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Dalla zona rossa a quella arancione verso la zona gialla: attenzione, non stiamo ancora entrando in estate

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Facciamo il punto della situazione della diffusione dell’epidemia di Sars-Cov2 in Toscana, dopo due settimane dal posizionamento della Toscana in zona rossa (15 novembre 2020), secondo il sistema di monitoraggio voluto dal Ministero della Salute.

La nostra regione aveva, proprio nei giorni precedenti al posizionamento nella zona rossa, potenziato il personale dedicato al tracciamento dei casi positivi (3 centrali operative con circa 500 nuovi tracciatori), agito per implementare i posti letto ospedalieri e gli alberghi sanitari dedicati ai positivi Covid19 e, negli ultimi giorni, ha anche siglato accordi per l’esecuzione di tamponi rapidi antigenici (aumentati costantemente nelle ultime settimane) da parte di medici e pediatri di famiglia, per cercare di ampliare ancora la tempestività della diagnosi e la platea di soggetti da testare.

Nelle ultime due settimane è sceso leggermente il numero giornaliero di persone testate per la prima diagnosi con tampone molecolare, mentre parallelamente è aumentato il numero dei tamponi destinati al controllo dei soggetti già positivi per verificarne la guarigione. Nella settimana appena trascorsa sono state poco più di 45mila (6.435 al giorno, contro le 8.226 della settimana precedente e le 8.374 di due settimane fa) le persone testate a fini diagnostici. Contestualmente è però aumentato progressivamente il numero di tamponi antigenici rapidi giornalieri, che hanno raggiunto poco meno di 3mila test al giorno. Ricordiamo che questi test non sono sufficienti ad individuare il contagio, la persona che risulta positiva è infatti indirizzata al tampone molecolare di conferma, ma certamente contribuiscono allo screening della popolazione. Sommandoli ai tamponi molecolari diagnostici, siamo quindi attualmente poco sotto le 10mila persone testate ogni giorno per individuare il virus Sars Cov2. A questi numeri si aggiungono circa 9mila tamponi di controllo giornalieri (destinati a positivi in attesa di negativizzarsi), arrivando così a un totale di circa 20mila test al giorno. Nell'ultima settimana la nostra regione ha testato con primi tamponi diagnostici 173 persone ogni 100mila abitanti, in linea con la media nazionale, mentre nelle settimane precedenti aveva sempre mantenuto una maggior propensione allo screening nella popolazione (figura 1). 

Figura 1. Persone testate ogni giorno per 100mila abitanti. Media su 7 giorni. Toscana e Italia.
figura 1
Secondo i dati dell’ultima settimana, siamo l’8° regione per numero di persone testate sulla popolazione. È il Lazio a guidare questa graduatoria, con 368 testati giornalieri ogni 100mila abitanti, seguito da Molise (322 per 100mila) e Basilicata (297 per 100mila).

La buona notizia è che nella settimana appena conclusa abbiamo osservato un netto calo dei nuovi positivi nella nostra regione, che dai 2.365 casi giornalieri medi della settimana precedente sono scesi a 1.366 negli ultimi 7 giorni. Sono stati 37 i nuovi positivi giornalieri ogni 100mila abitanti in Toscana, contro i 46 per 100mila in Italia (figura 2). Il calo è stato maggiore di quello osservato in Italia, se rapportato alla popolazione residente. La Toscana ha fatto registrare una diminuzione del 42% rispetto alla settimana precedente (-19% in Italia), seconda solo alla Valle d’Aosta (-47%). Tutte le regioni italiane sono in diminuzione nel confronto tra l’ultima e la penultima settimana, ad eccezione della Basilicata (+1%) e della Puglia (+10%).

Figura 2. Nuovi positivi giornalieri per 100mila abitanti. Media su 7 giorni. Toscana e Italia.
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La percentuale di positivi tra le persone testate con tamponi diagnostici è scesa al 21% nell’ultima settimana in Toscana, dopo aver raggiunto il picco del 29% in quella precedente. In Italia si attesta poco sopra al 26%. Non rientrano in questo calcolo i tamponi rapidi antigenici, per i quali al momento non conosciamo l’esito (negativo o positivo confermato da tampone molecolare) e questo limita anche il confronto tra regioni, avendo ognuna politiche diverse per l’esecuzione di questi test.

Questa diminuzione si è osservata più o meno su tutto il territorio regionale (-42% di nuovi positivi rispetto alla settimana prima). Ricorrendo al livello di rischio basato sull’incidenza di nuovi casi e l’andamento in aumento o diminuzione rispetto alla settimana precedente, negli ultimi 7 giorni tutte le zone socio-sanitarie toscane sono uscite dal livello di rischio massimo, individuato da un’alta incidenza (>200 casi settimanali ogni 100mila abitanti) e trend in forte aumento (>50% rispetto a settimana precedente) e alcune zone sono scese nel livello più basso (figura 3). Le zone meridionali sono le prime ad essersi riportate su livelli di rischio minimo. Come abbiamo sempre riportato, infatti, in questi territori l’epidemia ha colpito meno duramente fin dall’inizio, anche se nelle settimane precedenti avevamo osservato alti livelli di contagio anche nelle provincie di Livorno, Siena e Grosseto.

Figura 3. Diffusione dell’epidemia per zona. Classificazione del rischio. Toscana.

figura 3
L’età media dei nuovi contagiati dal Sars Cov 2, dopo il forte abbassamento nei mesi estivi, ha ripreso ad aumentare settimana dopo settimana, raggiungendo i 48,5 anni negli ultimi 7 giorni, rispetto ai 40,6 anni medi di inizio settembre.  

L’aumento dell’età media, più che all’incremento dell’incidenza tra gli anziani (che si mantengono invece stabili o in diminuzione nell’ultima settimana), è dovuto alla forte diminuzione dei nuovi contagi nelle fasce d’età giovanili (dai 14 ai 24 anni soprattutto), come rappresentato in figura 4. Già dalla prima settimana di novembre, infatti, i nuovi positivi in queste fasce d’età hanno subito una forte diminuzione, a causa (o grazie) all’introduzione della didattica a distanza (24 ottobre), all’interruzione delle attività extra-scolastiche e sportive e alla contestuale chiusura dei locali serali, mentre gli altri trend hanno continuato lentamente a salire, fino alla diminuzione osservata dell’ultima settimana. Come detto, la buona notizia è rappresentata dalla diminuzione dell’incidenza anche tra gli over65 e gli over85, che sappiamo essere i più suscettibili alle manifestazioni cliniche più severe del virus.

Figura 4. Nuovi positivi settimanali per classe d’età. Valori per 100mila abitanti. Toscana.
Figura 4
La forte diminuzione dei giovani contagiati, rispetto agli anziani, contribuisce a spiegare l’andamento della casistica dei nuovi postivi per stato clinico più grave (da asintomatico al decesso) manifestato durante il decorso della malattia (figura 5). Le persone che restano totalmente asintomatiche durante tutto il periodo dalla positività alla negatività al tampone si attestano nelle ultime due settimane intorno al 50%, dopo aver raggiunto valori superiori al 60% ad ottobre, quando molti contagiati provenivano dalle fasce d’età degli adolescenti e dei giovani under30. Come detto più volte, in queste fasce d’età è molto meno probabile sviluppare sintomi, per di più severi. In generale la riduzione degli asintomatici è stata comunque compensata da un aumento della casistica

che ha manifestato sintomi lievi, piuttosto che da quella con stato almeno severo.

Figura 5. Nuovi positivi settimanali per stato clinico più grave raggiunto durante la malattia. Valori %. Toscana.
Figura 5
Per quanto riguarda gli ospedali, sembra che la nostra regione abbia superato il picco di questa seconda ondata e da alcuni giorni le persone ricoverate in reparti Covid hanno cominciato a diminuire (figura 6). Le terapie intensive, al loro giorno di picco, hanno raggiunto i 298 posti letto occupati, lo stesso numero raggiunto al picco di inizio aprile scorso. I ricoverati totali hanno invece raggiunto i 2.101 posti letto occupati, contro i 1.437 di aprile (+46%). 

Durante la prima ondata ci vollero circa due mesi, da inizio aprile a inizio giugno, per vedere scendere sotto i 100 i ricoverati in reparti Covid in Toscana, effetto per lo più dei 70 gg passati in lockdown dall’11 marzo. È difficile fare ipotesi sui tempi della nuova riduzione che caratterizzerà la seconda ondata, perché la pressione sugli ospedali dipende non solo dall’andamento che avrà l’epidemia dei casi nelle prossime settimane, ma anche dalla durata delle degenze dei ricoverati, che in questa seconda fase sembrano mediamente più brevi della prima, grazie probabilmente alla maggior tempestività dei ricoveri, che contribuisce alla minor severità, e all’efficacia di alcune terapie in grado di evitare il ricorso alla terapia intensiva.

