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Dentro la Generazione Z: cosa raccontano i dati EDIT 2025 sugli adolescenti toscani | Parte 3 - traccia scritta

Data pubblicazione: 22 Luglio 2026

HealthLab – puntata n. 5

Adolescenti, percezione del corpo e disturbi dell'alimentazione 

Conduttore - Quasi otto adolescenti toscani su dieci hanno un peso nella norma. Eppure solo poco più della metà si vede davvero così. Un dato che racconta quanto oggi il rapporto con il proprio corpo e con la propria immagine sia una delle sfide più delicate dell'adolescenza.

Sigla - HealthLab. Approfondimenti su salute e sanità. Un podcast di ARS Toscana.

Conduttore - Benvenuti a una nuova puntata di HealthLab. Io sono Barbara Meoni della redazione di ARS Toscana. Oggi parliamo di adolescenti, percezione del corpo e disturbi dell'alimentazione, partendo dai dati dell'indagine EDIT 2025, lo studio di ARS Toscana che monitora stili di vita, salute e benessere dei ragazzi e delle ragazze toscane. I numeri ci aiutano a comprendere meglio la complessità del fenomeno. Quando agli adolescenti viene chiesto come percepiscono il proprio corpo, emerge una realtà che merita attenzione: solo il 58% di loro si considera nella norma.

La distanza tra corpo reale e corpo percepito è particolarmente evidente tra le ragazze. Tra quelle normopeso, infatti, poco più di una su due si riconosce come tale, mentre circa una su tre si considera sopra la norma. Nei ragazzi, invece, nei maschi, la percezione del proprio corpo appare un po’ più equilibrata, con una divisione più bilanciata tra chi si vede sopra e chi invece sotto la norma.

Sono dati che ci invitano a guardare oltre il peso e l'alimentazione in sé, perché il rapporto con il proprio corpo riguarda aspetti più profondi; la percezione di sé, l'autostima, il modo in cui gli adolescenti costituiscono la propria identità.

Per capire meglio cosa si nasconde dietro questi dati e come leggere i segnali di disagio, oggi ne parliamo con due professionisti che ogni giorno lavorano con adolescenti e famiglie: il prof. Giovanni Castellini, direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria dell'Università di Firenze, che lavora anche all'Unità di Psichiatria dell'Azienda ospedaliera universitaria di Careggi, diretta dal professor Valdo Ricca; e il dott. Stefano Lucarelli, psichiatra, psicoterapeuta e direttore dell'Unità funzionale complessa Disturbi alimentari dell'ASL Toscana Centro. Buonasera, partiamo con le domande.

La prima domanda. I dati dell'indagine EDIT - partiamo dai nostri dati - ci raccontano una cosa interessante. Molti adolescenti, come abbiamo appena detto, pur avendo un peso nella norma, percepiscono il proprio corpo non come tale. Quindi, dal vostro punto di osservazione, che cosa sta succedendo oggi ai ragazzi e alle ragazze in Toscana? Lo chiedo al prof. Castellini.

Prof. Giovanni Castellini - Sì. Allora i dati dell'indagine EDIT sono certamente impressionanti, e in qualche modo confermano quello che noi osserviamo dalla prospettiva dei clinici e anche di figure professionali che interagiscono con le scuole, con l'università. Cioè che c'è un aumento di un fenomeno che rappresenta sicuramente un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie e in particolare di disturbi alimentari, che è quello che, proprio come è stato riportato dall’indagine EDIT, fa riferimento alla cosiddetta distorsione dell'immagine corporea che presuppone che anzitutto la persona tenda a vedere il proprio corpo in termini soprattutto e prevalentemente di dimensioni del corpo di peso, attraverso un confronto con il corpo delle altre persone. E quindi non tanto in termini di sensazioni, enterocezioni, sensazioni fisiche, senso delle energie, benessere fisico, ma dimensioni e in particolar modo dimensioni distorte. Cioè, pur avendo un peso normale, assolutamente nella norma dal punto di vista medico, io cerco di modificarlo perché ho la sensazione che sia di proporzioni eccessive. E questo è un fattore sicuramente problematico perché rappresenta un fattore di rischio per iniziare delle diete auto prescritte, che sono sicuramente un inizio di quasi tutti i disturbi dell'alimentazione.

