Contrastare la disinformazione on line sui vaccini nell'UE/SEE: il report ECDC


8/7/2021
È stato pubblicato il report dell’ European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), dal titolo Countering online vaccine misinformation in the EU/EEA, finalizzato a contrastare la disinformazione sui vaccini. Tale report è stato redatto sulla base:

  • delle principali fonti online di disinformazione sui vaccini nell'UE/SEE
  • di evidenze scientifiche su come contrastare la disinformazione online sui vaccini
  • delle attuali strategie utilizzate dalle autorità sanitarie pubbliche nazionali e da altre organizzazioni per contrastare la disinformazione online sui vaccini
  • delle esigenze di formazione delle autorità sanitarie pubbliche nazionali nell'UE/SEE su come sviluppare strategie efficaci per contrastare la disinformazione online sui vaccini
Tale disinformazione è stata facilitata da un aumento dell'uso di forum di discussione online e piattaforme di social media, che può essere particolarmente pericolosa in aree di interesse pubblico quali: i vaccini e le politiche di vaccinazione. L'esitazione vaccinale è stata riconosciuta come uno dei principali problemi di salute globale: nel 2019, è stata inserita dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nella top 10 delle minacce per la salute globale, sottolineando la necessità che i paesi accelerino i loro sforzi per affrontare tale problema.

Tra le tante narrazioni di disinformazione sui vaccini COVID-19 che sono circolate, sono presenti affermazioni secondo cui la pandemia è una copertura per un piano per impiantare microchip tracciabili e il suggerimento che la pandemia è stata "inventata" in modo che le persone prendano un vaccino che "porterà denaro e corruzione nelle tasche già piene di alcuni”. La complessità della disinformazione sui vaccini COVID-19 è stata amplificata da idee generali sbagliate sulla malattia. Affrontare la disinformazione sui vaccini è diventata una parte essenziale di molte campagne di vaccinazione COVID-19. È quindi necessario che i paesi comprendano le modalità con le quali si sviluppa e si diffonde la disinformazione, al fine di predisporre strumenti basati sull'evidenza che possano contrastarla efficacemente.

In questo report sono state utilizzate metodologie di ricerca qualitative e quantitative di raccolta dati:
  • una revisione analitica della letteratura accademica e “grigia” che descrive gli sforzi esistenti volti a contrastare la disinformazione online sui vaccini
  • interviste con rappresentanti di organizzazioni paneuropee e globali coinvolte nella lotta alla disinformazione sui vaccini
  • interviste con rappresentanti delle autorità sanitarie pubbliche nazionali di sei paesi europei selezionati (Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Romania) responsabili della lotta alla disinformazione online sui vaccini
  • un'analisi dei social media nei sei paesi partecipanti all’osservazione sulla disinformazione riguardante COVID-19, insieme alle tecniche di contrasto della disinformazione applicate anche per altri vaccini
Dai risultati dello studio emerge che la percentuale di disinformazione attraverso tutti i media online (comprendenti tweet, articoli di notizie, blog, siti web e video di YouTube) delle malattie considerate nello studio, ovvero morbillo, influenza, infezione da HPV e COVID-19 in tutti e sei i paesi coinvolti nella rilevazione è compresa tra il 3% (Spagna) e il 12% (Paesi Bassi e Romania). Ciò suggerisce che la disinformazione costituisce una parte relativamente piccola ma non insignificante di tutti i post sui social media relativi ai vaccini e alle malattie prevenibili con i vaccini in tutti questi paesi. Anche la quota di disinformazione tra le diverse malattie è simile, e va dal 5% (COVID-19) al 9% (influenza). Tuttavia, poiché il numero di post sul COVID-19 è stato molto più alto rispetto alle altre malattie (68% di tutti i post individuati), questo si traduce in una quantità molto maggiore di disinformazione.

I tipi di narrativa incontrati nei pezzi di disinformazione analizzati erano simili in tutti i paesi, ovvero incentrati sui bambini presumibilmente danneggiati dai vaccini, su gravi effetti negativi delle vaccinazioni o su teorie del complotto. Alcuni dei pezzi di disinformazione analizzati dalla Germania hanno anche messo in guardia contro la presunta modifica permanente e irreversibile del genoma umano dovuta alla tecnologia mRNA su cui si basano alcuni dei nuovi vaccini COVID-19. Le informazioni analizzate provenivano sia da singoli individui che da organizzazioni.
Uno dei video di YouTube analizzati, che aveva raggiunto un elevato numero di visualizzazioni, è stato caricato da un influencer con il proprio canale YouTube. In questo video, l'influencer, insieme a tre medici, gettava sospetti sull'efficacia e sulla sicurezza di varie misure COVID-19, nonché sui vaccini COVID-19.

Il ruolo giocato dai social media nella disinformazione sui vaccini e sulle politiche di vaccinazione può causare danni significativi alla vaccinazione di un paese minando fortemente la fiducia nei vaccini e riducendo l'accettazione dei vaccini. Poiché questo studio ha analizzato solo le informazioni su un numero relativamente piccolo di piattaforme pubbliche, probabilmente ha sottovalutato la reale portata di disinformazione a cui le persone sono esposte. Un'analisi di 1,8 milioni di post correlati ai vaccini su Twitter, condotta tra il 2014 e il 2017 utilizzando l'apprendimento automatico, ha identificato fino al 22% di tutti i post come anti-vaccino. È importante sottolineare che l'esposizione alla disinformazione non è casuale: gli algoritmi utilizzati da piattaforme come Facebook, Twitter e YouTube creano dei filtri per specifici pezzi di (dis)informazione, che possono essere rapidamente amplificati per coloro che avevano mostrato interesse allo stesso tema. Le piattaforme di social media si differenziano per la velocità con cui vengono generati i contenuti, la loro portata, i formati e le opzioni di condivisione e, di conseguenza, per il loro impatto.

Questo studio ha identificato i post con un coinvolgimento molto elevato su YouTube e, in misura minore, anche su Twitter, ma i limiti metodologici precludono un confronto diretto tra le piattaforme. Facebook e YouTube sono attualmente le piattaforme con il maggior numero di utenti attivi. L'evidenza suggerisce che non è solo la piattaforma, ma anche il formato del contenuto, a svolgere un ruolo nella probabilità e portata della sua diffusione online. Dato che i social media hanno dato vita ai cosiddetti "influencer", le Autorità di sanità pubblica dovrebbero essere consapevoli di tali influencer e dei loro messaggi sui vaccini.

Al fine di contrastare la disinformazione dovrebbero essere identificate quattro aree chiave di intervento:
• monitoraggio della disinformazione sui social media
• smascheramento della disinformazione
• interventi preventivi
• valutazione dell'efficacia degli interventi

A questi interventi dovrebbe seguire un monitoraggio da parte delle Autorità sanitarie locali sulla disinformazione sui social media in modo tale da identificarla. Attualmente, solo i Paesi Bassi effettuano un monitoraggio continuo e di routine dei social media da parte di un'unità dedicata e utilizzano uno strumento di monitoraggio specializzato. In altri paesi, il monitoraggio viene effettuato in modo informale e senza strumenti specifici. Interventi preventivi potrebbero ridurre la suscettibilità delle persone alla disinformazione. Diversi studi hanno dimostrato che la resilienza alla disinformazione sui vaccini dipende in modo significativo dal livello di alfabetizzazione digitale, sanitaria e scientifica. La diffusione della disinformazione può essere interrotta attraverso la capacità di pensiero critico sulla credibilità di una fonte e sul contenuto del messaggio.
Sebbene l'evidenza suggerisca che gli interventi preventivi possano essere molto potenti nel contrastare la disinformazione online a lungo termine, sono complessi, richiedono il coinvolgimento di multi-stakeholder e approcci multidisciplinari. La correzione della disinformazione attraverso il debunking si riferisce alla correzione "post-esposizione" della disinformazione fornendo dati basati sull'evidenza di argomenti contrari, sebbene il debunking possa essere meno efficace degli interventi preventivi, il suo obiettivo principale è quello di sostituire le false credenze esistenti con nuove corrette credenze. Nessuna delle autorità sanitarie nazionali rappresentate in questo report valuta regolarmente l'efficacia degli sforzi messi in atto per contrastare la disinformazione sui vaccini.

Sono stati diversi i limiti di questo studio, tra cui un numero limitato di interviste con rappresentanti di autorità sanitarie pubbliche nazionali. Inoltre, dato che queste autorità potrebbero non essere l'unica entità coinvolta nel contrasto online alla disinformazione nei rispettivi paesi, i dati presentati potrebbero non aver coperto l'intero spettro di attività intraprese in questi paesi. Allo stesso modo, la metodologia potrebbe non aver tenuto conto delle lingue minoritarie parlate nei paesi in cui è stato svolto lo studio.

In conclusione, la disinformazione sui vaccini mette a rischio gli sforzi nazionali di vaccinazione in quanto può portare a una maggiore esitazione nei confronti del vaccino che, a sua volta, riduce l'assorbimento della vaccinazione. Il contrasto efficace alla disinformazione sui vaccini dovrebbe concentrarsi su due punti chiave: l'identificazione e il monitoraggio continuo del panorama della disinformazione online, insieme allo sviluppo di risposte tempestive e basate sull'evidenza alla disinformazione. Ciò potrebbe essere ottenuto:

  • Occupando lo spazio dei social media e impegnandosi in una comunicazione proattiva sui vaccini
  • Utilizzando competenze interdisciplinari, inclusi esperti di salute pubblica, analisti di big data, esperti di salute digitale, psicologi comportamentali e specialisti della comunicazione – per amplificare gli sforzi di contrasto online alla disinformazione sui vaccini
  • Applicando un approccio (più) strategico per le comunicazioni sui vaccini in generale e nello specifico per rispondere alla disinformazione online sui vaccini, con messaggi allineati tra le parti coinvolte
  • Imparando e applicando tecniche efficaci e utilizzando un approccio empatico
  • Sviluppando opportunità di formazione per gli operatori sanitari e gli esperti di comunicazione sanitaria al fine di poter utilizzare tecniche e strumenti efficaci per contrastare la disinformazione online sui vaccini
  • Sviluppando comunicazione e formazione sui social media per i professionisti della sanità pubblica
  • Aumentando a medio e lungo termine l'alfabetizzazione digitale e sanitaria del pubblico


A cura di:
  • Cristina Stasi, Centro Interdipartimentale di Epatologia CRIA-MASVE, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, AOU Careggi
  • Caterina Silvestri, Agenzia regionale di sanità della Toscana




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