prevenire effetti negativi sulla salute fisica e psicologica in una fase di sviluppo particolarmente sensibile.

Incongruenza di genere: una realtà minoritaria ma significativa

Circa tre adolescenti su cento riferiscono un’identità di genere non corrispondente al sesso assegnato alla nascita, senza differenze significative tra maschi e femmine.

Nel dettaglio, l’incongruenza di genere è dichiarata dal 3% dei maschi biologici e dal 2,4% delle femmine biologiche, con una riduzione rispetto al 2022 tra le ragazze. Le identità riportate includono persone transgender (0,6%), chi si definisce “né maschio né femmina” (0,6%) e chi indica un’identità “altra” (0,8%). 

Identità non-cisgender, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

fig 15.1 indagine EDIT approf 4

Espressione di genere e scuola: inclusione ancora incompleta

Circa un adolescente su venticinque (4,2%) dichiara di non sentirsi libero di esprimere il proprio genere, con una quota più elevata tra i maschi (5,2%) rispetto alle femmine (3,2%).

Tra chi non si riconosce nel sesso assegnato alla nascita, quasi tre su dieci riferiscono disagio nell’utilizzare i servizi igienici scolastici corrispondenti al sesso biologico. Questo dato segnala come gli ambienti scolastici non siano sempre percepiti come pienamente inclusivi e capaci di rispondere ai bisogni di tutti gli studenti.

Incongruenza di genere: percorsi sessuali più precoci e complessi

Gli adolescenti che non si riconoscono nel sesso assegnato alla nascita riportano più frequentemente un primo rapporto sessuale in età precoce: circa uno su due lo ha avuto prima dei 15 anni, contro circa uno su quattro tra i coetanei che si riconoscono nel sesso biologico (50,1% vs 25,6%).Anche il numero medio di partner risulta più elevato (3,2 contro 2), suggerendo percorsi sessuali più precoci e articolati.

Queste differenze possono riflettere una maggiore fragilità relazionale o una ricerca anticipata di riconoscimento e conferme identitarie.

Maggiore esposizione a bullismo e cyberbullismo

Una delle principali aree di vulnerabilità riguarda le relazioni sociali e il rischio di vittimizzazione. Circa un adolescente su quattro con incongruenza di genere (26,2%) riferisce di aver subito episodi di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno, contro poco più di uno su dieci (12,3%) tra chi si riconosce nel sesso biologico.

Questa maggiore esposizione conferma evidenze internazionali e richiama la necessità di rafforzare le azioni di prevenzione, protezione e supporto nei contesti educativi.

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 Bullismo e cyberbullismo: in calo, ma con impatti ancora rilevanti

Bullismo e cyberbullismo sono in diminuzione, ma continuano a rappresentare fenomeni rilevanti per il benessere adolescenziale. La polarizzazione di genere nelle forme subite e agite, la presenza di episodi discriminatori e il coinvolgimento degli spettatori indicano la necessità di interventi integrati, capaci di combinare educazione digitale, sviluppo delle competenze relazionali, partecipazione attiva degli studenti e supporto psicologico anche nei contesti scolastici.

Un fenomeno in diminuzione ma che continua a incidere sul benessere

Nel 2025 circa un adolescente toscano su otto (12,7%) riferisce almeno un episodio di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno. Il dato conferma il calo già osservato nel 2022 (15,5%) e si mantiene inferiore ai livelli pre-pandemici. Nonostante la riduzione, il fenomeno continua a rappresentare una criticità rilevante, soprattutto per l’impatto sul benessere psicologico, sulle relazioni sociali e sul clima scolastico.

Le ragazze risultano più esposte rispetto ai maschi (15,8% vs 9,9%; p<0,001), suggerendo una maggiore vulnerabilità alle forme di prepotenza verbale e relazionale. Il calo osservato rispetto al 2022 è in larga parte attribuibile al ritorno stabile alla didattica in presenza e alla normalizzazione delle relazioni offline dopo la pandemia.

Prepotenze soprattutto “di persona”, con differenze di genere

Tra gli adolescenti che hanno subito episodi di bullismo o cyberbullismo, tre su quattro (74,8%) riferiscono prepotenze avvenute di persona, mentre meno di uno su dieci (8,5%) esclusivamente online; circa uno su sei (16,7%) ha sperimentato entrambe le modalità.

Le differenze di genere sono evidenti: i maschi riportano più spesso episodi offline (81,4%), mentre tra le ragazze è maggiore la componente online (9,8%) e soprattutto quella mista (19,7%).

Il cyberbullismo esclusivo cala in modo significativo rispetto al 2022 (16,9% vs 8,5%; p<0,001), in linea con l’aumento delle occasioni di contatto diretto. Gli adolescenti stranieri risultano più esposti alle prepotenze online (14,5% vs 8% tra gli italiani).

