Il Centro europeo per la Prevenzione ed il controllo delle malattie (ECDC) e l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) hanno istituito un sistema di sorveglianza sulla base di una definizione comune di caso ed un protocollo di segnalazione, allo scopo di consentire agli Stati membri di segnalare i nuovi casi di malattia.

Sulla base del Bollettino di sorveglianza congiunto ECDC-OMS, al 28 luglio 2022 risultavano 508 casi di epatite acuta ad eziologia sconosciuta segnalati da 21 paesi: Austria (6), Belgio (14), Bulgaria (1), Cipro (2), Danimarca (8), Francia (9), Grecia (12), Irlanda (24), Israele (5), Italia (36), Lettonia (1), Paesi Bassi (15), Norvegia (6), Polonia (15), Portogallo (20), Repubblica di Moldova (1), Serbia (1), Spagna (46), Svezia (12) e Regno Unito (273).

Rispetto al precedente bollettino di sorveglianza aggiornato al 1° luglio 2022, sono stati segnalati 48 nuovi casi da 12 paesi: Austria (3), Danimarca (1), Francia (2), Grecia (1), Irlanda (8), Italia (1), Norvegia (1), Polonia (5), Portogallo (3), Spagna (6), Svezia (2) e Regno Unito (15).

L'epicurva in Figura 1 mostra i casi per data di insorgenza (quando disponibile, 323 casi) e data di ricovero (160 casi) o data utilizzata per le statistiche quando i primi due non sono disponibili (25 casi). Il numero di casi segnalati è aumentato notevolmente a partire dalla settimana 12 e fino alla 18 inclusa, con un numero di casi settimanali compreso tra 26 e 39.

Poiché l'epatite grave può richiedere del tempo per svilupparsi in seguito ai sintomi iniziali e poiché sono necessarie indagini per escludere cause note, è atteso un ritardo nella segnalazione, pertanto la recente diminuzione dei casi è di difficile da interpretazione.

Figura 1.  Numero di casi settimanali per data di inizio sintomi della malattia o data di ospedalizzazione
fig1 news epatiti bambini 09ago2022

La maggior parte dei casi ha cinque anni o meno (76,6%): tra i 508 casi probabili, 339 hanno informazioni disponibili sull'esito clinico: di questi, 242 sono guariti, 94 sono ancora in osservazione mentre i decessi associati alla malattia sono stati 3. Il 27,8% dei casi per i quali é nota l’informazione hanno richiesto un ricovero in un'unità di terapia intensiva, mentre l’8,1% ha ricevuto un trapianto di fegato.

Complessivamente i casi testati per l’adenovirus (tutti i campioni) sono stati 398, di cui 217 (54,5%) sono risultati positivi; il tasso di positività più alto é stato rilevato nei campioni di sangue intero (52,9%).

I risultati dei test per SARS-CoV-2 indicano che tra i 348 testati con metodo PCR i positivi sono risultati 39 (11.2%), mentre tra gli 84 testati con metodo sierologico i positivi sono risultati 52 (61.9%). Infine relativamente i 134 casi con informazioni sulla vaccinazione anti COVID-19, 116 (86,6%) risultano non vaccinati.

L'ECDC sta lavorando in stretta collaborazione con l’OMS, i Paesi coinvolti, e altre parti interessate nella direzione di comprendere l’eziologia della sindrome clinica. Secondo l'ultimo Rapid risk assessment dell’ECDC, l’ipotesi piú probabile suggerirebbe la presenza di un co-fattore che colpirebbe i bambini (prevalentemente di etá inferiore ai 5 anni), aventi un'infezione da adenovirus in corso; tale co-fattore, ancora non individuato, avrebbe un impatto lieve in circostanze normali, mentre scatenerebbe un'infezione più grave, o un danno epatico immuno-mediato qualora abbinato alla presenza di adenovirus. Altre eziologie, come ad esempio altri agenti infettivi o tossici, sono ancora oggetto di studio e non sono state escluse, ma comunque considerate meno plausibili. La patogenesi completa della malattia non è ancora chiara, infatti le prove sulla trasmissione da uomo a uomo rimangono incerte. I casi nei Paesi dell’UE/EEA sono sporadici, pertanto il rischio per la popolazione pediatrica europea non può ancora essere valutato con precisione.

Recentemente l’ECDC ha anche pubblicato uno studio congiunto con l'OMS e i Paesi interessati analizzando i dati demografici, epidemiologici, clinici e microbiologici disponibili relativi a 427 casi segnalati da 20 paesi della regione europea dell'OMS al Sistema europeo di sorveglianza TESSy nel periodo compreso tra l’1 gennaio 2022 ed il 16 giugno 2022.

I risultati indicano che tra i casi segnalati, il 77,3% aveva 5 anni o meno, il 53,5% era risultato positivo al test per l'adenovirus, il 10,4% era risultato positivo al test PCR per SARS-CoV-2 mentre il 10,3% risultava co-infettato da entrambi i patogeni.

I casi con infezione da adenovirus hanno una probabilità maggiore di essere ricoverati in terapia intensiva (OR=2,11; IC 95%: 1,18-3,74) e di ricevere un trapianto (OR=3,36; IC 95%: 1,19-9,55) rispetto a coloro che erano risultati negativi al test per l'adenovirus. Questa associazione non era stata invece osservata quando venivano analizzati separatamente i casi riferiti dal Regno Unito e dagli altri Paesi.

Le conclusioni dello studio raccomandano la necessità di realizzare studi eziologici per accertare se l'adenovirus abbia realmente un ruolo nella comparsa di casi di epatite nei bambini e, qualora confermato, quali meccanismi potrebbero essere coinvolti.


A cura di:

  • Francesco Innocenti, ARS Toscana
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