Figura 6. Ricoverati Covid19 prevalenti, per reparto. Toscana.
Figura 6
Attualmente la Toscana ha 52 ricoverati in reparti Covid ogni 100mila abitanti, contro i 62 per 100mila in Italia, 12esima regione in Italia. La regione con più ricoverati, rispetto alla popolazione residente, è il Piemonte con 122 posti letto occupati ogni 100mila abitanti, seguito dalla Val d’Aosta (115 per 100mila) e dalla Lombardia (87 per 100mila) (figura 7). Come detto nelle settimane scorse, questa seconda ondata ha comportato una maggior pressione sugli ospedali in tutte le regioni italiane, ad eccezione di quelle settentrionali, che già a marzo-aprile avevano avuto livelli di ospedalizzazione molto alti.

Figura 7. Ricoverati Covid19 prevalenti per 100mila abitanti, per reparto. Regioni.
Figura 7
Cominciano ad aumentare notevolmente anche le persone guarite, essendo ormai passate diverse settimane dall’inizio della seconda ondata. Sono state mediamente 2.358 ogni giorno durante l’ultima settimana, rispetto alle 1.784 di quella precedente e alle 810 di due settimane prima. Oltre al tempo che passa, hanno inciso poi anche le modifiche nei criteri di individuazione delle guarigioni. È sufficiente adesso un solo tampone negativo o 21 giorni trascorsi dalla prima positività per essere considerati guariti e, come detto, la regione si mantiene stabile su circa 9mila tamponi molecolari di controllo giornalieri.

Tutto ciò sta contribuendo a snellire le procedure e far abbassare il numero di toscani attualmente positivi. Stanno infatti progressivamente diminuendo le persone ancora positive al Sars Cov 2, scese a 46.531 dopo aver raggiunto il picco massimo di 54.152 il 17 novembre (figura 8).

Figura 8. Andamento dell’epidemia Covid19. Toscana.
Figura 8
Come atteso, sulla base dell’andamento dell’epidemia delle settimane precedenti, continua la crescita dei decessi settimanali osservati. Durante l’ultima settimana in Toscana abbiamo avuto mediamente 56 deceduti ogni giorno (a marzo-aprile non superammo praticamente mai i 30 decessi giornalieri). L’età media

dei deceduti nell’ultima settimana è stata di poco superiore agli 83 anni, dal 10 ottobre in poi ha oscillato da 82,3 anni a 84,8 anni nella settimana in cui ha raggiunto il valore più alto.

L’impatto di questa seconda ondata sulla mortalità è quindi decisamente maggiore in Toscana. Anche se per avere un dato confrontabile dovremo attenderne la conclusione, sono 1.375 i deceduti per Covid19 dal 1° settembre a oggi, mentre erano stati 1.141 in tutto da marzo ad agosto. Come per gli ospedali, anche l’impatto della mortalità è maggiore nelle regioni che nella prima fase erano state probabilmente preservate dal lockdown nazionale, che aveva fatto sì che i decessi nazionali provenissero da poche regioni del Nord, Lombardia principalmente.

I deceduti sono cominciati ad aumentare gradualmente dalla seconda parte di ottobre, come atteso a distanza di circa due settimane dall’impennata dei contagi, e hanno raggiunto il valore di 1,5 decessi giornalieri ogni 100mila toscani nell’ultima settimana, a fronte dell’1,2 per 100mila in Italia (figura 9). La Toscana è 10° in Italia per mortalità totale dall’inizio dell’epidemia, con 67 deceduti ogni 100mila abitanti, a fronte di una media italiana di 89 per 100mila La Val d’Aosta è la regione con la mortalità più alta (se rapportata alla popolazione residente), con 240 deceduti ogni 100mila abitanti, seguita da Lombardia con 213 decessi per 100mila abitanti e Liguria (151 per 100mila).

Figura 9. Deceduti Covid19 giornalieri per 100mila abitanti. Media su 7 giorni. Toscana e Italia.
Figura 9
La Valle d’Aosta è la regione che nell’ultima settimana ha fatto registrare il valore più elevato in Italia, con 2,7 deceduti giornalieri ogni 100mila abitanti, seguita dalla P.A. di Bolzano e Friuli (2 per 100mila) e dal Piemonte (1,8 per 100mila).

Rispetto alla settimana precedente, in Toscana i decessi sono aumentati mediamente del 20%, contro il +15% in Italia. Tra le regioni con gli incrementi più elevati troviamo Abruzzo e Friuli (+65%), Puglia (+59%) e Campania (+32%).