Tipologia di messa in atto degli episodi di bullismo e/o cyberbullismo subiti, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno subito almeno un episodio di bullismo e/o cyberbullismo nell’ultimo anno

tab 13.1 indagine EDIT approf 4

Relazioni familiari e sociali: un forte legame con il vissuto di  vittimizzazione

Chi subisce bullismo presenta più frequentemente rapporti familiari problematici: oltre uno su cinque (23,4%) riferisce relazioni “così così” o peggiori, contro il 12,4% di chi non ha subito prepotenze.

Anche la qualità delle relazioni con i pari risulta compromessa: il 71,9% delle vittime riferisce rapporti molto o abbastanza buoni, rispetto al 90,8% tra chi non ha vissuto episodi di bullismo.

Questi dati suggeriscono una relazione bidirezionale tra difficoltà relazionali e vittimizzazione, con implicazioni importanti per il benessere emotivo e scolastico.

Episodi nella popolazione generale: offline più frequente dell’online

Considerando l’intero campione, l’11,5% degli adolescenti ha subito bullismo offline nell’ultimo anno, mentre il 3,2% riferisce episodi di cyberbullismo. Entrambe le forme risultano più frequenti tra le ragazze. La vittimizzazione online diminuisce con l’età, passando dal 5,3% tra i 14enni al 2,3% tra i 19enni, indicando una maggiore esposizione degli adolescenti più giovani.

Bullismo offline: forme relazionali le più diffuse, differenze di genere consolidate

Tra chi ha subito bullismo di persona, le modalità più frequenti sono prese in giro (83,7%), offese (76%), esclusione dal gruppo (69,8%) e scherzi pesanti (58,9%). Le forme fisiche sono meno comuni ma non trascurabili: aggressioni (40,6%) e minacce (43,5%).

Le differenze di genere sono stabili nel tempo: i maschi risultano più esposti ad aggressioni, minacce, furti ed estorsioni; le ragazze a forme di bullismo relazionale e psicologico, come esclusione, prese in giro e offese.

Tipologia* degli episodi di bullismo offline (di persona) subiti, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno subito almeno un episodio di bullismo offline (di persona) nell’ultimo anno

tab 13.6 indagine EDIT approf 4

Cyberbullismo: meno diffuso, ma con manifestazioni più gravi

Rispetto al 2022 diminuisce la quota di adolescenti che subisce cyberbullismo, ma le modalità restano spesso particolarmente invasive: le forme più frequenti includono messaggi offensivi (82,5%), diffusione di affermazioni denigratorie (68,8%) ed esclusione dai gruppi online (56,9%).

Le ragazze risultano più esposte ad attacchi relazionali, mentre i ragazzi riportano più episodi aggressivi legati al gaming (insulti nei giochi online: 60,5% vs 35,8%; p<0,05), minacce e furto d’identità. Una quota più ridotta ma significativa riguarda violazioni della privacy, come la diffusione di immagini modificate (24,7%) o contenuti sessuali (17,2%).

Prepotenze discriminatorie: un fenomeno non marginale

Una parte delle prepotenze è motivata da discriminazione: il 7,4% degli adolescenti riferisce episodi legati all’etnia, il 4,3% all’orientamento sessuale e il 3,3% all’identità di genere. Queste forme sono più frequenti tra le ragazze e, nel caso delle discriminazioni etniche, la differenza è statisticamente significativa. Si tratta di forme spesso meno visibili, ma associate a un carico emotivo particolarmente elevato.

Benessere psicologico: un impatto molto forte della vittimizzazione

Il distress psicologico è più che doppio tra chi ha subito bullismo o cyberbullismo: 56,4% contro 24,8%. La differenza è ancora più marcata tra le ragazze (67,7% vs 38,6%; p<0,001), confermando la stretta connessione tra vittimizzazione e salute mentale.

Prepotenze agite in calo ma non trascurabili, il ruolo degli spettatori

Nel 2025 il 4,5% degli adolescenti riferisce di aver agito episodi di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno (6% dei maschi e 2,9% delle femmine), in calo rispetto alle prime edizioni dell’indagine.

Tra le motivazioni emergono la percezione della violenza come strumento per risolvere i problemi (20,3%) e il desiderio di intimidire (8,8%), mentre una quota molto ampia indica “altro”, suggerendo dinamiche complesse.

Il ruolo degli spettatori appare cruciale: oltre la metà degli adolescenti ha assistito a episodi di bullismo offline e un quarto online. Le reazioni variano, ma le ragazze intervengono più spesso (10,4% vs 6,9%), mostrando una maggiore propensione alla difesa delle vittime.

Motivazione che ha portato ad agire prepotenze (di persona e/o online) sugli altri, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno agito bullismo e/o cyberbullismo sugli altri nell’ultimo anno

tab 13.10 indagine EDIT approf 4

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 Gioco d’azzardo: un comportamento diffuso, con criticità da monitorare

Il gioco d’azzardo tra gli adolescenti toscani appare complessivamente stabile, ma presenta diverse criticità: forti differenze di genere, aumento della spesa elevata, crescita del gioco online e una quota non trascurabile di giovani con segnali di gioco problematico.

