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HCV/HIV, lo studio ARS sui pazienti in Toscana è stato presentato al congresso ICAR



ICAR Siena 201726/06/2017
Lo studio HCV and HCV/HIV coinfected patients known to Tuscan Regional Health Service in 2016 sui pazienti con HCV o coinfetti da HCV e HIV noti al Sistema sanitario toscano nel 2016, con l’obiettivo di valutarne il numero, è stato presentato al 9° congresso nazionale ICAR.

L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) è un importante problema di sanità pubblica, sia per la prevalenza osservata, sia per l’alta percentuale di casi clinicamente non manifesti, che rappresentano un’importante fonte di contagio. Inoltre è elevata la percentuale di cronicizzazione dell’infezione, che può portare ad un’evoluzione verso la cirrosi epatica ed il carcinoma epatocellulare, cui conseguono un elevato numero di morti ad esse correlabili. Infine, l’impatto economico e sociale dell’HCV è certamente rilevante. Infatti, mentre la mortalità per le conseguenze dell’infezione cronica da HCV ha mostrato negli ultimi 15 anni un trend in aumento, quella per HIV ne mostra uno in diminuzione.

Nel mondo, in Europa e in Italia
Ad oggi la prevalenza mondiale di HCV è stimata essere dell’1% (71 milioni di persone), le persone che vivono con HIV sono 36,7 milioni, di cui circa il 6-7% è rappresentata dai coinfetti con HCV.
A livello europeo l’Italia si colloca ai primi posti in Europa per prevalenza di HCV e per prevalenza di HIV.
Pertanto, data l’introduzione dei nuovi Direct-Acting Antivirals (DAA - farmaci antivirali ad azione diretta), l’elevata prevalenza di infezione da HCV, oltre che l’alta efficacia e l’ottima tollerabilità anche nei pazienti infetti da HIV/HCV, il calcolo del numero totale dei pazienti affetti da HCV e/o coinfetti attraverso l’uso dei flussi sanitari sembra essenziale per strategie di politica di intervento.

Lo studio toscano
Per valutare il numero dei pazienti è stato utilizzato il codice identificativo universale (IDUNI), attribuito dalla Regione Toscana ad ogni cittadino residente sul proprio territorio, e sono state individuate (in ogni flusso informativo) le persone a cui era stato assegnato un codice identificativo dell’HCV.
Le possibili fonti utilizzabili sono state: il flusso esenzione, il flusso dei farmaci erogati direttamente, il flusso delle prescrizioni farmaceutiche, il flusso delle schede delle dimissioni ospedaliere, il flusso dei registri di mortalità regionale e il flusso delle prestazioni ambulatoriali. I risultati di questo studio hanno evidenziato che i soggetti esenti per epatopatia cronica HCV-correlata e vivi al 31.12.2016 erano 16.399, quelli trattati negli ultimi 10 anni 10.985, i ricoverati risultavano 14.805.Dopo aver eliminato i casi ripetuti, le persone HCV-positive conosciute all’SSR risultavano in tutto 28.707
Proiettando la percentuale genotipica riscontrata nello studio di monitoraggio sulle epatiti virali croniche nella popolazione toscana effettuato nel 2015, è stato riscontrato che il 61,6% dei soggetti presenta il genotipo 1, nello specifico 13.607 persone con genotipo 1b e 4.076 con genotipo 1a.
Per tale calcolo è stata presa in considerazione la diversa risposta al trattamento farmacologico in base al genotipo virale, nel caso di trattamento con Peginterferone+Ribavirina, utilizzando le percentuali di pazienti con Sustained Virological Response (SVR - risposta virologica sostenuta) riportate nei dati di letteratura. In base a questi ultimi è stata anche calcolata la SVR ai DAA. Pertanto gli SVR totali risultavano 7.007. I conosciuti all’SSR meno gli SVR, sono stati stimati in 21.700.
Dopo aver eliminato i casi di SVR dal totale della popolazione affetta da HCV, gli HCV-positivi conosciuti all’SSR presentano pertanto una prevalenza dello 0,6% abitanti in Toscana ed una prevalenza di coinfetti HIV/HCV dello 0,03%.
La nostra popolazione è composta prevalentemente dal genere maschile (54%) rispetto al genere femminile (46%). L’andamento per età mostra un maggior interessamento degli over45enni.
Il 22% dei pazienti trattati era coinfetto con HIV, più o meno in linea con i dati nazionali dei soggetti trattati con i DAA. I trattati erano soprattutto soggetti di età superiore a 35 anni.

Conclusioni
I risultati del nostro studio evidenziano che i dati di prevalenza ottenuti attraverso l’utilizzo dei flussi sanitari correnti risulta in linea con quanto emerso da studi di epidemiologia clinica, che la fascia d’età più coinvolta è quella dei Baby Boomers, a maggior rischio di aver contratto l’infezione. Probabilmente gli attuali criteri AIFA consentiranno una riduzione notevole della prevalenza di HCV, nonché un maggior numero di trattamenti dei pazienti coinfetti.

Per approfondire: