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Cambiamento climatico e salute: il report del Lancet Countdown sulle città europee

Data pubblicazione: 25 Settembre 2026

The 2026 Europe Cities Report of the Lancet Countdown on health and climate change: cities at the forefront of climate change action, pubblicato il 9 settembre 2026, è il primo report del Lancet Countdown dedicato espressamente alla dimensione urbana.

Il rapporto analizza 28 indicatori relativi a 885 città di 32 Paesi europei e mette in relazione esposizione ai rischi climatici, conseguenze sulla salute, capacità di adattamento, azioni di mitigazione, costi economici e livello di coinvolgimento politico e sociale. Nonostante segnali positivi, come l’aumento del verde urbano o sistemi di allerta tempestivi, le misure adottate non sono ancora sufficienti a contrastare il rischio di esposizione e vulnerabilità ai rischi del cambiamento climatico.


Gli argomenti trattati nell'approfondimento:


Il cambiamento climatico nelle città europee

Il nuovo rapporto del Lancet Countdown si focalizza sul luogo nel quale gli effetti del cambiamento climatico e le possibilità di intervento si concentrano maggiormente: le città. Le aree urbane europee concentrano infatti popolazione, infrastrutture e attività economiche, ma anche una quota rilevante dei rischi climatici.

Le città rappresentano circa l’80% del consumo di energia primaria e circa il 70% delle emissioni di gas serra legate ai consumi nell’Unione europea; inoltre, la quota di popolazione europea residente in città è destinata a crescere dal 75% del 2018 all’84% entro il 2050.

La dimensione urbana diventa quindi cruciale non soltanto per comprendere gli effetti del cambiamento climatico, ma anche per intervenire sui determinanti di salute.

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Il caldo diventa una delle principali minacce sanitarie

Tra i risultati più evidenti del report si segnala l’aumento della mortalità associata al caldo. Tra il periodo 1991-2000 e il periodo 2015-2024, la mortalità correlata al caldo è aumentata in 834 delle 845 città europee analizzate, pari al 98,7%, con un incremento medio di 82 decessi annui per milione di abitanti.
Il fenomeno presenta differenze geografiche all’interno della stessa Europa. L’incremento medio è stato di 132 decessi per milione nell’Europa Meridionale, 98 nell’Europa orientale, 64 nell’Europa occidentale e 20 nel Nord Europa. Nelle città dell’Europa meridionale l’aumento percentuale della mortalità da caldo nel periodo considerato è stato del 160,6%.

Inoltre, nelle città dell’Europa meridionale il numero di giorni caratterizzati da un’intensità dell’isola di calore urbana superiore a 1,5°C è mediamente di 218, contro 55 nel Nord Europa. In 80 città si sono registrati più di 300 giorni con questo livello di intensità nel periodo considerato. 
Il dato va letto in connessione con le informazioni relative alle isole di calore urbane. Infatti, la presenza di superfici impermeabilizzate, edifici e materiali capaci di trattenere il calore determina temperature più elevate rispetto alle aree circostanti, amplificando gli effetti delle ondate di calore. È evidente quindi come la struttura stessa della città può aumentare o ridurre il rischio sanitario.

Infine, va ricordato che le conseguenze del caldo non si limitano solo alla mortalità. La perdita di ore lavorative, l’aumento delle patologie correlate alle alte temperature e la maggiore pressione sui servizi sanitari rappresentano ulteriori conseguenze della crescente esposizione.

Il rapporto sottolinea come ormai il fenomeno sia un aspetto strutturale del nostro tempo, non si tratta più di gestire qualche ondata di calore eccezionale, ma di adattare città, abitazioni, luoghi di lavoro e servizi sanitari a temperature progressivamente più elevate.

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Il clima modifica il rischio di malattie infettive e allergie

Il rapporto evidenzia anche come il cambiamento climatico sta modificando le condizioni ambientali favorevoli alla diffusione di alcune malattie infettive.

Il numero medio annuo di città europee caratterizzate da condizioni climatiche favorevoli alla trasmissione di Vibrio non colerico nelle acque costiere è aumentato del 19%, passando da 131 a 156 città tra il periodo 1982-2010 e il periodo 2015-2024.
Ancora più significativo è il cambiamento relativo alle malattie trasmesse da zanzare. La stima del rischio di trasmissione della dengue è aumentata di circa il 110,5% nelle città europee nel periodo 2015-2024 rispetto al 1981-2010. L’incremento maggiore è stato osservato nell’Europa orientale, dove ha raggiunto il 369,3%. Andamenti analoghi vengono registrati per Chikungunya e Zika.

Anche i pollini allergeni sono aumentati in modo particolarmente marcato nell’Europa meridionale e orientale, arrivando in alcuni casi a più che raddoppiati rispetto ai periodi di riferimento.

Emerge, quindi, un quadro di diversificazione dei rischi sanitari. Il cambiamento climatico, infatti, non produce soltanto più mortalità da caldo, ma modifica la qualità dell’aria, aumenta l’esposizione al fumo degli incendi, amplia le aree potenzialmente interessate da malattie trasmesse da vettori e modifica la stagionalità delle allergie. Questo rende sempre più necessario un approccio di sorveglianza epidemiologica integrata capace di mettere in relazione dati metereologici, ambientali e sanitari.

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Alimentazione e cambiamento climatico

Il rapporto introduce anche il tema della dieta, come punto di intersezione tra salute e cambiamento climatico.

Le diete caratterizzate da un elevato consumo di carne e latticini contribuiscono alle emissioni climalteranti e sono contemporaneamente associate a un maggiore rischio di numerose patologie croniche.
Nel 2020 le diete non salutari e non sostenibili sono state associate a 160 miliardi di euro di costi sanitari nelle città europee..

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L’adattamento nelle città

Numerose città europee hanno iniziato a sviluppare strumenti di adattamento, tra cui valutazione del rischio climatico, sistemi di allerta precoce per il caldo, aumento delle aree verdi e interventi per ridurre l’isola di calore urbana.

Nel 2024, 170 delle 206 città che hanno fornito dati avevano già effettuato una valutazione dei rischi e della vulnerabilità climatica e un ulteriore 7,8% era in fase di realizzazione.

Tra il 2015 e il 2024 il numero medio annuo di allerte di calore estremo è aumentato del 300%. Nello stesso periodo sono aumentate anche le allerte di livello basso (+52,8%), moderato (+91,7%) e alto (+115,4%).

Un dato positivo, invece, riguarda il verde urbano: in 470 delle 533 città analizzate (88,2%) l’intensità dell’isola di calore superficiale si è ridotta, con una diminuzione media di circa 0,7°C, associata anche a modifiche della copertura vegetale. La superficie verde urbana è complessivamente aumentata del 3,1% tra il 2000 e il 2024, ma la situazione degli alberi è più problematica: solo 125 città su 877 (14%) raggiungevano o superavano il 30% di copertura arborea indicato come riferimento dall’UNECE. Nell’Europa meridionale e occidentale, inoltre, è stata osservata una perdita netta di copertura arborea tra il 2000 e il 2020.

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La transizione energetica

Un altro degli aspetti affrontato dal Lancet Countdown è il concetto di health co-benefits, ovvero i benefici sanitari associati alle politiche di mitigazione climatica.

La riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili, la diffusione delle energie rinnovabili, il trasporto pubblico, la mobilità ciclabile e pedonale e una maggiore efficienza energetica possono ridurre contemporaneamente le emissioni climalteranti e l’esposizione a fattori di rischio per la salute.

Il report mostra che la mortalità prematura attribuibile all’esposizione al PM2,5 nelle città è diminuita del 40% dal 2000. La mortalità associata alla combustione del carbone è diminuita del 53%, mentre quella attribuibili alle emissioni dei trasporti è diminuita del 63%.

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I costi economici del cambiamento climatico

Gli effetti sulla salute si traducono inevitabilmente anche in conseguenze economiche.

Nelle aree urbane le ore lavorate sono risultate nel periodo 2020-2024 inferiori dell’1,1%, pari a circa 17 ore per lavoratore all’anno, rispetto allo scenario controfattuale senza cambiamenti della temperatura. Tra le aree maggiormente interessate dal fenomeno compare Milano.

Il rapporto inoltre afferma che, in 85 città europee, il valore economico della mortalità da caldo attribuibile direttamente all’isola di calore urbana è stato stimato in circa 192 euro per adulto all’anno.

La relazione tra clima e salute diventa, quindi, anche una relazione tra clima, produttività e sostenibilità economica. Il problema riguarda principalmente le attività svolte all’aperto e i lavoratori maggiormente esposti alle alte temperature, ma progressivamente coinvolge una parte sempre più ampia della popolazione urbana.

Il costo economico del cambiamento climatico è visibile in decessi, malattie, perdita di produttività, riduzione delle ore lavorate e maggiore pressione sui servizi sanitari.

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Conclusioni

In conclusione il Lancet Countdown suggerisce un cambio di prospettiva. Il cambiamento climatico dovrebbe essere affrontato sempre più come un determinante di salute, alla stessa stregua di altri fattori ambientali, sociali e comportamentali.

Questo significa che la risposta non può essere affidata esclusivamente alle politiche ambientali. Servono sistemi sanitari preparati a gestire le emergenze climatiche, sistemi di sorveglianza capaci di intercettare precocemente i cambiamenti epidemiologici, pianificazione urbana orientata alla salute e interventi mirati alle popolazioni più vulnerabili, spostando l’attenzione anche verso le disuguaglianze di salute.

Il rischio climatico non è distribuito uniformemente, chi dispone di meno risorse economiche, vive in abitazioni meno efficienti, lavora all’aperto o presenta già condizioni di fragilità può essere maggiormente esposto alle conseguenze del caldo e degli eventi estremi.

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