La diffusione di queste pratiche si inserisce in un contesto di progressiva normalizzazione sociale del gioco, favorita dall’accessibilità delle offerte e dalla digitalizzazione.

I dati suggeriscono la necessità di azioni di prevenzione mirate, capaci di rafforzare la consapevolezza dei rischi, limitare l’accesso dei minori e intercettare precocemente le situazioni di maggiore vulnerabilità, soprattutto nella tarda adolescenza.

Diffusione del gioco: stabilità nel tempo e forti differenze di genere

Nel 2025 circa tre adolescenti toscani su dieci (31,4%) riferiscono di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita. Il dato mostra una marcata differenza di genere: la quota sale al 42,6% tra i maschi, mentre si ferma al 19,1% tra le femmine.

La diffusione del gioco aumenta con l’età, passando dal 19,5% tra i 14enni al 44,7% tra i 19enni. I giovani italiani giocano più frequentemente rispetto agli stranieri e ai nativi stranieri.

Rispetto al 2022 il fenomeno appare sostanzialmente stabile, ma su livelli inferiori rispetto alle prime edizioni dell’indagine, quando oltre la metà degli adolescenti riferiva esperienze di gioco (2008–2011).

Gioco d'azzardo nella vita (giocato almeno una volta), per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

tab 11.2 indagine EDIT approf 4

Tipologie di gioco: preferenze fortemente differenziate per genere

Le modalità di gioco mostrano una netta segmentazione di genere. Le ragazze si orientano soprattutto verso attività a bassa soglia, come i gratta e vinci (85,6%), mentre i maschi privilegiano forme di gioco considerate a maggiore intensità, come le scommesse sportive (71,5%), le slot machine (42,2%) e il biliardo (42,4%). Restano diffuse anche altre attività, come bingo e giochi di carte.

Le diverse preferenze riflettono profili di rischio differenti, con alcune tipologie di gioco ­-scommesse e slot, più tipiche dei maschi – associate nella letteratura a un maggior potenziale di dipendenza.

Dove si gioca: spazi fisici ancora prevalenti, ma cresce l’online

I luoghi del gioco restano prevalentemente fisici: un quarto dei giocatori (25,8%) ha giocato in sale da gioco o ricevitorie, una quota in calo rispetto al passato ma ancora dominante.

Il gioco online rappresenta ormai il 12,9% delle modalità di accesso, con una differenza di genere molto marcata (21,4% tra i maschi contro 3,7% tra le femmine). La crescita del gioco digitale segue i trend nazionali ed europei e rappresenta una sfida rilevante per il controllo dell’accesso dei minori.

Spesa nel gioco: aumentano gli importi più elevati

Tra gli adolescenti che hanno giocato nell’ultimo mese, circa un terzo (34,5%) dichiara una spesa inferiore ai 10 euro. Tuttavia, quasi uno su dodici (7,9%) riferisce di aver speso più di 50 euro, una quota quasi raddoppiata rispetto al 2022 (4,2%).

Gli importi più elevati (oltre 90 euro) riguardano soprattutto i 19enni (9,8%) e i giovani stranieri (14,7%), segnalando possibili vulnerabilità economiche e comportamentali che meritano attenzione.

Gioco problematico: un rischio concentrato tra i maschi

Il 7,9% degli adolescenti ottiene un punteggio positivo al Lie/Bet Questionnaire, indicatore di rischio di gioco problematico. Anche in questo caso il divario di genere è molto marcato: 13,1% tra i maschi contro 2,3% tra le femmine.

La quota di giocatori a rischio risulta in aumento rispetto al 2022 e indica una crescita delle forme più disfunzionali del comportamento di gioco, in particolare tra i ragazzi.

L’associazione con altri comportamenti a rischio è netta: tra chi usa sostanze il Lie/Bet positivo sale al 16,9%, e tra chi pratica binge drinking raggiunge il 15,9%. La relazione con il bullismo è meno evidente, mentre quella con il distress psicologico mostra un legame complesso ma non univoco.

Profilo di gioco problematico, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

fig 11.3 indagine EDIT approf 4

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Nel complesso, i dati dell’indagine EDIT 2025 delineano un’adolescenza in profonda trasformazione, caratterizzata da cambiamenti nei comportamenti e nelle relazioni.

Sessualità, gioco d’azzardo e bullismo mostrano andamenti diversi, con alcuni segnali positivi e nuove aree di vulnerabilità che richiedono attenzione.

Rafforzare interventi di prevenzione integrata, capaci di agire sui contesti di vita – scuola, famiglia, ambiente digitale – e di intercettare precocemente le situazioni di rischio, resta una priorità per sostenere il benessere e la salute degli adolescenti.

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Alcuni dati in sintesi nelle nostre video interviste