Conclusioni

L’aumento dei tamponi, ma soprattutto l’entrata in funzione delle tre centrali di tracciamento volute dalla Regione Toscana, hanno finalmente riportato completamente sotto controllo la tracciatura dei casi. Ora che la numerosità dei casi scenderà più decisamente, potremo tornare a concentrarci maggiormente anche sul tracciamento dei contatti dei nuovi positivi e questo auspicabilmente comporterà una ulteriore forte diminuzione della circolazione dell’epidemia. Ricordiamo che la maggiore organizzazione del tracciamento, parallelamente alle restrizioni di movimento, ha portato la nostra regione a sperimentare la maggiore riduzione dei tassi di positività nell’ultima settimana.

Come detto, il numero delle persone testate sta parzialmente diminuendo, complice l’elevato numero di tamponi destinati al controllo delle persone già positive per la certificazione della loro avvenuta guarigione. Anche la percentuale di casi positivi sui tamponi diagnostici (primi test a soggetti mai positivi) diminuisce in maniera significativa, ma probabilmente meno rapidamente di quello che potremmo aspettarci, poiché i test antigenici per lo screening di prima diagnosi, che cominciano ad essere quasi 3mila ogni giorno, non sono considerati al denominatore, con tutti i tamponi eseguiti (almeno sommando tutti i casi negativi al test antigenico), nel calcolo del rapporto tra positivi e testati.

Finalmente si comincia ad apprezzare anche la diminuzione del numero dei ricoverati: nelle terapie intensive molto più lentamente, visti i tempi di degenza mediamente più lunghi (anche se si apprezza un piccolo segno negativo in questa settimana), mentre è più sensibile la diminuzione riscontrata per i ricoverati totali in area Covid. Sulla riduzione ha un impatto ovviamente il ritmo delle nuovi ammissioni, fortemente rallentato rispetto alle settimane precedenti grazie alla diminuzione dei nuovi positivi, ed il numero delle dimissioni, che riguarda ovviamente persone contagiate settimane fa, guarite ma anche purtroppo decedute.

Il numero di decessi purtroppo rappresenta ancora il punto dolente: oramai è chiaro a tutti che il trend dei deceduti segua quello dei nuovi positivi con circa 2-3 settimane di ritardo. Naturalmente speravamo che la sua ampiezza complessiva fosse minore, e sul fenomeno della mortalità dovremo riflettere ancora a lungo per capire quali fattori incidano sull’elevata variabilità della mortalità da regione a regione e da paese a paese. Ma ci dobbiamo rassegnare al fatto che i deceduti rimangano su questi livelli ancora per una settimana almeno, prima di cominciare a diminuire.

Infine qualche ragionamento sul futuro che ci attende. Continuiamo ad osservare l’accelerazione verso il basso delle curve dei casi e dei ricoveri, cercando di prevedere quale sarà il livello del contagio prima di affrontare gli effetti delle riaperture dovute al passaggio di colore, compresa quella delle scuole superiori, che avverranno a partire probabilmente da gennaio. 

Dobbiamo pensare che nel nuovo anno, prima che terapie e vaccini - che dovranno essere testati e sicuri - possano essere messi a disposizione della popolazione, potremo andare in contro ad un nuovo aumento dei casi. Sarà quindi importante riaprire le attività con il più basso numero possibile di contagi (che ovviamente non potranno essere quelli pre-estivi) e con la stessa organizzazione che è stata implementata nell’ultimo mese e mezzo dalla Regione Toscana: tracciamento, ampliamento dell’offerta dei test antigenici da utilizzare in setting specifici, RSA e scuole innanzitutto (senza dimenticare il ruolo importante che potrebbe avere per quest’ultimo ambito l’auspicato potenziamento dei trasporti), alberghi sanitari Covid e strutture di cure intermedie.

Va ricordato quindi che le “libertà” che verranno riconquistate dovranno essere gestite dalla popolazione con i comportamenti individuali di maggiore responsabilità che sono stati adottati negli ultimi due mesi: mascherina, distanziamento e igiene delle mani. Poter arrivare all’estate con minori limitazioni possibili dipende molto, a questo punto, dai nostri comportamenti.

 

A cura di  F. Profili, S. Bartolacci, M. Santini, F. Voller - Agenzia regionale di sanità della Toscana


Per altri dati di dettaglio sulla situazione in Toscana, consulta la nostra piattaforma dati coronavirus:

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Epidemia coronavirus in Toscana nella seconda ondata: le curve dei contagi e dei ricoveri verso il loro picco (a dispetto del doppio salto di colore)

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Questa è stata la settimana in cui la Toscana è stata "colorata" prima con l'arancione e poi con il rosso, in soli tre giorni, attraverso il sistema di monitoraggio adottato dal Ministero della Salute e costruito dall’Istituto superiore di sanità, sistema che abbiamo analizzato piuttosto criticamente in un recente approfondimento pubblicato sul nostro sito web. 

L'epidemia corre anche in Toscana. Gli ospedali si organizzano per rispondere. La necessità di non abbandonare il tracciamento

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L'andamento dell'epidemia in Italia
La diffusione dell’epidemia Covid19 ha subito una netta accelerazione nelle ultime quattro settimane, in tutta Italia.
La figura 1 mostra l’andamento dei nuovi positivi al tampone negli ultimi due mesi in Italia, per settimana. Nell’ultimo mese il dato è quasi raddoppiato da una settimana all’altra, con una leggero rallentamento in quella appena terminata.
Questo trend non dipende solamente dall’aumento delle persone testate, passate da 455.276 della settimana dal 3 al 9 ottobre a 767.076 della settimana dal 24 al 30 ottobre (+68,5%), ma anche dal netto aumento della percentuale di persone trovate positive sul totale di quelle testate: dal 5,2% della prima settimana di ottobre al 21,2% dell’ultima settimana.

I numeri salgono. Attenzione al carico ospedaliero. Qualche suggerimento per governare la seconda ondata cercando di evitare la sindrome del "ve l'avevamo detto"

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Andamento dei casi e distribuzione geografica
L’andamento esponenziale nella progressione dei casi che avevamo iniziato ad osservare 15 giorni fa nella nostra regione si è confermato in tutta la sua forza in questo ultimo periodo. I positivi sono quasi quintuplicati nel corso dell’ultimo mese: erano 833 quattro settimane fa, poi 839, 1.901 e 3.992 nell’ultima settimana. I tamponi analizzati ormai si sono stabilizzati mediamente oltre i 10.000 giornalieri, con un calo contenuto delle analisi fatte durante il fine settimana.
L’Italia ha toccato ieri per la prima volta i 10.000 casi giornalieri, distribuiti piuttosto uniformemente tra le regioni, con Lombardia e Campania che evidenziano, per i numeri assoluti che le contraddistinguono, le situazioni di maggior criticità.

Andamento dell'epidemia da nuovo coronavirus in Italia e in Toscana in settembre. Tenere sotto controllo il nuovo incremento dei casi monitorando le popolazioni fragili. I rischi futuri di ospedalizzazione e dei decessi

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Andamento nazionale e toscano dei casi
Usciti dal periodo estivo, si assiste in Italia ad un aumento costante dei casi positivi rilevati e segnalati alla Protezione civile, che dopo essersi assestato per tutto il mese di settembre intorno ai 1.800 casi giornalieri, negli ultimi giorni ha preso una direzione sostenuta, superando i 2.500 casi giornalieri (vedi figura qui sotto).

Coronavirus in Europa, Italia e Toscana: aumento dei casi nei mesi estivi nella nostra regione, soprattutto fra giovani e stranieri, ma pochi sintomatici, ricoverati e decessi. Non abbassare la guardia con apertura della scuola e autunno alle porte.

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Si è appena concluso il mese di agosto, che ha visto in tutta Europa il riaffacciarsi di un numero medio di contagi giornalieri per SARS-CoV-2 che non si registravano dalla fine di aprile e maggio.

Relativamente alla situazione europea, la Germania, ma soprattutto la Francia e la Spagna, paesi che per caratteristiche dell’epidemia sono comparabili all’Italia, hanno segnato un forte rialzo nella numerosità dei casi, mentre il contagio sembra oramai essersi diffuso largamente anche nei paesi dell’est Europa e dell’area balcanica.

Lo stato endemico del virus: in Toscana bene i ricoveri e i decessi, quasi ridotti a zero, attenzione al piccolo rialzo dei casi

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A 5 mesi dall'avvio dell'epidemia di Sars Cov-2 in Italia ed in Toscana, proviamo a fare il punto sulla diffusione nella nostra regione all’interno del quadro italiano.

Dopo un periodo di costante discesa delle nuove diagnosi che aveva caratterizzato i mesi di maggio e di giugno, dall’inizio di luglio stiamo assistendo ad un piccolo rialzo dei contagi: le infezioni giornaliere registrate in Toscana erano mediamente 5 nell’ultima settimana di giugno, mentre in questi ultimi giorni sono tornate ad essere 11 in media, come a fine maggio.

Quattro mesi di epidemia di Covid in Toscana: il punto della situazione

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Nell’ultimo mese l’epidemia di Covid in Toscana, come quasi in tutta Italia, sembra avere finalmente trovato il suo punto di arresto: sono stati notificati 158 nuovi casi complessivamente, per una media di poco più di 5 giornalieri, a fronte di una capacità di intercettare i casi da parte dei nostri servizi in media di circa 3000 tamponi al giorno, capacità che quindi non è mutata pur nella diminuzione della diffusione dell’epidemia.