Conduttore - Abbiamo visto nel nostro studio che, in particolare le ragazze, sono più propense a fare diete, cioè dall'indagine molto più dei ragazzi hanno appunto la tendenza a sottoporsi a regimi alimentari e di restrizione calorica. Vi risulta che appunto sia prettamente femminile questa cosa? Lo chiedo al dottor Lucarelli.

Dott. Stefano Lucarelli - Allora sì, assolutamente in linea con l'osservazione clinica e anche con i dati di letteratura. È pur vero però che, nell'ultimo periodo, anche i ragazzi hanno iniziato a polarizzare in maniera molto intensa le proprie attenzioni sulle forme corporee e quindi purtroppo, assistiamo anche a un incremento progressivo dei disturbi alimentari nella fascia dei giovani adolescenti maschi.

Conduttore - E per quanto riguarda l'età: c'è stato un abbassamento nell'età nella quale si manifestano questi tipi di problemi oppure è costante?

Prof. Giovanni Castellini - Purtroppo sì. C'è stato un abbassamento dell'età, dell'inizio dei problemi legati al corpo e quindi, conseguentemente, dei problemi legati all'alimentazione come modo disfunzionale per modificare il proprio corpo. Questo abbassamento dell'età è in parallelo con l’abbassamento dell'età del menarca. Ci sono dati importanti che lo dicono, e ci sono anche altri dati che ovviamente non vedono soltanto aspetti legati all'alimentazione o alla precoce sessualizzazione, ma anche a un utilizzo sempre più precoce di social media che ha contribuito a questo fenomeno.

Dott. Stefano Lucarelli - E purtroppo dobbiamo anche tristemente osservare che più precocemente ci ammaliamo di disturbi psichiatrici in età giovanile, più aumenta il rischio di diventare pazienti psichiatrici cronici. Quindi gli interventi precoci, come vedremo in seguito, ma anche le modalità di prevenzione più accurate o più universali diventano drasticamente fondamentali.

Conduttore - Parliamo dei campanelli di allarme. Quando un disagio adolescenziale, diciamo normale, in adolescenza è abbastanza normale avere qualche insicurezza sul proprio corpo, non essere al 100% sicuri di se stessi… Ma quando queste difficoltà diventano un segnale da non sottovalutare?

Prof. Giovanni Castellini - Allora è evidente, e dobbiamo ripeterlo anche alle famiglie, che l'adolescenza è un periodo particolare per il rapporto con il proprio corpo perché il corpo cambia, diventa un corpo sessualizzato. E attraverso questa fase si struttura anche la personalità, si strutturano le relazioni interpersonali, quindi è un periodo necessariamente di turbolenza da questo punto di vista. Non vuol dire questo che un disagio temporaneo con il proprio corpo debba essere immediatamente messo sotto la lente di ingrandimento o portato all'attenzione di un clinico. Quando invece questo disagio diventa in qualche modo da prendere in considerazione dal punto di vista clinico: quando la persona cerca di modificare il proprio corpo, di intervenire su questo disagio attraverso un cambiamento del proprio regime alimentare, se non prescritto da figure professionali adeguate e non compreso in qualche modo anche dalle figure genitoriali.

Conduttore -  Quindi questo è il segnale che genitori, insegnanti, diciamo gli adulti di riferimento, dovrebbero tenere in considerazione?

Prof. Giovanni Castellini - Non solo questo, nella misura in cui ovviamente ci sono varie gradazioni di comportamenti che devono essere presi in considerazione, e soprattutto anche un cambiamento importante del significato che il cibo ha per la persona. Tipo cominciare a saltare e a evitare iniziative sociali, iniziare a mangiare da soli, fare diete auto-prescritte, fare un'attività sportiva non legata a divertimento e piacere ma a controllo del peso e del corpo.

Conduttore - Abbiamo accennato ai social network prima, alla pressione anche sociale, insomma, che questi nuovi strumenti creano nei ragazzi. Allora, gli adolescenti di oggi crescono in un mondo in cui il confronto con gli altri è continuo ed è spesso anche, 24 ore su 24, online, con questi strumenti che ormai sono, diciamo, utilizzati da tutti, anche dagli adulti, ma in maniera molto pesante dai ragazzi, come è venuto fuori anche dalla nostra indagine sono online per un numero di ore veramente quasi illimitato, con problemi anche di sonno, eccetera eccetera. Quindi vi chiedo meglio di approfondire il discorso: quanto pesano questi social network sui nuovi modelli estetici? Quanto questa esposizione costante può acuire insicurezze? Incide sulla costruzione dell'immagine che i ragazzi hanno di sé, ecco?

Prof. Giovanni Castellini – Allora, i social network, come viene fuori in modo brillante dall'indagine EDIT, ma anche da tanti testi, hanno modificato radicalmente non solo le interazioni tra gli adolescenti, ma anche il loro modo di percepire il loro corpo. Nel senso che, utilizzando i social network per mostrare, diciamo, il proprio corpo, o per confrontare il proprio corpo con quello degli altri, è diventata un'abitudine, che si somma anche ad alcuni elementi tipici dell'utilizzo dei social media, cioè la tendenza a dipendere da questo comportamento e non riuscire a staccarsi da questo. Quindi si crea una miscela esplosiva dal punto di vista psicopatologico, in cui l'adolescente da un lato passa il suo tempo sempre di più, sempre di più, sui social media - e i social media vogliono che lui ci passi sempre più tempo - e passa il tempo, se ha una vulnerabilità particolare rispetto ai problemi col corpo, a cercare contenuti che hanno a che fare con il corpo, a modificare le immagini del proprio corpo attraverso gli strumenti che il computer gli permette, e a confrontare il proprio corpo con quello degli altri.

La ricerca ha dimostrato, la ricerca scientifica in generale, ha dimostrato che questo aumenta il disagio per il corpo. L'aumentare del disagio per il corpo aumenta il comportamento alimentare patologico e il circolo vizioso si chiude, perché quando compaiono questi comportamenti alimentari patologici, poi l'adolescente tende a passare più tempo sui social media.

Conduttore - Quindi è un cane che si morde la coda, praticamente diventa un circolo vizioso. Torniamo ai maschi, ai ragazzi, ne parliamo un attimo meglio appunto con il dottor Lucarelli. Le vorrei domandare: nei maschi questi tipi di disturbi si manifestano in modo diverso rispetto alle ragazze? E proprio perché per i maschi se ne parla meno, si rischia di riconoscerli più tardi? Che cosa ne pensa?

Dott. Stefano Lucarelli - Allora proviamo a entrare un po’ nel dettaglio. Uno: i maschi sono notoriamente molto meno affetti dai disturbi alimentari rispetto alle femmine. Nell'epoca pre-Covid il rapporto era sostanzialmente nove femminucce contro un maschietto, nella fase post Covid purtroppo anche il numero dei maschi che sono afflitti da disturbi alimentari presenta un trend in crescita, tanto che gli ultimi studi pubblicati parlano addirittura di un rapporto sette su tre, quindi con una discreta implementazione della casistica maschile.


La presentazione clinica, come giustamente notava lei, è leggermente diversa. I maschietti sono più inclini a presentare una psicopatologia orientata alla disregolazione alimentare, nel senso che tendono a avere frequenti comportamenti caratterizzati da abbuffate e vomito auto-indotto, quindi nell'area della bulimia. E una forma molto particolare che è poco tipica nelle femminucce, che viene definita tecnicamente come vigoressia.

Conduttore - Lo può spiegare meglio di cosa si tratta?

Dott. Stefano Lucarelli - Sì, una vecchia definizione parlava di anoressia inversa. Cioè sono quei maschietti che vanno in palestra per mettere massa muscolare e che non sono mai soddisfatti dell'apporto delle forme che conquistano, e quindi sono sempre alla ricerca di aumentare la massa muscolare, presentando poi una forte distorsione dell'immagine corporea, vedendosi sempre molto più piccoli di quello che in realtà sono.

Questo tipo di presentazione clinica spesso è associato anche a una tendenza che viene chiamata ortoressia, cioè la sensazione e il bisogno che le persone hanno di mangiare cibi particolarmente salutari, salutisti. Quindi persone che sono attentissime alle calorie e alla qualità degli alimenti che ingeriscono.

La disattenzione che c'è stata in questi anni, può aver fatto trascurare il problema? Beh, probabilmente sì. E però poi, come spesso succede quando la clinica prende il sopravvento, ci dobbiamo adeguare anche a dare delle risposte sempre più attente e precise a questa emergenza, diciamo, dei disturbi alimentari nella popolazione dei maschietti.

Conduttore – Quindi, mi sembra di capire, che intervenire presto può fare la differenza. Quindi famiglia, scuola, sport, gli adulti di riferimento, possono essere di aiuto nell’accorgersi che qualcosa non va? Che cosa devono fare, ecco?

Dott. Stefano Lucarelli - Allora, nell'ambito dei disturbi alimentari, purtroppo le certezze cliniche, le evidenze scientifiche solide sono poche. Una, indiscussa, è che l'intervento precoce è assolutamente associato alla prognosi migliore. Quindi prima interveniamo meglio facciamo. Se ne deduce che, quindi, la sensibilità di chi sta vicino alle persone che possono soffrire del disturbo - dai familiari alla società intesa come insegnanti, professori di scuola, addestratori, sportivi e quant'altro - deve essere sviluppata, perché una segnalazione precoce fa sì che ci sia una valutazione precoce ed eventualmente una presa in carico precoce.

Conduttore – Ci spiega meglio come, una volta fatto diciamo il primo passo, essersi accorti che c'è qualcosa che non va, cosa devono fare le famiglie? Come funziona la presa in carico, quali percorsi ci sono, i numeri da chiamare? Perché spesso le famiglie sono un po’ disorientate… Lo chiedo a tutti e due, chi vuole insomma darci qualche indicazione, per le famiglie.

Dott. Stefano Lucarelli - Allora le buone pratiche della medicina dicono più o meno così, già da quando io frequentavo l'università: prima di parlare di terapia si deve parlare di diagnosi.  Inizialmente dobbiamo fare una diagnosi, quindi è necessario un autorevole allarme - che non sia né troppo, né troppo poco da parte dei familiari - e quindi un contatto con specialisti che possano valutare la persona, quindi fare una diagnosi.

Successivamente poi, sulla base della diagnosi, saranno indicate delle terapie più adeguate al caso clinico: personalizzate, perché quello che oggi ci dice la letteratura è di cercare di fare delle terapie il più specifiche possibile, cioè mettere il giusto vestito sulla giusta persona.

Operativamente come fare? Noi abbiamo un network, quindi una cosa abbastanza eccezionale nel panorama italiano, una collaborazione stretta tra l'Azienda ospedaliera di Careggi e l'azienda ASL Toscana Centro a cui lavoriamo, per cui lavoriamo in sinergia. Per quanto riguarda la prenotazione di una visita si può chiamare il CUP aziendale dell’ASL Toscana Centro oppure mandare una mail, chiedendo una valutazione specialistica e poi un appuntamento che sarà fornito dalle segretarie. Questo per quanto riguarda il servizio dell'ASL Toscana Centro.

Prof. Giovanni Castellini –  Per quanto riguarda invece il servizio di Careggi. Anche in questo caso abbiamo recentemente, ci siamo occupati molto di renderlo più visibile: sul sito di Careggi ci sono tutte le indicazioni necessarie, è stato comunicato anche i medici di base. Ovviamente siamo, integrando anche quello che diceva il dottor Lucarelli, in una situazione in cui il lavoro con le scuole, con i medici di base, con le società sportive, per creare, allargare il network dei sanitari alla società, è fondamentale perché - va ricordato - che tutti questi disturbi iniziano con una dieta auto-prescritta o prescritta da qualcuno in modo scellerato.

