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Infezioni del sito chirurgico: monitoraggio a applicazione delle raccomandazioni le chiavi del successo



imagesLe linee guida dell'Organizzazione mondiale della Sanità spiegano come la prevenzione diventa azione di sistema

L'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato le prime le linee guida mondiali sulla prevenzione delle infezioni del sito chirurgico.
Lo scopo del report è fornire alle organizzazioni di tutto il mondo indicazioni chiare per aiutarle a migliorare nel campo della prevenzione delle infezioni della ferita chirurgica.
Prevenire le infezioni è possibile, ma serve un sistema dove monitoraggio e implementazione siano integrati grazie all'ergonomia e al fattore umano. Il Centro Gestione rischio clinico della Regione Toscana, come Centro di collaborazione dell'OMS, è attivamente coinvolto nell'implementazione delle linee guida e nello sviluppo di metodi di collaborazione con i professionisti sanitari.
A livello mondiale il numero di eventi settici potrebbe arrivare fino 55 milioni all'anno, il 30% dei quali potrebbe avere eziologia chirurgica.
Il report dell'OMS presenta i dati aggiornati, frutto di una rigorosa revisione delle letteratura. Le infezioni della ferita chirurgica sono il 20% di tutte le infezioni correlate all'assistenza. In Europa, sono la 2° causa di infezione correlata all'assistenza. Nel mondo l'incidenza delle infezioni su 100 procedure è più alta nei Paesi a basso e medio reddito. In Europa, secondo il recente report ECDC (il Centro della Comunità europea per il controllo e la prevenzione delle infezioni) l'incidenza delle infezioni del sito chirurgico varia, in base al tipo di intervento, fra 0,6 e il 9,5%.
Nel 2014 in Italia i programmi di monitoraggio hanno fatto registrare un'incidenza delle infezioni del sito chirurgico che va dal 9,0% e 7,0% per la chirurgia del colon e del retto, fino al 3,1% per la laparotomia e al 2,1% per l'appendicectomia.
Purtroppo, fino al 50% di queste infezioni sono causate da batteri resistenti agli antibiotici. Nei Paesi industrializzati la problematica relativa alle resistenze è molto elevata. Il 44% degli S. Aureus rilevati nelle infezioni delle ferita chirurgica è resistente alle meticillina (MRSA). Inoltre i batteri Gram rilevati hanno un pattern di resistenza per gli antibiotici di elezione che arriva fino al 40%. Nei Paesi a basso e medio reddito l'incidenza delle infezioni del sito chirurgico è 7 volte più elevata che nei Paesi ad alto e medio reddito. Un parto cesareo in Africa può portare fino al 20% di possibilità di infezione della ferita; quasi assente invece il problema delle resistenze.
L'impatto economico delle infezioni correlate all'assistenza è alto. I dati raccolti stimano che il costo delle infezioni della ferita chirurgica oscilli fra 1.50 e 19 miliardi. Le infezioni della ferita chirurgica inoltre producono un aumento delle durata delle degenze fino a 6.5 giorni.
Le infezioni della ferita chirurgica sono un problema complesso, che tuttavia è possibile prevenire. Servono azioni di sistema, che tengano in considerazione tutti i fattori connessi all'attività chirurgica e alla prevenzione delle infezioni, insieme ai fattori umani e ai fattori di rischio correlati al paziente. Le strategie di prevenzione si basano su raccomandazioni validate e condivise dalla comunità scientifica internazionale (pubblicate nel report OMS) su sistemi di monitoraggio rigorosi come il sistema HAI-SSI, proposto dal Centro ECDC, e su interventi di miglioramento contestuali improntati al fattore umano.
Il report dell'OMS propone 26 raccomandazioni, frutto di 23 revisioni sistematiche della letteratura. I revisori, per valutare il grado di importanza della raccomandazione hanno usato un sistema di valutazione che va da "forte" (strong) - assolutamente raccomandato, a "condizionale" (conditional) - ovvero da implementare in seguito a un processo decisionale locale. Gli esperti hanno ragionato sulla fattibilità per decidere se raccomandare o meno un intervento. Da sottolineare che la valutazione 'condizionale' è stata assegnata ad alcune raccomandazioni pensando al grado di fattibilità nei contesti a basso e medio reddito. Nei Paesi ad alto reddito la valutazione assume un carattere più stringente e intende stimolare i professionisti alla discussione della raccomandazione.
Anche solo con la sorveglianza messa in atto con network nazionali e regionali si possono ottenere risultati importanti ma le strategie di controllo e gestione delle infezioni, per funzionare, necessitano di un approccio multidisciplinare. Serve il coinvolgimento del management ospedaliero e dei comitati per il controllo delle infezioni e dell'attivazione di tutti i ruoli coinvolti: chirurghi, infermieri, infettivologi e pazienti.
In sostanza, la gestione per silos è un ostacolo alla soluzione del problema. Dal 2011 al 2014, secondo il Centro europeo ECDC, che ha elaborato i dati europei, è stata registrata una riduzione dell'incidenza delle infezioni del sito chirurgico per il bypass arto coronarico e per le protesi di ginocchio mentre è aumentata la nelle procedure di colecistectomia.
Negli Stati Uniti, a seguito dell'introduzione dei sistemi di monitoraggio, è stata ridotta del 17% la frequenza delle infezioni della ferita chirurgica per la 10 procedure più a rischio.
Si tratta di esperienze di successo basate su un approccio di sistema. In queste il fattore umano ha un ruolo chiave. L'ergonomia e il fattore umano hanno come scopo la valorizzazione dell'attività di tutti gli operatori focalizzando l'attenzione sulle interazioni fra ruoli, attività e processi.
L'attenzione si sposta dalla singola disciplina all'attività complessiva.
La prevenzione delle infezioni del sito chirurgico diventa possibile se l'attività viene organizzata su basi nuove e i professionisti dell'ergonomia e del fattore umano sono chiamati a supportare le organizzazioni in questa importante sfida.

Per approfondire:
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