Tra contagio zero e realtà, la Toscana e l'Italia alla prova della riapertura totale: ritorno alla normalità mantenendo alta l'attenzione

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E’ passato un mese oramai dalla temuta apertura integrale del 18 maggio, momento in cui è stata ridata la possibilità a tutti i cittadini italiani e toscani di potersi muovere liberamente sul territorio nazionale: è possibile quindi commentare i dati a disposizione, cercando di collocare la circolazione del coronavirus in Toscana all’interno del quadro nazionale.

Verso la fase tre: diffusione dell'epidemia da covid-19 e gravità dei casi, la Toscana nel contesto italiano

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E’ quasi passato un mese dalla riapertura del 4 maggio, quindici giorni da quella integrale del 18 maggio. L'Ars Toscana “scatta la fotografia” sull’andamento della fase 2. La situazione in Toscana è del tutto favorevole: nell’ultima settimana sono emerse complessivamente 47 nuove diagnosi (nella mappa geografica qui sotto le nuove diagnosi dell’ultima settimana rappresentate dai pallini blu): in media 6,5 nuove diagnosi giornaliere.

Convivere con il virus. Analisi settimanale dell'andamento dell'epidemia

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A due settimane dalla riapertura del 4 di maggio siamo in grado di fornire una prima, parziale, valutazione degli effetti che questa ha potuto avere sul diffondersi dell’epidemia. 

Negli ultimi 15 giorni, in Toscana solo 4 volte la numerosità dei nuovi casi ha superato le 30 unità giornaliere e nelle ultime 3 settimane la media dei nuovi casi medi giornalieri è passata da 47 a 25 ed ora a 20 (era 292 nell’ultima settimana di marzo). Sempre più spesso questi casi rappresentano conferme a seguito dell’attività di screening attraverso i test sierologici, implementata dalla Regione Toscana dalla fine di aprile, o attraverso i tamponi effettuati sui soggetti che si presentano in ospedale per un evento acuto o per una pre-ospedalizzazione. Ricordiamo che ad oggi sono state testate nella nostra regione oltre 88.000 persone attraverso la campagna di test sierologici (1.300 circa quelle avviate al test di conferma con tampone).


La percentuale di casi positivi sui casi testati (escluse le guarigioni) è stabile all’1% da diverse settimane e pone la Toscana tra quelle regioni che sembrano avere maggiormente la situazione sotto controllo, soprattutto se la compariamo a tutte quelle regioni a larga diffusione dell’epidemia (Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, L’Emilia Romagna, Marche).

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Ma non è il solo dato positivo: il forte innalzamento della percentuale dei guariti ha portato la Toscana tra le regioni con maggior quota di soggetti che hanno concluso il loro episodio di malattia (settima regione). Le guarigioni in Toscana, adesso, sono oltre il 10% in più della media italiana
Con i dati aggiornati al 22 maggio, delle 10.035 persone che si sono ammalate di Covid-19 in Toscana dall’inizio dell’epidemia: il 72,1% sono guarite, il 10,1% sono purtroppo decedute, il 15,8% sono in isolamento domiciliare (con uno stato clinico che può quindi essere seguito e curato a domicilio o totalmente asintomatico), ed il 2,0% è ricoverato in ospedale. La somma delle ultime due percentuali ci fornisce la quota delle persone in una condizione “attiva” rispetto al virus, i cosiddetti “attualmente positivi” come definiti dalla Protezione civile: sono il 17,8% della casistica, una percentuale che finalmente permette una maggiore tranquillità della gestione clinica (soprattutto ospedaliera) di questi soggetti.

fig 2
Il dato sui ricoveri, fortemente positivo: sono 50 giorni consecutivi che il numero dei ricoveri totali diminuisce. Nei nostri ospedali si osserva il succedersi della chiusura di alcuni reparti di terapia intensiva e la riduzione di posti letto dedicati ai soggetti covid. Tutto questo permette di fare alcune considerazioni rispetto alla gestione dei casi in Toscana da parte dei servizi. Come noto, la percentuale dei ricoveri in Toscana è sempre stata piuttosto bassa

rispetto alla casistica attiva: attualmente è il 10% dei casi attualmente positivi, quintultima regione in Italia poco sopra al Veneto. In Toscana quindi si è probabilmente cercato di seguire di più i casi sul territorio, casi che come sappiamo si sono evoluti mano che passavano le settimane verso stati clinici asintomatici e/o pauci sintomatici. Solo la casistica più grave è stata quindi indirizzata verso il ricovero, con un maggiore utilizzo delle terapie intensive rispetto alle altre regioni. Le terapie intensive sono state utilizzate anche verso casistiche che sarebbero potuto essere trattate in reparti Covid ordinari, ma che abbiamo deciso di gestire in maggiore sicurezza e tranquillità all’interno dei reparti di terapia intensiva.

Rispetto alla presa in carico territoriale, ricordiamo inoltre che oltre ai servizi dei Dipartimenti di Prevenzione, la Regione Toscana ha strutturato un servizio territoriale, le cosiddette USCA - Unità speciali di continuità assistenziale: grazie al sistema informativo unico regionale, predisposto dal Settore Sanità digitale e innovazione e illustrato in dettaglio nell'allegato all'ordinanza n. 34, è stato possibile dotare gli equipaggi, su tutto il territorio regionale, di uno smartphone con un’app appositamente sviluppata capace di raccogliere i parametri vitali dei pazienti a domicilio e di registrare in tempo reale tutte le prestazioni erogate. Questo servizio ha effettuato circa 70.000 prestazioni sul nostro territorio.

Rispetto ai decessi, purtroppo al 21 maggio sono più di 1000 le persone la cui causa di morte è direttamente attribuibile a Covid-19. La numerosità media giornaliera si è abbassata nel corso delle settimane: 4 in media nell’ultima settimana, erano 25 alla fine di marzo. Oramai è molto chiaro come fattori legati all’età ed alla comorbidità, oltre all’assenza di un trattamento efficace dedicato alla malattia, siano determinanti nel produrre l’esito più grave. Le analisi dell’Ars sulla Piattaforma ISS dei casi Covid hanno mostrato come un uomo abbia oltre due volte il rischio di morire, una volta ammalatosi, rispetto a una donna. L’effetto dell’età è altrettanto forte, con un progressivo aumento del rischio per le classi d’età più elevate: già a partire dai 65 anni, rispetto alla classe d’età 60-64 anni, il rischio aumenta di almeno due volte e di fatto raddoppia al passaggio da una classe d’età all’altra (vedi figura qui sotto).

Rischio di decesso per classe d’età (vs età 60-64 anni) aggiustato per genere e comorbilità. Toscana.
fig 3
Inoltre, a parità di età e genere, la probabilità di morire per un malato Covid-19 con pregresse patologie croniche è circa 3 volte quella di un malato di Covid-19 senza alcuna patologia: tra le patologie i rischi maggiori si osservano tra i pazienti con patologie neurologiche, renali o respiratorie.


Alcune considerazioni finali su alcuni temi di stringente attualità. Minor carica virale del virus? Questo è un tema che nelle ultime settimane ha appassionato molto sia i media che gli scienziati, nel tentativo di inquadrare altri fattori concorrenti, oltre alle misure di distanziamento fisico operate dal lockdown. Sappiamo però come la perdita di virulenza non sia al momento dimostrata in vitro o nell’animale da esperimento. Quello che possiamo affermare con certezza, però, è la continua e progressiva emersione di casi asintomatici o pauci sintomatici, che anche in quest'ultima settimana - che stiamo cominciando ad utilizzare come verifica della prima apertura (vedi figura qui sotto) - supera l’80% dei casi.

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Il dato della minor gravità dei casi (e non del virus) che i servizi territoriali e ospedalieri toscani stanno incontrando lo si desume anche dalla percentuale di utilizzo delle terapie intensive sui casi totali (compresi i deceduti ed i guariti).


Rapporto tra ricoverati in terapia intensiva e casi totali in Toscana ed in Italia. 11 marzo -22 maggio 2020.
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Come si può evincere dalla figura, la quota dei casi più gravi (identificati dai ricoveri in terapia intensiva) si è ridotta costantemente in Toscana (come in Italia) ed è adesso allo 0,4% nella nostra regione. Questa riduzione sembra non dipendere dall’ampiamento progressivo dell’offerta dei tamponi che c’è stata fino all’inizio di aprile, e che potrebbe aver portato ad identificare una quota maggiore di asintomatici. L’andamento in discesa si è confermato, inoltre, anche nei momenti in cui il sovraccarico ospedaliero ha insistito in alcune regioni italiane, anche se la Toscana si è parzialmente salvata da questo fenomeno. Sicuramente su questa riduzione può avere invece influito una maggiore conoscenza ed utilizzo delle terapie che hanno impatto se utilizzate nei tempi precoci sulla malattia, permettendo ai soggetti lievi di non peggiorare il proprio stato clinico.

Se non possiamo dire quindi che il virus sia meno aggressivo, possiamo sicuramente affermare che la quota di casi gravi diminuisce e che questo non è il mero risultato della percentuale dei nuovi casi che sta diminuendo.

I tempi di guarigione da Covid-19 sono un tema fondamentale, non solo a livello dei meccanismi che regolano l’accertamento della negatività (dopo 15 gg negli asintomatici, per esempio con doppio tampone di negatività accertato), ma anche per una corretta interpretazione dei tempi di svuotamento dei reparti ospedalieri. Le analisi condotte sui dati della Piattaforma dei casi toscani ci dice che i tempi di guarigione sono molto più lunghi di quello che leggiamo in letteratura: la media è 35 gg al di là degli stati clinici, e può arrivare ai 41 gg sui casi clinici gravi.

Ad oggi una corretta valutazione della prima riapertura non può arrivare a considerazioni conclusive: al di la della numerosità dei casi, che potrà oscillare nei prossimi giorni grazie al maggiore movimento delle persone ed alla totale riapertura avvenuta, i parametri da tenere in considerazione per prendere decisioni sono innanzitutto l’emergere di eventuali nuovi focolai che andranno immediatamente intercettati, lo stato clinico dei nuovi casi e l’eventuale occupazione di posti letto ospedalieri in terapia intensiva, monitorando costantemente la gravità dei casi. 


Per altri dati di dettaglio sulla situazione in Toscana, consulta la nostra piattaforma dati coronavirus:

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Fabio Voller, Simone Bartolacci, Francesco Profili - ARS Toscana 

Il rischio di decesso tra i malati di CoViD-19

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La letalità da CoViD-19, cioè la probabilità di morire tra i malati, è ancora un indicatore difficilmente misurabile senza rischiare di ottenere una misura resa imprecisa dai possibili bias (distorsioni) legati alla raccolta dei dati e ai tempi della prognosi della malattia.

Verso la fine dell'effetto del lockdown e del distanziamento fisico: come cambia la diffusione dell'epidemia da Covid-19 in Toscana nell'ultima settimana

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Siamo oramai quasi arrivati alla fine della seconda settimana della cosiddetta fase 2, ci stiamo quindi avvicinando al momento, probabilmente a partire da martedì 19 maggio, in cui cominceremo a valutare se la riapertura di alcuni settori economici e produttivi e la maggiore circolazione sul territorio della popolazione all’interno dei confini della nostra regione avranno o meno determinato un impatto sull’andamento dell’epidemia.

Malattie croniche e rischio di CoViD-19: risultati preliminari di uno studio caso-controllo in Toscana

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Introduzione
La pandemia di CoViD-19 sta sfidando i sistemi di assistenza sanitaria in tutto il mondo con quadri clinici che variano da forme asintomatiche o pauci-sintomatiche a forme molto gravi che necessitano di cure intensive e sono gravate da alti tassi di letalità.
Sono stati segnalati diversi fattori di rischio tra cui età, genere e una varietà di comorbidità croniche come ipertensione, diabete, malattie polmonari e cardiovascolari. Tuttavia, l'importanza relativa delle malattie croniche preesistenti rimane poco chiara.

Natalità, mortalità, invecchiamento e migrazione: le cifre del calo demografico in Italia e Toscana

Il contesto demografico italiano
L’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ha recentemente rilasciato l’aggiornamento periodico dei principali indicatori demografici, basato sull’analisi dei movimenti avvenuti durante il 2019 e sulla fotografia della popolazione italiana al 1 gennaio 2020.
Lo scenario si caratterizza per la conferma del calo demografico osservato negli anni recenti: sono circa 116mila in meno gli italiani al 1 gennaio 2020 rispetto al 2019, -1,9 per 1.000 abitanti.
Questa diminuzione è da ricondursi al continuo aumento della forbice tra natalità e mortalità, che nell’ultimo anno ha visto nascere solo 67 bambini ogni 100 persone decedute (erano 96 ogni 100 deceduti 10 anni fa), e al rallentamento dei flussi migratori netti con l’estero, il cui saldo si mantiene positivo (+143mila), ma in calo di circa 32mila persone rispetto all’anno precedente.
Di conseguenza continua il progressivo invecchiamento della popolazione. L’età media degli italiani ha raggiunto i 45,7 anni e la percentuale di anziani (65 anni e più) il 23,1%: si contano ormai 178 anziani ogni giovane sotto i 15 anni (indice di vecchiaia, utilizzato in demografia per misurare la velocità di ricambio generazionale).