Quindi gli adolescenti che cercano di recuperare autostima dopo una delusione o dopo un brutto evento, dopo qualcosa di spiacevole che gli è capitato, attraverso una dieta auto-prescritta, si mettono nei guai. Se poi la dieta è prescritta da un altro sanitario, allora qui la responsabilità è ancora più grossa e dobbiamo ancora, abbiamo ancora tanta strada da fare per far capire che questo è molto pericoloso.

Conduttore – Quindi la sinergia è importante, insomma, fra le varie figure – scuola, famiglia e poi anche il nostro sistema sanitario toscano, che insomma per il momento, insomma è ben funzionante, quindi attento anche a queste a queste problematiche.

Per chiudere vi chiederei un messaggio finale per chi ci sta ascoltando. Un pensiero prima per i ragazzi che stanno vivendo magari questa difficoltà nel rapporto con il proprio corpo. E poi invece per i genitori, per gli insegnanti, quegli adulti di riferimento che in qualche maniera li devono accompagnare, sostenere in questo cammino spesso difficile e non lineare. Lo chiedo a entrambi per, insomma, per chiudere questa puntata ricca di informazioni.

Dott. Stefano Lucarelli – Io lascio volentierissimo un messaggio ai ragazzi e alle ragazze. Il messaggio è questo: Be brave. Siate coraggiosi. Siate coraggiosi di andare a prendere i sogni, perché nessuno ve li regalerà. Ma siate coraggiosi anche di chiedere aiuto quando siete in difficoltà.

Conduttore – Professor Castellini?

Prof. Giovanni Castellini –  Io non posso che concordare con questo messaggio del dottor Lucarelli rivolto ai ragazzi.  Allora, lo integro con un messaggio rivolto alle famiglie, che spesso, purtroppo, si ritrovano in una situazione di grande disperazione di fronte, e di impreparazione e solitudine, di fronte a questi disturbi. Da questi disturbi si guarisce. Non esistono patologie mentali terminali e quindi è molto importante avere questa speranza.

Voglio aggiungere un elemento importante che secondo me dà lustro al lavoro, non solo di noi professionisti, ma anche all'organizzazione dei servizi. Grazie all'esistenza di questa rete integrata, direi quasi unica nel panorama nazionale, della quale parlava il dottor Lucarelli, noi abbiamo ottenuto un azzeramento della mortalità per disturbi dell'alimentazione.

Cioè, non vuol dire che abbiamo un campione dove non muore nessuno, ma abbiamo fatto in modo che i ragazzi e le ragazze affette da questi disturbi non abbiano una mortalità superiore a quella della popolazione generale, e questo è stato permesso grazie soltanto all'esistenza di un lavoro di gruppo di persone che hanno messo le massime competenze a servizio del sistema sanitario nazionale. Questo è l'elemento che voglio sottolineare e anche un ulteriore messaggio alle famiglie. La cura di questi disturbi si fa al meglio nei servizi pubblici, perché i servizi pubblici permettono di fornire una équipe multidisciplinare, che è l'unica che è in grado di trattare questo tipo di disturbi nelle loro forme più gravi. Il professionista singolo non è in grado e non riesce a fornire questo tipo di supporto e aiuto.

Conduttore – E con questo messaggio positivo concludiamo questa puntata, ricca di informazioni e di spunti, speriamo utili, importanti per le famiglie, per i ragazzi che si trovano ad affrontare questo problema, che però - come abbiamo appunto detto - si può risolvere.

Ringraziamo il professor Giovanni Castellini e il dottor Stefano Lucarelli per essere stati con noi, oggi. Grazie a entrambi.

Dott. Stefano Lucarelli – Grazie a voi.

Conduttore – E arrivederci, alla prossima.  

Prof. Giovanni Castellini –  Grazie.

Sigla - HealthLab. Approfondimenti su salute e sanità. Un podcast di ARS Toscana.